Sarcedo

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Sarcedo
comune
Sarcedo – Stemma
Villa Capra
Villa Capra
Dati amministrativi
Stato Italia Italia
Regione Veneto-Stemma.png Veneto
Provincia Provincia di Vicenza-Stemma.png Vicenza
Sindaco Giorgio Meneghello (centrodestra) dal 14/06/2004
Territorio
Coordinate 45°42′00″N 11°32′00″E / 45.7°N 11.533333°E45.7; 11.533333 (Sarcedo)Coordinate: 45°42′00″N 11°32′00″E / 45.7°N 11.533333°E45.7; 11.533333 (Sarcedo)
Altitudine 157 m s.l.m.
Superficie 13,76 km²
Abitanti 5 316[1] (31-12-2010)
Densità 386,34 ab./km²
Comuni confinanti Breganze, Fara Vicentino, Montecchio Precalcino, Thiene, Villaverla, Zugliano
Altre informazioni
Cod. postale 36030
Prefisso 0445
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 024097
Cod. catastale I425
Targa VI
Cl. sismica zona 3 (sismicità bassa)
Nome abitanti sarcedensi
Patrono sant'Andrea Apostolo
Giorno festivo 30 novembre
Localizzazione
Mappa di localizzazione: Italia
Sarcedo
Posizione del comune di Sarcedo all'interno della provincia di Vicenza
Posizione del comune di Sarcedo all'interno della provincia di Vicenza
Sito istituzionale

Sarcedo è un comune italiano della provincia di Vicenza, in Veneto.

Geografia fisicamodifica | modifica sorgente

Il comune di Sarcedo si estende in una fertile zona collinare, in parte sulle colline che segnano l'inizio delle prealpi ed in parte in pianura, delimitata ad est dal torrente Astico e ad ovest dal torrente Igna.

Storiamodifica | modifica sorgente

La posizione geografica ha favorito gli insediamenti umani già in epoca preistorica, ne sono testimonianza dei ritrovamenti nella Grotta dei Covoli di materiali fittili di epoca neolitica.
Altro importante rinvenimento, stavolta nella zona pianeggiante, quello di una necropoli di epoca tardo-romana dove sono state trovate urne cinerarie ed altri oggetti, ora esposti presso il Museo Archeologico dell'Alto Vicentino a Santorso.

È probabile che l'origine di una comunità a Sarcedo si possa far risalire all'800-900 anche se la prima citazione in un documento storico dati al 983.

Il castellomodifica | modifica sorgente

In un documento di poco posteriore, un Diploma di Ottone III, troviamo un elenco di castelli vicentini e tra questi è menzionato il Castello di Sarcedo. Per castello si deve intendere non solo la costruzione fortificata, ma l'intero territorio del paese. Sulla storia e sulla sorte di questo castello non si hanno purtroppo notizie precise; fino al 1210 risulta essere castello vescovile ma in un elenco del 1220 non figura più come tale.
Lo si ritrova menzionato in un documento del 1292 che elenca i beni posseduti in Sarcedo dalla famiglia Conti di Vicenza dal quale risulta che tale castello era in comproprietà con la nobile famiglia Verlati.

Nel 1311 il conte Melchioro della famiglia Conti di Vicenza, più noto col nome di Boverio o Broverio, lo lascia per testamento al Comune di Vicenza, facendo così supporre di averne nel frattempo ottenuta la piena proprietà.
È probabile che il castello di Sarcedo, inteso come opera fortificata, sia stato distrutto negli anni 1312-1314 durante le lotte tra Padovani (Carraresi) e Vicentini (Scaligeri) per il controllo del territorio oppure più tardi nel 1500 quando la Repubblica di Venezia, dopo una disastrosa sconfitta ad Agnadello, presso Lodi, contro la Lega di Cambrai, fece smantellare tutti i castelli per impedirne l'uso agli eserciti nemici.

Il passaggio dal sistema feudale a quello dei comuni non fu certamente immediato, ma si compì in un arco di tempo che va dal 1050 al 1120 ed è in questo periodo che possiamo fissare la nascita di Sarcedo come comune regolato da uno Statuto.

La Repubblica di Veneziamodifica | modifica sorgente

Nel 1404 Vicenza, e con essa Sarcedo, si dà alla Repubblica di Venezia e da questo momento ne seguirà le sorti: conoscerà la parentesi della dominazione francese (1797-1813) per passare poi, nel 1813 agli Austriaci ed unirsi infine, nel 1866, al Regno d'Italia.
Durante la prima guerra mondiale Sarcedo si ritroverà a ridosso della “zona di operazioni” tanto che il Seminario del Barcon divenne un ospedale da campo e Villa Suman sede di comando del XXII Corpo d'Armata.

Toponimomodifica | modifica sorgente

Il nome Sarcedo deriva con ogni probabilità dal latino querquetum, che significa querceto.
Effettivamente la zona collinare di Sarcedo è ricca di boschi e di querce secolari. Il nome compare per la prima volta in un documento del 983, copia di un privilegio concesso dal Vescovo di Vicenza Rodolfo al monastero di S. Felice di Vicenza.

Monumenti e luoghi di interessemodifica | modifica sorgente

Villa Capra a Sarcedo

Nel territorio di Sarcedo si trovano numerose ville, antiche residenze di campagna di ricche e nobili famiglie.

  • Villa Capra. Edificata nel 1764 dall'architetto conte Orazio Capra, “che la eresse a gloria sua e del suo casato”, con interventi di Francesco Muttoni e Ottavio Bertotti Scamozzi, è un esempio di villa di gusto neoclassico chiaramente ispirata alle architetture palladiane. Un'ampia scala fiancheggiata da statue conduce al pronao ionico. Il giardino è limitato da una peschiera sul ponte della quale si apre il cancello d'ingresso. Particolarmente belle le statue del frontone e dei poggi della scalinata. I Capra vendettero la villa a Giuseppe Bassani (1796-1879) nel 1850. Giuseppe Bassani fu padre di Elia prozio di Bruno Fortunato, attuale proprietario, e di Enoch Giovanni Battista Bassani (1832-1898) nonno del fisiologo Enoch Peserico e proprietario della villa Bassani a Longare.
  • Villa Franzan al Barcon. Costruita nel decennio 1660-1670 dai conti Franzan divenne, dopo la decadenza della nobile famiglia e diversi passaggi di proprietà, villeggiatura estiva del Collegio delle Dame Inglesi di Vicenza, per un periodo che va dal 1877 al 1907. Passata in proprietà del vescovo di Padova fu sede di collegio e seminario vescovile fino al 1969. Attualmente l'intero complesso, non più di proprietà della Diocesi di Padova, versa in stato di grave abbandono e di completo degrado.
  • Villa Saugo Belmonte. Particolarmente notevole è la sua posizione alla sommità di una collina, detta appunto Belmonte, che permette di godere di uno splendido panorama.
  • Villa Tretti. Costruita nel 1884 sul colle di Bodo, anche questa villa è in una posizione particolarmente panoramica. Interessante è anche il parco che la circonda e le fa da splendida cornice.
  • Villa Suman. Costruita nel 1832, sorge in posizione centrale rispetto alla parte alta del paese
  • Villa Zironda, meglio nota come Ca' Dotta. Risale alla metà del Quattrocento, ma è stata ampliata nel 1891; caratteristiche sono le antiche finestre ad arco gotico.

Un cenno merita anche l'antica chiesetta di San Pietro in Bodo. Nominata per la prima volta in un antico documento del 1292 (ma la sua costruzione è sicuramente precedente), è costituita da un'unica navata con abside terminale e tetto a due falde; recentemente restaurata proprio nella semplicità ha il suo maggior fascino.

Molto interessante anche la Chiesa Parrocchiale di S. Andrea. Costruita nella seconda metà del XVIII secolo è costituita da un'ampia e luminosa navata, da un altare maggiore e da quattro altari laterali. Nell'armonioso interno barocco conserva: “Vergine e Santi” di Alessandro Maganza (1556-1630 circa), “Crocifissione di Sant'Andrea” di Giovanni Battista Mariotti (circa 1685-1765), “Madonna e Santi” di Francesco Verla (notizie 1490-1520), “Transito di San Giuseppe” di Antonio De Pieri (secoli XVII-XVIII).

Lanificio Beaupainmodifica | modifica sorgente

Interessante esempio di archeologia industriale è il Lanificio Beaupain. Già nel 1644 esisteva in loco un mulino a tre ruote sulla Verlata (importante roggia) che nel 1648 fu trasformato in cartiera e poi, nel 1885 in un rudimentale stabilimento per la tessitura della lana che, passato in proprietà del Sig. Leone Beaupain, verrà ulteriormente ampliato ed ammodernato.

Molin Dell'Igna in Contrà dell'Igna

Molino a tre ruote anche in località Maglio, oggi via Madonnetta, già dal 1275, sempre sulla roggia Verlata. Il 23 novembre 1275 Marcio da Montemerlo promette per il prezzo di lire 150 di piccoli ricevuti dai fratelli Angelo e Ottonello figli di Giovanni Verla, di condurre acqua dal fiume Astico in pertinenze di Sarcedo fino oltre il ghebbo dell'Igna. I predetti fratelli promisero di far edificare e costruire ex novo, nel tratto di roggia nuova dal luogo di Santa Maria di Precalcino fino all'Igna e oltre nelle pertinenze di Thiene, dei molini in quei luoghi dove sarà più utile per le parti. Il 1284 21 novembre il Molin dell'Igna in Contrà dell'Igna viene venduto dalle sorelle Palma e Aldeita da Montemerlo a Ottonello Verla. Nel 1320 il 24 agosto i Verlati vendono al giudice Bugamante Proti.

Dopo altri passaggi di proprietà, il 24 maggio del 1672 il decano e gli uomini del comune di Sarcedo attestano che la posta di tre rode da macinar grani situata in mezzo e appresso l'acqua dell'Igna e la roza Verlata fu del già conte Annibale Thiene. Il 12 marzo del 1715, livello del Co: Gio Antonio e Bortolo fratelli Franzani in Zuanne Salbego investito di una casa e Molini in Sarcedo in contrà Passimosca pagandogli ogni anno ducati 227:3:2, un porco di libre 150, para due caponi e para due anere...

Nel 1809 vengono eseguiti i rilievi catastali del territorio e risultano proprietari i figli di Antonio Salbego, Giovanni e Francesco. Il lotto 789 viene descritto come casa ad uso di molinaro med. e a rode tre di Molino. Nel 1867 la proprietà passa ad Antonio Bernardo Tescari. Nel 1874 la proprietà passa a Luigia Tescari sposata con Michele Parolari. È in questo periodo che avviene la trasformazione del molino da grano in quella di maglio di rame ad acqua, sicuramente ad opera di Michele Parolari che già in precedenza era in questo settore. Il fabbricato viene in parte demolito e ricostruito con gli stessi materiali, così come appare adesso. Nel 1921 rimangono proprietari i fratelli Marco e Michele Ranzolin e usufruttuario il padre Alessandro, vedovo di Emma Parolari. Nel 1924 il maglio da rame con casa spetta ad Anna Celso vedova di Michele Ranzolin. Nel 1934 il maglio da rame con casa vengono acquistati da Pietro Scarpari. Il 16 settembre 1941 diventa proprietario Arturo Todeschini che trasforma il maglio da rame in attività tessile ad uso di cardatura, filatura, tessitura ed infine garnettatura della lana. Il 17 giugno 1974 tutti i fabbricati e terreni adiacenti vengono acquistati da Domenico Todeschini, perito chimico che già praticava dal 1966 l'attività di produzione di adesivi e collanti per uso industriale particolarmente nel settore della calzatura.

Societàmodifica | modifica sorgente

Evoluzione demograficamodifica | modifica sorgente

Abitanti censiti[2]

Economiamodifica | modifica sorgente

Attualmente a Sarcedo è il settore artigianale quello che conosce una maggiore espansione, ma presenti sono anche i settori industriale e commerciale. L'agricoltura, anche se in misura minore rispetto al passato, ha ancora un'importante rilevanza, non solo economica, ma come legame e continuità con le origini e le tradizioni del paese. Si stanno sviluppando nuove iniziative soprattutto nel reparto vitivinicolo, La tradizionale festa dell'uva iniziata nel 1953, sta dando particolare impulso a questo settore.

Molto importante,soprattutto sotto il profilo turistico ed economico è l'approvazione da parte del comune e l'ormai imminente inizio dei cantieri per la costruzione di un percorso golf di 18 buche con le relative strutture ricettizie.

Amministrazionemodifica | modifica sorgente

Persone legate a Sarcedomodifica | modifica sorgente

Collegamenti esternimodifica | modifica sorgente

Notemodifica | modifica sorgente

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
  2. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.

Altri progettimodifica | modifica sorgente








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