Seattle SuperSonics

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Seattle SuperSonics
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Seattle SuperSonics logo.png
Segni distintivi
Uniformi di gara
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Casa
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Trasferta
Colori sociali 600px Verde e Giallo (Bordato) con S su pallone.png Verde e giallo
Dati societari
Città Seattle, Washington
Paese Stati Uniti Stati Uniti
Campionato NBA
Conference Western Conference
Division Northwest Division
Fondazione 1967
Denominazione Seattle SuperSonics
1967-2008
Oklahoma City Thunder
2008-presente
Palazzetto KeyArena
(17.072 posti)
Palmarès
Larry O'Brien Championship Trophy.png
Titoli NBA 1
Titoli di Conference 3
Titoli di Division 6

I Seattle SuperSonics (conosciuti anche come Sonics) erano la squadra professionistica americana di basket della città di Seattle nello Stato di Washington che giocava nella Pacific e Northwest Division dell'NBA dal 1967 fino al 2008. Dopo la stagione 2007–08, la squadra venne spostata ad Oklahoma City, prendendo il nome di Oklahoma City Thunder. Il nome SuperSonics, il logo, ed i colori sono rimasti liberi e disponibili per future squadre con sede a Seattle.[1] Secondo quanto dichiarato dal proprietario della squadra di Oklahoma, la storia dei Sonics verrà divisa tra i Thunder e la futura squadra di Seattle.[2]

I SuperSonics hanno vinto l'NBA Championship nel 1979, e sono stati una delle tre squadre, tra le sei squadre di sport professionistici maschili con sede a Seattle (i Sonics, Mariners, Pilots, Seahawks vincitori del Vince Lombardi Trophy nel 2014, Sounders, ed i Metropolitans vincitori della Stanley Cup nel 1917), ad aver vinto un campionato.

Sam Schulman è stato il proprietario della squadra dalla sua fondazione nel 1967 fino al 1983. Successivamente la proprietà è passata a Barry Ackerley fino al 2001, ed al Basketball Club of Seattle, che aveva come presidente il proprietario di Starbucks, Howard Schultz, dal 2001 al 2006. Nel 2006, i SuperSonics vennero acquistati dall'imprenditore di Oklahoma City Clay Bennett. Dopo non essere riuscita a trovare i fondi per costruire una nuova arena nella zona di Seattle, la squadra è stata trasferita ad Oklahoma City prima dell'inizio della stagione National Basketball Association 2008-2009. La proprietà della squadra, dopo un contenzioso in tribunale, ha dovuto pagare alla città di Seattle un rimborso di 45 milioni di dollari per pagare l'affitto della KeyArena che scadeva nel 2010, inoltre è obbligata a versare ulteriori 30 milioni nel caso non arrivi una nuova squadra professionistica a sostituirla entro 5 anni.[3]

Storiamodifica | modifica sorgente

Gli inizimodifica | modifica sorgente

Il 20 dicembre del 1966, a Los Angeles, all'imprenditore Sam Schulman, a Eugene V. Klein e ad un gruppo di soci di minoranza è stato assegnato il franchise NBA per la città di Seattle. Schulman avrebbe operato come partner attivo e messo a capo della squadra operativa. Il nome SuperSonics venne scelto a seguito del progetto della Boeing chiamato Boeing 2707 o SST, progetto successivamente cancellato, la squadra fu la prima professionistica della città di Seattle. La squadra iniziò a giocare nell'ottobre del 1967, l'allenatore scelto fu Al Bianchi e contava tra le file alcuni campioni come Walt Hazzard, Bob Rule e Al Tucker. La prima partita segnò una sconfitta per 144 a 116, e la stagione finì con 23 vittori e 59 sconfitte.[4] Hazzard venne scambiato con Lenny Wilkens dei Atlanta Hawks prima dell'inizio della stagione successiva. Wilkens raggiunse una media di 22.4 punti, 8.2 assist e 6.2 rimbalzi a partita nella stagione 1968–69. Rule, nel frattempo, migliorò la propria media portandola a 24.0 punti e 11.5 rimbalzi a partita. I SuperSonics vinserò però soltanto 30 partite e Bianchi venne rimpiazzato da Lenny Wilkens come giocatore allenatore per la stagione successiva.

Anni settanta e primo titolo NBAmodifica | modifica sorgente

Wilkens e Rule rappresentarono entrambi Seattle negli NBA All-Star Game 1970, e Wilkens vinse la classifica degli assist dell'NBA nella stagione '69-70. Nel giugno del 1970 i proprietari delle squadre dell'NBA votarono a favore (13 voti contro 4) per unificarsi con l'ABA[5][6]; il proprietario dei SuperSonics, Sam Schulman, un membro del comitato per l'integrazione dei due campionati, era un tale sostenitore dell'unione delle due leghe da annunciare pubblicamente che, nel caso in cui la NBA non avesse accettato l'accordo di fusione con la ABA, avrebbe trasferito i SuperSonics dalla NBA all'ABA. Schulman minacciò inoltre di spostare la sua squadra, appena fosse entrata a far parte dell'ABA, a Los Angeles per rivaleggiare direttamente con i Lakers.[7] Il processo di Oscar Roberston tuttavia ritardò la fusione, e i SuperSonics restarono a Seattle.

Una sfida tra SuperSonics e Blazers verso la fine degli anni '70

All'inizio della stagione 1970-71, comunque, Rule si ruppe il tendine d'Achille e non poté giocare per il resto della stagione. Wilkens fu nominato All-Star Game MVP nel 1971, ma la grande novità della stagione arrivò quando Schulman riuscì a mettere sotto contratto Spencer Haywood, matricola dell'anno ed MVP dell'ABA, dopo una lunga battaglia legale. Nella seguente stagione, i SuperSonics continuarono ad ottenere vittorie dopo la loro prima stagione vincente (47–35). La squadra, capitanata dall'allenatore/giocatore Wilkens e dall'All Star Haywood, raggiunse una marcatura di 46–27 il 3 marzo, ma, più avanti nella stagione, una serie di infortuni subiti da Haywood, Dick Snyder e Don Smith contribuirono alla perdita di otto delle loro nove partite finali — diversamente, la formazione del '71-72 avrebbe potuto diventare la prima squadra della franchigia a raggiungere i play-off. La stagione seguente, Wilkens venne ceduto a Cleveland con un accordo molto impopolare, e senza la sua guida i Supersonics precipitarono ad un record negativo di 26–56. Uno dei pochi punti di luce della stagione fu la seconda convocazione consecutiva di Haywood per l'All-NBA First Team, per la sua media di 29.2 punti/partita e 12.9 rimbalzi/partita, un record per i SuperSonics. Il leggendario Bill Russell venne assunto come capo allenatore l'anno seguente, e nel 1975 condusse i SuperSonics ai playoff per la prima volta. La squadra, che contava tra le sue fila Haywood, la guardia Fred Brown, Slick Watts ed il roccioso centro Tommy Burleson, sconfisse i Detroit Pistons in sole tre partite per poi capitolare con quelli che sarebbero diventati i campioni della stagione, i Golden State Warriors, in sei partite. La stagione seguente, i SuperSonics cedettero Haywood a New York, costringendo gli altri giocatori a rimediare all'attacco rimasto debole. La guardia Fred Brown, ormai alla sua quinta stagione, fu scelto per l'All-Star Game del 1976, e fu quinto nella lega per punteggio medio e percentuale al tiro libero.

NBA Finals 1978

21 maggio-7 giugno 1978

Washington Bullets Washington Bullets - Seattle S.Sonics Seattle S.Sonics 102-106
Seattle S.Sonics Seattle S.Sonics - Washington Bullets Washington Bullets 98-106
Seattle S.Sonics Seattle S.Sonics - Washington Bullets Washington Bullets 93–92
Washington Bullets Washington Bullets - Seattle S.Sonics Seattle S.Sonics 120–116
Washington Bullets Washington Bullets - Seattle S.Sonics Seattle S.Sonics 94-98
Seattle S.Sonics Seattle S.Sonics - Washington Bullets Washington Bullets 82-117 Washington Bullets Washington Bullets - Seattle S.Sonics Seattle S.Sonics 105-99

MVP: Stati Uniti Wes Unseld

Il gioco di Burleson continuò a migliorare, mentre Watts fu il leader NBA sia per assist che palle rubate, e fu convocato nell'All-NBA Defensive First Team. Ancora una volta i SuperSonics conquistarono i playoff, ma persero contro i Phoenix Suns in sei partite, nonostante grandi performance di Brown (28.5 ppg) e di Burleson (20.8 ppg) durante tutti i playoff. Russell lasciò i SuperSonics dopo la stagione 1976–77, e con la guida del nuovo coach Bob Hopkins la squadra cominciò negativamente la stagione (5-17). Lenny Wilkens fu richiamato a sostituire Hopkins, e le sorti della squadra si risollevarono immediatamente. I SuperSonics vinsero undici delle loro prime dodici partite con Wilkens, e conclusero la stagione con un 47-35, vinsero il titolo della Western Conference e rimasero in vantaggio sugli Washington Bullets di tre incontri a due, prima di perdere sette partite nelle finali di NBA del 1978.

NBA Finals 1979

20 maggio-1º giugno 1979

Seattle S.Sonics Seattle S.Sonics - Washington Bullets Washington Bullets 97–99
Seattle S.Sonics Seattle S.Sonics - Washington Bullets Washington Bullets 92–82
Washington Bullets Washington Bullets - Seattle S.Sonics Seattle S.Sonics 95–105
Washington Bullets Washington Bullets - Seattle S.Sonics Seattle S.Sonics 112–114
Seattle S.Sonics Seattle S.Sonics - Washington Bullets Washington Bullets 97–93

MVP: Stati Uniti Dennis Johnson

Ad eccezione della partenza per New York del pivot Marvin Webster, la rosa dei SuperSonics rimase praticamente intatta, e nella stagione successiva vinsero il primo titolo della divisione. Nei playoff, i SuperSonics sconfissero i Phoenix Suns in una serie da sette partite, scontrandosi poi per la seconda volta con i Washington Bullets in finale. Questa volta furono i Bullets a perdere in cinque partite, e i SuperSonics vinsero così il loro primo titolo NBA. Il roster campione della lega includeva il potente duo formato da Gus Williams e Dennis Johnson, MVP della finale; il centro Jack Sikma, le ali John Johnson e Lonnie Shelton, nonché le fondamentali riserve Fred Brown e Paul Silas.

Anni ottantamodifica | modifica sorgente

La stagione 1979–1980 vide i SuperSonics finire secondi nella Pacific Division alle spalle dei Los Angeles Lakers con un solido record 56–26. Fred Brown vinse il primo titolo di miglior tiratore da tre punti dell'NBA, Jack Sikma giocò nel secondo dei suoi sette All-Star Game, Gus Williams e Dennis Johnson furono inseriti nell'All-NBA Second Team e Johnson fu inserito nell'All-NBA First Defensive Team per il secondo anno consecutivo. I SuperSonics disputarono le Western Conference Finals per la terza stagione consecutiva ma persero in cinque partite contro i Lakers. Fu l'ultima apparizione della coppia Williams-Johnson in maglia SuperSonics, dato che Johnson fu ceduto ai Phoenix Suns prima dell'inizio della stagione 1980–1981 e Williams restò fermo tutto l'anno a causa di una disputa contrattuale. Come risultato, i SuperSonics conclusero all'ultimo posto nella Pacific Division con un pessimo record di 34–48. Williams fu reintegrato in squadra nella stagione 1981–1982 e Seattle concluse rispettivamente con un 52–30 ed un 48–34 i due anni successivi. Durante il mese di ottobre del 1983, il primo proprietario Sam Schulman cedette i SuperSonics a Barry Ackerley, facendo iniziare un periodo di declino e mediocrità per la franchigia. Il 1984 vide il ritiro di Fred Brown dopo aver giocato 13 produttive stagioni, tutte con Seattle. La sua carriera rappresentava molto della storia dei SuperSonics a quel tempo, essendo stato nella stessa squadra di Rule e Wilkens durante la sua stagione da rookie, giocando un ruolo chiave nella prima qualificazione di Seattle ai playoff e diventando un fondamentale sesto uomo durante l'anno del titolo. In riconoscimento del suo grande contributo alla squadra, il numero di Brown fu ritirato nel 1986. Lenny Wilkens lasciò l'organizzazione dopo la stagione 1984–1985, e quando Jack Sikma fu ceduto al termine della stagione 1985–1986, l'ultimo giocatore presente nei SuperSonics che vinsero il campionato del 1979 (a parte il preparatore Frank Furtado) se ne andò.

Tra i pochi highlights dei SuperSonics nella seconda metà degli anni'80 ci furono il premio di MVP dell'All-Star Game a Tom Chambers nel 1987, l'inattesa marcia nei playoff dello stesso anno fino alle finali di Western Conference partendo dalla testa di serie numero 7 (i primi a riuscire nell'impresa), e le prestazioni del trio Chambers-McDaniel-Ellis. I tre viaggiarono tutti sopra i 20 punti di media, con Ellis a quota 25.8, McDaniel a 21.4 e Chambers a 20.4. Nella stagione 1988–89, dopo la cessione di Chambers ai Phoenix Suns, Ellis aumentò la sua media punti fino a 27.5 a partita e arrivò secondo nella classifica dei migliori tiratori da 3 punti della lega. I SuperSonics chiuserò con un record vinte/perse di 47–35 e raggiunsero il secondo turno dei Playoffs NBA del 1989.

Anni novanta, gli arrivi di Payton e Kempmodifica | modifica sorgente

Gary Payton, il giocatore che detiene il record assoluto di presenze con i SuperSonics (999)

I SuperSonics iniziarono la rifondazione con la scelta al draft di Shawn Kemp nel 1989 e della guardia Gary Payton nel 1990 e la cessione di Dale Ellis e Xavier McDaniel ad altre squadre. Fu l'arrivo di George Karl come capo allenatore nel 1992, tuttavia, che segnò un ritorno di competitività nella stagione regolare e nei playoff per i SuperSonics. Con il continuo miglioramento di Gary Payton e Shawn Kemp, i SuperSonics registrato un record di 55-27 nella stagione 1992-93 e persero dopo sette partite contro i Phoenix Suns nelle finali della Western Conference.

L'anno successivo, 1993-94, i SuperSonics ebbero il miglior record della NBA con un formidabile 63-19, ma furono incredibilmente eliminati al primo turno per mano dei Denver Nuggets, diventando la prima squadra qualificata come prima assoluta a perdere una serie di playoff contro un'ottava classificata. I Sonics si trasferirono al Tacoma Dome per la stagione 1994-1995, dato che il Colosseo subì dei lavori di ristrutturazione concludendo la stagione al secondo posto con un 57-25 di record. Ancora una volta, i Sonics furono eliminati al primo turno, questa volta per mano dei Los Angeles Lakers in quattro partite.

NBA Finals 1996

5 giugno-16 giugno 1996

Seattle S.Sonics Seattle S.Sonics - Chicago Bulls Chicago Bulls 90–107
Seattle S.Sonics Seattle S.Sonics - Chicago Bulls Chicago Bulls 88–92
Chicago Bulls Chicago Bulls - Seattle S.Sonics Seattle S.Sonics 108–86
Chicago Bulls Chicago Bulls - Seattle S.Sonics Seattle S.Sonics 86-107
Chicago Bulls Chicago Bulls - Seattle S.Sonics Seattle S.Sonics 78-89
Seattle S.Sonics Seattle S.Sonics - Chicago Bulls Chicago Bulls 75-87

MVP: Stati Uniti Michael Jordan

Il team fece ritorno al Colosseo, ribattezzato KeyArena, per la stagione 1995-96. Probabilmente proprio in quell'anno si è visto il più forte roster Supersonics di sempre (che infatti registrò un record di 64-18) formato dagli All-NBA Second Team Kemp e Payton, più Detlef Schrempf, il centro Sam Perkins e le guardie Hersey Hawkins e Nate McMillan. Il team raggiunse le finali NBA ma perse contro i Bulls di Michael Jordan, in sei partite. Seattle ha continuato ad essere una big della Western Conference durante le seguenti due stagioni, vincendo 57 partite nel 1996-97 e 61 partite nel 1997-98, conquistando così il secondo e terzo titolo di Pacific Division. Alla fine della stagione 1997-1998 lo storico specialista difensivo Nate McMillan si ritirò, e disaccordi con il management portarono Karl alla fine del suo mandato come capo allenatore. Egli fu sostituito dall'ex Sonic Paul Westphal per la stagione 1998-1999, che però vide i SuperSonics cadere nuovamente in un lungo periodo di mediocrità. .

Anni duemilamodifica | modifica sorgente

Westphal venne licenziato durante la stagione 2000–2001 e venne sostituito dal vice allenatore Nate McMillan ad interim, diventando effettivo l'anno successivo. La stagione 2002-03 vide il passaggio dell'All-Star Gary Payton ai Milwaukee Bucks, segnando la fine della striscia di 11 stagioni consecutive terminate dai Sonics con una percentuale di vittorie sopra il 50%, striscia che a quel tempo era la seconda più lunga di sempre. Nel 2004–05 la squadrà destò stupore ottenendo il sesto titolo di Division sotto la leadership di Ray Allen e Rashard Lewis, con 52 partite vinte. Sarebbe stata l'ultima apparizione ai playoff dei SuperSonics. Nel corso del 2005, l'allenatore Nate McMillan abbandonò la panchina di Seattle per sedersi su quella dei Portland Trail Blazers. Dopo il suo addio, la squadra fece un brusco passo indietro attestandosi su un record di 35–47.

2007-2008: Ultima stagione

Ray Allen, mentre tira i due tiri liberi in una delle ultime partite dei Sonics.

Il 22 maggio 2007, i SuperSonics videro assegnarsi la seconda scelta assoluta nel Draft NBA 2007, eguagliando la più alta scelta che la squadra abbia mai ricevuto. Selezionarono Kevin Durant proveniente dall'università del Texas. Il 28 giugno, the SuperSonics scambiarono Ray Allen e la 35ª scelta del 2ºround (Glen Davis) durante il Draft NBA 2007 ai Boston Celtics in cambio dei diritti sulla 5ª scelta del draft Jeff Green, Wally Szczerbiak, e Delonte West. Il 17 luglio 2007, i SuperSonics e gli Orlando Magic si accordarono per una sign and trade per Rashard Lewis. I SuperSonics ricevettero una futura seconda scelta al draft pick e $9.5 milioni di trade exception dai Magic. Il 20 luglio i SuperSonics usarono la trade exception e la seconda scelta dei Magic per acquisire Kurt Thomas e due prime scelte al draft dai Phoenix Suns.[8]
La stagione iniziò molto male per i Supersonics, a causa degli incontri falliti con la città per la nuova arena e la minaccia di uno spostamento della squadra ad Oklahoma City. Con lo scambio di Ray Allen, persero le prime 8 partite con il coach P.J. Carlesimo e chiusero il primo mese con sole 3 vittorie e 14 sconfitte. Kevin Durant non disattese comunque le aspettative, guidando i rookies con 20,3 punti, 4,4 rimbalzi e 2,4 assist a partita e vinse il premio Rookie of the Year, premio che ogni anno viene assegnato al miglior giocatore alla prima stagione.
In ogni caso, nonostante l'innesto del giovanissimo Durant, i Sonics conclusero quella che successivamente si rivelerà come la loro ultima stagione a Seattle con il peggior record nella storia della franchigia (20 vittorie e 62 sconfitte).[9]

Spostamento a Oklahoma Citymodifica | modifica sorgente

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Oklahoma City Thunder.
Howard Schultz

Nel 2006, dopo molti sforzi infruttuosi per persuadere lo Stato di Washington a elargire fondi per migliorare la KeyArena, la proprietà del gruppo SuperSonics, guidata da Howard Schultz, cedette la squadra al gruppo Professional Basketball LLC (PBC), un gruppo di investimenti guidato dall'imprenditore di Oklahoma City Clayton Bennett. L'acquisto per 350 milioni di dollari includeva anche la squadra dei Seattle Storm WNBA. La precedente proprietà, la Basketball Club of Seattle guidata dal proprietario della Starbucks, Howard Schultz, cedette il club al gruppo di Bennett poiché pensava che questi non muovesse immediatamente la squadra ad Oklahoma City, ma che invece, provasse a tenerla a Seattle; i politici di entrambe le città sembravano propendere per mantenere la franchigia nella "Rain City".
In particolare, il sindaco di Oklahoma City Mick Cornett dichiarò:

«Credo sia presuntuoso pensare che Clay Bennett e il suo gruppo non saranno proprietari della squadra di Seattle per molto, molto tempo a Seattle o da qualche altra parte, e che stiano andando a spostare il franchising a Oklahoma City».
E continuò dicendo: «Capisco che la gente possa pensare che questo sembri essere uno scenario probabile, ma è solo una speculazione».[10]

Nel 2007, non riuscendo a persuadere il governo locale a finanziare un complesso sportivo da 500 milioni di dollari, il gruppo di Bennett notificò all'NBA che aveva intenzione di spostare la squadra ad Oklahoma City[11] e richiese un arbitrato con la città di Seattle per interrompere l'affitto della KeyArena.[12] Quando un giudice respinse la richiesta, Seattle fece causa al gruppo di Bennett chiedendo il rispetto del contratto che prevedeva che la squadra giocasse alla KeyArena fino al 2010.[13]
Il 2 luglio del 2008, venne trovato un accordo che permetteva alla squadra di spostarsi a determinate condizioni, che includevano il pagamento di 45 milioni di dollari alla città di Seattle e la possibilità di pagare ulteriori 30 milioni nel 2013, qualora non dovesse arrivare in sostituzione una nuova squadra professionistica in città. L'accordo prevedeva anche che il nome SuperSonics non sarebbe stato usato da Oklahoma City e che la storia della squadra verrà divisa tra Oklahoma City e la futura squadra di Seattle.[14] La nuova squadra assunse il nome di Oklahoma City Thunder nella stagione 2008-2009 diventando la terza squadra professionistica dell'NBA ad essere rilocata nel decennio.

Nei mesi precedenti alla sentenza, Seattle rese note delle conversazioni occorse via email nel gruppo di Bennett, ipotizzando che alcuni membri volessero spostare la squadra anche prima dell'acquisto nel 2006. Prima di allora, il co-proprietario dei Sonics, Aubrey Mclendon, dichiarò a un giornale di Oklahoma City di «non aver comprato la squadra per tenerla a Seattle. Speravamo di venire qui», anche se Bennett ha negato di essere a conoscenza delle dichiarazioni.[15] Seattle ha utilizzato queste dichiarazioni per cercare di dimostrare che la negoziazione non si fosse tenuta in buona fede, spingendo Schultz a avviare una causa per annullare la vendita e fare decidere un tribunale sulla proprietà.[16] La NBA sostenne la nullità della causa, dovuta al fatto che Schultz aveva firmato un patto secondo il quale non avrebbe fatto causa a Bennett, e che, in ogni caso, la proposta avrebbe violato le regole della lega. Schultz abbandonò la causa prima dell'inizio della stagione 2008-2009.[17]

Nel 2009, dei registi dell'area di Seattle che si facevano chiamare "Seattle SuperSonics Historical Preservation Society" produssero un documentario critico dal titolo "Sonicsgate - Requiem For A Team" ("Sonicsgate - Requiem di una squadra"), che affronta in dettaglio la nascita e la morte dei Seattle SuperSonics. Il lungometraggio focalizza l'attenzione in particolare sugli aspetti scandalosi dello spostamento della squadra da Seattle, e vinse il Webby Award del 2010 come 'Miglior lungometraggio sullo sport'.[18]

Possibile ritorno della franchigiamodifica | modifica sorgente

Nel mese di settembre del 2012 si diffonde la notizia di un progetto portato avanti dal comune di Seattle in collaborazione con un gruppo d'investitori con a capo il manager Chris Hansen, già proprietario delle arene di Seattle Seahawks e Seattle Mariners, e Steve Ballmer, amministratore delegato di Microsoft, per la costruzione di una nuova arena da destinare a una squadra NBA o NHL. Il valore complessivo del progetto ammonterebbe a circa 490 milioni di dollari, 200 dei quali stanziati dal comune di Seattle ed i restanti dagli imprenditori, ai quali vanno aggiunti ulteriori capitali da essere investiti per creare vie alternative per decongestionare il traffico (già abbastanza massiccio nel centro di Seattle).[19]

Il 17 settembre 2012 il consiglio comunale di Seattle si raduna e dà un responso positivo riguardo al progetto[20]; ma è il successivo 24 settembre che si tiene la seconda e decisiva votazione: grazie all'esito positivo, viene autorizzata la costruzione della nuova arena, a patto che venga prima rilevata una franchigia NBA da trasferire a Seattle.

Il 9 gennaio 2013 i media statunitensi riportarono delle indiscrezioni piuttosto insistenti riguardo ad una trattativa in stato avanzato tra la cordata Hansen-Ballmer ed i fratelli Maloof, proprietari dei Sacramento Kings, per l'acquisto della franchigia californiana: l'affare, secondo alcune fonti, si sarebbe aggirato intorno ai 500 milioni di dollari per rilevare il 65% della proprietà, ed inoltre avrebbe dovuto prevedere lo spostamento dei Kings a Seattle già dalla stagione 2013-2014, giocando per due o tre anni nella KeyArena, in attesa che i lavori per la costruzione della nuova arena fossero terminati.[21][22][23]
Tuttavia, il 29 aprile 2013 un comitato formato da 12 dei 30 proprietari delle squadre NBA ha votato all'unanimità per non trasferire i Kings a Seattle[24][25][26][27]. I fratelli Maloof, proprietari dei Kings, in seguito alla decisione hanno iniziato a trattare la cessione della squadra ad un gruppo di proprietari disposto a tenerla nella capitale della California[28]. Il 15 maggio 2013 il comitato di proprietari della NBA ha ufficialmente rifiutato, con 22 voti contro ed 8 a favore, il trasferimento dei Kings a Seattle; il successivo 17 maggio i fratelli Maloof hanno ceduto la squadra ad un gruppo di proprietari disposto a mantenerla nella capitale della California e a finanziare la costruzione di una nuova arena[29][29][30].

Arene di giocomodifica | modifica sorgente

Record stagione per stagionemodifica | modifica sorgente

Campione NBA Campione di Conference Campione di Division
Stagione V P % Playoff Risultato
Seattle SuperSonics
1967-68 23 59 .280
1968-69 30 52 .366
1969-70 36 46 .439
1970-71 38 44 .463
1971-72 47 35 .573
1972-73 26 56 .317
1973-74 36 46 .439
1974-75 43 39 .524 Vince il Primo Round
Perde le Conference Semifinals
Seattle 2, Detroit 1
Golden State 4, Seattle 2
1975-76 43 39 .524 Perde le Conference Semifinals Phoenix 4, Seattle 2
1976-77 40 42 .488
1977-78 47 35 .573 Vince il Primo Round
Vince le Conference Semifinals
Vince le Conference Finals
Perde le NBA Finals
Seattle 2, Los Angeles 1
Seattle 4, Portland 2
Seattle 4, Denver 2
Washington 4, Seattle 3
1978-79 52 30 .634 Vince le Conference Semifinals
Vince le Conference Finals
Vince le NBA Finals
Seattle 4, Los Angeles 1
Seattle 4, Phoenix 3
Seattle 4, Washington 1
1979-80 56 26 .683 Vince il Primo Round
Vince le Conference Semifinals
Perde le Conference Finals
Seattle 2, Portland 1
Seattle 4, Milwaukee 3
Los Angeles 4, Seattle 1
1980-81 34 48 .415
1981-82 52 30 .634 Vince il Primo Round
Perde le Conference Semifinals
Seattle 2, Houston 1
San Antonio 4, Seattle 1
1982-83 48 34 .585 Perde il Primo Round Portland 2, Seattle 0
1983-84 42 40 .512 Perde il Primo Round Dallas 3, Seattle 2
1984-85 31 51 .378
1985-86 31 51 .378
1986-87 39 43 .476 Vince il Primo Round
Vince le Conference Semifinals
Perde le Conference Finals
Seattle 3, Dallas 1
Seattle 4, Houston 2
Los Angeles 4, Seattle 1
1987-88 44 38 .537 Perde il Primo Round Denver 3, Seattle 2
1988-89 47 35 .573 Vince il Primo Round
Perde le Conference Semifinals
Seattle 3, Houston 1
Los Angeles 4, Seattle 0
1989-90 41 41 .500
1990-91 41 41 .500 Perde il Primo Round Portland 3, Seattle 2
1991-92 47 35 .573 Vince il Primo Round
Perde le Conference Semifinals
Seattle 3, Golden State 1
Utah 4, Seattle 1
1992-93 55 27 .671 Vince il Primo Round
Vince le Conference Semifinals
Perde le Conference Finals
Seattle 3, Utah 2
Seattle 4, Houston 3
Phoenix 4, Seattle 3
1993-94 63 19 .768 Perde il Primo Round Denver 3, Seattle 2
1994-95 57 25 .695 Perde il Primo Round L.A. Lakers 3, Seattle 1
1995-96 64 18 .780 Vince il Primo Round
Vince le Conference Semifinals
Vince le Conference Finals
Perde le NBA Finals
Seattle 3, Sacramento 1
Seattle 4, Houston 0
Seattle 4, Utah 3
Chicago 4, Seattle 2
1996-97 57 25 .695 Vince il Primo Round
Perde le Conference Semifinals
Seattle 3, Phoenix 2
Houston 4, Seattle 3
1997-98 61 21 .744 Vince il Primo Round
Perde le Conference Semifinals
Seattle 3, Minnesota 2
L.A. Lakers 4, Seattle 1
1998-99 25 25 .500
1999-2000 45 37 .549 Perde il Primo Round Utah 3, Seattle 2
2000-01 44 38 .537
2001-02 45 37 .549 Perde il Primo Round San Antonio 3, Seattle 2
2002-03 40 42 .488
2003-04 37 45 .451
2004-05 52 30 .634 Vince il Primo Round
Perde le Conference Semifinals
Seattle 4, Sacramento 1
San Antonio 4, Seattle 2
2005-06 35 47 .427
2006-07 31 51 .383
2007-08 20 62 .244
Totale 1746 1585 .524
Playoffs 109 109 .500 1 Titolo

Giocatori importantimodifica | modifica sorgente

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Categoria:Cestisti dei Seattle SuperSonics.

Membri della Basketball Hall of Famemodifica | modifica sorgente

Numeri ritiratimodifica | modifica sorgente

Allenatorimodifica | modifica sorgente

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Categoria:Allenatori dei Seattle SuperSonics.
Seattle SuperSonics logo.png
Allenatori dei Seattle SuperSonics


Palmarèsmodifica | modifica sorgente

Titoli Anni
NBA Larry O'brien Trophy.jpg Titoli NBA 1 1979
Titoli di Conference 3 1978, 1979, 1996
Titoli di Division 6 1978-1979, 1993-1994, 1995-1996, 1996-1997, 1997-1998[31], 2004-2005

Premi e riconoscimenti individualimodifica | modifica sorgente

All-NBA First Team

All-NBA Second Team

All-NBA Third Team

NBA Slam Dunk Contest

NBA Three-point Shootout

Notemodifica | modifica sorgente

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  29. ^ a b Seattle Supersonics: Kings Beat Sonics, as 2 Wrongs Don't Make a Right | Bleacher Report
  30. ^ Sacramento group puts funds in escrow, while city gets sued - Seattle Sonics Blog
  31. ^ I primi cinque titoli sono stati vinti nella Pacific Division

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