Sebastiano (generale romano)

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Sebastiano (latino: Sebastianus; ... – Adrianopoli, 9 agosto 378) è stato un militare romano, morto nella battaglia di Adrianopoli durante la guerra gotica.

Biografiamodifica | modifica sorgente

Sebastiano era dux Aegypti nel 356-358: in quel periodo era in corso uno scontro tra gli ariani e gli ortodossi, e Sebastiano si schierò dalla parte del vescovo ariano Giorgio di Alessandria, costringendo i sostenitori del concilio di Nicea ad abbandonare le loro chiese. Atanasio di Alessandria affermò di essere stato più volte maltrattato da Sebastiano, che accusava di avere simpatie per il Manicheismo.[1]

Prese poi parte, come comes, alla campagna contro i Sasanidi dell'imperatore Giuliano (estate 363). A Carre l'imperatore affidò a Sebastiano e a Procopio il comando di un contingente, con l'ordine di dirigersi in Armenia, unirsi al re Arsace, e ricongiungersi con Giuliano in Assiria.[2] Giuliano morì prima del loro incontro, e quando Sebastiano e Procopio arrivarono a Tilsafata, tra Nisibi e Singara, l'esercito aveva già scelto Gioviano come nuovo augusto. L'oratore Libanio suggerisce che l'arrivo dei rinforzi fu ostacolato dalla rivalità tra Sebastiano e Procopio,[3] ma secondo gli studiosi moderni la ragione fu la presenza dell'esercito del re sasanide Sapore II nell'area del Tigri.[4] Partecipò inoltre alla campagna suebo-sarmatica dell'anno 375 contro i Quadi, a fianco dell'imperatore.[5]

Era così popolare presso i soldati che, quando l'imperatore Valentiniano I morì, nel 375, si temette che Sebastiano venisse proclamato imperatore dall'esercito.[6]

In seguito Sebastiano entrò nella corte dell'imperatore d'Occidente Graziano, per poi lasciarla nel 378 a causa degli intrighi degli eunuchi. L'imperatore d'Oriente Valente, che si trovava a dover affrontare l'invasione dei Goti di Fritigerno con delle truppe inaffidabili, chiamò Sebastiano per occuparsi dell'organizzazione dell'esercito, nominandolo magister peditum. Sebastiano scelse allora duemila soldati, che addestrò e comandò personalmente. Si avvicinò alle città prese dai barbari, tenendo sempre l'esercito al sicuro da attacchi improvvisi; quando i barbari tentavano delle sortite per procurarsi il cibo, Sebastiano li sorprendeva massacrandoli; neanche quelli che ritornavano carichi di bottino dalle incursioni scampavano, così come venivano uccisi quelli che venivano trovati ubriachi e si lavavano nel fiume Ebro (moderno Marica, Bulgaria).[7]

I successi di Sebastiano obbligarono i barbari a rintanarsi nelle città, ma causarono anche l'invidia dei funzionari della corte imperiale; lo stesso Valente, probabilmente, dubitò della fedeltà di Sebastiano. Valente decise allora di affrontare in campo aperto i Goti; non è chiaro se Sebastiano gli avesse consigliato di aspettare i rinforzi di Graziano, come dice lo storico Zosimo,[8] o al contrario di attaccare, come racconta Ammiano Marcellino contrapponendolo al magister equitum Vittore.[9] Fatto sta che Valente scelse di attaccare i Goti e venne sconfitto e ucciso nella Battaglia di Adrianopoli, il 9 agosto 378; in questo scontro l'intero esercito romano venne annientato e trovò la morte anche Sebastiano.

Notemodifica | modifica sorgente

  1. ^ Samuel N. C. Lieu, Manichaeism in the Later Roman Empire and Medieval China, Mohr Siebeck, 1992, ISBN 3-16-145820-6, p. 127.
  2. ^ Zosimo (iii.12.5) parla di 18.000 uomini, Ammiano Marcellino (xxiii.3.5) di 3.000, Libanio (18.214) di 20.000.
  3. ^ Libanio, Orazioni, 18.260.
  4. ^ Den Boeft, Jan, Philological and Historical Commentary on Ammianus Marcellinus XXIV, BRILL, 2002, ISBN 90-04-12335-0, pp. 221-222.
  5. ^ Ammiano Marcellino, Storie, XXX, 5.13-14.
  6. ^ Ammiano Marcellino, xxx.10.3.
  7. ^ Zosimo, iv.22.4, iv.23.1-4.
  8. ^ Zosimo, iv.23.6.
  9. ^ Ammiano Marcellino, xxxi.12.5.

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Voci correlatemodifica | modifica sorgente








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