Senatore Borletti

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sen. Senatore Borletti
Stemma del Regno d'Italia Parlamento del Regno d'Italia
Senato del Regno d'Italia
Senatore Borletti
Luogo nascita Milano
Data nascita 11 novembre 1880
Luogo morte Milano
Data morte 14 dicembre 1939
Titolo di studio ragioniere
Professione Industriale
Partito Fascista
Legislatura XXVIII Legislatura del Regno d'Italia
Gruppo Fascista
Circoscrizione Lombardia
Data 26 febbraio 1929

Senatore Borletti (Milano, 11 novembre 1880Milano, 14 dicembre 1939) è stato un imprenditore, dirigente sportivo e politico italiano, nono presidente dell'Inter dal 1926 al 1928.

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Nato a Milano da Romualdo e da Giovanna Balicco, frequentò il Regio istituto tecnico Carlo Cattaneo, conseguendo nel 1898 il diploma di ragioniere. Entrò quindi nell'azienda paterna, produttrice di filati di canapa e lino, interessandosi soprattutto ai rapporti con l'estero: nel 1911 fondò a Gand il Comptoir belge de l'industrie textile. Nel 1914 era presidente delle Filature e tessiture riunite, consigliere delegato della Società anonima Enrico Dell'Acqua e C., consigliere della Filatura lombarda di lino e canapa e della Società anonima Candiani Ellena. In seguito egli estese la sua attività ad altri settori industriali, fondando nel 1917, assieme al fratello Romualdo, le Officine Borletti per la fabbricazione degli orologi - che furono adibite durante la guerra alla produzione di spolette per proiettili - e il 27 settembre dello stesso anno costituì la Rinascente, società per l'esercizio dei grandi magazzini. I guadagni ottenuti dal Borletti con le commesse belliche furono senz'altro ingenti, se una voce autorevole e, almeno nel caso specifico disinteressata, come quella del direttore del Corriere della Sera, Luigi Albertini, lamentava in una lettera privata del settembre 1917 a Luigi Einaudi lo scandalo suscitato tra l'opinione pubblica dal "caso dei Borletti che guadagnano cifre pazze facendo spolette".

Di sentimenti accesamente nazionalisti e amico di D'Annunzio, il B. favorì l'impresa fiumana mediante cospicui finanziamenti. Un ruolo di particolare rilievo svolse nella soluzione del famoso incidente del piroscafo "Cogne" sequestrato nell'ottobre 1920 da alcuni legionari, e di cui D'Annunzio propose al governo italiano la restituzione in cambio di una ingente somma di danaro, necessaria a risolvere i bisogni più urgenti della cittadinanza fiumana. Incaricato delle trattative, Borletti cercò di accordarsi col governo nella ricerca di finanziamenti per il riscatto. Risoltosi senza esito questo tentativo, egli costituì allora a Milano di propria iniziativa un sindacato di finanziatori industriali, grazie al quale fu possibile finalmente raccogliere la somma di 12 milioni di lire, richiesta da D'Annunzio.

Strettamente legato al mondo finanziario, Borletti rimase implicato, in qualità di consigliere d'amministrazione, nel disastro della Banca Italiana di Sconto. Costituita allo scopo di sorreggere le spese di guerra con capitali esclusivamente italiani, la Banca di sconto fu travolta nel 1921 dal crollo dell'Ansaldo, nella quale aveva investito ingenti capitali, tanto da costringere l'allora presidente del consiglio Bonomi a ordinarne la moratoria. Nel marzo 1922 Borletti e gli altri amministratori furono sottoposti a procedimento penale, il cui dibattimento di fronte all'Alta corte di giustizia ebbe inizio nell'aprile 1924. Ragioni di carattere politico ebbero indubbiamente un peso non trascurabile nella sentenza assolutoria a favore di tutti gli imputati, che concluse nel 1926 il processo.

Divenuto intanto proprietario del quotidiano milanese Il Secolo, Borletti lo trasformò in organo fiancheggiatore della politica fascista. In armonia con le direttive del regime, rivolte a demolire la figura morale dei maggiori rappresentanti antifascisti, egli ispirò la violenta campagna diffamatoria, intrapresa dal giornale agli inizi del 1925 contro Luigi Albertini, contribuendo a provocarne l'allontanamento dalla direzione del Corriere della Sera. Il Secolo, assieme al Tevere ed al Popolo d'Italia, pubblicò una serie di articoli in cui si accennava al dissesto finanziario subito dal padre di Luigi Albertini trentacinque anni prima, e si accusava quest'ultimo di non essersi mai curato di saldare i debiti paterni. Non fu difficile ad Albertini scagionarsi dall'accusa, dimostrando che la dichiarazione di fallimento dell'azienda paterna aveva dato luogo a un concordato convenuto coi creditori e puntualmente eseguito. Nel frattempo Borletti aveva conquistato un posto preminente nel campo dell'industria della canapa e del lino grazie al controllo esercitato sulla Società anonima finificio e canapificio nazionale, la più grossa azienda italiana del settore, di cui ottenne la carica di presidente nel 1920 per mantenerla sino alla morte. Già nel secondo decennio del secolo l'industria della canapa e del lino presentava, a differenza degli altri rami dell'industria tessile, un altissimo grado di concentrazione, che toccò il suo culmine nel 1920 con la creazione, favorita dal Borletti, di un potente trust ruotante intorno al Linificio e canapificio nazionale, e a cui aderirono quasi tutte le industrie del settore.

Inoltre, nel 1930 Borletti acquistava, assieme a Marinotti, la gestione della SNIA-Viscosa, il massimo organismo italiano per la produzione del rayon. Data la situazione difficile in cui versava in quel momento, una delle prime misure prese da Borletti fu la riduzione del capitale da 1 miliardo a 333 milioni svalutando ad un terzo le azioni. Contemporaneamente favoriva l'accordo commerciale con altre aziende del settore mediante la creazione della Società anonima Italrayon, di cui fu presidente sino alla morte.

Nel 1935 Borletti era presidente della Rinascente, del Linificio e canapificio nazionale, delle Industrie canapiere italiane, del Canapificio veneto, della SNIA Viscosa, della Società E. Dell'Acqua e C., della Serica, del Cotonificio di Cormanno, del Cotonificio del Seprio, della A. Mondadori, della Società anonima Il secolo illustrato, della Società anonima Beni immobili lombardi, della Società anonima Dominio di Bagnoli; vicepresidente della Compagnia transatlantica italiana; consigliere del Credito Italiano, della Società Edison, della Migiurtina, della Navigazione libera Triestina, della Riunione adriatica di Sicurtà, della Ansaldo, della Franco Tosi, delle Aziende chimiche nazionali associate, delle Strade ferrate meridionali, della Società assicuratrice industriale.

Borletti si distinse anche nel campo filantropico, fondando tra l'altro una colonia agricola per gli orfani dei contadini morti in guerra e una casa per i grandi invalidi nervosi di guerra ad Arosio. Fu infine presidente di numerose società culturali ed artistiche, tra cui il Comitato Italia-Francia costituitosi per lo sviluppo dei rapporti culturali tra i due paesi. Per le sue molteplici attività e per la sua fedeltà al regime, testimoniata tra l'altro dalla sua iscrizione al Partito nazionale fascista sin dal 1924, Borletti fu nominato senatore nel 1929, cavaliere del lavoro nel 1935 e conte d'Arosio nel 1937. Morì a Milano il 13 dicembre 1939.

Dirigente industrialemodifica | modifica sorgente

Nella sua lunga esperienza nel mondo industriale, Borletti fu a capo delle seguenti imprese:

  • Fondatore e presidente de "La Rinascente-Upim" (1917);
  • Fondatore delle "Officine Borletti" (1917);
  • Presidente della Società anonima "Arnoldo Mondadori Editore" (dal 1923 fino al 1939, anno della sua morte);
  • Presidente della Snia Viscosa (1930);
  • Fondatore e presidente della "Società anonima linificio e cotonificio nazionale";
  • Presidente della "Italrayon".

Dirigente sportivomodifica | modifica sorgente

Acquista l'Inter nel 1926 da Enrico Olivetti. È il protagonista negativo della fusione nell'estate del 1928 con la U.S. Milanese perché, a causa del commissariamento della società decisa dall'Ente Sportivo Provinciale Fascista, gli viene tolta la carica di Presidente.

La società diventa Società Sportiva Ambrosiana cadendo nelle mani di Ernesto Torrusio che ne divenne Presidente per la sola stagione sportiva 1928-29.

Insieme a Piero Pirelli, Edoardo Agnelli e Renato Sacerdoti promuove, per la prima volta l'incontro tra industria, pubblicità e calcio.

Onorificenzemodifica | modifica sorgente

Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell'Ordine della Corona d'Italia
— 1 ottobre 1933

Voci correlatemodifica | modifica sorgente

Collegamenti esternimodifica | modifica sorgente








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