Sergianni Caracciolo

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Giovanni Caracciolo, conosciuto come Sergianni (1372 circa – Napoli, 19 agosto 1432), terzo figlio di Francesco Caracciolo, ciambellano del re di Sicilia, e di Covella Sardo, è noto per essere stato a lungo l'amante ufficiale della regina Giovanna II di Napoli nonché suo primo ministro.

La vitamodifica | modifica sorgente

Grazie alla posizione privilegiata di "favorito" e consigliere della sovrana angioina, Sergianni, discendente di un ramo della famiglia Caracciolo detto "del Sole", acquistò un crescente potere sul Regno di Napoli, che gli valse l'accumulo di un cospicuo patrimonio personale fatto di numerosi feudi e proprietà. Intorno al 1425 egli contava già i titoli di Gran Siniscalco del Regno di Napoli, Conte di Avellino col possesso di Capua, Sant'Erasmo, Santa Maria Capua Vetere, Torre del Greco, Ottaiano, Policastro, Lagonegro, Campagna, Contursi, Postiglione e Roccagloriosa, Signore di Cerignola e Orta (feudi acquistati e poi ceduti al fratello Marino), Conte di San Giorgio e Duca di Venosa col possesso di Melfi, Atella, Ripacandida e Rapolla.

La relazione con Giovanna IImodifica | modifica sorgente

La sua relazione con la regina Giovanna ebbe inizio intorno al 1416, quando la sovrana si scontrò duramente col marito Giacomo II di Borbone per la pretesa di questi ad essere insignito del titolo regio in luogo di quello di Principe di Taranto. La nobiltà napoletana fedele agli Angioini diede vita ad una violenta sommossa contro Giacomo, che nel 1418 fu costretto ad abbandonare Napoli. Fra il Caracciolo e Giovanna nacque un rapporto turbolento, continuamente scosso da contrasti e disaccordi, viziato all'origine dall'intreccio di sentimenti, ambizioni e potere sul quale reggeva. Tuttavia, Sergianni esercitò per decenni un'influenza enorme sulla regina, che da parte sua cedette a poco a poco il suo potere all'amante fino a restarne ella stessa sopraffatta. Già a partire dai primi anni della relazione, Sergianni ebbe un ruolo fondamentale nella politica del regno di Napoli, investito dell'autorità di assumere motu proprio molte decisioni cruciali fino a diventare egli stesso l'arbitro e il padrone del reame.

A lui si deve la rottura fra la regina e il papa Martino V, che in quanto signore feudale del regno napoletano aveva chiesto a Giovanna sostegno economico per la ricostituzione del suo esercito. Sergianni istigò la sovrana a rifiutare il contributo al pontefice, il quale, di fronte al rifiuto, decise di passare alla rappresaglia. Trovato un alleato in Luigi III d'Angiò, nel 1420 Martino V lo investì dei diritti sul regno e lo inviò contro Giovanna, che da parte sua, grazie alle manovre politiche del Caracciolo, ottenne l'alleanza del potente Alfonso V d'Aragona, creando le premesse per la guerra di successione che si scatenò dopo la sua morte.

Nel giro di pochi anni i rapporti fra Giovanna e Alfonso, nominato erede al trono, degenerarono in un violento scontro che coinvolse anche il Caracciolo. Profondamente odiato dall'Aragonese per l'immenso potere che egli deteneva, nel maggio del 1423 Sergianni fu tratto in arresto da Alfonso, i cui soldati posero d'assedio Castel Capuano per costringere Giovanna alla resa. L'assedio fallì e Alfonso barattò la liberazione di alcuni prigionieri col rilascio di Sergianni. Questi, insieme alla regina, lasciò Napoli alla volta di Aversa, dove avvenne l'incontro pacificatore con Luigi III d'Angiò. Sempre su indicazione di Sergianni, la regina prese le distanze dal sovrano aragonese e ne annullò l'adozione, nominando Luigi suo nuovo erede mentre Alfonso faceva ritorno in patria per dirimere le controversie scoppiate tra i fratelli.

Il complotto e la mortemodifica | modifica sorgente

Nei dieci anni che seguirono, il potere di Sergianni Caracciolo crebbe ulteriormente. Giovanna delegò a lui ogni responsabilità nella gestione dello Stato, conducendo di fatto vita privata. L'equilibrio raggiunto fra i due amanti giovò anche al regno ma durò meno del previsto. La sfrenata ambizione del Caracciolo, sempre più avido di potere e ricchezze, cominciò ad irritare la regina, stanca di quella posizione di sottomissione ai voleri di un uomo che lei stessa aveva reso così potente. A convincere Giovanna ad attuare una soluzione estrema furono i consiglieri della sua corte, che ordirono insieme a lei l'eliminazione dello scomodo amante. Il complotto scattò la notte del 19 agosto 1432 nelle stanze di Castel Capuano: Sergianni fu assalito nel buio da un gruppo di sicari e assassinato a pugnalate, mentre Giovanna, così racconta la leggenda, udiva impassibile gli ultimi rantoli del suo favorito dalla camera accanto. Il giorno seguente, la regina confiscò la contea di Avellino. Il corpo di Sergianni Caracciolo fu sepolto a Napoli, nella chiesa di San Giovanni a Carbonara.

Matrimonio e figlimodifica | modifica sorgente

Intorno al 1418, mentre entrava nelle grazie di Giovanna di Durazzo, Sergianni Caracciolo sposò Caterina Filangieri de Candia (1399 ca. – 1432), Contessa di Avellino, figlia ed erede di Giovanni Nicola Filangieri de Candia e Francesca Sanframondo dei Conti di Cerreto. Dal matrimonio nacquero tre figli:

Voci correlatemodifica | modifica sorgente

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