Shanti

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Presso la religione induista, la parola sanscrita Śānti (solitamente anglicizzata in Shanti o Shantih) indica uno stato di assoluta pace interiore e di serena imperturbabilità, caratterizzato dall'assenza delle frenetiche onde-pensiero (vritti) generate dalla mente; l'individuo che ha raggiunto questa pace è estremamente equanime, equilibrato, centrato, moderato, e grazie a questa sua centratura riesce a vivere con perfetta concentrazione e serenità nel qui e ora.

È un tema ricorrente nell'Induismo, nonché uno dei valori comuni a tutte le sue correnti: numerose infatti sono le scritture induiste che menzionano questo concetto, tra cui i Veda, le Upaniṣad, la Bhagavad Gita. Raggiungere śānti, la pace che deriva dalla vicinanza o identificazione con Dio (sia che si tratti dell'aspetto personale, Īśvara o di quello impersonale, Brahman), è l'obiettivo di tutte le principali filosofie e scuole di pensiero induiste. Alcuni esempi:

  • secondo il Bhakti Yoga (es. il movimento Hare Krishna), si può ottenere śānti attraverso il servizio di devozione all'aspetto personale di Dio, e la riscoperta della propria relazione con Lui;
  • secondo le scuole non-duali (es. l'Advaita Vedānta), ogni dualismo è fonte di sofferenza, pertanto śānti è la conseguenza diretta dell'emancipazione da qualsiasi sostegno, del discernimento tra reale e non reale, e della non-identificazione con qualsiasi entità del mondo duale, della riscoperta dell'Atma in sé stessi.

Il termine è stato usato e diffuso in tempi recenti grazie a personaggi estremamente popolari quali il Mahatma Gandhi e Sathya Sai Baba, che ne hanno fatta menzione nei loro discorsi. Come molti altri termini dell'Induismo, Shanti viene usato anche come nome proprio. Viene ripetuto tre volte da Thomas Stearns Eliot (imitando la chiusura formale di una upanishad) nella conclusione de La terra desolata:

« Datta. Dayadhvam. Damyata.

Shantih shantih shantih »

(T.S. Eliot, The Waste Land, 1922[1])

Influenze culturalimodifica | modifica sorgente

  • Nel film I figli degli uomini diretto da Alfonso Cuarón, al termine dei titoli di coda, si può leggere la parola "Shantih" ripetuta tre volte (in riferimento al poema di T. S. Eliot)[2], stando a significare l'avvento della pace assoluta dopo un periodo di turbolenta violenza.

Notemodifica | modifica sorgente

  1. ^ T.S.Eliot, La terra desolata, Bur, Milano 1982, p.126
  2. ^ (EN) I figli degli uomini - Trivia nellìInternet Movie Database

Voci correlatemodifica | modifica sorgente








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