Silvia Pisacane

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Silvia Pisacane

Silvia Pisacane (Genova, 1853Napoli, 16 settembre 1888) è stata una politica italiana.

L'infanziamodifica | modifica sorgente

Silvia Pisacane nacque nel 1853 a Genova da Carlo e da Enrichetta De Lorenzo. Costei, per amore, aveva lasciato Napoli ed il marito, trasferendosi a Genova col suo nuovo compagno.

Nel 1857 Carlo Pisacane perse la vita con i suoi compagni nella tragica spedizione di Sapri. I pochi sopravvissuti, tra cui Giovanni Nicotera, furono incarcerati. La De Lorenzo con la piccola Silvia, malata, fece ritorno a Genova e la loro casa fu spesso perquisita dalla polizia, nei cui verbali la donna era indicata quale druda di Pisacane o, per scherno Pisciacane.

Dal 1859 Silvia fu accolta nel collegio femminile delle Peschiere, il cui direttore era Luigi Mercantini, l’autore della famosissima “Spigolatrice di Sapri”. Uno dei primi decreti che Garibaldi emanò dopo lo sbarco in Sicilia stabiliva che “è accordata una pensione di ducati sessanta al mese, vita durante, a contare dal 1º ottobre prossimo, a Silvia Pisacane, figlia dell'eroico Carlo Pisacane, trucidato a Sanza mentre combatteva per la liberazione dei fratelli, nel luglio 1857”.

Silvia e sua madre si trasferirono a Napoli, ove la bambina venne subito adottata da Giovanni Nicotera, nella cui casa andarono a vivere. La De Lorenzo riprese la propria attività politica e nel 1862, con altre donne patriote, fece parte del Comitato di donne per Roma capitale.

In quegli anni Silvia, e il suo padre adottivo furono spesso ospitati a San Gregorio Matese nella casa di campagna del deputato Achille Del Giudice, che di Nicotera era intimo amico. La tradizione orale locale ricorda che proprio per lei, claudicante e ammalata di tubercolosi, Achille Del Giudice fece costruire, nella sua villa, una stanza con annesso bagno (cosa inusuale al tempo), interamente rivestito con mattonelle in ceramica di Cerreto.

Gli anarchici del Matesemodifica | modifica sorgente

L'arresto della banda del Matese, nell'aprile 1877

Nell’aprile 1877 un gruppo di internazionalisti, guidati da Carlo Cafiero ed Enrico Malatesta, dà vita al moto insurrezionale del Matese, che muove da San Lupo e coinvolge gli abitati di Gallo e Letino.

Non è azzardato supporre che la stretta amicizia tra il Nicotera, che è Ministro dell’Interno, e il senatore Achille Del Giudice, che è il più ricco possidente del Matese, non sia estranea alla spropositata risposta militare che Roma dispiega per la cattura del gruppo di anarchici.

Silvia Pisacane ha 25 anni, e conosce bene quella parte del massiccio del Matese in cui si muove la banda degli anarchici. È una ragazza intelligente e sveglia, gelosa custode del folto carteggio dei suoi genitori. Sa di politica, conosce gli ideali del padre e, cresciuta nella venerazione della sua figura, certamente li condivide. Un giorno, incontrando Matteo Imbriani, monarchico ufficiale dei granatieri di Sardegna e nipote della sua madre adottiva, non esitò ad accusarlo di “servire il Tiranno”.

A Napoli è fidanzata col giovane avvocato Silvio Pallotta, ed è probabile che abbia avuto contatti con gli internazionalisti della città.

Quando gli anarchici del Matese furono catturati, e forte era il rischio che fossero condannati a morte, l’avvocato Carlo Gambuzzi, già intimo di Bakunin, chiese aiuto a Silvia “e tanto scongiurò la giovane perché intercedesse presso il padre adottivo, in nome dell’affinità d’idee dell’analogia dei casi che legavano al ricordo del Pisacane la banda del Matese che Silvia riuscì a strappare al Nicotera la revoca della primitiva decisione. La minaccia del giudizio sommario era scongiurata”.

L'affaire Del Giudice - Pisacanemodifica | modifica sorgente

Nel novembre 1878, a causa di certi problemi finanziari, Giovanni Nicotera diede in prestito al suo amico Achille Del Giudice la somma di 66.000 lire, che era l’intera dote di Silvia Pisacane. I problemi finanziari erano in realtà un vero dissesto economico. Debiti, doppie ipoteche, assegni falsi.

Per anni Nicotera cercò inutilmente di farsi restituire la somma: nel 1885 diede mandato all'avvocato Gaetano Cannada Bartoli, uno dei più noti ed apprezzati legali napoletani, che divenne tutore della Pisacane per il recupero della dote.

Non ottenendo nulla, nel maggio 1887 querelò il senatore Del Giudice. Pertanto il Senato si costituì in Alta Corte di Giustizia nominando una Commissione istruttoria che per mesi indagò su Del Giudice. Dal febbraio 1888, per molti mesi, le prime pagine dei giornali nazionali dedicarono ampio spazio allo scandalo del senatore Del Giudice che si era appropriato della dote di Silvia Pisacane, e che pochi mesi dopo presentò le dimissioni da senatore, che furono accettate dopo accese discussioni.

La mortemodifica | modifica sorgente

Pochi mesi dopo Silvia improvvisamente morì, a 35 anni, il 16 settembre 1888. Molte biografie riportano invece, erroneamente, il 1890.

Desta meraviglia il fatto che nella scheda dell'atto di morte, nel comune di Napoli, è scritto che il padre è Carlo, mentre a fianco della indicazione "madre" è annotato "signora la madre". Oltre all'errore grammaticale (la dicitura corretta dovrebbe essere "s'ignora la madre"), ciò che balza agli occhi è la luce negativa in cui ancora era, nel 1888, Enrichetta Di Lorenzo, la quale non viene neppure menzionata nell'atto di morte di sua figlia, che è sicuramente famosa sia per natali, sia per impegno sociale e politico, sia per la notorietà del padre adottivo.

La scomparsa di Silvia non passò sotto silenzio. Il quotidiano il Piccolo così scriveva il giorno seguente: “afflitta da parecchio tempo da incurabile malattia, era già rassegnata al suo destino ed ha affrontata la morte come la figlia di un eroe. Oggi alle quattro hanno avuto luogo le esequie, ed una folla di amici hanno seguito il feretro, che era coperto di fiori".

Aveva custodito gelosamente il fitto carteggio intercorso tra i suoi genitori, ma la sorella di Nicotera, sopraffatta da scrupoli morali, distrusse tutte le lettere.

Silvia non fece in tempo a ricevere neppure una lira della sua dote. E nulla ottenne pure Giovanni Nicotera, che morì nel 1894.

Il fidanzato Silvio Pallotta, dopo la morte dell'amata, non si sposò mai rimanendo celibe fino alla morte dovuta a rapida malattia.

Bibliografiamodifica | modifica sorgente

  • Bojano A., Briganti e senatori, Alfredo Guida Editore, Napoli, 1997.
  • Bojano A., Una comunità del Matese del secondo Ottocento: San Gregorio, in: Parente L., Movimenti sociali e lotte politiche nell’Italia liberale, FrancoAngeli, Milano, 2001.
  • Cannada Bartoli G., Per Silvia Pisacane contro il senatore Achille Del Giudice, Trani Ed., Napoli, 1888.
  • Indice degli atti parlamentari, Storia dei Collegi elettorali. Le elezioni politiche al parlamento subalpino e al parlamento italiano, Tip. della Camera dei Deputati, Roma, 1898. Parte II.
  • Masini P.C., Storia degli anarchici italiani da Bakunin a Malatesta (1869-1892), Rizzoli, Milano, 1974.
  • Romano A., Contributo alla biografia di Carlo Pisacane (con documenti inediti), in: Civiltà moderna, giugno 1931.
  • Russi L., Carlo Pisacane. Vita e pensiero di un rivoluzionario, il Saggiatore, Milano, 1982.
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