Simon Rodia

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Sabato "Simon" Rodia (Serino, 12 febbraio 1879Martinez, 16 luglio 1965) è stato un architetto italiano naturalizzato statunitense.

Costruì a Los Angeles, nell'arco di trent'anni (dal 1921 al 1954), le Watts Towers, tre torri di ferro di altezze diverse (la più alta raggiunge i 30 metri), parti di un raro complesso di sculture realizzate con materiali di varia natura, acciaio in prevalenza, ma anche bottiglie di vetro, ceramiche e cemento disposti in molti punti a mosaico. La creazione di Rodia è, in effetti, una sorta di arca, nella quale le tre torri fungono da alberi di una nave ideale e immaginaria. L'opera architettonica e scultorea di Rodia sorge in una delle periferie più difficili della città di Los Angeles chiamata Watts, appunto.

Biografiamodifica | modifica sorgente

Nacque e visse a Ribottoli in Serino, piccolo centro a pochi chilometri da Avellino. Emigrò all'età di quindici anni negli U.S.A. insieme al fratello maggiore per lavorare in una miniera in Pennsylvania. Dopo la morte del fratello maggiore, causata da un incidente in miniera, decise di spostarsi a Seattle, Washington dove sposerà, nel 1902, Lucia Ucci. La coppia si stabilì successivamente in California, nella città di Oakland, dove nacquero i tre figli. Rodia divorziò da Ucci nel 1912 e si spostò a Long Beach dove si mantenne per lungo tempo con lavoretti da muratore, operaio e piastrellista prima di trasferirsi nel quartiere di Watts a Los Angeles, dove acquistò una proprietà nel 1920. Nel 1921 cominciò la costruzione delle Watts Towers e delle varie sculture, riuscì a terminare il lavoro solo nel 1954. A causa di numerosi atti di vandalismo del vicinato, Rodia decise di trasferirsi a Martinez, dove passò gli ultimi anni della sua vita. Si pensa che Rodia non tornò più a Los Angeles fino alla sua morte, sopraggiunta nel 1965. Un documentario indipendente, uscito nel 2006 e intitolato "I Build the Tower" (scritto, diretto e prodotto da Edward Landler e Brad Byer), ricostruisce in modo esaustivo la vicenda di Simon Rodia.

Curiositàmodifica | modifica sorgente

  • L'opera venne intitolata da Rodia "Nuestro Pueblo", l'intestazione compare, all'interno della struttura, inscritta in un arco.
  • L'opera di Rodia nasconde dei segreti, come sostengono alcuni studiosi (Ed Landler, Luisa Del Giudice, Alessandro Dal Lago, Serena Giordano, Thomas Harrison], Rosie Lee Hooks, Virginia Kazor, Jeffrey Herr, Guglielmo Bilancioni, Paul A. Harris, Gloria Ricci Lothrop, Joseph Sciorra, George Epolito) che hanno condotto ricerche approfondite sul significato del simbolismo contenuto nelle libere creazioni di Rodia. Alcuni studiosi hanno voluto vederci un richiamo alla tradizione folklorica dei Gigli, tipica della Campania, altri hanno affermato giustamente che la struttura è a forma di arca e contiene riferimenti al mondo nautico (conchiglie e altro). I dibattiti ruotano anche intorno al tema del matrimonio, visto che si possono ammirare in serie un altare, una scultura a forma di torta nuziale e una fonte battesimale; per gli storici dell'arte l'opera di Rodia rimane qualcosa di straordinario e soprattutto irripetibile. In un vecchio documentario del 1957, Simon Rodia conferma la sua totale ingenuità rispetto al mondo dell'arte, la sua opera è frutto del desiderio di fare qualcosa tout court, senza teorie o speculazioni filosofiche a sostenerlo. La frase che riassume al meglio il pensiero di Simon Rodia è "I have to do something, I build the tower people like ..."

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