Steve Della Casa

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Stefano Della Casa

Stefano Della Casa, noto come Steve Della Casa (Torino, 25 maggio 1953[1]), è un critico cinematografico e direttore artistico italiano.

Biografiamodifica | modifica sorgente

Figlio del docente universitario di sanscrito Carlo Della Casa. Si è laureato nel 1977 all'Università di Torino con una tesi sul western americano degli anni Settanta. Il 7 dicembre 1974 ha aperto insieme ad altri studenti universitari il cineclub Movie Club, che, nei suoi dieci anni di vita divenuto il più importante cineclub italianosenza fonte (il Movie Club ha chiuso i battenti il 21 dicembre 1984). L'esperienza dell'attività critica unita a quella di organizzatore culturale si è rivelata decisiva per il futuro della sua carriera. Infatti l'attività di cineclubbista sfocia poi in quella di direttore di festival, a partire dal Torino Film Festival nel quale lavora fin dalla prima edizione nel 1982 per poi diventarne direttore unico nel 1999. In seguito sarà direttore del festival di televisione Roma Fiction Fest e di altre manifestazioni a Terni, Gavi e Tuscania. Collaborerà inoltre con la Mostra del Cinema di Venezia, con il festival di Locarno, quello di San Sebastian e quello di Taormina. A questa attività si affianca quella di saggista, con libri che hanno soprattutto interesse divulgativo, e quella di conduttore e autore radiofonico e televisivo.

Negli anni Settanta ha anche avuto un forte impegno politico. Si è iscritto nel 1967 al gruppo cattolico Gioventù studentesca, militò poi in Lotta Continua negli anni settanta (dove era conosciuto con il soprannome di "Steve"), restando coinvolto (insieme ad altri militanti come Angelo Luparia, Alberto Bonvicini, il futuro collaboratore di "Blob" Peter Freeman e il futuro medico ed esponente radicale Silvio Viale) nell'indagine sull'attentato al bar Angelo Azzurro di via Po a Torino in cui, a seguito del lancio di una bomba Molotov, morì bruciato vivo il 1º ottobre 1977 il giovane studente Roberto Crescenzio, a soli 22 anni.

Della Casa fu coinvolto a causa della testimonianza di Roberto Sandalo, espulso da Lotta Continua proprio da Della Casa[2] e nel 1980 passò un anno in carcerazione preventiva.

Nel 1984 venne condannato per concorso morale in omicidio colposo aggravato a tre anni di reclusione, sulla base di un processo che suscitò discussioni perché fondato esclusivamente su testimonianze di persone non direttamente coinvolte nei fatti. Della Casa si è sempre proclamato innocente, pur prendendo successivamente le distanze da ogni forma di violenza politica[3].

Nel 2006 ha ottenuto la riabilitazione[4] dal tribunale di Torino.

Tra il 1978 e i primi anni '80 è stato tra i promotori del gruppo Lotta Continua per il Comunismo, che contava tra i suoi dirigenti anche Angelo Brambilla Pisoni ("Cespuglio") e Gabriele Polo.

Nel 1986 conclude la propria militanza politica, dedicandosi interamente all'attività di critico e organizzatore cinematografico.

Negli anni ottanta è stato tra i fondatori (insieme ad altri ex di Lotta Continua) dell'Associazione Culturale Hiroshima Mon Amour, ed ha collaborato come critico cinematografico al quotidiano La Stampa.

È da sempre conosciuto con il nome di Steve, omaggio alla grande passione di Della Casa per il cinema Peplum e all'attore Steve Reeves.

Grande ed appassionato tifoso del Torino, cura una rubrica sul portale di riferimento della tifoseria granata Toro.it, per il quale lavora come giornalista il figlio Valentino, in cui opera paralleli tra le sue grandi passioni, il cinema e appunto il Toro[5]. Una volta l'anno, nell'ambito del Festival dedicato a Lavagnino presso Gavi (AL), premia il "Granata dell'anno" nell'ambito del "Granata Day"[6].

La critica cinematograficamodifica | modifica sorgente

Tra i massimi esperti di cinema popolare italianosenza fonte, dopo aver curato la sezione "Spazio Italia" sin dalla sua fondazione, ha ricoperto la carica di direttore del Torino Film Festival, dal 1999 al 2002. Dal 1994 conduce Hollywood Party, programma radiofonico di Radio3, e dal 2004 al 2006 il contenitore notturno La 25a ora - Il cinema espanso su LA7. Dal 2008 è direttore artistico del Roma Fiction Fest, un festival interamente dedicato al mondo della televisione.

Autore di numerosi saggi e volumi cinematografici, ha curato le retrospettive La commedia italiana al Festival Internazionale di Cinema di San Sebastian (1998) e Capitani coraggiosi. Produttori italiani 1945-1975 alla Mostra del cinema di Venezia (2003). Collabora con il quotidiano La Stampa e con numerose riviste di cinema (Film Tv, Cineforum). Ha dedicato una biografia in tre volumi all'opera di Mario Monicelli.

Dal 2006 presiede la Film Commission Torino Piemonte che, dopo il suo arrivo, è diventata uno dei più importanti promotori e finanziatori del cinema italiano[7]. Il 27 maggio 2013, a scadenza del secondo mandato, lascia la presidenza a Paolo Damilano.

Ha curato la regia di alcuni documentari tra i quali Anni luce (in concorso nel 2005 a Venezia), Uomini forti (selezionato al Festival di Roma nel 2007), Flaiano: il meglio è passato (fuori concorso alla Mostra di Venezia 2010) e I tarantiniani (fuori concorso al festival internazionale del film di Roma 2013.

Appare come attore in diversi film:

  • Veleno di Bruno Bigoni (1993) un giornalista
  • I demoni di San Pietroburgo di Giuliano Montaldo (2008) un giudice militare
  • L'abbuffata di Mimmo Calopresti (2008) il presentatore del reality
  • L'industriale di GiulianoMontaldo (2012) un operaio
  • Altri tempi di Marco Turco (fiction tv, 2013) un senatore
  • Benvenuto Presidente! di Riccardo Milani (2013) un "potere forte"

Il 31 gennaio 2014 ha vinto il Nastro d'argento, assegnato dal Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici, per il miglior documentario sul cinema con I tarantiniani, firmato assieme a Maurizio Tedesco.

Notemodifica | modifica sorgente

  1. ^ http://www.torinocittadelcinema.it/schedapersonaggio.php?personaggio_id=1427&stile=large Scheda su torinocittadelcinema.it
  2. ^ Gabriele Ferraris, Capii che l'operaio non cambia il mondo, La Stampa, 17 gennaio 2008
  3. ^ Angelo Azzurro, una morte che pesa sul cuore della città, di Marina Cassi, pubblicato da La Stampa il 1 ottobre 2007, nell'anniversario dei vent'anni dall'accaduto
  4. ^ Claudio Laugeri, Addio agli Anni 70: per Steve si avvicina la riabilitazione, La Stampa, 31 marzo 2006
  5. ^ "Uomini dai mille volti" Toro.it
  6. ^ Granata Day 2011, premiato Antonino Asta
  7. ^ La Stampa, 28/5/2013

Bibliografiamodifica | modifica sorgente

  • Mario Monicelli, La Nuova Italia, 1986
  • Mario Mattoli, La Nuova Italia, 1990
  • Riccardo Freda, Bulzoni, 1999
  • Dario Argento, il brivido della critica cinematografica, Testo&Immagine, 2000
  • Officina torinese. Una passeggiata in cento anni di cinema, Lindau, 2000
  • Turin, berceau du cinéma italien, Il Castoro, 2001
  • Storia e storie del cinema popolare italiano, La Stampa, 2001
  • Capitani coraggiosi. Produttori italiani 1945-1975, Electa, 2003

Italiana, Electa, 2005 L'armata Brancaleone, Lindau, 2005 Mario Monicelli il mio metodo, Donzelli, 2009

  • La buca di Maspero in Scrittori in curva, Marotta e Cafiero, 2009
  • Hollywood sul Tevere, Electa, 2010
  • Il professor matusa e i suoi hippies, Cinema e musica in Italia, Bonanno 2011
  • POP FILM ART. Visual culture, moda e design nel cinema italiano anni '60 e '70, Edizioni Sabinae, Roma (con Dario Edoardo Viganò e Pierpaolo De Sanctis), 2012
  • Sbatti Bellocchio in sesta pagina" (con Paolo Manera, ed. Donzelli, 2012
  • IL GRANDE LIBRO DI ERCOLE. Il cinema mitologico in Italia (con Marco Giusti), Edizioni Sabinae - Centro Sperimentale di Cinematografia, 2013

Splendor - storia inconsueta del cinema italiano, Laterza 2013

Collegamenti esternimodifica | modifica sorgente








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