Storia della Gallia tardo-antica e altomedievale

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Categoria: Storia della Francia

La storia delle province galliche dell'impero romano è quella che diverrà in seguito la storia della Francia, dalla crisi del III secolo, che segna l'inizio della dissoluzione del dominio romano in Gallia, all'unificazione dei territori gallici sotto il re dei Franchi Clodoveo I, della dinastia merovingia, e i suoi immediati successori, nella prima metà dell'VI secolo.

La crisi del III secolo e la restaurazione dell'impero nel IV secolo nelle province gallichemodifica | modifica sorgente

Dopo tre secoli di pace e prosperità sotto il governo imperiale romano, la crisi economica e sociale del III secolo si rifletté anche sulla Gallia, che venne scossa da sporadiche incursioni di barbari, giunte fino alla Spagna e all'Italia settentrionale, in particolare nel 242, nel 258 e nel 276 da parte di Franchi e Alamanni, mentre i Sassoni attaccarono la Bretagna. Numerose città si circondano di mura difensive e il clima insicuro è testimoniato dal ritrovamento di numerosi tesoretti monetali di quest'epoca, nascosti dai proprietari per sfuggire ai saccheggi.

Approfittando della debolezza dell'autorità centrale, il generale Postumo si proclamò imperatore, ribellandosi a Gallieno e uccidendone il figlio Salonino. Dalla ribellione, che coinvolse, oltre alla Gallia, le province di Hispania e Britannia, nacque l'effimero Impero delle Gallie, con capitale ad Augusta Treverorum (Treviri), che rimase indipendente, sotto vari imperatori, tra il 260 e il 274, e venne infine riconquistato dall'imperatore Aureliano.

L'impero romano nel 395.

Dopo le riforme di Diocleziano la diocesi della Gallia (appartenente con la Britannia e l''Hispania alla prefettura delle Gallie, con capitale a Treviri) fu suddivisa nelle 17 province di:

  • Viennensis
  • Lugdunensis I, II, III e IV (quest'ultima anche Lugdunensis Senonia),
  • Germania I e II,
  • Belgica I e II,
  • Alpes Maritimae
  • Alpes Poeninae et Graiae
  • Maxima Sequanorum,
  • Aquitania I e II,
  • Novem populi
  • Narbonensis I e II.

Nella Notitia Dignitatum è citato un vicarius per la diocesi gallica, denominata "delle Sette Province" (Septem Provinciarium), mentre l'amministrazione militare era affidata ad un comes rei militaris (Tractus Argentoratensis) e a quattro duces (Sequanicae, Tractus Armoricani et Neruicani, Belgicae secundae e Germania primae). Delle 17 province galliche, sei erano governate da consulares (Viennensis, Lugdunensis I , Germania I e II e Belgica I e II), mentre le altre erano governate da praesides.

Il IV secolo fu un periodo di prosperità e sviluppo in particolare per le aristocrazie locali, sempre più legate ai propri estesi possedimenti terrieri e e che rivestivano un ruolo sempre più importante di mediazione e protezione per le masse della popolazione, impoverite dalla pressione fiscale.

L'usurpazione di Magno Massimomodifica | modifica sorgente

Magno Massimo, inviato in Britannia dall'imperatore Valentiniano I, fu proclamato imperatore dalle truppe nel 383 e, sbarcato in Gallia, sconfisse e uccise il figlio di Valentiniano Graziano. Riconosciuto forzatamente come collega da Valentiniano II e Teodosio I, fu quindi sconfitto da Teodosio ad Aquileia nel 388, insieme al figlio Flavio Vittore.

La dissoluzione del dominio romano in Gallia nel V secolomodifica | modifica sorgente

L'invasionemodifica | modifica sorgente

I movimenti migratori

Stilicone, generale dell'imperatore d'Occidente Onorio, impegnato nella difesa dell'Italia contro i Visigoti di Alarico e contro i Goti (un gruppo goto indipendente da quello di Alarico) di Radagaiso, fu costretto a sguarnire la frontiera del Reno. Dopo aver sconfitto i Franchi, stanziati presso Magonza (Moguntiacum) e alleati dei Romani sin dalla metà del III secolo, Svevi, Alani e Vandali oltrepassarono il Reno (31 dicembre 406) e devastarono la Gallia per due anni prima di abbandonarla e stanziarsi in Spagna (409).

Le invasioni del 405-408 (coinvolgenti Vandali, Alani, Svevi, Burgundi e il gruppo goto di Radagaiso) sono dovute, secondo Peter Heather, alla migrazione degli Unni dalla regione a nord del Mar Nero (dov'erano ancora nel 395, anno in cui devastarono le province asiatiche dell'Impero romano d'Oriente) alla grande pianura ungherese (dove sono attestati intorno al 412-413, all'epoca dell'ambasceria di Olimpiodoro), che spinse molta della popolazione ad ovest dei Carpazi (tra cui proprio gli invasori del 405-408) a invadere l'Impero per sfuggire all'avanzata unna.[1]

Secondo la teoria di Guy Halsall, i soldati a difesa del Reno subirono pesanti perdite nel corso delle guerre civili tra gli usurpatori gallici e Teodosio I, e queste perdite non vennero reintegrate, a causa delle dispute con Costantinopoli che impegnavano Stilicone, che fecero sì che il generale trascurasse la Gallia; inoltre alla fine del IV secolo-inizio V secolo la zecca di Treviri fu chiusa e la capitale della prefettura delle Gallie fu trasferita da Treviri (Gallia settentrionale) a Arelate (Gallia meridionale), interpretabile come una perdita di importanza della Gallia settentrionale; inoltre l'interuzione di afflusso di moneta nella Gallia settentrionale potrebbe aver portato l'Impero a interrompere il versamento dei sussidi diplomatici ai clienti dell'Impero al di là del Reno, portandoli ad invadere l'Impero per ottenere con il saccheggio ciò che non ricevevano più con i sussidi. Fu quindi, per Halsall, il vuoto di potere creatasi nella Gallia settentrionale per cause interne all'Impero ad attirare gli invasori.

La teoria di Halsall non viene però ritenuta convincente da Heather, il quale sostiene che essa "si fonda sostanzialmente sul silenzio delle fonti", e ribatte che molti autori ritengono che lo spostamento della capitale delle prefettura delle Gallie ad Arelate sia avvenuta dopo l'invasione del 406 e che nella prefettura delle Gallie erano rimaste abbastanza legioni da permettere a Costantino "III" di usurpare la porpora; inoltre fa notare che, a parte che la teoria della cessazione dei sussidi si basa sul silenzio delle fonti ed è una congettura non verificabile, gli invasori del 406 non erano popoli "clienti" dell'Impero, quindi non ricevevano sussidi; inoltre proprio i maggiori percettori di sussidi dall'Impero (Franchi e Alamanni), quelli che sarebbero stati maggiormente danneggiati in caso di cessazione del versamento di sussidi, rimasero neutrali.[2]

Usurpazione di Costantino III: invasioni e usurpazionimodifica | modifica sorgente

Ritratto di Costantino III su una moneta

Il giorno 31 dicembre un'orda barbara di straordinarie proporzioni, costituita da Vandali, Alani e Svevi, sospinta verso occidente dagli Unni, attraversò il Reno ghiacciato e penetrò in Gallia.[3] L'invasione della Gallia (con conseguente timore che i barbari invadessero anche la Britannia) e la debolezza manifestata dal governo di Onorio, spinse le legioni britanniche a rivoltarsi acclamando imperatore prima un certo Marco, poi, alcuni mesi dopo, un certo Graziano e poi, dopo il rifiuto di questi di intervenire contro i Barbari, il generale Flavio Claudio Costantino, difensore delle province britanniche contro Scoti, Pitti e Sassoni.[4][5] Questi, attraversata la Manica, riuscì a bloccare temporaneamente l'avanzata dei barbari e a prendere il controllo di gran parte dell'Impero: Gallia, Spagna e Britannia.[4][5] Secondo Zosimo, Costantino III, sbarcato in Gallia, si scontrò con gli invasori Vandali, Alani e Svevi, con qualche limitato successo:

« Seguì così un furioso scontro tra i due schieramenti, in cui i Romani ebbero la meglio, uccidendo la maggior parte dei barbari. Ma, non inseguendo i fuggitivi, e così facendo li avrebbe uccisi tutti, diede loro l'opportunità di saccheggiare, e di ottenere rinforzi da altri barbari, divenendo di nuovo una minaccia. Per questi motivi, Costantino collocò dei presidi in questi luoghi, in modo da impedire a queste tribù di avanzare impunemente in Gallia. Allo stesso modo rese sicuro il Reno, che era stato trascurato fin dai tempi dell'Imperatore Giuliano. »
(Zosimo, Storia Nuova, VI,3.)

Costantino III sembra dunque aver limitato i danni almeno per il momento, relegando la presenza dei barbari alle province della Gallia settentrionale, se si presta fede a Zosimo.

Nel frattempo, Costantino III aveva elevato al rango di Cesare suo figlio Costante, mentre in Spagna due parenti di Onorio si rivoltarono, rifiutandosi di riconoscere l'autorità dell'usurpatore e mettendo insieme un'armata che minacciava di invadere la Gallia e deporlo.[6][7] Costantino III inviò dunque suo figlio Costante, insieme al generale Geronzio (che Zosimo chiama erroneamente Terenzio) e al prefetto del pretorio Apollinare, nella penisola iberica per sedare la rivolta.[6] Nonostante ai soldati ribelli si fossero aggiunti un'immensa massa di schiavi e contadini, l'esercito di Costante riuscì a sedare la rivolta e a catturare i capi dei ribelli (Vereniano e Didimio, parenti di Onorio), e li condusse prigionieri in Gallia da suo padre, dove furono giustiziati.[6][7][8]

L'Impero romano d'Occidente nel 410.

██ Impero d'Occidente (Onorio).

██ Area controllata da Costantino III (usurpatore).

██ Aree in rivolta.

██ Franchi, Alamanni, Burgundi.

██ Area controllata da Massimo (usurpatore).

██ Vandali Silingi.

██ Vandali Asdingi e Suebi.

██ Alani.

██ Visigoti.

Nel frattempo Costantino III richiamò suo figlio Costante in Gallia per consultarsi sulle prossime mosse da attuare; Costante lasciò quindi a Saragozza la sua corte e sua moglie, e commise incautamente l'errore di affidare temporaneamente al generale Geronzio il governo della Spagna mentre era via, affidandogli il compito di sorvegliare i Pirenei, sostituendo dunque con truppe di origini barbariche (gli Honoriaci) i presidi locali che un tempo sorvegliavano i passi.[9][7][10]. Quando dunque Costante ritornò in Spagna per la seconda volta per governarla come Cesare, Geronzio per brame di potere si rivoltò proclamando a sua volta imperatore un tale Massimo.[9][8][10] Sembra inoltre aver incitato i barbari che erano in Gallia ad invadere la Gallia meridionale in modo da tenere occupato Costantino III: la Gallia nord-occidentale (Armorica) e la Britannia furono colpite da incursioni tanto devastanti da spingere le popolazioni locali a rivoltarsi a Roma per autodifendersi dagli attacchi nemici, non arrivando alcun aiuto da Roma o da Costantino III, stando a quanto narra Zosimo:

« Geronzio, non essendo soddisfatto di ciò, ed essendosi guadagnato il favore dei soldati di quella zona, incitò i barbari residenti in Gallia Celtica a rivoltarsi contro Costantino. Essendo Costantino non in grado di respingere i barbari, essendo la maggior parte del suo esercito in Spagna, i barbari oltre il Reno attuarono incursioni talmente devastanti in ogni provincia, da ridurre non solo i britanni, ma persino alcune delle nazioni celtiche, alla necessità di rivoltarsi all'Impero, e di vivere senza le leggi romane ma come essi desideravano. I Britanni dunque presero le armi, e si compirono molte imprese pericolose per la loro propria autodifesa, fino a quando non liberarono le proprie città dai barbari che le assediavano. In modo simile, l'intera Armorica, con altre province della Gallia, si liberarono da soli con gli stessi mezzi; espellendo i magistrati o ufficiali romani, e formando un proprio governo locale, come essi desideravano. »
(Zosimo, Storia Nuova, VI,5.)

Le incursioni degli invasori barbari in ogni provincia della Gallia furono talmente devastanti da attirare l'attenzione di un ecclesiastico residente a Betlemme, San Girolamo, che in un'epistola scrisse:

« Ora spenderò alcune parole sulle nostre sventure attuali... Tribù selvagge in numero innumerevole hanno devastato la Gallia intera. L'intera nazione tra le Alpi e i Pirenei, tra il Reno e l'Oceano, è stata devastata da orde di Quadi, Vandali, Sarmati, Alani, Gepidi, Eruli, Sassoni, Burgundi, Alemanni e — ahime! per lo stato!— persino da Pannoni... La, un tempo nobile, città di Magonza è stata presa e rasa al suolo. Nella sua chiesa sono stati massacrati migliaia di cittadini. La popolazione di Vangium, dopo un lungo assedio, è stata ridotta al niente. La potente città di Rheims, gli Ambiani, gli Altrebatæ, i Belgi..., Tournay, Spires, e Strasburgo sono cadute in mano ai Germani: mentre le province dell'Aquitania e delle Nove Nazioni, di Lione e di Narbona sono, con l'eccezione di alcune città, una scena universale di desolazione. E coloro che la spada ha risparmiato, sono colpiti dalla carestia. Non posso parlare senza versare almeno una lacrima di Tolosa, salvata dalla rovina per merito del suo reverendo vescovo Exuperio. Persino le Spagne sono sull'orlo della rovina e tremano ogni giorno sempre di più rimembrando l'invasione dei Cimri; e, mentre altri soffrono le proprie sventure una volta diventate realtà, essi le soffrono continuamente nell'attesa. »
(Girolamo, Epistola 123.)

Negli ultimi mesi del 409 i Vandali, gli Alani e Svevi, a causa del tradimento o della negligenza dei reggimenti Honoriaci a presidio dei Pirenei, entrarono in Spagna, sottomettendola per la massima parte.[7][8][11]

La sconfitta degli usurpatori Costantino III, Massimo e Giovinomodifica | modifica sorgente

Nel 411 la situazione politico-militare giunse finalmente ad un punto di sblocco. Geronzio, generale di Costantino III, come già detto, si era rivoltato, eleggendo usurpatore Massimo, suo amico intimo secondo Sozomeno, addirittura suo figlio secondo Olimpiodoro.[12] Posta la propria sede a Tarragona, Geronzio, una volta fatta pace con i Vandali, gli Alani e gli Svevi che avevano invaso la penisola iberica, marciò contro Costantino III.[12][13] Quando Costantino III fu informato dell'usurpazione di Massimo, inviò il suo generale Edovico oltre il Reno, per reclutare un esercito di ausiliari franchi e alemanni; e inviò suo figlio Costante a difesa di Vienna (in Gallia) e delle città limitrofe.[12][10]

Geronzio avanzò con la sua armata, facendo prigioniero Costante e uccidendolo a Vienna (ovviamente la Vienna che si trova in Gallia, non in Austria), raggiungendo ben presto Arelate (l'odierna Arles), che assediò.[12][13][14] Della situazione approfittò Onorio, inviando sul posto il generale Flavio Costanzo.[12][14]

Moneta dell'usurpatore Giovino, sconfitto nel 413.
Moneta di Costanzo III, co-imperatore di Onorio nel 421.

Quando l'armata di Costanzo raggiunse Arelate, Geronzio levò precipitosamente l'assedio ritirandosi in Hispania con pochi soldati, mentre la maggior parte delle sue truppe disertava in massa unendosi all'esercito di Costanzo.[12] Geronzio fu poi costretto al suicidio dai suoi stessi soldati, che, intenzionati a ucciderlo, assaltarono la sua casa di notte.[12] Uno dei soldati rimasti fedeli a Geronzio, un certo Alano, salì però sui tetti con altri arcieri, uccidendo a suon di frecce all'incirca 300 soldati ribelli.[12] Il giorno successivo i soldati diedero fuoco all'abitazione, e non essendo rimasta altra via di fuga, Geronzio si suicidò con i suoi parenti.[12][13] Massimo nel frattempo abdicava rifugiandosi tra i barbari.[12][13][14]

Nel frattempo l'assedio di Arelate ad opera di Costanzo proseguiva: nonostante tutto, Costantino III continuava a resistere e a sperare nell'arrivo del suo generale Edovico con i suoi ausiliari franchi e alemanni reclutati da oltre Reno.[15] Quando però Edovico era sul punto di arrivare con i rinforzi, i soldati di Onorio attraversarono il fiume Rodano e il generale Costanzo, comandante della fanteria, decise di attendere l'appropinquarsi del nemico, mentre Ulfila si era appostato a preparare un'imboscata con la sua cavalleria.[15] Il nemico, ormai arrivato sul campo di battaglia si stava scontrando con le truppe di Costanzo, quando quest'ultimo diede il segnale a Ulfila, che assaltò quindi da dietro il nemico, mandandolo in rotta: alcuni fuggirono, altri furono massacrati, alcuni abbassarono le armi e chiesero perdono, venendo generosamente risparmiati.[15] Edovico montò sul suo destriero e cercò rifugiò nelle terre di un proprietario terriero di nome Ecdicio, il quale però lo tradì decapitandolo e inviando la sua testa ai generali di Onorio.[15]

Dopo questa vittoria le truppe di Costanzo cinsero di nuovo d'assedio Arelate.[16] Durante il quarto mese di assedio, inoltre, giunse la notizia dell'usurpazione di Giovino in Gallia Ulteriore (settentrionale), il quale ottenne il sostegno non solo di Burgundi e Alani, ma anche di Franchi, Alamanni, e dell'esercito romano di stanza sul Reno.[10] Quando Costantino seppe dell'uccisione di Edovico e dell'usurpazione di Giovino, abbandonata ogni speranza, si levò la porpora e gli altri ornamenti imperiali, riparandosi in chiesa, dove si fece ordinare sacerdote.[13][16] Le guardie a difesa delle mura, avendo ricevuto garanzie che sarebbero stati risparmiati, aprirono le porte a Costanzo, che effettivamente mantenne la promessa data.[16] Costantino III e suo figlio Giuliano furono inviati in Italia, ma Costanzo fece decapitare Costantino III a trenta miglia da Ravenna, nonostante la promessa che lo avrebbe risparmiato.[13][14] Secondo un frammento di Renato Profuturo Frigerido, Costantino III fu inviato immediatamente in Italia, venendo giustiziato presso il fiume Mincio da sicari inviati dall'Imperatore.[10]

Gli usurpatori Massimo e Costantino furono però presto sostituiti da due nuovi ribelli. Nel 412 il comes Africae Eracliano si proclamò imperatore, tagliando le forniture di grano all'Italia, mentre a nord la morte di Costantino III lasciò mano libera a Burgundi e Alani lungo la frontiera renana.[14] Questi (condotti rispettivamente da Gunziario e Goar) sobillarono le legioni di stanza nella regione a proclamare imperatore a Magonza il generale Giovino, con l'iniziale appoggio dei Visigoti di Ataulfo.[14][17] Ben presto, però, Ataulfo ebbe disaccordi con Giovino, dovuti non solo all'intervento del prefetto del pretorio delle Gallie Dardano, il quale, fedele a Onorio, cercò di convincere Ataulfo a deporre l'usurpatore, ma anche al fatto che all'esercito di Giovino si era unito anche il suo rivale Saro, il quale aveva deciso di disertare al nemico perché Onorio non aveva punito con vigore l'assassinio di Belleride suo domestico; deciso a risolvere il conto in sospeso con Saro, Ataulfo lo attaccò e lo uccise in una battaglia impari (Saro aveva solo una ventina di guerrieri con sé contro circa 10.000 guerrieri dalla parte di Ataulfo).[17] I disaccordi si tramutarono in ostilità aperta quando Giovino innalzò al rango di Augusto suo fratello Sebastiano nonostante il mancato assenso del re visigoto, il quale inviò un messaggio ad Onorio promettendogli di inviargli le teste degli usurpatori in cambio della pace.[18] Onorio accettò e Ataulfo si scontrò quindi con Sebastiano, vincendolo e inviando la sua testa a Ravenna, e poi catturando Giovino, inviandolo al prefetto del pretorio delle Gallie Claudio Postumo Dardano, che lo fece decapitare e inviò la sua testa a Ravenna, dove venne esposta, insieme a quelle degli altri usurpatori, in cima ai pali fuori Ravenna.[14][18] Nel frattempo Decimio Rustico, prefetto di Costantino III ed ex magister officiorum, e Agrezio, uno dei principali segretari di Giovino, insieme a molti nobili rei di aver appoggiato gli usurpatori, furono catturati in Alvernia dai comandanti di Onorio e crudelmente giustiziati.[10] Più o meno nello stesso periodo la città di Treviri fu saccheggiata e data alle fiamme nel corso di una seconda incursione di Franchi.[10] Nello stesso anno, in Italia, le forze comandate dall'usurpatore Eracliano, sbarcato per abbattere Onorio, vennero sconfitte costringendo l'usurpatore a fuggire a Cartagine, dove trovò la morte.[14] Flavio Costanzo, fresco della vittoria su Eracliano, fu ricompensato con l'incorporazione delle immense ricchezze dell'usurpatore sconfitto.[19]

Negoziazioni con i Visigoti (413-415)modifica | modifica sorgente

Onorio chiese a questo punto in cambio della pace la restituzione di Galla Placidia, ostaggio dei Visigoti fin dal 410. Ataulfo, tuttavia, non era disposto a restituire a Onorio sua sorella, se in cambio non veniva rispettata la condizione di fornire ai Visigoti una grossa quantità di grano, una cosa che i Romani avevano promesso ai Visigoti ma che non era stata finora mantenuta.[18] Quando i Romani si rifiutarono di fornire ai Visigoti il grano promesso se prima non avveniva la restituzione di Galla Placidia, Ataulfo riprese la guerra contro Roma (414).[18] Ataulfo invase la Gallia meridionale, dove vi era già fin dal 412, tentando di impadronirsi di Marsiglia ma fallendo nella sortita grazie al valore del generale Bonifacio, il quale difese strenuamente la città, riuscendo anche nell'impresa di ferire, durante la battaglia, Ataulfo.[18]

L'anno successivo il re dei Visigoti sposò la sorella di Onorio, Galla Placidia, tenuta in ostaggio prima da Alarico e poi da Ataulfo stesso fin dai giorni del sacco di Roma.[20][21][22] L'ex-imperatore Prisco Attalo, che aveva seguito il suo popolo d'adozione fin nelle Gallie, festeggiò l'evento decantando il panegirico in onore degli sposi. Poco tempo dopo, ai due sposi nacque un figlio, di nome Teodosio.[23] Secondo Heather, il matrimonio di Galla Placidia con Ataulfo aveva fini politici: sposando la sorella dell'Imperatore di Roma, Ataulfo sperava di ottenere per sé e per i Visigoti un ruolo di preponderante importanza all'interno dell'Impero, nutrendo forse anche la speranza che una volta deceduto Onorio suo figlio Teodosio, nipote di Onorio, per metà romano e per metà visigoto, sarebbe diventato imperatore d'Occidente in quanto Onorio non aveva avuto figli. Secondo Orosio, Ataulfo:

« ...preferì combattere fedelmente per l'Imperatore Onorio e impiegare le forze dei Goti per la difesa dello stato romano... Sembra che in un primo momento desiderasse combattere contro il nome romano e rendere tutto il territorio romano un impero gotico di nome e di fatto, in modo che, per usa espressioni popolari, la Gothia avrebbe preso il posto della Romània, ed egli, Ataulfo, sarebbe diventato un nuovo Cesare Augusto. Avendo scoperto dall'esperienza degli anni che i Goti, a causa della loro barbarie..., erano incapaci di ubbidire alle leggi, e ritenendo che lo stato non dovrebbe essere privato di leggi senza le quali non sarebbe tale, scelse per sé almeno la gloria di restaurare e aumentare la grandezza del nome romano tramite la potenza dei Goti, desiderando di essere ricordato dalla posterità come il restauratore dell'Impero romano e non il suo distruttore... Cercò quindi di trattenersi dalla guerra e di promuovere la pace, aiutato in ciò specialmente da sua moglie, Placidia, una donna di intelligenza e di pietà straordinaria; fu guidato dai suoi consigli in tutte le misure conducenti al buon governo. »
(Orosio, VII,43.)

Tuttavia, ogni tentativo di negoziazione tra i Visigoti e Roma ad opera di Ataulfo e Placidia fallì a causa dell'opposizione alla pace di Flavio Costanzo, e la dipartita prematura del figlioletto Teodosio dopo nemmeno un anno di età mandò a monte tutti i piani di Ataulfo.[23]

A quel punto - era sempre il 414 - Ataulfo proclamò nuovamente imperatore Prisco Attalo, nel tentativo di raccogliere attorno a lui l'opposizione a Onorio. L'avanzata delle legioni di Flavio Costanzo costrinse però i Visigoti ad abbandonare Narbona e ripiegare in Spagna, lasciando Attalo nelle mani di Onorio, che lo condannò al taglio di due dita della mano destra e all'esilio sulle isole Lipari.[24][14][20][25] La tattica di Costanzo era stata di bloccare tutti i porti e le vie di comunicazione impedendo ai Visigoti di ricevere rifornimenti di cibo: in Spagna i Visigoti furono talmente ridotti alla fame dalla tattica di Costanzo che essi furono costretti a comprare dai Vandali il grano a un prezzo esorbitante di una moneta d'oro per ogni trula di frumento (e per tale motivo i Vandali cominciarono a soprannominarli "truli").[26]

Nel 415 Ataulfo si spense nei pressi di Barcellona, ucciso nelle sue stalle da un servo che aveva un conto in sospeso con lui: perendo, si era fatto giurare dal fratello che avrebbe restituito Placidia ad Onorio, e di fare di tutto affinché si giungesse alla riconciliazione tra Visigoti e Romani, e affinché entrambe le nazioni vivessero in mutua ed eterna alleanza.[27] Si impadronì tuttavia del trono visigoto con la violenza un certo Sigerico, fratello di Saro, il quale uccise i figli di Ataulfo impadronendosi del trono regnando tuttavia soli 7 giorni poiché il settimo giorno di regno fu assassinato.[27] Il suo successore, Vallia, si riappacificò con l'Impero, ricevendo calorosamente l'ambasciatore Euplazio magistriano che gli era stato inviato da Costanzo per concludere la pace: accettò il trattato di pace propostogli, e, in cambio della pace, della restituzione di Galla Placidia a Onorio, e l'obbligo di combattere come federato di Roma i Barbari nella Spagna, i Visigoti ricevevano un'immensa quantità di grano (600.000 misure di frumento) e la concessione di stabilirsi come foederati in Aquitania.[20][28] Galla Placidia fece così trionfalmente ritorno in Italia, andando in sposa, nel 417, proprio a Flavio Costanzo, che nel frattempo assumeva una posizione sempre più preminente a corte.[29]

La pace con i Visigoti (415-418)modifica | modifica sorgente

L'Impero romano d'Occidente nel 421.

██ Impero d'Occidente (Onorio).

██ Aree in rivolta.

██ Franchi, Alamanni, Burgundi.

██ Vandali e Alani.

██ Suebi.

██ Visigoti.

Grazie all'operato di Flavio Costanzo, rispetto al 410, l'Impero aveva recuperato la Gallia, sconfiggendo usurpatori e ribelli, e una parte della Spagna, annientando, grazie ai Visigoti, gli Alani.

I Goti condotti da Wallia ottennero dei promettenti ma effimeri a lungo termine successi contro i Vandali e gli Alani in Hispania, come narrato da Idazio:

« I Vandali Silingi della Betica furono spazzati via attraverso il re Wallia. Gli Alani, che regnavano su Vandali e Svevi, furono sterminati dai Goti al punto che... scordarono perfino il nome del loro regno e si misero sotto la protezione di Gunderico, il re dei Vandali [Asdingi] che si era stabilito in Galizia. »
(Idazio, Cronaca, anni 416-418.)

Ottenuti questi successi, grazie ai quali le province ispaniche della Lusitania, della Cartaginense e della Betica tornarono sotto il precario controllo romano,[30] nel 418 Onorio e Costanzo richiamarono, come era stato stabilito dall'accordo del 415, i Visigoti in Aquitania (una regione della Gallia meridionale), nella valle della Garonna, dove i barbari ricevettero - in base al sistema dell'hospitalitas - terre da coltivare.[31] L'Aquitania sembra sia stata scelta da Costanzo come terra dove far insediare i foederati Visigoti per la sua posizione strategica: infatti era vicina sia dalla Spagna, dove rimanevano da annientare i Vandali Asdingi e gli Svevi, sia dal Nord della Gallia, dove forse Costanzo intendeva impiegare i Visigoti per combattere i ribelli separatisti Bagaudi nell'Armorica.[32] Nel 418, inoltre, per riallacciare le relazioni con i proprietari terrieri gallici, alcuni dei quali, vista la latitanza del potere centrale romano, avevano mostrato tendenze filo-barbariche o filo-gotiche, il regime di Costanzo stabilì di ristabilire il consiglio delle sette province della Gallia meridionale.[33] Il consiglio delle sette province si teneva ogni anno e riguardava gli interessi dei proprietari terrieri della Gallia. Probabilmente la seduta del 418 riguardò la questione dello stanziamento dei Goti nella valle della Garonna in Aquitania (province di Aquitania II e Novempopopulana, che comunque per un certo periodo continuarono ad essere governate da governatori romani).

Nel 418 l'autorità imperiale era stata ripristinata nelle sette province della Gallia meridionale. A dire il vero, in Aquitania II e Novempopulana si erano stanziati i Visigoti ma erano ancora governate da governatori romani, che infatti parteciparono al concilio delle sette province del 418.[34] Questo concilio annuale era stato ripristinato dal regime di Costanzo nel 418 per riallacciare i rapporti con i proprietari terrieri gallici, molti dei quali, trovatisi indifesi dall'Impero, scesero a compromessi con i barbari invasori; questo fenomeno ledeva gli interessi dell'Impero e Costanzo cercò di porvi rimedio con questo concilio che permetteva ai proprietari terrieri gallici di ritrovare un punto di contatto con l'Impero.

In Gallia settentrionale, invece, l'autorità dell'Impero era nominale. Secondo la commedia Querolus l'effettivo confine della Gallia romana era ora la Loira, in quanto al protagonista della commedia viene detto che se vuole andare in un luogo dove non valgono le leggi romane, deve recarsi a nord della Loira.[34] In effetti le province armoriche erano occupate fin dal 409 dai ribelli separatisti bagaudi, mentre le province più vicine al Reno erano invase dai Franchi e dai Burgundi. Costanzo provò comunque a ristabilire la sua autorità nella Gallia settentrionale, se non addirittura in Britannia; infatti nel 417 Exuperantius viene inviato da Costanzo a riportare l'ordine in Armorica, mentre nel 420 il generale Castino combatté i Franchi in Gallia settentrionale.[35] Nel 421 tuttavia Costanzo perì e con ciò il processo di ristabilimento dell'autorità imperiale nelle province invase dai Barbari subì un duro arresto: le discordie civili negli anni successivi portarono a un peggioramento critico della situazione.

Il generale romano Eziomodifica | modifica sorgente

Ezio, un romano che era stato prigioniero dei Visigoti e degli Unni, comes domesticorum sotto l'imperatore Giovanni Primicerio, aveva conservato la sua posizione anche con Valentiniano III, figlio di Galla Placidia, dopo la sconfitta di Giovanni nel 425. Nel 428 sconfisse i Visigoti, riconquistando Arles, e i Franchi del re Clodione, rinnovando i trattati di alleanza. Console nel 432 e patricius nel 433, combatté nuovamente in Gallia contro Visigoti e Burgundi, arrestandone le mire espansionistiche. Nel 440 entrò in conflitto con il prefetto del pretorio delle Gallie, Albino: la riappacificazione fu opera del diacono Leone, poi papa Leone I.

Nel 451 Attila, re degli Unni invase la Gallia, ma venne arrestato nella battaglia dei Campi Catalaunici da una confederazione di Romani, Franchi, Visigoti e Burgundi guidati da Ezio. Il generale romano venne quindi ucciso nel 454 da Valentiniano III.

Dopo la morte dell'imperatore Petronio Massimo, l'imperatore Avito venne deposto e ucciso nel 456 dal generale Ricimero, nipote del re dei Visigoti, Vallia, che elesse e depose imperatori nei successivi sedici anni.

Il generale romano Egidio e il figlio Siagriomodifica | modifica sorgente

Il dominio di Siagrio

Nel 457 l'imperatore romano d'occidente Maggioriano inviò in Gallia il generale (magister militum) Egidio, per ristabilire l'ordine nei confronti dell'aristocrazia gallo-romana che aveva sostenuto il suo predecessore Avito, alleato dei Visigoti. I Burgundi si erano impadroniti di Lione (Lugdunum), ma, con l'aiuto dei Franchi, Egidio riprese la città e costrinse i regni romano-barbarici a rinnovare l'alleanza con Roma e a sottomettersi a Maggioriano.

Quando il patricius Ricimero depose ed uccise Maggioriano per sostituirlo con Libio Severo nel 461, Egidio rifiutò di riconoscere il nuovo imperatore,. La sua posizione ne risultò tuttavia indebolita, e i Burgundi riuscirono a impadronirsi nuovamente di Lione, occupando la valle della Saona e isolando i territori ancora romani dall'Italia. Egidio continuò a combattere contro Visigoti (che sconfisse ad Orléans nel 463), Sassoni e Burgundi, conservando il potere romano nella regione tra la Loira e la Somme, comprendente la Normandia, l'Ile de France e parte del bacino parigino. Morì nel 464, lasciando il comando al comes Paolo, che difese la Loira contro i Visigoti e venne ucciso dal re dei Franchi Childerico I.

Nel 471 il re dei Visigoti Eurico sconfisse una spedizione inviata dall'imperatore Antemio al comando del proprio figlio Antemiolo.

Il figlio di Egidio, Siagrio, mantenne i territori romani anche dopo la fine dell'impero d'Occidente. Ebbe Soissons (Noviodunum) come sua capitale e assunse il titolo di dux, considerandosi ancora governatore romano, ma fu riconosciuto come "re dei Romani" da Franchi, Burgundi e Visigoti. Siagrio fu forse alleato con il capo romano-britannico Ambrogio Aureliano (Ambrosius Aurelianus), in lotta contro i Sassoni e legato alla figura del mitico re Artù.

Nel 486 Siagrio venne sconfitto dal re dei Franchi Clodoveo I, che conquistò Soissons e gli ultimi territori ancora nominalmente romani. Siagrio si rifugiò presso il re dei Visigoti Alarico II, ma fu da questi tradito e inviato a Clodoveo, che lo fece giustiziare nel 487.

I regni romano-barbarici in Gallia nel V e VI secolomodifica | modifica sorgente

Molte delle popolazioni germaniche che si erano riversate sulla Gallia a partire dagli inizi del secolo (406-409), si spostarono quindi verso altre regioni: Vandali, Alani e Svevi furono accolti come alleati (foederati) in Hispania (Spagna), da dove Vandali ed Alani si spostarono poi in Africa settentrionale in seguito all'arrivo dei Visigoti tra il 414 e il 418, mentre gli Svevi occuparono tutta la Spagna nord-occidentale.

I Visigoti, i Burgundi e i Franchi crearono regni, che allargarono progressivamente il proprio territorio a spese delle terre dell'Impero romano, fino all'unificazione di gran parte del territorio della Gallia sotto il re dei Franchi Clodoveo I.

Il regno dei Visigoti in Galliamodifica | modifica sorgente

Il regno visigoto nel V secolo

I Visigoti, già convertiti nel IV secolo al Cristianesimo, ma seguaci dell'arianesimo, stabilirono un regno, esteso progressivamente in tutta la Spagna meridionale e che comprese per tutto il V secolo anche parte della Gallia, tra la Loira e i Pirenei, con centro a Tolosa.

Ataulfo (411-415)modifica | modifica sorgente

Succeduto al cognato Alarico, penetrò in Gallia nel 412, conquistando la Provenza e l'Aquitania. Come alleato dell'imperatore Onorio appoggiò il generale Flavio Costanzo contro l'usurpatore Costantino III nel 411 e sconfisse l'anno successivo un altro usurpatore appoggiato da Alani e Burgundi, Giovino. Sposò a Narbona nel 414 Galla Placidia, sorella dell'imperatore Onorio, presa prigioniera in Italia da Alarico. Venne assassinato l'anno successivo dalla fazione ostile alla sua politica di romanizzazione.

Vallia (415-418)modifica | modifica sorgente

Salito al trono dopo l'effimero regno di Sigerico, che aveva partecipato alla congiura contro Ataulfo, rimandò Galla Placidia alla corte imperiale e fu riconosciuto come governatore dell'Aquitania con un trattato di alleanza (foedus). Tra il 416 e il 418 sconfisse duramente in Spagna Vandali, Svevi ed Alani, ufficialmente su incarico imperiale.

Teodorico I (418-451)modifica | modifica sorgente

Stabilì la propria capitale a Tolosa e tentò invano di conquistare Arles e Narbona, combattendo contro i Romani. Morì nella battaglia dei Campi Catalaunici come alleato del generale romano Ezio contro gli Unni.

Torismondo (451-453)modifica | modifica sorgente

Eletto sul campo di battaglia alla morte del padre fu assassinato poco dopo dal fratello, divenuto in tal modo suo successore.

Teodorico II (453-466)modifica | modifica sorgente

Estese la frontiera orientale fino alla Loira e iniziò la conquista della Spagna. Favorì l'elezione dell'imperatore Avito, avvenuta ad Arles nel 455 e dopo la deposizione di questi da parte del patricius Ricimero e la proclamzione del nuovo imperatore Maggioriano nel 457, occupato in Spagna, fu costretto a restituire le ultime regioni conquistate al generale romano Egidio. Fu assassinato dal fratello che gli rimproverava l'eccessiva romanizzazione della sua politica.

Eurico (466-484)modifica | modifica sorgente

Eurico (466-484) approfittò della debolezza dell'Impero Romano d'Occidente, estendendo nuovamente i confini del proprio regno fino alla Loira e al Rodano e conquistò gran parte della penisola iberica, sottomettendo anche gli Svevi. Con la fine dell'impero romano d'Occidente nel 476 il regno visigoto divenne anche formalmente indipendente. L'anno precedente l'imperatore Giulio Nepote aveva comunque ufficialmente accordato ai Visigoti i territori conquistati.

Eurico fece mettere per iscritto le leggi tradizionali visigote con il Codex Euricianus (circa 470) e da ariano fu spesso in conflitto con i cattolici. Una sua residenza fu l'attuale villaggio di Aire-sur-l'Adour strategicamente importante per la sua posizione sulle vie di valico dei Pirenei. Gli successe Alarico, il figlio avuto dalla moglie Ragnailde.

Alarico II (484-507)modifica | modifica sorgente

Continuò la politica di contrasto con la popolazione cattolica locale, seguace del credo niceno, temendo l'influsso dei Franchi, anch'essi cattolici. In opposizione ai Franchi si alleò al re degli Ostrogoti Teodorico, al quel momento al potere in Italia, di cui sposò una figlia, Teodicoda o Arvagne.
Promulgò nel 506 un codice di leggi per i propri sudditi gallo-romani ("Breviario di Alarico"). Proseguì la conquista della Spagna, ma si trovò per questo ad indebolire i propri territori in Gallia e fu sconfitto e ucciso nel 507 dal re franco Clodoveo I, alleato a Gondebaudo, re dei Burgundi, nella battaglia di Vouillè, presso Poitiers, con cui ebbe termine il dominio visigoto in Gallia.

Amalarico (508-531)modifica | modifica sorgente

Per opporsi alla potenza dei Franchi e difendere i diritti del figlio di Alarico II, suo nipote, Teodorico inviò una spedizione ostrogota nella Gallia meridionale nel 508, impadronendosi della zona sud-orientale presso Marsiglia. Gli Ostrogoti vinsero quindi Franchi e Burgundi nel 509 ad Arles riconquistando i territori visigoti in Gallia, ad eccezione della regione tra Loira e Garonna, che rimase ai Franchi.
Teodorico assunse la reggenza del regno visigoto in nome del giovane nipote Amalarico, tenendo tuttavia sotto il suo diretto controllo la Provenza. Dopo la morte del re nel 526, Amalarico tentò di allearsi con i Franchi, sposando Clotilde, una figlia del re Clodoveo. Il tentativo di convertire la regina all'arianesimo, avrebbe tuttavia provocato l'intervento dei fratelli, che alla morte di Clodoveo si erano suddiviso il regno. Questi nel 531 sconfissero e uccisero Amalarico presso Narbona, riconquistando definitivamente i territori francesi del regno visigoto.

Il regno dei Burgundimodifica | modifica sorgente

regno dei Burgundi nel V secolo

Agli inizi del V secolo un piccolo regno burgundo si era stabilito nella regione di Worms, come alleato dei Romani. Scacciati dagli Unni nel 436, i Burgundi si stanziarono nella regione tra le Alpi e il Giura, estendendo quindi progressivamente il proprio regno, e furono infine annessi dal re dei Franchi Clodoveo I.

Chilperico I (437-480)modifica | modifica sorgente

Divise il trono, secondo l'uso germanico, con il proprio fratello Gundioco, morto nel 473). Dopo la rottura dell'alleanza con i Romani e la sconfitta subita dal generale Ezio, ebbe concessa la regione tra le Alpi e il massiccio del Giura (Sapaudia, da cui si originerà il nome della "Savoia"). Il regno (dal 443), con capitale Ginevra, fu quindi esteso fino alla valle della Saona e a Lione (Lugdunum) nel 461, dopo lunghe lotte ad alterne vicende contro il generale romano Egidio. Estese ancora i confini meridionali del suo regno fino al fiume Durance, stipulando un trattato con i Visigoti, mentre verso nord cacciò gli Alani dalla regione di Besançon.

Gundobado (480-516)modifica | modifica sorgente

Figlio del re Gundioco, Gundobado fu nominato patricius nel 472 dall'imperatore Anicio Olibrio al posto dello zio Ricimero e, alla morte dell'imperatore in quello stesso anno, elevò al trono Glicerio. Fu quindi cacciato nel 474 dal successore di costui, Giulio Nepote, appoggiato dall'impero romano d'Oriente, il quale favorì in funzione anti-burgunda l'espansione orientale del regno visigoto di Eurico.

Gundobado, tornato nel regno burgundo, divenne re a Lione alla morte dello zio, insieme ai suoi tre fratelli: Chilperico II (padre di Clotilde che nel 493 andò in sposa al re dei Franchi Clodoveo I) e Godomaro II, entrambi assassinati nel 491, e Godigiselo a Ginevra, alleato dei Franchi e sconfitto nel 501 con l'aiuto dei Visigoti.

Promulgò la lex Gundobada, con la quale si mettevano sullo stesso piano i sudditi gallo-romani e burgundi (502). Nel 507 appoggiò il re dei Franchi, Clodoveo, nella conquista dei territori gallici del regno visigoto, che terminò con la sconfitta e morte del re Alarico II.

Sigismondo (516-523)modifica | modifica sorgente

Sigismondo sposò nel 492 una figlia del re degli Ostrogoti Teodorico (Teodegota o Ostrogota) e si convertì tra il 501 e il 507 dall'arianesimo al credo niceno. Divenuto re alla morte del padre, accusò di complotto il figlio Sigerico, nipote di Teodorico e lo fece uccidere. Attaccato contemporaneamente dagli Ostrogoti a sud e dai Franchi a nord, venne ucciso dal re franco Clodomiro, figlio di Clodoveo.

Gondomaro (523-534)modifica | modifica sorgente

Succeduto al fratello, difese ancora il regno burgundo sconfiggendo i Franchi nella battaglia di Vézeronce nel 524. Nel 532 fu a sua volta sconfitto e ucciso dai Franchi ad Autun e il regno burgundo fu suddiviso tra i re merovingi.

Il regno dei Franchi e i Merovingimodifica | modifica sorgente

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Regno franco.
Lo sviluppo territoriale del regno franco

A partire dalla fine del V secolo e con l'inizio del VI il regno dei Franchi, inizialmente guidati da Clodoveo inglobò quasi l'intera Gallia, sottomettendo gli altri regni romano-barbarici. Clodoveo appartenne alla dinastia merovingia, la casa reale dei Franchi che restò al potere fino a quando l'ultimo re Childerico III non fu deposto nel 751 dal primo dei Carolingi, Pipino il Breve.

La fusione tra gallo-romani e i Franchi fu lenta e continua: i secondi avevano servito per lungo tempo come mercenari nell'esercito romano e si erano installati all'interno delle frontiere con l'approvazione di Roma, allo scopo di assicurarne la difesa. I nuovi invasori erano inoltre pochi rispetto alle popolazioni locali e ne furono facilmente assorbiti. Un importante fattore di unificazione fu la conversione alla religione cattolica, la stessa delle popolazioni gallo-romane, mentre negli altri regni romano-barbarici fu spesso fonte di contrasti la religione ariana della casa regnante e di gran parte della popolazione germanica.

Le origini della dinastia merovingiamodifica | modifica sorgente

Dei primi personaggi della dinastia si raccontano vicende in gran parte leggendarie: secondo le Grandi Cronache di Francia (Grandes Chroniques de France) di Gregorio di Tours, il primo re dei Franchi sarebbe stato Faramondo (Pharamond), considerato discendente di Priamo, il mitico re di Troia. Eletto re dei Franchi nel 420, avrebbe suddiviso il suo popolo in due metà, e alla testa dei Franchi Salii avrebbe passato il Reno per stanziarsi in Francia, mentre i Franchi Ripuari o Renani sarebbero rimasti nella zona di Colonia e nell'attuale regione tedesca della Renania Settentrionale-Vestfalia.

Dopo la morte di Faramondo nel 428, gli sarebbe succeduto il figlio, Clodione il Capelluto (Clodion Le chevelu), che Gregorio di Tours considerava il primo dei re dei Franchi. Respinto dalla Gallia dal generale romano Ezio, si spostò a saccheggiare la Turingia. Sconfitto una seconda volta in battaglia, negoziò la pace, ma la ruppe per impadronirsi di Tournai e Cambrai (Camaracum), da cui fu nuovamente cacciato. Infine firmò un patto di alleanza con l'impero (foedus), con il quale gli venne consentito di stanziarsi all'interno dell'impero, nella regione di Tournai, provvedendo in cambio a difenderne i confini.

Alla sua morte nel 448 gli successe Meroveo (Mérovée), che una più tarda leggenda voleva figlio del re e di un mostro marino, e che forse non fu figlio di Clodione, ma solo suo parente. Come alleato dei Romani sembra avesse combattuto nella battaglia dei Campi Catalaunici del 451 guidata da Ezio contro gli Unni di Attila. Con il suo governo il regno dei Merovingi si installò nella Francia settentrionale.

Alla morte di Meroveo nel 457 gli successe il figlio Childerico I (Childéric), fortunosamente liberato dalla prigionia degli Unni, che in un primo momento fu cacciato dai nobili per le sue numerose avventure galanti. Ospitato dal re di Turingia, ne sedusse la moglie Basina, che lo seguì al suo ritorno in Francia e lo sposò, malgrado il precedente matrimonio. Combatté contro i Visigoti stanziati nel sud della Francia, che minacciavano Orléans e nel 468 sconfisse i Sassoni che minacciavano Angers e uccise Paolo, comandante militare gallo-romano a Soissons. Durante il suo regno terminò nel 476 l'impero romano d'Occidente. Conquistò alcune regioni della Germania e morì nel 481. Fu sepolto a Tournai, dove la sua tomba fu scoperta nel XVIII secolo. Il corredo funerario della tomba lo mostra in abiti e atteggiamenti romani e vi sono ritrovati 200 denari d'argento romani e 90 soldi d'oro imperiali, dimostrazione che il concetto di monetazione presso i merovingi era soggetto a sbagli volontari e involontari: si usavano le due monete indistintamente e si tendeva, come detto prima, anche a contraffare le monete imperiali.

Le conquiste di Clodoveo Imodifica | modifica sorgente

Il figlio di Childerico I, Clodoveo (Clovis, nato nel 466), alla morte del padre ereditò il regno dei Franchi Salii, costituito dalla regione tra Reims ed Amiens e Boulogne. La disciplina militare e le conoscenze tattiche acquisite dai Franchi al servizio dei Romani gli consentirono di ampliare via via i suoi possedimenti.

Nel 485 si era sposato con una principessa renana, alleandosi ai Franchi Ripuari, stanziati nei territori lungo il Reno.

Combatté nel 486 contro Siagrio conquistando Soissons e l'ultimo territorio governato dai Romani, tra la Loira e la Senna, con le città di Senlis, Beauvais, e Parigi. In questa occasione avvenne il celebre episodio del "vaso di Soissons", raccontato da Gregorio di Tours. Soissons divenne la capitale del regno dei Franchi.

Nel 493 sposò la principessa burgunda Clotilde, convertita al Cristianesimo niceno, stipulando un'alleanza con i Burgundi.

Secondo il racconto di Gregorio di Tours, egli stesso si convertì, dopo aver ottenuto nel 496 una decisiva vittoria contro gli Alamanni dopo che ebbe invocato Gesù Cristo. Venne quindi battezzato dal vescovo san Remigio nella cattedrale di Reims insieme a buona parte del suo esercito. Il racconto ricalca l'episodio della conversione di Costantino I nella battaglia di Ponte Milvio e probabilmente la conversione del re ebbe anche motivazioni politiche, causate dalla necessità di trovare un appoggio nella chiesa, che aveva una forte penetrazione nella popolazione gallo-romana ed era l'unica struttura organizzata del territorio, allo scopo di essere favorito nell'espansione del suo regno contro i suoi rivali di fede ariana. Recenti studi sembrano tuttavia suggerire che il battesimo abbia avuto luogo otto anni più tardi, nel 508.

Nel 499 appoggiò il re burgundo Godigiselo di Ginevra contro il fratello Gondebaudo, di Lione, appoggiato dai Visigoti. Abbandonò quindi Godigiselo, per allearsi con Gondebaudo contro i Visigoti, ariani.

Nel 507, con il probabile accordo dell'impero romano d'Oriente e l'alleanza del re Gondebaudo, sconfisse e uccise nella battaglia di Vouillé il re dei Visigoti Alarico II, genero e alleato di Teodorico, re degli Ostrogoti. Nel 508 Clodoveo ritornò a Parigi, dove aveva stabilito la sua capitale, e ricevette dall'imperatore bizantino Anastasio le insegne di console e il titolo di patricius, che ne facevano formalmente il rappresentante dell'impero in Gallia.

Sebbene nel 509 una spedizione di Teodorico avesse sconfitto le forze franco-burgunde ad Arles, Clodoveo mantenne il possesso dell'Aquitania, tra la Loira e la Garonna. Nel 510 si impadronì inoltre di alcuni regni dei Franchi Ripuari, dopo averne fatto assassinare i relativi re.

Clodoveo morì nel 511, dopo aver unificato gran parte dell'attuale Francia dal Reno ai Pirenei, tranne il regno dei Burgundi e l'Armorica (attuale Bretagna), e fu sepolto a Parigi nella Basilica dei Santi Apostoli.

I figli di Clodoveomodifica | modifica sorgente

Alla morte del padre il regno fu suddiviso tra i suoi quattro figli, secondo il costume germanico:

  • Teodorico I (485-534, figlio della prima moglie di Clodoveo), re di Reims con circa la metà del regno paterno. Gli successero il figlio Teodeberto I (Théodebert 505 - 548) e quindi il nipote Teodebaldo (Théodebald 535 - 555), alla cui morte senza eredi il regno passò al prozio Clotario I
  • Clodomiro (Clodomir 495-524, figlio di Clotilde), re di Orléans. Dopo la sua morte, nel 532 i due figli maggiori furono uccisi dagli zii, mentre il terzo (san Clodio) si ritirò in convento rinunciando ai suoi diritti regali. Il suo regno fu spartito fra i fratelli.
  • Childeberto I (Childebert 497 ca.-558, figlio di Clotilde), re di Parigi. Alla sua morte il suo regno passò al fratello Clotario.
  • Clotario I (Clotaire 497 ca.-561, figlio di Clotilde), re di Soissons.

I fratelli si riunirono nel 523 per condurre una spedizione contro il re dei Burgundi Sigismondo, che fu sconfitto e preso prigioniero con i suoi figli Gisaldo e Gondebaudo. Il fratello di Sigismondo, Gondomaro, riconquistò tuttavia il regno con l'aiuto del re degli Ostrogoti Teodorico e massacrò le guarnigioni franche. Clodomiro fece uccidere Sigismondo e i suoi figli e condusse una seconda spedizione contro i Burgundi, ma fu sconfitto e ucciso nella battaglia di Vézeronce nel 524.

Nel 532 Childeberto assediò Autun e sconfisse il re burgundo Gondomaro, e conquistò interamente il regno nel 534 sul quale regnò insieme al fratello Clotario. Nel 536-537 i due re acquistarono inoltre la Provenza.

Notemodifica | modifica sorgente

  1. ^ Heather 2005, pp. 251-255.
  2. ^ Heather 2010, pp. 247-248.
  3. ^ Prospero Tirone, s.a. 406; Zosimo, VI,3.
  4. ^ a b Zosimo, VI,3.
  5. ^ a b Olimpiodoro, frammento 4.
  6. ^ a b c Zosimo, VI,4.
  7. ^ a b c d Orosio, VII,40.
  8. ^ a b c Sozomeno, IX,12.
  9. ^ a b Zosimo, VI,5.
  10. ^ a b c d e f g Gregorio di Tours, Historia Francorum, II,7.
  11. ^ Kulikowsky, p. 159.
  12. ^ a b c d e f g h i j Sozomeno, IX,13.
  13. ^ a b c d e f Olimpiodoro, frammento 7.
  14. ^ a b c d e f g h i Orosio, VII,42.
  15. ^ a b c d Sozomeno, IX,14.
  16. ^ a b c Sozomeno, IX,15.
  17. ^ a b Olimpiodoro, frammento 8.
  18. ^ a b c d e Olimpiodoro, frammento 11.
  19. ^ Olimpiodoro, frammento 13.
  20. ^ a b c Orosio, VII,43.
  21. ^ Filostorgio, XII,4.
  22. ^ Olimpiodoro, frammento 15.
  23. ^ a b Olimpiodoro, frammento 17.
  24. ^ Olimpiodoro, frammento 5.
  25. ^ Filostorgio, XII,5.
  26. ^ Olimpiodoro, frammento 20.
  27. ^ a b Olimpiodoro, frammento 18.
  28. ^ Olimpiodoro, frammento 21.
  29. ^ Olimpiodoro, frammento 24.
  30. ^ Heather, p. 324.
  31. ^ Heather, p. 297.
  32. ^ Heather 2005, pp. 298-299.
  33. ^ Heather, pp. 307-308.
  34. ^ a b Halsall, p. 232.
  35. ^ Halsall, p. 233.

Bibliografiamodifica | modifica sorgente

  • Guy Halsall, Barbarian migrations and the Roman West, 376-568
  • Peter Heather, La caduta dell'Impero romano. Una nuova storia, 2005.
  • Peter Heather, L'Impero e i Barbari, 2010.

Voci correlatemodifica | modifica sorgente

Collegamenti esternimodifica | modifica sorgente








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