Tempio di Giunone Moneta

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Testa in marmo del I secolo attribuita a Giunone-Moneta (Palazzo Altemps).

Il tempio di Giunone Moneta era un tempio romano situato in un'area imprecisa della parte settentrionale del Campidoglio. Nei suoi pressi fu edificata la prima zecca di Roma antica.

Storiamodifica | modifica sorgente

L'epiclesi Moneta (cioè "ammonitrice" dal verbo latino monere) per Giunone risale al tempo dell'assedio dei Galli di Brenno (396 a.C.), quando le oche sacre del tempio di Giunone (le famose oche del Campidoglio) col loro starnazzare svegliarono l'ex-console Manlio che dette l'allarme dell'assalto.

Nel 396 a.C. Roma si trovava sotto l'assedio dei Galli di Brenno; sulla cittadella del Campidoglio vi era un'area sacra dedicata a Giunone dove venivano allevate delle oche sacre alla dea.

Del tempio non si è scoperta alcuna traccia, anche se è documentato come presente sull'Arx, certamente non al di sotto della Basilica di Santa Maria in Aracoeli. Nel giardino della chiesa fu trovata un'antefissa in terracotta, ma essa risale al periodo arcaico, agli inizi del V secolo, mentre il tempio risale al 343 a.C., per cui si può ipotizzare che esso fosse stato costruito su un luogo di culto più antico.

Secondo la tradizione fu fatto costruire dal dittatore Lucio Furio Camillo dopo la sua vittoria contro gli Aurunci nel 345 a.C.[1]

Successivamente, verso il 269 a.C., in prossimità di questo tempio venne edificata la zecca (in prossimità della Basilica di Santa Maria in Aracoeli che venne messa proprio sotto la protezione della Dea Moneta[2]. A quel punto fu il linguaggio popolare a trasmettere l'appellativo della dea dapprima alla zecca e poi a ciò che lì si produceva, la moneta appunto. Il tempio e la vicina zecca, furono distrutti durante il grande incendio di Roma di Nerone, cosicché sotto Domiziano, la zecca fu spostata sul Celio, dove rimase fino alla fine del III secolo.[3] I responsabili della coniazione erano tre magistrati chiamati: tresviri monetales. La zecca venne spostata più volte[4].

Nel tempio era conservato l'autentico esemplare del Piede romano a cui si ricorreva per avere una misura autentica e autorizzata della principale unità di misura romana. Per questo motivo il piede romano era noto anche con il nome di pes monetalis. [5].

Notemodifica | modifica sorgente

  1. ^ Tito Livio, Ab Urbe condita libri, VII, 28.
  2. ^ Tito Livio,Ab Urbe condita libri, VI, 20.13.
  3. ^ Adriano Savio, Monete romane, Roma, Jouvence, 2002, p. 163.
  4. ^ Georges Depeyrot, La monnaie romaine : 211 av. J.-C. - 476 apr. J.-C., Paris, Éditions Errance, 2006, pp. 15-16.
  5. ^ Ottavio Antonio Bayard, Prodromo delle antichità d'Ercolano, Napoli, Stamperia Palatina, 1752, p. 324.

Bibliografiamodifica | modifica sorgente

  • Filippo Coarelli, Guida archeologica di Roma, Verona, Arnoldo Mondadori Editore, 1975.
  • Pier Luigi Tucci, "Where high Moneta leads her steps sublime". The Tabularium and the Temple of Juno Moneta, in Journal of Roman Archaeology 18 (2005): 3-33.







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