Tempio di Marte Ultore

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Coordinate: 41°53′39.42″N 12°29′12.64″E / 41.894283°N 12.486844°E41.894283; 12.486844

Fori imperiali
Resti del tempio di Marte Ultore.
Resti del tempio di Marte Ultore.
Localizzazione
Stato Italia Italia
Comune Roma
Amministrazione
Ente Sovrintendenza Capitolina
Responsabile Umberto Broccoli
Visitabile
sito web

Il tempio di Marte Ultore è un antico tempio romano, che faceva da chiusura scenografica al lato di fondo del foro di Augusto a Roma. Era dedicato al dio romano Marte "vendicatore", Mars Ultor,[1] al quale Augusto aveva promesso in voto un tempio prima della vittoria nella battaglia di Filippi del 42 a.C., nella quale erano stati sconfitti gli uccisori di Cesare, Bruto e Cassio, vendicandone la morte. Svetonio infatti ricorda che:

« Riguardo al tempio di Marte, Augusto fece voto di costruirlo quando, con la battaglia di Filippi, si era vendicato della morte di Cesare; stabilì che il Senato deliberasse in questo tempio quello che riguardava le guerre e i trionfi, che da qui partissero tutti quelli che dovevano partire per le province con incarichi di comando e che coloro che tornavano vincitori portassero qui le insegne dei loro trionfi. »
(SvetonioAugustus, 29.)

La costruzione venne tuttavia probabilmente iniziata, insieme a quella del foro, solo dopo che Augusto si fu di fatto assicurato il potere, negli anni tra il 30 e il 27 a.C.[2], e il tempio venne solennemente inaugurato quarant'anni dopo la promessa nel 2 a.C.

Descrizionemodifica | modifica sorgente

Dettaglio dei capitelli e dell'architrave, unica parte rimasta della trabeazione) nelle colonne sul fianco destro del tempio

Il tempio ripeteva in scala maggiore il tempio di Venere Genitrice nel Foro di Cesaresenza fonte, con la differenza anche della scalinata centrale al posto delle due gradinate laterali. La somiglianza è individuata in particolare nella presenza di un'abside sul fondo della cella.

Il tempio si trovava alla sommità di un alto podio (alto circa 3,55 m[3]) e dominava la piazza del foro, definito angustum (angusto, di limitata ampiezza) dalle fonti antichesenza fonte. Queste, infatti, ricordano come i collaboratori di Augusto ebbero difficoltà ad espropriate tutti i terreni necessari.

Si trattava di un tempio periptero sine postico (con colonne che circondando la cella su tre lati, ma non sul lato di fondo), di ordine corinzio, ottastilo (con otto colonne sulla fronte). I colonnati laterali, anch'essi di otto colonne, terminavano contro l'alto muro di recinzione del complesso, al quale il tempio si addossava, con una lesena. Oltre ad alcuni elementi rialzati in seguito agli scavi, sono rimaste in piedi sul fianco meridionale tre colonne e il pilastro terminale, con l'adiacente tratto del muro della cella. Ciascuna colonna è alta circa 15 metri.

I colonnati e le pareti esterne della cella erano realizzati in marmo lunense, ed anche il podio era rivestito di marmo. L'ordine architettonico del tempio ha rappresentato un modello in seguito divenuto canonico, all'origine dell'evoluzione della decorazione architettonica romana.

Il podio era costituito da fondazioni in opera cementizia e in blocchi di tufo sotto i muri e in tufo e travertino sotto i colonnati; le fondazioni erano rivestite da blocchi di marmo bianco lunense. Vi si accedeva per mezzo di una scalinata frontale di 17 gradini in marmo, su fondazioni in cementizio, interrotta al centro da un altare; due fontane ne decoravano le estremità.

La cellamodifica | modifica sorgente

Mappa ricostruttiva del tempio di Marte Ultore

La cella aveva le pareti interne decorate da uno o più probabilmente da due ordini di colonne (probabilmente sette per lato), staccate dalla parete, rispecchiate sul muro da altrettante lesene. I fusti erano in marmo colorato e i capitelli, dei quali ci è pervenuto un esemplare intero di lesena, oggi esposto nel Museo dei Fori Imperiali, erano decorati da figure di Pegasi (cavalli alati).

La pavimentazione presentava un disegno a grande modulo con lastre in marmo africano e pavonazzetto, di cui resta qualche tratto

Sul fondo la cella terminava con un'abside, staccata mediante un'intercapedine dal muro di fondo, occupata da un ulteriore piccolo podio per le statue di culto, preceduto da una scalinata rivestita in lastre di alabastro. Su un podio lungo circa 9 metri erano ospitate probabilmente tre statue: di Marte, di Venere e del Divus Iulius o, forse, sulla base di fonti storiografiche, del Genio di Nerone; nel Museo di Algeri esiste un rilievo (noto anche tramite altre copie) che dà un'idea delle statue: Marte è barbato, con le armi e appoggiato sulla lancia (una copia di questa statua è al Museo Capitolino); Venere è coperta dal chitone e accompagnata da Eros, che porge la spada a Marte.

Il frontonemodifica | modifica sorgente

Detteglio del capitello corinzio e della decorazione del tempio di Marte Ultore

La raffigurazione che occupa il frontone è nota dalla raffigurazione sull'Ara Pietatis Augustae di Claudio[4]. Ospitava (da sinistra): la personificazione del Palatino semisdraiata, Romolo seduto che seguiva con lo sguardo il volo degli uccelli (come un augure), Venere con Eros, Marte con la lancia (al centro), la Fortuna, la dea Roma e la personificazione del fiume Tevere.

Il tempio custodiva una sorta di sancta sanctorum, il penetrale, dove erano conservate la spada di Giulio Cesare e le insegne perdute da Crasso e conquistate dai Parti e poi restituite da Augusto per riportarle a Roma. Probabilmente questa funzione era svolta dall'abside stessa.

Notemodifica | modifica sorgente

  1. ^ SvetonioAugustus, 29.
  2. ^ Lucrezia Ungaro, "Il Foro di Augusto", in Il museo dei Fori imperiali nei Mercati di Traiano, Milano 2007, p.123.
  3. ^ Ungaro 2007, citato in bibliografia, p.130.
  4. ^ Ungaro 2007 ("La memoria dell'antico"), citato in bibliografia, p.130.

Altre immaginimodifica | modifica sorgente

Bibliografiamodifica | modifica sorgente

  • Lucrezia Ungaro, "Foro di Augusto", in I luoghi del consenso imperiale. Foro di Augusto. Foro di Traiano. Introduzione storico topografica (catalogo mostra), Roma 1995, pp.38-47.
  • Joachim Ganzert, Der Mars-Ultor-Tempel auf dem Augustusforum in Rom, Mainz 1996.
  • Lucrezia Ungaro, "La memoria dell'antico", in Il museo dei Fori imperiali nei Mercati di Traiano, Milano 2007, pp.130-169.

Altri progettimodifica | modifica sorgente








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