Tornabuoni

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Stemma Tornabuoni, Firenze
Ghirlandaio, Ritratto di Giovanna Tornabuoni (1488)
Lo stemma Tornaquinci, inquartato
Affreschi di membri della famiglia Tornabuoni di Domenico Ghirlandaio, Cappella Tornabuoni, Santa Maria Novella, Firenze

I Tornabuoni furono un'antica famiglia nobiliare di Firenze.

Storia familiaremodifica | modifica sorgente

Origini e ascesamodifica | modifica sorgente

La famiglia si chiamava anticamente Tornaquinci ed era arrivata a Firenze sin dal X secolo e nel XII facevano parte delle famiglie che governavano la città quando si scelse di schierarsi contro Federico Barbarossa. Nel 1178 ci furono scontri di piazza tra antimperiali (Cavalcanti, Giandonati, Tornaquinci e pochi altri) e filoimperiali (Uberti), che vide la sconfitta dei secondi.

La famiglia si arricchì con il commercio e il cambio (attività bancaria), arrivando ad essere inserita tra i "magnati", cioè quelle famiglie "aristocratiche" che godevano di un certo potere economico e anche militare. A questo erano arrivati soprattutto tramite la fortuna commerciale, non essendo nessun Tornaquinci dichiarato cavaliere né aver partecipato alle crociate. Fecero parte della fazione guelfa e patirono diverse vittime durante la battaglia della Val di Nievole dell'agosto del 1315. Con la sconfitta però della fazione ghibellina vollero accedere alle cariche pubbliche, ma la loro ascesa politica venne presto sbarrata dalle leggi anti-magnatizie. Nel 1393 il ramo principale della famiglia, di Simone di Tieri Tornaquinci, decise allora di cambiare nome per convenienza diventando "popolani" e scegliendo l'appellativo di Torna-"Buoni".

Alleanza coi Medici e apogeomodifica | modifica sorgente

Nel primo Quattrocento la famiglia fu nella rosa degli alleati fidati di Cosimo de' Medici, ricoprono spesso cariche pubbliche manovrate nell'ombra da Cosimo stesso. Il suggello di questo patto fu il matrimonio di Lucrezia Tornabuoni, donna estremamente colta, poetessa e tra le protagoniste della scena fiorentina dell'epoca, con Piero de' Medici, divenuto poi Signore di Firenze alla morte del padre. Lucrezia fu la diretta responsabile dell'imparentamento dei Medici con gli Orsini (fece infatti sposare a suo figlio Lorenzo, "il Magnifico", Clarice Orsini, scelta da lei personalmente in un viaggio a Roma), che si dimostrò poi una delle alleanze più preziose per la casata, che fruttò in seguito l'elezione al soglio pontificio del nipote di Lucrezia, Giovanni, poi papa Leone X.

Fratello di Lucrezia fu Giovanni Tornabuoni, banchiere di fama e colto mecenate, che fece costruire il palazzo nella via fiorentina che da essi prende il nome: via de' Tornabuoni. Giovanni commissionò anche a Domenico Ghirlandaio gli affreschi della Cappella Tornabuoni in Santa Maria Novella, una delle imprese artistiche più vaste dell'epoca, dove figurano numerosi ritratti della famiglia e dei loro alleati. Giovanni ebbe numerosi incarichi diplomatici, fino trasferirsi a Roma come tesoriere di Sisto IV. Qui egli seppe restare neutrale quando l'appoggio del papa venne meno ai Medici, durante la Congiura dei Pazzi. Il Tornabuoni fece anzi da mediatore durante le successive trattative di pace tra Roma e Firenze. Sotto Innocenzo VIII fu ambasciatore e trattò per il matrimonio di sua nipote Maddalena de' Medici con Franceschetto Cybo, figlio del papa. Un ritratto col fratello Francesco si trova nell'affresco della Vocazione dei primi apostoli nella Cappella Sistina, sempre opera di Ghirlandaio.

Crisimodifica | modifica sorgente

Durante la rivolta contro i Medici e la cacciata di Piero il Fatuo, i Tornabuoni furono tra i fedeli che cercarono di difendere lo status quo, riuscendo però, con abili mosse politiche, a non venire scacciati dalla città, mantenendo il proprio palazzo che non venne né saccheggiato né confiscato (e all'epoca conteneva numerose opere d'arte e una ricchissima biblioteca).

Nel 1497 venne arrestato Lorenzo Tornabuoni con Niccolò Ridolfi, Giannozzo Pucci, Giovanni Cambi e Bernardo del Nero per il loro tentativo di preparare un colpo di Stato per far tornare i Medici in città. I congiuranti, apertamente accusati da Francesco Valori, vennero tutti condannati a morte. Ma con la fine del potere di Girolamo Savonarola (1498) fu lo stesso Valori ad essere catturato, proprio da un Tornabuoni (Simone, con Vincenzo Ridolfi), e poi fatto condannare a morte due anni dopo.

Durante l'assedio del 1530 la famiglia si trasferì precauzionalmente a Roma, nella paura di rappresaglie del popolo. Con il ritorno dei Medici però fecero anch'essi rientro in città. Simone venne eletto gonfaloniere di giustizia sotto Clemente VII.

Con la pace dei tempi del Granducato la famiglia rimase importante, ma la loro fortuna aveva ormai iniziato una parabola discendente. Nel 1593 il palazzo familiare venne ceduto a Piero di Lorenzo Ridolfi.

Tra le personalità dei secoli successivi spicca Niccolò Tornabuoni, vescovo di Sansepolcro e primo coltivatore di tabacco della regione (che venne appunto detto "erba tornabuona").

Lo stemmamodifica | modifica sorgente

Lo stemma Tornabuoni è inquartato in decusse oro e verde, con al centro un leone rampante, verde nei quarti d'oro e d'oro nei quarti verdi; le unghie e la lingua sono rosse e sul petto tiene uno scudetto d'argento con croce rossa.

Bibliografiamodifica | modifica sorgente

  • Marcello Vannucci, Le grandi famiglie di Firenze, Newton Compton Editori, 2006 ISBN 88-8289-531-9

Voci correlatemodifica | modifica sorgente

Opere d'arte commissionate dai Tornabuoni

Altri progettimodifica | modifica sorgente

Collegamenti esternimodifica | modifica sorgente








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