Ugo Mazzucchelli

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Ugo Mazzucchelli (Carrara, 5 giugno 1903Carrara, 6 gennaio 1997) è stato un anarchico, antifascista e partigiano italiano.

La sua lunga esistenza gli ha permesso di essere testimone e, in taluni casi, anche protagonista, delle complesse vicende che hanno caratterizzato il XX secolo. Durante la Resistenza, Mazzucchelli fu il comandante del Battaglione Lucetti, che mai fu battuto dai nazifascisti. Maurizio Maggiani nel suo libro Il Coraggio del pettirosso, rivela che nessun nazifascista riuscì a portare a valle incatenati i miliziani del Battaglione Lucetti, solo i carabinieri furono in grado di farlo dopo la Liberazione. Per gli anarchici era inconcepibile la rinuncia alle aspirazioni di libertà e di giustizia sociale che la fine della guerra e della Resistenza avrebbero reso inevitabile. Ciò era tanto più vero per gli indomiti miliziani del Gino Lucetti contrari al ritorno di uno Stato "democratico" e borghese che avrebbe impedito la nascita di una società libertaria. Per gli anarchici del Lucetti la resistenza armata, sviluppatasi negli ultimi anni della seconda guerra mondiale, non era infatti terminata con la caduta del fascismo, ma rappresentava solo un punto di partenza, l'inizio della vera liberazione, che doveva essere anzitutto affrancamento dal capitalismo.

L'impegno di combattente antifascista ebbe inizio per Mazzucchelli con la militanza nelle formazioni di difesa proletaria e fra gli Arditi del Popolo.

Biografiamodifica | modifica sorgente

La gioventùmodifica | modifica sorgente

Carrara, la città dove Ugo Mazzucchelli è nato, è stata uno dei grandi centri nevralgici dell'anarchismo italiano, grazie anche alla presenza di tanti lavoratori del marmo, che, per essere estratto e lavorato, ha bisogno di fatiche durissime, che comportano un pericolo continuo sia in cavatura che per la sua trasformazione in manufatto. All'avvento del fascismo, gli industriali del marmo, sia come proprietari di cave, che come titolari di industrie di trasformazione della preziosa pietra, finanziarono gruppi di squadristi noti per la loro ferocia. Costoro vennero definiti "carrarini", termine che ancora oggi è considerato fortemente offensivo dalla maggior parte dei carraresi che si identificano nella storica tradizione antiautoritaria e antifascista della città.

Gli squadristi, organizzati per la repressione della classe operaia, erano presenti oltre che a Carrara, in molte altre località italiane, fra cui Sestri Ponente (Genova), ove acquisirono una triste notorietà per i ripetuti assalti alla locale Camera del lavoro[1], difesa con tenacia dagli Arditi del Popolo.

In tale arroventato ambiente del primo dopoguerra si forma il giovanissimo Mazzucchelli, che, appena diciottenne, il 9 giugno 1921, viene incarcerato perché trovato armato nei pressi di Lucca con altri compagni, anch'essi molto giovani[2].

Gli anarchici sono fra i primi a opporsi militarmente allo squadrismo fascista, non a caso la struttura anarchica riconosce subito, con le sezioni di socialisti massimalisti, gli Arditi del Popolo (formazione Fronte Unito), in cui convergeranno le Formazioni di difesa proletaria, costituite in massima parte, ma soprattutto dirette, da ex combattenti ed Arditi d'Italia. Nella zona del carrarese avvengono i ben noti fatti di Sarzana, in cui gli organi di repressione dello Stato, rappresentati in quel caso dal capitano dei carabinieri Guido Jurgens, schiacciano gli squadristi fascisti al fianco degli Arditi del Popolo (evento non più ripetutosi nell'Italia del tempo).

Dopo questo ed altri fatti analoghi, Ugo Mazzucchelli si trasferisce con la famiglia, formata in giovane età e che egli deve proteggere, tra le montagne delle Alpi Apuane vicino alle cave di Lorano. In questa stessa zona, una ventina d'anni più tardi, ritroveremo Mazzucchelli, i suoi figli ed i compagni, nelle file della resistenza armata al fascismo (1943). Anche con la presa di potere del Regime (1922), l'anarchico mantiene la sua posizione di libertario, e tale coerenza lo porta ad ottenere solo lavori saltuari e pesanti in quanto i padroni delle cave non vogliono assumere stabilmente un sovversivo che non si è voluto iscrivere al fascio e che festeggia il Festa dei lavoratori non andando a lavorare[3].

La Resistenzamodifica | modifica sorgente

Durante il regime fascista il suo isolamento gli permette di evitare[4] arresti e confino ma l'anarchico aspetta l'occasione per riprendere la lotta contro i fascisti. Con l'8 settembre del 1943 Mazzucchelli forma una prima cellula con i propri figli Alvaro e Carlo e l'anarchico Romualdo Del Papa

« Dopo l'8 settembre 1943 un gruppo di anarchici, fra cui Romualdo Del Papa, guidano l'assalto alla caserma Dogali requisendovi le armi e spingendo gli alpini a disertare e ad aderire alla lotta partigiana. Nasce così nelle vicine cave di Lorano, la "Lucetti", comandata da Ugo Mazzucchelli »

[5].

La cellula si trasformerà, nella primavera del 1944, in una vera e propria "banda" che combatte assieme ad altre bande anarchiche della zona (una delle quali comandata dall'anarchico Ismaele Macchiarini[6]. Dopo alcune riunioni segrete in posti sicuri a Carrara, Mazzucchelli decide con i suoi compagni di continuare la lotta in montagna. I nazifascisti iniziano rastrellamenti sempre più frequenti nel territorio, dovendo tener conto che la zona stessa è per essi molto rischiosa, date le tradizioni libertarie e di lotte sociali che l'hanno sempre contraddistinta. La stessa tormentata orografia del carrarese, si presta ad azioni di guerriglia.

Gli uomini delle SS di Walter Reder, futuro responsabile della Strage di Marzabotto, catturano Ugo Mazzucchelli per fucilarlo a Massa. L'anarchico riesce però a salvarsi perché viene scambiato col figlio del direttore del carcere della città, fatto prigioniero da una squadra partigiana alcune settimane prima. Con lui vengono liberati anche alcuni antifascisti. Mazzucchelli fa ritorno alla Brigata, dopo aver evitato miracolosamente i reparti di SS di Walter Reder che imperversano nella zona con mezzi corazzati e macellano anche i civili, come succede a Sant'Anna di Stazzema (in seguito sarà importante la testimonianza del rabbino Elio Toaff che, in una intervista televisiva, racconterà i raccapriccianti fatti avvenuti in tale zona)[7] D'accordo con i compagni dà vita alla brigata Gino Lucetti nota poi col nome di Battaglione Lucetti. Il problema degli scarsi mezzi e di un armamento inadeguato, soprattutto se paragonato a quello dei nazifascisti costringe la brigata a compiere una scelta di tattica ben precisa. Verrà infatti utilizzata una tecnica improntata alla guerriglia, con pochi uomini in grado di muoversi con agilità sia nell'attacco che nello sganciamento dal nemico.

Parecchi ostaggi in mano ai nazifascisti potrebbero pagare con la vita ogni loro imprudenza. Per non mettere a repentaglio l'incolumità di questi, Ugo Mazzucchelli, in qualità di comandante del Battaglione Lucetti, decide di evitare azioni terroristiche che provocherebbero gravissime rappresaglie da parte dei nazifascisti. Per sostenere con alimenti e denaro le famiglie degli arrestati e degli ostaggi, Mazzucchelli si vedrà costretto a fare "decise pressioni" sugli industriali del marmo, sui banchieri e sui possidenti locali affinché i bisogni più elementari di tali sfortunate famiglie possano essere soddisfatti.

IL CLN locale ha poca forza e non può reperire i fondi necessari per l'armamento e il vettovagliamento delle Brigate Partigiane quindi diversi possidenti facoltosi del luogo sono portati in zona sotto controllo del Battaglione Lucetti e delle altre bande partigiane anarchiche, e rispondono prontamente all'"invito" di versare somme adeguate per sostenere la Resistenza e finanziare l'ospedale dove vengono ricoverati i combattenti antifascisti feriti in battaglia. Parte di tali somme servono per acquistare derrate alimentari da mandare nel parmense. Le persone facoltose meno sensibili al problema finanziario sono trattenute in montagna per condividere le vicissitudini dei partigiani, compreso essere fucilati e/o torturati dai nazifascisti e questo serve a rendere "generosi" anche i meno disponibili. La forza della brigate Partigiane nel carrarese è tale che Carrara è liberata nel novembre 1944, ma dopo quattro giorni le bande partigiane debbono ripiegare per mancanza di rifornimenti, di armi e di viveri mentre il generale Alexander le invita ad auto-sciogliersi in vista dell'inverno. Mazzucchelli non è preoccupato per i pericoli che corrono le Brigate partigiane, bensì per una Liberazione formalmente compiuta dagli alleati e non dai patrioti italiani che hanno aderito alla Resistenza. L'ordine di Alexander è diramato non solo ai Partigiani del carrarese e della Lunigiana ma anche, sotto forme, tempi e modalità diverse, in molte zone dove l'attività partigiana è particolarmente organizzata. Ricordiamo a tale proposito il caso eclatante di Genova, dove l'ordine viene impartito nei giorni immediatamente precedenti al 25 aprile del 1945!

Nel contempo, fin dagli inizi dell'autunno 1944, gli alleati sono bloccati nella loro avanzata sulla linea gotica grazie anche agli errori militari del generale Mark Wayne Clark. Si pensa di ricorrere, come in passato, alle truppe francesi di origine marocchina, di Alphonse Juin[8], ma poi l'idea viene scartata. Ricordiamo a tale proposito, che solo pochi mesi prima tali truppe avevano sfondato la Linea Gustav permettendo alla Legione Straniera e a reparti italiani dell'esercito regolare di raggiungere Roma insieme agli anglo-americani[9] con un gran numero di caduti e disgregati dalla formazione, alcuni dei quali, successivamente, andranno a combattere nelle Bande Partigiane vicine.

Il Battaglione Lucetti e le altre formazioni partigiane sono costrette a ripiegare a causa dei durissimi rastrellamenti del periodo. Ugo Mazzucchelli ed i suoi compagni, rompendo l'accerchiamento, riparano temporaneamente a Lucca. Egli stesso racconta che in quel periodo ha l'impressione di correre pericoli anche a causa di alcune formazioni partigiane comuniste locali e le lotte fratricide fra antifascisti anarchici e filostanisti guerra di Spagna sono troppo vicine per trascurare questi sospetti. Poi nel marzo del 1945 Ugo Mazzucchelli rientra nel carrarese e forma una nuova Brigata, la Michele Schirru, dal nome dell'anarchico che ideò un attentato a Benito Mussolini e fu subito fucilato senza prove (uno dei pochi casi condannati apertamente dalla Chiesa, che attaccò il regime facendo presente che si fucilava la gente per il pensiero e le intenzioni, come ironicamente venne scritto in un articolo dell'Osservatore Romano del 1931[10]. In aprile del 1945 le Brigate partigiane entrano a Carrara con gli Alleati e finalmente la città viene definitivamente liberata.

Poco prima della liberazione di Carrara l'anarchico Romualdo Del Papa[11], miliziano in Spagna e più aperto al dialogo con i rappresentanti dei partiti antifascisti, aveva costituito una nuova formazione a cui aveva dato il nome di «Gino Lucetti», come quella del Mazzucchelli. Romualdo Del Papa si era distinto, all'indomani dell'8 settembre 1943, per essersi impadronito, ala testa di una banda, della caserma Dogali di Carrara, riuscendo a confiscare le armi ai soldati italiani presenti prima che queste fossero requisite dai germanici. Tali armi furono distribuite successivamente alle prime bande partigiane che operavano in montagna.

L'immediato dopoguerramodifica | modifica sorgente

Nell'immediato dopoguerra la frangia antifascista anarchica assume una particolare importanza anche per l'aiuto che dà alla popolazione attraverso la distribuzione di generi alimentari. Viene costituita a tale proposito la Cooperativa del Partigiano, che ha, fra le proprie finalità anche quella di evitare fenomeni speculativi quali la "borsa nera" e l'innalzamento immotivato dei prezzi dei generi alimentari che avevano già immiserito la popolazione durante il conflitto. La Cooperativa del Partigiano allestisce ed apre 25 centri di vendita di generi alimentari a prezzi "calmierati". Il fascismo è caduto, ma durante gli anni del regime aveva fatto strage del prezioso marmo statuario e i lavori nella cave sono ridotti al minimo: occorre quindi riprendere il ciclo industriale su cui gran parte della popolazione di Carrara basa la propria sussistenza.

Ugo Mazzucchelli fonda, con altri compagni, la Cooperativa edile Gino Lucetti che assicura il lavoro a 1500 operai. Il gruppo Montecatini, che si occupava dell'estrazione del marmo durante il regime ed era passato indenne attraverso il periodo fascista, dà vita a un gruppo di false cooperative per gestire gli appalti dei lavori pubblici. I tentativi di autogestione del lavoro sono visti con diffidenza dagli altri partiti antifascisti (PCI compreso) che aspirano ad avere commesse e appoggi per la gestione dei lavori, sia dall'apparato statale che dagli enti locali. Risulta evidente che i partiti dell'"arco costituzionale", a parte eccezioni di uomini e di formazioni minoritarie, sono contrari a fenomeni di autogestione del lavoro, che potrebbero poi sfociare politicamente in future istanze rivoluzionarie e/o "soviet". Ormai il PCI è asservito alla linea di Stalin e al discorso geopolitico delle "sfere di influenza": pertanto è contrario a qualunque istanza insurrezionale nonostante i bellicosi proclami atti al controllo delle masse proletarie.

A Carrara nei giorni 15-19 settembre 1945 si costituisce la Federazione Anarchica Italiana (FAI). È il congresso dei sopravvissuti al fascismo, allo stalinismo, alla guerra di Spagna ed al carcere, ma il fermento generato dalla Lotta Partigiana durante la Resistenza porta anche una gran massa di giovani antifascisti che hanno preso parte alla Resistenza militante, ad aderire alla FAI. Questi ultimi sono contrari al ritorno dello Stato borghese prefascista e sono favorevoli per lo più ad un'azione decisa, scevra da compromessi, la quale non esclude la lotta armata. Gli anarchici di Carrara, città fiera delle proprie tradizioni libertarie, sono in prima fila e apportano la propria lunghissima esperienza di sindacalismo rivoluzionario come bagaglio di lotta per l'emancipazione della classe operaia.

Ugo Mazzucchelli e i suoi figli pensano che Carrara sia un centro particolarmente recettivo e per tale ragione vi fanno trasferire i compagni più validi, affinché contribuiscano a far fare il salto di qualità ad una popolazione già socialmente preparata, per storia e tradizioni, al pensiero libertario. La situazione economica locale permette anche di disporre di un'adeguta copertura finanziaria, cosa rarissima per gli anarchici. Vengono invitati a recarsi a Carrara compagni della caratura di Ugo Fedeli, che fra l'altro è anche un valente storico, Alfonso Failla, organizzatore "storico" di lotte sindacali, Umberto Marzocchi, giornalista, combattente antifascista e noto conferenziere di chiara fama e Pier Carlo Masini, che avrà successivamente il compito di essere la "memoria storica" di gran parte del movimento anarchico del XX secolo mentre all'epoca è un giovane intellettuale. Pier Carlo Masini con Arrigo Cervetto contribuiranno alla nascita dei Gruppi Anarchici di Azione Proletaria mentre Arrigo Cervetto, medaglia d'argento della Resistenza, sarà il leader indiscusso di Lotta Comunista assieme a Lorenzo Parodi che proviene dalla formazione Petigiana mista anarchica che aveva agito nel quartiere genovese di Nervi. Gruppi Anarchici di Azione Proletaria e Lotta Comunista saranno, pochi anni più tardi, filiazioni scissioniste della FAI.

Il tentativo di controllo dei mezzi di produzione e distribuzione da parte della classe proletaria da i suoi frutti, come nel caso di Alberto Meschi, che in Emilia rimane a dirigere la locale Camera del Lavoro fino all'inizio degli anni cinquanta, ma nella maggior parte dei casi tale impostazione si scontra col patto controrivoluzionario messo in atto dai partiti dell'arco costituzionale, fatte salve alcune eccezioni individuali o di organizzazioni e gruppi marginalizzati e immediatamente isolati, che credono che la lotta partigiana debba avere un seguito rivoluzionario.

Il prosieguo della lotta armata, soprattutto per i militanti del partito comunista, come la Volante Rossa[12], che si era opposta alla rimozione del prefetto di Milano Ettore Troilo (n.d.r Il prefetto che proveniva dalle bande partigiane del Partito d'Azione, poi esautorato dall'incarico) e altri personaggi del PCI come Pietro Secchia, che non avendo capito cosa era veramente lo stalinismo lo identificava con la rivoluzione proletaria, hanno intenzione di far sfociare la Resistenza in guerra rivoluzionaria. Le mire di Palmiro Togliatti e di Stalin in Italia sono però diametralmente opposte alle loro: Pietro Secchia si scontra con Togliatti ed alla fine viene emarginato nel partito. Stesso discorso vale per il comunista Gaetano Perillo, capo degli Arditi del Popolo di Genova che, seppur abbastanza avanti negli anni, propugna una linea di sinistra all'interno del PCI, per poi rientrare nei ranghi del partito seguendone la linea in modo critico. L'abbandono da parte del PCI di tali militanti comporterà successivamente una dura repressione degli stessi da parte degli organi preposti dello Stato.

Le associazioni partigianemodifica | modifica sorgente

Ugo Mazzucchelli diviene titolare di un grosso concessionario per la cavatura del marmo e quindi in teoria un avversario nelle lotte rivandicatrici dei lavoratori. Suo interesse è quello di conservare la memoria della Lotta Antifascista quindi fonda nel 1963 la sezione di Carrara della Federazione Italiana delle Associazioni Partigiane (FIAP)[13], associazione decisamente orientata a sinistra ma sostanzialmente con dirigenza appartenente all'ex Partito d'Azione. Ricordiamo che vi è stata spesso una forma di rispetto reciproco e di collaborazione fra anarchici e Liberalsocialisti. Tale formazione politica, fondata da Carlo Rosselli[14] inizia la propria traiettoria, a Barcellona, nella guerra civile spagnola per arrivare, durante la Resistenza, alle vicende di Emilio Canzi comandante unico della XIII zona operativa arrestato da un gruppo di stalinisti di sinistra e subito fatto mettere in libertà dalla dirigenza delle Brigate Partigiane che avevano quale riferimento il Partito d'Azione. Nella zona delle Alpi Apuane l'interazione è talmente forte che FAI e FIAP sembrano quasi sovrapporsi, grazie anche alla personalità carismatica di Ugo Mazzucchelli, che si è inserito nella dirigenza delle due organizzazioni. Mazzucchelli è un vero comandante, sia del Gino Lucetti che del Michele Schirru e quindi partigiano molto conosciuto anche perché sua prerogativa fondamentale è quella di aver interpretato la propria investitura di comando sia sul terreno militare, che su quello politico, reprimendo azioni partigiane che avrebbero potuto pregiudicare la popolazione. Gli abitanti del carrarese ne riconoscono il valore e lo stimano.

Il monumento a Gaetano Bresci e la collaborazione con Carlo Cassola e l'abbandono della FAImodifica | modifica sorgente

Negli anni settanta Mazzucchelli ritrova lo scrittore Carlo Cassola. I due riprendono a collaborare, Carlo Cassola è pacifista e impegnato in una lotta che porti al disarmo internazionale. I due compagni fondano la Lega per il Disarmo Unilaterale, quindi aprono un nuovo fronte antiautoritario. Mazzucchelli, essendo grande esperto di marmo e delle sue applicazioni, scontrandosi con i pretestuosi ostacoli posti dai rappresentanti dello Stato, dopo molti anni riesce a mettere un cippo a Franco Serantini, ucciso dai poliziotti a venti anni, a Pisa, nel maggio 1972. Ma il caso più duro da digerire per lo Stato è il monumento a Gaetano Bresci. I reazionari si scatenano e la magistratura fornisce diverse sentenze contraddittorie fra di loro nel merito della possibilità di posa in opera. Ugo Mazzuchelli indice un convegno con storici di gran caratura molto noti (1985) in cui vengono finalmente messe in luce le pesanti responsabilità nella violenta repressione della classe proletaria durante il regno di Umberto I: il monumento a Gaetano Bresci rimarrà.[15]

Alla fine degli anni ottanta Ugo Mazzuchelli si rende conto dell'isolamento in cui può cadere il movimento anarchico, almeno a suo parere, se non si rinnova, quindi tenta di teorizzare all'interno della FAI posizioni più mediatrici rispetto alla società fondata sulla democrazia borghese ed sui suoi rappresentati. Mazzucchelli viene duramente criticato all'interno della FAI: la maggioranza degli aderenti non vuol rinunciare a quelle che reputa le basi dell'anarchia e che non possono lasciare spazi di mediazione con lo Stato capitalista. Tali aspre critiche porteranno l'ex comandante partigiano a dimettersi dalla FAI. Per uno studio di approfondimento sulle ultime vicende riguardanti Ugo Mazzucchelli, imprescindibile è la biografia scritta da Rosaria Bertolucci, A come anarchia o come Apua. Un anarchico a Carrara: Ugo Mazzucchelli, Quaderni FIAP, Carrara, 1987. Altre informazioni sulla vita dell'anarchico si possono trovare sul libro di memorie scritto dal Mazzucchelli: Testimonianze. Carrara e i suoi monumenti. La forza della ragione e le sue evoluzioni. Per il periodo inerente alla Lotta Partigiana è consigliabile consultare un lavoro pubblicato postumo a firma di Gino Cerrito in collaborazione con Adriana Dadà e Maria Pacini Fazzi, Gli anarchici nella resistenza apuana, e il corposo saggio di Pietro Bianconi, Gli anarchici italiani nella lotta contro il fascismo, Edizioni Archivio Famiglia Camillo Berneri, Pistoia, 1988. Ancora vi è un lungo articolo di particolare interesse sulla vicenda di Ugo Mazzucchelli a firma di Claudio Venza, A proposito di Ugo Mazzucchelli, in Umanità Nova, 1997.

Mortemodifica | modifica sorgente

Mazzucchelli muore il 6 gennaio 1997 a 94 anni per arresto cardiaco. I funerali si sono svolti il 7 gennaio 1997 in forma privata, la salma è stata cremata e le ceneri sono tumulate nel cimitero monumentale di Marcognano.

Notemodifica | modifica sorgente

  1. ^ . Nelle Alpi Apuane il fascismo riuscì ad affermarsi con molta difficoltà. Per prendere il sopravvento, furono fatti entrare fra gli squadristi gruppi di lavoratori saltuari e/o disoccupati.Difesa della Camera del Lavoro di Sestri Ponente
  2. ^ .Articolo Corriere della Sera
  3. ^ Da un'intervista del Corriere della Sera:"Il fascio aveva abolito la Festa dei lavoratori, ma io e pochi altri che la pensavano come me continuavamo a celebrarla. E sa come? Rifiutandoci di lavorare. Il padrone ci denunciò, stilò un elenco e lo spedì in questura"
  4. ^ Marmo ed anarchia
  5. ^ Circolo ponte della Ghisolfa
  6. ^
    « A Carrara, particolarmente numerose e forti risultarono le formazioni anarchiche operanti sui monti e al piano: la "Gino Lucetti", la "Michele Schirru", la "Elio", la SAP "Renato Macchiarini" e la SAP-FAI. »
    Renato Macchiarini è fratello di Ismaele Macchiarini da Umanità Nova
  7. ^ Elio Toaff: "Chi non ha visto potrebbe anche non crederci" Appello di Amos Luzzato “per un mondo in cui si ricerchi la pace"
  8. ^
    « e sua sarà l'idea per battere i tedeschi asserragliati a Montecassino »
    La corsa infinita sito bersaglieri
  9. ^ I soldati della Legione Straniera francese fecero da apripista per la Liberazione di Roma, come si evince dalla testimonianza del montenegrino Frederic Rossif, legionario, nipote della regina Elena diventato in seguito regista famoso grazie anche al film Morire a Madrid scheda del film
  10. ^ la storia ritrovata: Il triste epilogo dell'anarchico Michele Schirru
  11. ^
    « Dopo l'8 settembre 1943 un gruppo di anarchici, fra cui Romualdo Del Papa, guidano l'assalto alla caserma Dogali requisendovi le armi e spingendo gli alpini a disertare e ad aderire alla lotta partigiana. Nasce così nelle vicine cave di Lorano, la "Lucetti", comandata da Ugo Mazzucchelli »
    Circolo ponte della Ghisolfa
  12. ^ La Volante Rossa di Cesare Bermani storico
  13. ^ FIAP
  14. ^ Carlo Rosselli e Camillo Berneri due vite parallele di Massimo Ortalli
  15. ^ monumento a Gaetano Bresci

Bibliografiamodifica | modifica sorgente

  • Rosaria Bertolucci, "A" come anarchia o come Apua: un anarchico a Carrara: Ugo Mazzucchelli, Federazione italiana associazioni partigiane, 1988
  • Gaetano Manfredonia La Resistenza sconosciuta: gli anarchici e la lotta contro il fascismo: i giornali anarchici clandestini: 1943-1945, Zero in condotta, 1995
  • Voline (Vsévolod Mikhailovitch Eichenbaum) , Ugo Mazzucchelli, La rivoluzione sconosciuta, Franchini, 1977
  • Piero Calamandrei Il Ponte Pubblicato da La Nuova Italia, 1957
  • Ugo Mazzucchelli Testimonianze: Carrara e i suoi monumenti, Carrara, Tipografia Catelani, 1993

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