Val Brembana

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Val Brembana
Stati Italia Italia
Regioni Lombardia Lombardia
Province Bergamo Bergamo
Località principali San Pellegrino Terme, Zogno, San Giovanni Bianco, Piazza Brembana, Villa d'Almè
Comunità montana Comunità Montana della Valle Brembana
Sito internet

La Val Brembana (àl Brembàna in dialetto bergamasco[1]) si trova in provincia di Bergamo e deve il suo nome al fiume Brembo dal quale è attraversata.

Storiamodifica | modifica sorgente

Il Brembo a San Giovanni Bianco

Il nome Valle Brembana è comparso per la prima volta nel 1213

Nel secolo successivo, più precisamente nel 1331, la valle passa sotto la Signoria dei Visconti, che le permettono di mantenere una certa autonomia, tutelata dallo Statuto della Val Brembana. Ben presto però si scatenano numerose carestie ed epidemie che portano la valle ad una crisi economica, aggravata anche dalle lotte sociali tra Guelfi e Ghibellini che sfociano in incendi, violenze e devastazioni. Dopo i Visconti la valle passò sotto il dominio della Repubblica di Venezia che la mantenne autonoma rispetto al resto della provincia e della città di Bergamo, ma la divise in due "settori": la Valle Brembana Superiore, con capoluogo Serina, e la Valle Brembana Oltre La Goggia, con capoluogo Piazza Brembana.
In questo periodo molti abitanti della valle migrarono in cerca di fortuna verso i territori nei dintorni della città di Venezia: alcuni si arricchirono adattandosi a lavori di fatica, ma molti si affermarono come artisti, commercianti e imprenditori.

La prima rappresentazione cartografica della valle Brembana si deve a Leonardo da Vinci, e fu tracciata probabilmente intorno al 1509, forse su richiesta del re di Francia allora in guerra contro la Serenissima[2].

Nella seconda metà del Settecento la Serenissima perse la sua importanza nell'Italia settentrionale e questo declino ebbe pesanti riflessi anche sull'economia della Valle, caratterizzata da questo momento da un'estrema povertà che si protrasse fino alla successiva dominazione francese (1797-1815) e austriaca (1815-1859).

Un aspetto positivo legato alla presenza sul territorio degli Asburgo fu il miglioramento della struttura della viabilità della valle, e tutti i paesi furono collegati con strade carrozzabili.

Successivamente, al momento dell'Unità d'Italia, l'economia della valle continuò ad essere arretrata e l'industria cominciò a diffondersi solamente a partire dal 1907, quando a San Giovanni Bianco arrivò la Ferrovia della Valle Brembana.

Le prime industrie importanti che vi sorsero erano la San Pellegrino, la Cartiera Cima, la Manifattura Val Brembana e l'industria del cemento. Questo fu anche il periodo d'oro del centro di San Pellegrino, che diventò un rinomato centro termale e [..parte in corso di preparazione]

L'Iliade brembanamodifica | modifica sorgente

L'Iliade brembana è uno scritto del 1882 di Antonio Stoppani, scrittore e scienziato, per sostenere la fattibilità e la necessità di canalizzare le acque del Brembo per rifornire di acqua potabile Milano. La cosa fu a lungo contesa e dibattuta tra Bergamo e Milano a suon di tesi, perizie e controperizie finché il 22 gennaio 1891 ad Almè il Genio Civile misurò una portata di massima magra di 5500 litri, quantità insufficiente persino per far funzionare gli opifici. La cosa chiuse definitivamente la questione[3].

Morfologiamodifica | modifica sorgente

Paesaggisticamente, la Valle presenta aspetti mutevoli e disparati, anche impervi, che dipendono da variazioni altimetriche ma anche dal differente livello di urbanizzazione.

I connotati ambientali del fondovalle sono compromessi da un'urbanizzazione accentuata e diffusa; molte aree presentano effetti di degradazione ambientale e di riduzione dell'attività agricola. Superato il fondovalle ci si immerge nel paesaggio pre-alpino, dove si rilevano borghi tradizionali caratteristici e paesaggi conservati; appena superati paesi come Villa d'Almè, ci si lascia alle spalle il paesaggio di tipo pedemontano e si passa a un ambiente montano.

La Valle Brembana è limitata a nord dalla catena delle Alpi Orobie (dalle quali sorge anche lo stesso fiume Brembo), dal Pizzo del Diavolo di Tenda, che segna il confine più settentrionale con la Valle Seriana, e dal Pizzo Tre Signori, che segna invece il confine tra le province di Bergamo, di Sondrio e di Lecco. La Valle Seriana marca il confine orientale della Valle Brembana, mentre quello ovest è segnato dalla Valle Imagna.

A sud la Valle Brembana termina nella pianura pedemontana attorno a Bergamo. Il fiume Brembo continua a scorrere fino a gettarsi nel fiume Adda, a sua volta affluente del fiume Po.

Comunimodifica | modifica sorgente

Nell'area meridionale della Valle Brembana, quella in cui il fiume Brembo ha potuto meglio farsi spazio in mezzo ai monti, si trovano i comuni più popolati; mentre nella parte nord il territorio brembano è costellato da piccoli centri.

Partendo da sud e risalendo la Valle Brembana verso nord si incontrano i comuni di: Ponteranica e Sorisole (provenendo da Bergamo), Valbrembo e Paladina (provenendo da Dalmine), Almè, Villa d'Almè, Sedrina, Ubiale Clanezzo, Brembilla, Gerosa e Blello (questi ultimi tre parte della val Brembilla che confluisce nel fiume Brembo a Sedrina) Zogno, San Pellegrino Terme, San Giovanni Bianco, Camerata Cornello, Lenna e Piazza Brembana. Qui confluiscono i due rami principali del fiume Brembo. In quello destro si trova Olmo al Brembo: proseguendo verso il passo San Marco, dal quale si raggiunge Morbegno, in Valtellina, si passa in prossimità di Piazzolo e Piazzatorre, per poi incontrare Mezzoldo. Da Olmo, seguendo il torrente Stabina si possono raggiungere Cassiglio, Ornica e Valtorta, mentre tramite un'altra strada si raggiungono Averara, Santa Brigida e Cusio. Il ramo sinistro comprende Valnegra, Moio de' Calvi, Roncobello(su un pendio sulla sinistra), Isola di Fondra e Branzi. Da qui si ha una biforcazione che può condurre a Carona oppure a Valleve e Foppolo.

Sul lato est della Valle Brembana, all'altezza del comune di Zogno, si snoda la piccola convalle denominata Valle Serina (che prende il nome dall'omonimo torrente) dove si trovano i comuni di Bracca, Algua, Costa di Serina, Dossena, Serina, Cornalba, oltre a Selvino e Aviatico, situati allo scollinamento con la val Seriana e appartenenti all'omonima comunità montana. Raggiungibile solo da val Serina e val Seriana, Oltre il Colle appartiene però all'impervia valle Parina, che sbocca nel fiume Brembo fra Camerata Cornello e San Giovanni Bianco. Sul lato ovest, all'altezza del comune di San Giovanni Bianco, confluisce invece la Val Taleggio che ospita i comuni di Taleggio e Vedeseta.

Centro principale della Valle è Zogno, all'interno del quale è possibile trovare attrattive turistiche di rilievo come le suggestive "Grotte delle meraviglie" e l'importantissimo "Museo della Valle".

Tra le località di rilievo si menzionano le stazioni sciistiche di Piazzatorre e Foppolo oltre che San Pellegrino Terme, paese ricco di infrastrutture sportive, di stazioni termali che offrono molteplici servizi e di paesaggi naturali inseriti in una cornice costituita da incantevoli palazzi in stile Liberty.

I comuni della Valle Brembana sono riuniti nella Comunità Montana della Valle Brembana.

Infrastrutturemodifica | modifica sorgente

La valle è percorsa dalla ex Strada Statale 470. Fino al 1966 era percorsa anche da una linea ferroviaria, poi dismessa. Attualmente (2011) buona parte dell'ex tracciato del treno da Zogno a Piazza Brembana è stato adattato a pista ciclabile.

Notemodifica | modifica sorgente

  1. ^ Carmelo Francia, Emanuele Gambarini (a cura di), Dizionario italiano-bergamasco, Torre Boldone, Grafital, 2001. ISBN 88-87353-12-3.
  2. ^ Tarcisio Bottani, Wanda Taufer, Da Bergamo all'Europa. Le vie storiche Mercatorum e Priula, Bergamo, Corponove, 2007. ISBN 978-88-87831-73-3.
  3. ^ Felice Riceputi, Storia della valle Brembana, Bergamo, Corponove, 1997.

Bibliografiamodifica | modifica sorgente

  • (IT) Gabriele Medolago, La comunità di Val Brembana Oltre la Goggia in Luca Giarelli (a cura di), Naturalmente divisi. Storia e autonomia delle antiche comunità alpine, 2013, p. 153. ISBN 978-88-91111-70-8.

Voci correlatemodifica | modifica sorgente

Collegamenti esternimodifica | modifica sorgente

Altri progettimodifica | modifica sorgente








Creative Commons License