Valle del Biois

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Valle del Biois
Stati Italia Italia
Regioni Veneto Veneto
Province Belluno Belluno
Località principali Falcade, Canale d'Agordo, Vallada Agordina.
Comunità montana Comunità montana Agordina
Fiume Biois
Superficie 1100 ca. km²
Altitudine minima 722m, massima 3192m m s.l.m.
Sito internet

La Valle del Biòis è una valle longitudinale situata in provincia di Belluno (Veneto) ed è considerata una tra le più belle valli dolomitiche situata in posizione centrale fra la Marmolada (3.343 m), il Monte Civetta (3.220 m) e le Pale di San Martino (3.192 m), coronata dal Gruppo del Focobon (3054 m) e dalla Catena dell'Auta (2.650 m).

Si estende, per 20 km, dal Passo di San Pellegrino fino a Cencenighe Agordino dove confluisce nella Val Cordevole.

La valle è collegata alla provincia autonoma di Trento da due passi, il Valles (2.030 m) ed il San Pellegrino (1.918 m), che rispettivamente portano a Predazzo (Val di Fiemme) e a Moena (Val di Fassa).

Deve il suo nome al torrente Biois che nasce dal Passo di San Pellegrino per poi incontrare sul suo fondo valle gli altri tre comuni.

Storia e Centri abitatimodifica | modifica sorgente

Nella seconda metà del 1800, cominciò ad aprirsi al turismo con la nascita dell'albergo "Al Gallo" (Canale d'Agordo), primo della valle del Biois, dove trovarono ospitalità i primi alpinisti che esploravano le Pale di San Martino; vi soggiornarono fra l'altro Francis Fox Tuckett, John Ball, il geografo Giovanni Marinelli e Alfred Von Radio-Radiis.

Lungo il percorso della valle sono situati i comuni di Falcade (1.200 m), Canale d'Agordo (976 m) e Vallada Agordina (1.036 m).

Falcade (in dialetto "Falčàde") è un rinomato centro turistico sia estivo che invernale, con i suoi moderni impianti di risalita che portano a raggiungere alcune tra le più belle e panoramiche piste da sci delle Dolomiti, e le piste di fondo dotate di illuminazione ed innevamento artificiale.

Dopo Falcade si trova Canale d'Agordo ("Canàl"), paese natale di Albino Luciani, il futuro Papa Giovanni Paolo I, ed il centro più importante della valle con l'antica Chiesa Pievanale di Canale d'Agordo, che domina sull'intera valle. Un altro edificio importante è la birreria, che fu fondata circa nel 1897 da Giovanni Battista Zannini; intorno agli anni venti i fratelli Luciani, Sante, Luigi e Giovanni l'acquistarono e vi fondarono la sede della Birra Pedavena.

Da Canale si sviluppa lateralmente alla Valle Del Biois la Val di Gares, spettacolare valle glaciale che termina in un suggestivo circo glaciale dove è adagiata la frazione di Gares (1.380 m). Da questa località partono alcune tra le più belle escursioni dolomitiche che portano sulle vette delle Pale di San Martino.

L'ultimo comune che si incontra è quello di Vallada Agordina ("La Valàda") che si sviluppa in una moltitudine di graziose e caratteristiche frazioni. Da segnalare la Chiesa di San Simon (Monumentale) con il ciclo pittorico di Paris Bordone, un vero e proprio gioiello intriso di storia e di fede, che per secoli è stata il punto di riferimento culturale di questa straordinaria valle.

Strage della Valle del Bioismodifica | modifica sorgente

Tra il 20 e 21 agosto 1944, nell'ambito di un intervento di repressione antipartigiana, la valle fu teatro di una rappresaglia nazista ad opera di un battaglione del reggimento di polizia militare Bozen, composto da sudtirolesi di lingua tedesca e capeggiato dal tenente delle SS Alois Schintlholzer, che trucidarono 44 persone e rasero al suolo intere frazioni, lasciando senza tetto 645 persone. Schintlholzer, cittadino austriaco, fu arrestato dalle truppe alleate, ma riuscì a fuggire. Poiché ricercato in Austria, si nascose a Solda, in Alto Adige, come molti altri gerarchi nazisti. I Carabinieri lo arrestarono nel 1947, ma gli incartamenti relativi al suo caso caddero nell'oblio, finendo nell'armadio della vergogna e la magistratura italiana lo liberò senza processo[1]. Tornò in Austria nel 1961, dove fu nuovamente arrestato, ma un anno dopo anche le autorità austriache archiviarono il caso e tornò in libertà. Nel 1970 il processo fu ripreso in Italia (su sollecito dei superstiti) e solo nel 1988 fu finalmente condannato all'ergastolo, ma l'Austria si rifiutò di estradarlo, siccome ormai vecchio e morente.[2][3] Morì infatti un anno dopo. I sudtirolesi ai suoi comandi non sono invece mai stati colpiti da provvedimenti penali.

Volontariatomodifica | modifica sorgente

Nel territorio della Val del Biois è presente la Protezione Civile di Caviola, la Protezione civile Vallada Agordina, la Croce Verde Val Biois, i Vigili del Fuoco Volontari con distaccamento a Canale d'Agordo ed il Soccorso Alpino Val Biois.
La Croce Verde è un'associazione di volontariato con persone formate dal 118 che mettono a disposizione il loro prezioso tempo libero e le loro energie per rispondere alle esigenze di primo soccorso (24 ore su 24), di trasporti secondari e di assistenza alle manifestazioni; tale associazione quindi supporta il Servizio di Urgenza ed Emergenza Medica (SUEM) della provincia di Belluno. La Croce Verde Val Biois effettua le sue prestazioni anche nei comuni limitrofi a Falcade, a Canale d'Agordo e a Vallada Agordina.

Turismomodifica | modifica sorgente

Sport Invernalimodifica | modifica sorgente

Da visitaremodifica | modifica sorgente

Paesimodifica | modifica sorgente

  • Canale d'Agordo: con i suoi suggestivi paeseggi tipici dell'ambiente alpino e il museo Papa Luciani
  • Falcade: lo studio di Augusto Murer ubicato a Molino
  • Vallada Agordina: le sue piccole frazioni con la millenaria chiesa di S.Simon, tra i primi, se non il primo, monumento nazionale in provincia di Belluno dal 25 marzo 1877

Monumentimodifica | modifica sorgente

Naturamodifica | modifica sorgente

  • Tutta la Valle di Garés e il suo Biotopo, sentiero passeggiata nei dintorni del laghetto nell'omonima frazione
  • Lunghe passeggiate per l'intera valle

Notemodifica | modifica sorgente

  1. ^ Cfr. pag 192 Mimmo Franzinelli, Le stragi nascoste: l'armadio della vergogna: impunità e rimozione dei crimini di guerra nazifascisti, 1943-2001, Mondadori, 2002
  2. ^ Gasperi, La strage della valle del Biois, in: Nationalsozialistische Besatzungs- und Annexionspolitik in Norditalien 1943, Michael Wedekind, 2003, pag. 330
  3. ^ [1] articolo apparso su "Der Vinschgerwind" - testata della Val Venosta, data 8.9.2005

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