Valore legale del titolo di studio

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Il valore legale del titolo di studio indica il grado di ufficialità e la validità di un titolo di studio, riconosciuti ai sensi della legge o da atti giuridici aventi la stessa forza o autorizzati dalla legge.

Caratteristichemodifica | modifica sorgente

La dottrina di scienza dell'educazione considera il titolo di studio non come un "pezzo di carta", ma come un certificato che attesta le conoscenze e le competenze acquisite durante il corso degli studi. Le forme con cui viene data certezza pubblica a questo assunto, e garanzia della qualità della formazione secondo canoni socialmente accettati, variano da a Paese a Paese a seconda del tipo di ordinamento giuridico, e delle tradizioni scolastiche, accademiche e professionali. In quasi tutti i Paesi, ad esempio, sono bandite le cosiddette "fabbriche di titoli" (ingl.: diploma mills) organizzazioni a scopo di lucro che rilasciano titoli di studio a pagamento e a fronte di scarso o nullo corrispettivo in termini di studio o dimostrazione di effettivo possesso di saperi congruenti con il livello comunemente accettato per il titolo stesso. In particolare, solo in alcuni Stati degli USA e in poche altre énclave giuridiche, tali organizzazioni possono operare legalmente.

Nel dibattito pubblico si parla genericamente e in modo astratto di "possesso di valore legale" da parte del titolo di studio intendendo l'ufficialità, la validità, o una combinazione di entrambe le caratteristiche, o di proprietà riconducibili a tali caratteristiche.

Le basi di questo concetto risiedono nei seguenti fatti:

  1. una competente Autorità Pubblica introduce o riconosce un determinato titolo di studio come "titolo ufficiale" del proprio sistema di istruzione e di formazione;
  2. il conferimento ad una persona di un particolare titolo di studio da parte di una competente autorità scolastica o accademica produce determinati effetti giuridici, individuati dalle situazioni giuridiche soggettive così attribuite al titolare da specifiche norme dell'ordinamento.

Ad esempio, per riguarda l'ufficialità, il "possesso di valore legale" segnala la diversità di certi titoli di studio rispetto ad altri attestati o scritture private che, anche provenendo eventualmente da soggetti socialmente autorevoli, non siano ricompresi nel novero dei titoli definiti o riconosciuti formalmente in modo ufficiale. Tipicamente le Autorità Pubbliche decidono di proteggere legalmente certi titoli individuando o selezionando con apposite autorizzazioni amministrative le istituzioni (scuole, Università ed analoghi enti) che possono concederli, e in questo modo esercitano un controllo più o meno diretto sul sistema di istruzione e di formazione che viene così definito.

Ufficialità dei titoli di studiomodifica | modifica sorgente

A seconda del Paese, vari concetti, metodi e prassi possono entrare in gioco per quanto attiene allo statuto di ufficialità dei titoli di studio in un certo sistema nazionale di istruzione e formazione. I due principali sono quelli di "riconoscimento" e di "accreditamento", a cui va aggiunto, poi, quello di "autorizzazione" (questa classificazione non pregiudica l'uso dei termini nei contesti nazionali). Essi vanno applicati tanto agli istituti scolastici o accademici quanto ai singoli titoli e/o corsi di studio. In molti casi, titoli di studio conferiti da istituti riconosciuti o accreditati sono considerati come titoli "ufficiali" in modo automatico; tuttavia in altri casi il riconoscimento o l'accreditamento degli istituti è distinto rispetto a quello dei corsi di studio (e quindi rispetto all'ufficialità dei rispettivi titoli).

Il "riconoscimento" riguarda lo statuto di ufficialità come accordato in base alla legislazione nazionale. In molti Paesi, infatti, sono leggi e regolamenti adottati da Autorità Pubbliche che stabiliscono in maniera più o meno dettagliata requisiti e procedure per l'assegnazione di un "potere ufficiale" di conferire (specifici) titoli di studio ad istituzioni scolastiche e accademiche, le quali sono considerate in tal guisa "riconosciute"; analoghe politiche e procedure possono riguardare, come già detto, i singoli corsi di studio. È evidente, poi, che scuole e Università istituite direttamente dall'Autorità Pubblica (e.g. di proprietà dello Stato o di Enti Territoriali) dovranno necessariamente soddisfare requisiti normativi equivalenti a quelli per riconoscimento, che in tali casi viene a coincidere con l'autorizzazione ad operare.

L'"accreditamento" è una decisione formale adottata da una qualche autorità competente (che può essere in generale anche una persona giuridica privata) sulla qualità di un istituto scolastico o accademico o di un corso di studio, in base a requisiti più o meno dettagliati e predefiniti. Il modo con cui i processi di accreditamento sono condotti nei vari Paesi (ed eventualmente da parte di varie organizzazioni), il ruolo e il grado di coinvolgimento delle Autorità Pubbliche, determinano l'"ufficialità" dei titoli di studio correlati direttamente o indirettamente all'accreditamento.

Validità dei titoli di studiomodifica | modifica sorgente

La validità dei titoli di studio ai fini scolastici, accademici, lavorativi e professionali dipende anch'essa dal tipo di ordinamento giuridico, dalle scelte specifiche e dalle diverse tradizioni in vigore nei singoli Paesi.

La validità ai fini del proseguimento degli studi è definita e garantita dagli ordinamenti scolastici e accademici nazionali. Datori di lavoro privati e, con più formalità, le Pubbliche Amministrazioni, richiedono tipicamente titoli di studio "ufficiali" come requisito essenziale, in base alle specifiche della mansione. Quasi ovunque per l'accesso alle professioni regolamentate è richiesto il possesso di un titolo di studio "ufficiale"[1].

Nel mondomodifica | modifica sorgente

Unione Europeamodifica | modifica sorgente

In tutta Europa il potere di conferire determinati titoli di studio è assegnato alle scuole, alle università, o alle altre istituzioni di istruzione superiore, dallo Stato - sia che si tratti di istituzioni pubbliche o private. In particolare, la responsabilità pubblica in materia di istruzione superiore e di ricerca è stata ribadita dal Consiglio d'Europa con una raccomandazione del 2007 che raccoglie e definisce i concetti fondamentali. L'implementazione del Processo di Bologna per la creazione dello Spazio Europeo dell'Istruzione Superiore ha compreso la definizione e l'accordo su uno schema generale dei cicli di studio accademici, su cui ogni Stato aderente mappa i propri corsi di studio nazionali.

La convenzione di Lisbona sul riconosciemnto del titolo nella regione Europea di cui l'Italia è firmataria, conferma la totale validità dei titolo stranieri elargiti e conferiti da istituzioni Europee autorizzate dal Ministero di competenza.

Regno Unitomodifica | modifica sorgente

Nel Regno Unito il potere di conferire titoli accademici (Degree Awarding Power) è attribuito agli istituti di istruzione superiore dal Consiglio della Corona[2], che si avvale della Quality Assurance Agency per l'istruttoria sul merito[3][4]. La stessa agenzia, poi, conduce degli audit istituzionali periodici, per verificare la sussistenza nel tempo della solidità istituzionale per quanto attiene al mantenimento degli standard accademici e della qualità dell'offerta formativa, in modo congruente con il ruolo e le responsabilità rivestite[5]. Separatamente dall'accreditamento istituzionale e dalle verifiche periodiche esistono poi le procedure di accreditamento per singoli corsi di studio, rilevanti ai fini dell'accesso alle professioni regolamentate o ad albi e associazioni professionali, a cura di apposite Autorità riconosciute dove necessario dalla legge ma tipicamente controllate dalle singole comunità di professionisti.

Stati Uniti d'Americamodifica | modifica sorgente

Negli USA sono i singoli Stati che autorizzano College di vario tipo ed Università ad operare legalmente, poiché il Governo federale non ha prerogative in materia. Tuttavia esiste un complesso sistema per l'accreditamento di istituzioni e corsi di studio che è gestito da enti privati (dette Agenzie o Commissioni) a loro volta riconosciuti dagli Stati. Il principale riconoscimento ufficiale di tali Agenzie di accreditamento è però quello offerto dal Dipartimento dell'Istruzione del Governo Federale (USDE) perché solo gli studenti di istituzioni accreditate da Agenzie da esso riconosciute hanno accesso a borse di studio federali.

I criteri per il riconoscimento sono fissati dalla legislazione federale, ad occuparsi della registrazione delle istituzioni di accreditamento è il "Department Of Education" che è tenuto per legge a redigere e pubblicare un elenco di Enti di Accreditamento[6]. Anche il "Consiglio per l'Accreditamento dell'Istruzione Superiore" (CHEA) offe un riconoscimento importante per le Agenzie (pur essendo un Ente privato), in quanto per l'accesso a molti uffici pubblici, per le professioni regolate, e nella considerazione pubblica tale riconoscimento è equipollente a quello dell'USDE.

Italiamodifica | modifica sorgente

Nell'ordinamento giuridico italiano il titolo di studio a cui viene attribuito valore legale è un certificato rilasciato da un'autorità scolastica o accademica nell’esercizio di una funzione pubblica. Esso riproduce gli estremi un atto pubblico compiuto da un pubblico ufficiale o da una commissione d'esame investita della medesima funzione che dispone il conferimento del titolo al candidato; pertanto si tratta di un atto di fede privilegiata ai sensi degli artt. 2699 e 2700 del Codice civile. Per potersi dare la potestà testé menzionata, l'autorità in parola deve essere un'amministrazione pubblica a ciò incaricata dalla legge, oppure un istituto privato legalmente riconosciuto dal Ministro competente, e il titolo di studio riferirsi ad un corso previsto da un regolamento didattico conforme a schemi nazionali definiti da leggi e regolamenti ministeriali (o anche leggi regionali per i settori formativi di loro competenza). A questi titoli, e solo ad essi, viene accordata una specifica protezione legale.

Dal punto di vista dell'efficacia giuridica, il possesso di un titolo di studio con valore legale è (per definizione) una condizione necessaria, in base a specifiche norme dell'ordinamento, per:

  • il proseguimento degli studi nel sistema scolastico o accademico nazionale
  • l'ammissione ad esami di Stato finalizzati all'iscrizione ad albi, collegi ed ordini professionali
  • la partecipazione a concorsi banditi dalla pubblica amministrazione e l'inquadramento in precisi profili funzionali lavorativi

Esistono tabelle di equipollenza fra classi di titolo del medesimo livello, come fra classi di diploma e classi di laurea, ai fini dell'iscrizione ad albi professionali o dell'ammissione a bandi pubblici di concorso.

Non sono invece contemplate tabelle di corrispondenza fra titoli di studio di livello differente, con l'identificazione di un titolo assorbente, ad esempio fra una classe di laurea e una classe di diploma. In questo modo, sia per un concorso per esami che in un bando per titoli ed esami, aventi come requisito obbligatorio per l'ammissione un determinato diploma (ragioniere, geometra, ecc.), il candidato deve essere in possesso esattamente del titolo richiesto; mentre non sono ammessi candidati con un titolo che certifica diverse e maggiori competenze quale la laurea (Economia, Ingegneria Civile, ecc.) che nello stesso ordinamento abilitano all'insegnamento nelle scuole di secondo grado (Ragioneria, Istituto Superiore per Geometri, ecc.) e all'iscrizione agli albi professionali relativi alle stesse competenze di studio.

Infine, i titoli di studio stranieri non hanno valore legale in Italia, se non a seguito di una dichiarazione di riconoscimento o di equipollenza, che può essere concessa in base a criteri e procedure sancite da accordi e trattati internazionali e recepite dalla legge.

Il concetto di "valore legale" non risulta tuttavia definito dall'ordinamento; si tratta quindi di una locuzione della dottrina liberamente applicata (e poi discussa) nel contesto della legislazione riguardante i titoli di studio, che estende e in effetti modifica l'analogo concetto relativo all'efficacia probatoria di un documento nel processo. Esistono però norme che fanno riferimento al valore legale, come il D.M. 509/1999 e il D.M. 270/2004. Il tema del "valore legale" è stato oggetto di una indagine conoscitiva della VII Commissione del Senato, conclusasi nel febbraio 2012[7].

I sostenitori dell'abolizione del valore legale del titolo di studio affermano che, a seguito dell'eliminazione, si innescherebbe automaticamente una concorrenza virtuosa che riguarderebbe ogni aspetto saliente del sistema formativo universitario, anche se tuttavia l’amministrazione potrebbe cominciare a selezionare in modo clientelare, dando così peso diverso ai titoli di studio in base all'istituto di istruzione di provenienza.[8][9]I sostenitori del mantenimento del valore legale del titolo di studio affermano invece che esso ha svolto sino ad oggi un’utile e insostituibile funzione di mediazione tra sistema formativo e mercato del lavoro. [10][11] L'abolizione del valore legale del titolo di studio era auspicata dalla loggia P2 nel Piano di rinascita democratica.

Normativamodifica | modifica sorgente

Nel Testo unico delle leggi sull'istruzione superiore (R.D. 31.8.1933, n.1592, art. 167) si afferma che:

« le Università e gli Istituti superiori conferiscono, in nome della Legge, le lauree e i diplomi determinati dall'ordinamento didattico »

ma chiarisce pure che (art. 172)

« i titoli di studio rilasciati dalle università hanno esclusivamente valore di qualifiche accademiche. L'abilitazione all'esercizio professionale è conferita a seguito di esami di Stato, cui sono ammessi soltanto coloro che abbiano conseguito presso università i titoli accademici [...] »

All'Art. 148 (ora non più in vigore in questa forma) si afferma che

« Gli studi compiuti e gli esami superati presso Università o Istituti superiori hanno valore legale per ogni altra Università o Istituto. La diversità di ordinamenti didattici, che può verificarsi tra le stesse Facoltà o Scuole di sedi diverse [...] non è d'impedimento ai trasferimenti di studenti dall'una all'altra Università o Istituto. »

L'Art. 170 rammenta che:

« I titoli accademici conseguiti all'estero non hanno valore legale nel Regno, salvo il caso di legge speciale. »

Il Regolamento studenti (R.D. 4 giugno 1938, n.1269, articolo 48) prevede che le lauree e i diplomi conferiti dalle Università contengano esplicitamente la dicitura "Repubblica Italiana" (così modificato a partire dal 1946, ovviamente) e "in nome della legge".

La Costituzione della Repubblica Italiana dedica un intero articolo, il numero 33, alla responsabilità pubblica in materia di istruzione, istituzioni educative, e ruolo degli Esami di Stato:

« L'arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento.

La Repubblica detta le norme generali sull'istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi.

Il valore Legale di un titolo viene attribuito anche quando è conforme alla convenzione di Lisbona sul riconoscimento del titolo nella regione Europea, anche quando è extracomunitario e viene elargito da istituzione Europea autorizzata dalla competenza territoriale in virtù della convenzione stessa.

Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.

La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità, deve assicurare ad esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali.

È prescritto un esame di Stato per l'ammissione ai vari ordini e gradi di scuole o per la conclusione di essi e per l'abilitazione all'esercizio professionale.

Le istituzioni di alta cultura, università ed accademie, hanno il diritto di darsi ordinamenti autonomi nei limiti stabiliti dalle leggi dello Stato. »

Inoltre la Legge 13 marzo 1958, n. 262, che regola il conferimento ed uso di titoli accademici, professionali e simili recita, all'art. 1:

« Le qualifiche accademiche di dottore, compresa quella honoris causa, le qualifiche di carattere professionale, la qualifica di libero docente possono essere conferite soltanto con le modalità e nei casi indicati dalla legge »

La stessa legge, all'Art. 2, precisa:

« È vietato il conferimento delle qualifiche di cui all'articolo precedente da parte di privati, enti e istituti, comunque denominati, in contrasto con quanto stabilito nello stesso articolo. »

Nell’articolo 10 della legge 30 novembre 1973, n. 766 (Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 1 ottobre 1973, n.580, recante misure urgenti per l'Università), compare la locuzione di "valore legale" dove si afferma che

« le denominazioni di università, ateneo, politecnico, istituto di istruzione universitaria, possono essere usate soltanto dalle università statali e da quelle non statali riconosciute per rilasciare titoli aventi valore legale a norma delle disposizioni di legge »

La legge 9 maggio 1989, n. 168, che ha introdotto spazi più ampi per l'autonomia delle Università, ha precisato che he gli statuti universitari devono prevedere (art. 16 comma 4)

« l'adozione di curriculum didattici coerenti ed adeguati al valore legale dei titoli di studio rilasciati dall'università »

Con la riforma degli ordinamenti didattici ex D.M. 509/1999, che ha modificato la struttura dei cicli di studio con la laurea triennale e l'istituzione della laurea specialistica (ora laurea magistrale), sono state introdotte le "classi" di lauree.

A tale riguardo, con il D.M. 22 ottobre 2004, n.270, che abroga e sostitusce il decreto del 1999, si dispone che: (art. 4 comma 3)

« i titoli conseguiti al termine dei corsi di studio dello stesso livello, appartenenti alla stessa classe, hanno identico valore legale [...] »

Per ciò che riguarda l’accesso alle professioni si può richiamare quanto statuito dall’art. 7, comma 1, del D.P.R. 5 giugno 2001, n. 328, secondo cui

« i titoli universitari conseguiti al termine dei corsi di studio dello stesso livello, appartenenti alla stessa classe, hanno identico valore legale ai fini dell’ammissione agli esami di Stato, indipendentemente dallo specifico contenuto dei crediti formativi »

Notemodifica | modifica sorgente

  1. ^ Non apriamo qui il complesso capitolo, ma ci limitiamo a segnalare un articolo dell'Economist, 12 maggio 2011, "Rules for fools", che seppur "di parte", in quanto critico, restituisce un affresco della situazione generale.
  2. ^ Pur essendo la decisione legalmente in mano al Privy Council, è ovviamente il Governo che detta la politica in materia, e che è tenuto a pubblicare la lista delle istituzioni di istruzione superiore che conferiscono titoli di studio legalmente riconosciuti
  3. ^ QAA Procedure per il conferimento del Degree Awarding Power e della denominazione di Università.
  4. ^ Bahram Bekhradnia, "Implications of the Government’s proposals for university title: or What is a University?", HEPI (2003)
  5. ^ Sul modo in cui vadano intesi codesti standard accademici, e sulla loro "comparabilità", si veda: Roger Brown, "Comparability of degree standards?", HEPI (2010).
  6. ^ Fonte CISAU
  7. ^ Senato della Repubblica. Commissione 7a - Istruzione pubblica, beni culturali - Indagini conoscitive, Effetti connessi all'eventuale abolizione del valore legale del diploma di laurea (Documento conclusivo approvato il 1º febbraio 2012). È di interesse politico anche il Dossier realizzato dal Servizio Studi del Senato: Dossier 280. Il valore legale del titolo di studio. Contesto europeo ed elementi di legislazione comparata.
  8. ^ Il tabù del valore legale della laurea da lavoce.info di Petro Manzini, 14 novembre 2008
  9. ^ http://archivio.lavoce.info/dossier/pagina2983.html Laurea con valore legale? da lavoce.info 9 febbraio 2012
  10. ^ B. G. Mattarella, L'equivoco del valore legale dei titoli di studio, nel Merito (2012)
  11. ^ Lettera del Rettore Univaq Di Orio

Bibliografiamodifica | modifica sorgente

Voci correlatemodifica | modifica sorgente

Collegamenti esternimodifica | modifica sorgente








Creative Commons License