Wanna Marchi

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Wanna Marchi (Castel Guelfo di Bologna, 2 settembre 1942) è un personaggio televisivo italiano, celebre come commerciante e truffatrice nel settore della televendita grazie alle sue peculiari modalità comunicative.

Assieme alla figlia Stefania Nobile, al sedicente mago Mario Pacheco Do Nascimento e all'ex convivente Francesco Campana, è stata al centro di una vicenda giudiziaria in cui è finita condannata per bancarotta fraudolenta, truffa aggravata e associazione per delinquere finalizzata alla truffa a seguito di trasmissioni televisive in cui si raggiravano molti telespettatori.[1]

Biografiamodifica | modifica sorgente

La carriera come televenditricemodifica | modifica sorgente

Dopo la scuola elementare e la perdita dei genitori, iniziò a lavorare come estetista. Durante gli anni ottanta Vanna Marchi si fece notare per le chiassose televendite di prodotti dimagranti basati su micronizzato di tarassaco ed estratti di alghe con cui, grazie anche al suo stile particolare, ebbe grande successo. Durante le sue televendite Vanna Marchi usa un tono di voce molto alto e stridulo, unitamente a una gestualità appariscente e incisiva: uno stile che la rende inconfondibile, tanto da venir soprannominata la "regina delle televendite" e "teleimbonitrice"senza fonte. Caratteristico l'urlo che utilizzava in tutte le sue trasmissioni per ottenere il tacito assenso dei telespettatori: "D'accordooo?".

Uno dei prodotti più venduti era la crema "scioglipancia" della quale l'imbonitrice declamava miracolose proprietà dimagranti. Il costo in "offerta" era, negli anni ottanta, di 100.000 lire per tre confezioni. La Marchi, cavalcando l'onda del successo del suo motto, nel 1989 registrò come Wanna Marchi & The Pommodores un singolo su 18 cm a 45 giri, intitolato appunto D'accordo?!: il brano, un ensemble di frasi più o meno celebri della televenditrice, su una base synthpop tipicamente anni ottanta suonata dal gruppo The Pommodores (nome parodistico di The Commodores), raggiunge una certa notorietà grazie al passaggio nel programma televisivo Superclassifica Show. Durante l'interpretazione la poca dimestichezza dell'improvvisata cantante con la fonomimica costringe gli autori del programma a coprire la bocca della Marchi con un cuore rosa di carta posto sul microfono.

La canzone e il video sono oggi annoverati fra gli esempi di produzione spazzatura del panorama catodico italiano anni ottanta.[2] Grazie alla popolarità raggiunta, nel 1990 Vanna Marchi viene ingaggiata come attrice minore nella celebre parodia I Promessi Sposi, sceneggiato del trio comico Lopez, Marchesini, Solenghi, dove interpreta una imbonitrice che vende prodotti per curare la peste. Nel 1998 recita nuovamente nella pellicola di Alfredo Arciero Dio c'è, accanto a Riccardo Rossi, Chiara Noschese e Roberto Benvenuti.

Vicende giudiziariemodifica | modifica sorgente

Nel 1990 viene arrestata per concorso in bancarotta. Fallita pochi mesi dopo anche come imprenditrice individuale, riprende successivamente l'attività televisiva come dipendente del Marchese Capra de Carré. Da questo momento in poi, al settore cosmetico viene ad affiancarsi quello esoterico.senza fonte Al 1996 risale la costituzione della società Ascié s.r.l. di Milano, tra i cui soci figurano la figlia Stefania Nobile e Mario Pacheco Do Nascimento.

Il 27 novembre 2001 fa molto scalpore lo scoop della trasmissione Striscia la Notizia a proposito di una serie di truffe che la vedeva coinvolta, al fianco della figlia e del sedicente mago Mario Pacheco Do Nascimento, quale presentatrice di una vendita televisiva di numeri fortunati per il gioco del lotto, talismani, amuleti e kit contro le influenze maligne (rito del sale, del desiderio, del danaro, del corallo, ecc.).

Si scopre infatti che la Asciè s.r.l., grazie a questa pubblicità, aveva indotto un rilevante numero di persone a pagare ingenti quantitativi di denaro in cambio di bustine di sale da cucina, rametti di edera e altri oggetti, la cui funzione avrebbe dovuto essere quella di scacciare il malocchio. Il materiale doveva utilizzarsi secondo "procedure rituali", ed in caso di fallimento di queste (per esempio se il sale non si fosse sciolto, cosa che per dei limiti di solubilità non poteva accadere) si sarebbe acclarata la presenza del malocchio; la società stessa avrebbe quindi provveduto a fornire gli opportuni rimedi a pagamento. Il caso fu denunciato sei anni prima di Striscia la Notizia da Telefono Antiplagio, ma le autorità (pur informate) non si mossero: unica eccezione l'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato che, sempre su denuncia di Telefono Antiplagio, sanzionò Vanna Marchi e soci per pubblicità ingannevole.

Il servizio realizzato da Striscia la Notizia, grazie alla collaborazione di una donna che finse di essere interessata ai prodotti ed al servizio forniti dalla società, si valse di filmati realizzati con telecamere nascoste e registrazioni telefoniche per mostrare la condotta della società della Marchi, la cui figlia Stefania Nobile si rivolse alla finta cliente dicendole "le auguro tutto il male del mondo" e prospettandole disgrazie nel caso in cui non fossero stati presi provvedimenti contro il malocchio.

La vicenda suscita rapidamente clamore per l'ampio sfruttamento della credulità popolare operata dai Marchi in concorso con la figlia e Do Nascimento. In particolare, i metodi della società della Marchi vengono considerati truffaldini poiché:

  • I numeri del lotto vengono promessi come "personalizzati" per il cliente (al quale si richiede un esborso economico), risultando invece gli stessi per tutti i clienti.
  • Il cloruro di sodio (il comune sale da cucina), come tutti i sali, ha un limite di solubilità in acqua. Se la quantità di sale introdotta nell'acqua supera una certa concentrazione, non è più in grado di sciogliersi, rimanendo depositato sul fondo del recipiente in base al fenomeno di saturazione.
  • I rametti d'edera erano recisi da una pianta nel cortile degli uffici societari.[3]

A seguito dello scandalo, il Nucleo Provinciale di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Milano avvia unitamente all'Autorità Giudiziaria un'indagine per associazione a delinquere finalizzata alla truffa e all'estorsione (quest'ultimo reato verrà successivamente derubricato a truffa aggravata), indagine che ha prodotto il rinvio a giudizio di Vanna Marchi, della figlia Stefania Nobile e di altri collaboratori. Il 3 aprile 2006 Vanna Marchi e la figlia Stefania Nobile vengono condannate a due anni e sei mesi di reclusione nel processo-bis per truffa aggravata davanti alla prima sezione penale del Tribunale di Milano: le due donne e gli altri imputati vengono inoltre condannati a risarcire alcune delle vittime delle truffe per un ammontare di quasi 40.000 euro.senza fonte

Il 9 maggio dello stesso anno la Marchi, il suo convivente Francesco Campana e la figlia vengono condannati in primo grado dal Tribunale di Milano per associazione a delinquere finalizzata alla truffa aggravata, con condanne rispettivamente di 10, 4 e 10 anni, e al risarcimento delle vittime (oltre 2 milioni di euro). Risarcimento reso in buona parte possibile dal sequestro di varie proprietà immobiliari intestate alla figlia Stefania Nobile. Vanna Marchi risulta nullatenente. Francesco Campana viene coinvolto in quanto autore del sistema informatico utilizzato dalla Ascié s.r.l., Mario Pacheco do Nascimento, partito per il Brasile poco prima del suo probabile arresto, viene condannato con rito abbreviato a 4 anni, Menoncello patteggia per 2 anni e 6 mesi.

Dall'aprile 2006 Wanna Marchi e Stefania Nobile si trovano agli arresti domiciliari e decidono di aprire un videoblog intitolato Tutta la verità. Successivamente lo spazio web viene gestito da Giorgio Lombardi, per essere infine chiuso dalle stesse Marchi e Nobile sei mesi dopo l'attivazione: la Marchi afferma "per ragioni di opportunità" in attesa degli sviluppi del processo.[4] In attesa del processo d'appello, fissata per il gennaio del 2008, Vanna Marchi torna al lavoro nel settore da cui era partita: dirige infatti un centro benessere e bellezza a Carpi in provincia di Modena. «Ho deciso di tornare al lavoro, dopo cinque anni, occupandomi di quello che so fare», dichiara all'agenzia Ansa, «Il contatto con i responsabili del centro carpigiano è nato quasi per caso e adesso sono qui, vulcanica come sempre, pronta a mettere la mia esperienza al servizio della bellezza».[5]

Il 27 marzo 2008 arriva la sentenza della Corte d'appello che riduce la somma delle due condanne inferte a 9 anni e 6 mesi per Vanna Marchi, a 9 anni 4 mesi e 9 giorni per Stefania Nobile e a 3 anni 1 mese e 20 giorni quella comminata a Francesco Campana, il convivente.senza fonte Il 4 giugno 2008 Vanna Marchi e Stefania Nobile vengono arrestate dagli agenti della Squadra Mobile di Milano in esecuzione di una misura cautelare emessa dalla quarta sezione penale della Corte d'Appello di Milano. Nel provvedimento si fa riferimento alla possibilità di «reiterazione di condotte di reato» e alla «ragionevole probabilità di espatrio delle due donne». Vengono rilasciate dopo pochi giorni.senza fonte Successivamente Vanna Marchi trova occupazione nel bar del fidanzato della figlia Stefania a Milano.[6]

Le condanne e la detenzionemodifica | modifica sorgente

Il 4 marzo 2009 la Corte di Cassazione ha confermato in via definitiva la condanna a 9 anni e 6 mesi di reclusione per Vanna Marchi, a 9 anni e 4 mesi per la figlia Stefania Nobile e a 3 anni per Francesco Campana.[1] La Marchi e la figlia sono state condannate, nel mese di aprile 2010, anche per bancarotta fraudolenta per il fallimento della società Ascié. Dino Marchi, fratello di Vanna, è stato condannato per riciclaggio di parte dei proventi della Marchi.

L'8 ottobre 2011 Vanna Marchi ottiene il regime di semilibertà lavorando nel bar e ristorante La Malmaison Café di proprietà di Davide Lacerenza, il fidanzato della figlia Stefania Nobile.[6] Il 30 ottobre 2012 viene reso noto che la Marchi potrà beneficiare di una sospensione temporanea della pena per prendersi cura della figlia che subirà una operazione chirurgica all'anca, fermo restando che il fine pena per la Marchi stessa rimane fissato al settembre 2015.[7]

Influenze nella cultura di massamodifica | modifica sorgente

  • Nel 1990 Wanna Marchi partecipò al film/parodia I Promessi sposi de Il Trio nel ruolo di se stessa intenta a vendere "miracolosi" rimedi contro la peste.
  • La vicenda di Wanna Marchi viene ripercorsa da una fiction per la televisione giapponese. Le tappe del suo percorso artistico e umano - da quando svolgeva attività di estetista fino ai clamori suscitati dal suo ruolo di imbonitrice televisiva - vengono narrate in una ricostruzione con attori occidentali basata sulle notizie giornalistiche relative al processo.[8]
  • Il 3 dicembre 2007 debutta al teatro Jovinelli di Roma il musical Teletruffa alla crema, ispirato alla vicenda di Wanna Marchi.[9]
  • Nella canzone Ti sorrido mentre affogo, contenuta nell'album Il sogno eretico del rapper CapaRezza, viene utilizzato il celebre urlo della Marchi «D'accordo?». Viene citata anche nella canzone Epocalisse, contenuta nell'album Habemus Capa.

Libri (parziale)modifica | modifica sorgente

Filmografiamodifica | modifica sorgente

Cinemamodifica | modifica sorgente

Televisionemodifica | modifica sorgente

Discografiamodifica | modifica sorgente

  • 1989 - D'accordo?! (7", 12") con The Pommodores

Curiositàmodifica | modifica sorgente

Nel film Com'è dura l'avventura, del 1987, Lino Banfi e Paolo Villaggio, mentre in barca sono in balia di una burrasca, cercano aiuto via radio, ma captano la voce di Wanna Marchi durante una televendita.

Notemodifica | modifica sorgente

Bibliografiamodifica | modifica sorgente

Voci correlatemodifica | modifica sorgente

Altri progettimodifica | modifica sorgente

Collegamenti esternimodifica | modifica sorgente








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