Vico del Gargano

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Vico del Gargano
comune
Vico del Gargano – Stemma
Vico del Gargano – Veduta
Dati amministrativi
Stato Italia Italia
Regione Regione Puglia-Stemma it.png Puglia
Provincia Provincia di Foggia-Stemma.png Foggia
Sindaco Michele Sementino (Scelta Civica) dal 27/05/2013
Territorio
Coordinate 41°51′00″N 15°57′23″E / 41.85°N 15.956389°E41.85; 15.956389 (Vico del Gargano)Coordinate: 41°51′00″N 15°57′23″E / 41.85°N 15.956389°E41.85; 15.956389 (Vico del Gargano)
Altitudine 445 m s.l.m.
Superficie 110,53 km²
Abitanti 7 982[1] (31-12-2010)
Densità 72,22 ab./km²
Frazioni San Menaio
Comuni confinanti Carpino, Ischitella, Monte Sant'Angelo, Peschici, Rodi Garganico, Vieste
Altre informazioni
Cod. postale 71018
Prefisso 0884
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 071059
Cod. catastale L842
Targa FG
Cl. sismica zona 4 (sismicità molto bassa)
Cl. climatica zona D, 1 974 GG[2]
Nome abitanti vichesi
Patrono san Valentino
Giorno festivo 14 febbraio
Localizzazione
Mappa di localizzazione: Italia
Vico del Gargano
Posizione del comune di Vico del Gargano nella provincia di Foggia
Posizione del comune di Vico del Gargano nella provincia di Foggia
Sito istituzionale

Vico del Gargano è un comune italiano di 7.988 abitanti della provincia di Foggia in Puglia.

Soprannominato il "paese dell'amore", fa parte del Parco Nazionale del Gargano e della Comunità Montana del Gargano. È uno dei comuni de "I Borghi più belli d'Italia". Fa parte della rete delle "Città sane". La sua frazione San Menaio è una rinomata località balneare.

Geografia fisicamodifica | modifica sorgente

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Geografia del Gargano.

Il comune di Vico del Gargano occupa un'area di 110,4 km² nella parte nord-orientale del Promontorio del Gargano. Il territorio comunale presenta un'escursione altimetrica accentuata (da 0 a 782 m s.l.m.), dalle alture submontane della Foresta Umbra, alle spiagge di San Menaio e Calenella. Il paesaggio nell'interno è tipico del bosco di faggi e di abeti, lungo la costa sono presenti foreste di pini d'aleppo (Pineta Marzini). Diffusissimi uliveti secolari e agrumaie mediante spettacolari terrazzamenti sulla costa. La geologia è carsica con numerose e interessanti grotte anche marine.

Vico del Gargano costituisce il cuore del Parco nazionale del Gargano comprendendo nel suo territorio la maggior parte della Foresta Umbra.

Storiamodifica | modifica sorgente

Alcune delle numerose sepolture nella necropoli di Monte Pucci.

La presenza dell'uomo è documentata sin dalla più remota antichità sul territorio vichese. Stazioni e siti paleolitici, neolitici, eneolitici sono presenti un po’ dappertutto. Secondo la tradizione storiografica, il centro abitato odierno prese inizio nel 970 in prossimità di una necropoli dell'età del ferro posta su un'altura chiamata Tabor ad opera di slavi venuti dalle coste orientali dell'Adriatico come predoni e conquistatori. Gli slavi si mescolarono ai residenti raccolti in un unico centro fortificato che fu chiamato Vico. Sempre secondo questa tradizione, la cittadina fu fondata dal leggendario condottiero schiavone Sueripolo nel 970 d.C., ma il primo documento ufficiale che attesta la presenza di un "Castrum Vici" sul Gargano risale al 1113 (secondo i documenti ritrovati nell'Archivio di Stato di Napoli) quando i Normanni conquistarono il Gargano, i quali costruirono a Vico una prima fortezza, un castello che sarà in seguito ampliato da Federico II di Svevia nel 1240. Agli Svevi si succedettero gli Aragonesi. Durante il periodo feudale Vico fu territorio delle più importanti famiglie napoletane, tra le quali i Caracciolo e gli Spinelli. Il periodo dei Lumi portò un rinnovamento culturale che culminò con la fondazione della celeberrima Accademia degli Eccitati, la nascita di Michelangelo Manicone, l'innalzameno dell'Albero della libertà e la costruzione del cimitero monumentale di San Pietro extra moenia (uno dei primi in Europa). L'Ottocento vide la nascita ed il prosperare della coltivazione ed il commercio degli agrumi. Attività fiorenti fino a metà Novecento ed oggi in declino.

Durante l'unità d'Italia fu paese Realista e sede di molte bande di partigiani borbonici che, fedeli al re Borbone, combatterono per restaurare l'antico trono. La Foresta Umbra era la loro base sul Gargano.

Monumenti e luoghi d'interessemodifica | modifica sorgente

Architetture religiosemodifica | modifica sorgente

  • Chiesa del Carmine - La chiesa con l’annesso Convento del Carmine fu fondato nell'anno 1603 dal Ecc.mo signor don Troiano Spinelli, Principe dell’Oliveto, con il consenso di don Iacopo Frabonio, Vicario Generale del Cardinale Domenico Ginnasio, Vescovo sipontino in quell’anno; vivevano nel convento il priore padre Giuseppe Ferro di Vieste, frate Angelo Masella di Vico e frate Giuseppe Pitroscella di Peschici. Nella Chiesa, all’inizio della sua fondazione, si venerava la Madonna delle Grazie e non la Madonna del Carmine come oggi avviene e più avanti scopriremo il perché e come l’attuale Madonna del Carmine arrivò in questa Chiesa. Per poco più di mezzo secolo del 600, i frati oltre ad officiare le funzioni religiose, si occupavano di poveri e coltivavano un pezzo di terreno annesso al convento per le minime necessità quotidiane che l’essere umano di quel tempo poteva disporre. Il 15 ottobre del 1652 Papa Innocenzo X emanò la Bolla "Instaurandae regularis disciplinae". Con questo documento i piccoli conventi dovettero chiudere e tutti i beni passarono sotto la giurisdizione del Vescovo Diocesano, e così avvenne per il Convento e la Chiesa di vico, tant’è vero che durante la visita pastorale del card. Orsini esso risultava sotto la sua giurisdizione nel 1678 e risultava cappellano il rev. Sac. Antonio spinelli. Bisogna aggiungere a questo, che tutta la struttura qualche anno prima della soppressione voluta dal Papa resistette a un violento terremoto e lo mise a dura prova, quindi fu gravemente lesionata ma non cadde al suolo come avvenne per il convento dei frati cappuccini… Stranamente da dopo la visita del Cardinale Orsini 1678 e fino quasi alla fine dell’ '800 non si hanno notizie ufficiali riguardante l’attività della chiesa e del convento, l’unico documento ufficiale di cui si è potuto consultare nel 2010 rinvenuto presso l’archivio storico del Comune di Vico è datato 16 marzo 1879 dove si evince che il Sindaco con l’amministrazione comunale di allora chiedeva informazioni circa l’acquisizione al patrimonio comunale del convento in quanto all’epoca i Comuni stavano diventando proprietari dei conventi soppressi nell' 800 a causa delle leggi di soppressione prima di Napoleone e dopo di quelle italiane. Da qui in avanti abbiamo molte notizie non ufficiali ma ufficiose che cominciamo ad elencare: innanzi tutto verso la fine dell’ottocento per volontà di Vincenzo Di Lalla e Iacovangelo Domenico cominciarono i primi novizi Confratelli del Carmine ad organizzarsi per farsi riconoscere Confraternita a tutti gli effetti dal Vescovo Diocesano. Infatti riuscirono ad ottenere l’autorizzazione il 10 dicembre 1902. Il vero riconoscimento tardò ad arrivare infatti solo il 24 gennaio 1925 con la firma dell’Arcivescovo Gagliardi sul primo statuto della Confraternita la quale operò fino ad allora senza un riconoscimento ufficiale. Fino all’approvazione, i primi Confratelli dovettero scontrarsi con molti problemi. Quello più rilevante è l’occupazione abusiva da parte di una famiglia di pastori di una abitazione del vecchio convento della Chiesa del Carmine. Infatti proprio nel momento in cui sembrava vano ogni sforzo il 27 dicembre del 1909 la cassazione di Napoli rigettò un ricorso di Benedetto e Filippo di Meglio contro una sentenza della 3ª Sezione della Corte d’ Appello, la quale per analogo motivo a quello del Convento di Vico, dava pienamente ragione al Canonico Luigi Scotti; appresa la notizia il sac. Matassa, dava tempestivamente comunicazione ai Novizi Confratelli i quali dopo un mese circa videro la liberazione del Convento Carmelitano e della Chiesa. Da quel momento molti furono le trasformazioni dell’immobile dei quali citiamo: il campanile attuale edificato prima della fine della prima guerra mondiale; la facciata monumentale edificata nel 1927 ed altri lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria proseguiti fino al 2010 con il restauro delle facciate esterne della Chiesa.
  • Chiesa Matrice - Sotto il titolo "della Beatissima Vergine Assunta", la parrocchiale più antica di Vico fu fondata accanto al castello, a coronamento di un'altura ai cui fianchi si stringono tuttora assiepate le case della Civita e del Casale. La semplice facciata dell'edificio, chiusa da un timpano triangolare, è ingentilita da un portale trabeato in pietra viva. Sull'architrave a motivi vegetali, sorretto da due semicolonne, un'iscrizione con la data del 1675. Un'ariosa torre campanaria quadrangolare e una cupola a costoloni sagomano il vertice dell'impianto a fuso d'acropoli della cittadina. A tre navate, la chiesa è provvista di undici altari e "de Jure, et de consuetudine si mantiene, e ripara dalla Università di detta Terra". Nella descrizione, che ne fa l'arcivescovo Orsini nel 1678, erano ricordati l'altare di San Valentino, patrono di Vico già da sessant'anni, e l'altare del SS. Crocifisso sotto il patronato di D. Troiano Spinelli marchese di Vico. Alla metà del Settecento la chiesa viene insignita del titolo di Collegiata e, al tempo della Statistica del Mattei, "vi uffiziano quotidianamente sedici canonici insigniti"
  • Chiesa della Misericordia - "Discosto quasi un tiro di schioppo dal convento di S. Domenico, trovasi a fronte di strada pubblica una cappella isolata sotto il titolo della Misericordia", così è descritta la chiesetta nella Relazione d'apprezzo del feudo di Vico. Già un secolo prima era stata restaurata - ne fa fede la data 1626 scalpellata sul portale, alla sommità di una gradinata, ad opera della Confraternita, che da due anni aveva cura dell'unico altare di S. Maria Misericordiarum seu ad Nives (preziosa la statua lignea). In documenti della metà dell'Ottocento sono riportate le dimensioni: lunga palmi 20, larga e alta palmi 18, che interventi successivi arricchiscono. Tra questi un organo nel 1861 e, nel 1902, un ampliamento con una sopraelevazione della facciata, coronata da un elegante timpano triangolare.
  • Chiesa San Domenico - È ubicata in quella che una volta era la piazza più importante del paese, la chiesa, con annesso il convento dei Padri Predicatori Domenicani, sotto il titolo dell'Assunta. Nella diocesi di Manfredonia, il convento di Vico con otto frati (cinque sacerdoti, due conversi e un terziario) era nel Seicento il quarto della "Natione di Capitanata", dopo Foggia, Manfredonia e Lucera. Negli Acta della Santa Visita dell'Orsini, risulta eretta nella chiesa, "sub data die ultima Junij 1631" la Confraternita di S. Vincenzo Ferreri nella cappella ancora esistente. Il luminoso tempio, a navata centrale con copertura a botte e navatelle laterali con quattro cappelle a sinistra e tre a destra, per decreto di mons. Eustachio Dentice nel 1818 è diventato parrocchia dei SS. Apostoli Pietro e Paolo. Soppresso nel settembre 1809 e per metà passato allo Stato italiano, il convento è oggi sede del Municipio.
  • Chiesa San Giuseppe - Chiesa nel quartiere Terra o Borgo Vecchio, di grande suggestione e per il suo schema planimetrico, con una navatella laterale che sembra aggrapparsi a quella centrale mediante archetti, e per la presenza dell'artistica statua lignea del Cristo Morto. Del simulacro vi è già notizia nella Relazione d'apprezzo del feudo di Vico, venerato sotto l'altare della Beata Vergine della Consolazione. Successivo forse a quell'unico altare, che, nell'Appendix del Sinodo Sipontino del 1678, risulta non avere "rendita sufficiente per la sua manutenzione. Supplisce però decentemente la Congregazione de' fedeli in essa esistente". Certamente l'attiva Confraternita dei Cinturati di S. Agostino e S. Monica, nel secolo scorso avrà fatto realizzare il portale di gusto neoclassico. Un'antica Confraternita, che anche di recente ha meritoriamente provveduto a restauri necessari, nel corso dei quali è venuta in luce una sepoltura che si apre sulla strada, forse quella di un eremita che aveva cura del luogo e degli arredi sacri.[3]
  • Chiesa San Marco - È tradizione che per voto la chiesa sia stata costruita da gente de Dalmatia. Nella convenzione stipulata il 23 settembre 1607 tra l'Università della Terra di Vico e l'Università del Casale (un quartiere, fuori le mura, nato per ospitare famiglie slave ed albanesi ivi immigrate), quest'ultima chiede che sia assicurato anche il pagamento del cappellano di S. Marco. La chiesa, extra moenia è con due altari al tempo della Santa Visita dell'Orsini, risale al XIV secolo. Lo confermano importanti affreschi, scoperti di recente, l'impianto dell'edificio e la data del 1365 sulla campana custodita nella sacrestia, forse l'originaria campana della chiesa. Nella prima metà del Settecento, agli altari della Madonna delle Grazie e di S. Marco, si era aggiunto quello di S. Giorgio. Attiguo alla chiesa il monastero femminile della Visitazione che, autorizzato da Ferdinando II, rimane attivo solo per i primi decenni dell'Ottocento (sono dieci le religiose nel 1837).
Facciata della chiesa di Santa Maria Pura
  • Chiesa Santa Maria Pura - È una piccola chiesa appena fuori le mura, sotto l'antica Civita, a guardia di un torrente che da origine all'Asciatizzi. Questa è una delle poche acque perenni del Gargano che dopo aver raccolto molte altre sorgenti sfocia in mare nel comune di Rodi Garganico (in località Molino di Mare). La chiesa è di impianto sei-settecentesco ed è impreziosita all'interno da decorazioni e statue in pietra tenera locale che si presumano essere di barocco leccese. Il nome lo deve alla pia costumanza di seppellirvi le vergini ed i fanciulli, come è attestato nel “Libro dei Defunti” conservato nella Chiesa Madre con scritturazioni che vanno dal 1600 in avanti. Si ritiene localmente che la Chiesa poggi, addirittura, su strutture molto più antiche forse il tempio di Calcante da altri localizzato, invece, nel sito della Basilica di S. Michele a Monte S. Angelo. Non risultano, comunque, documentati scavi o ricerche archeologiche che possano in qualche modo comprovare la leggenda. Annesso alla Chiesa di S. Maria Pura trovasi una fabbrica molto restaurata, che fu già ospedale tenuto dai “Fatebenefratelli” per il ricovero di militari ammalati nel XVIII secolo.[4]
La facciata del complesso conventuale di Santa Maria degli Angeli
  • Chiesa Santa Maria degli Angeli - Il Convento, noto tra il popolo anche con il titolo del SS. Crocifisso, sorse a circa un miglio dal centro abitato su un'amena collina intorno all'anno 1556, ad opera dell'Ordine dei Cappuccini, da poco fondato (breve di Clemente VII del 28 maggio 1526). Va detto che sulla collina, il cui intorno fu sede di antichissimi insediamenti umani forse neolitici, sorgeva una Cappella fin dal secolo X. Non è stato ancora possibile localizzare tali strutture quasi sicuramente conglobate nelle murature del Convento e della Chiesa. Si è però ipotizzato che possano corrispondere all'attuale Sacrestia. Il Convento su due piani a base rettangolare con Chiostro originario del tipo frequente nei molti Conventi francescani del Gargano. L'ala Nord ed Ovest sono particolarmente ben conservate. Alla Chiesa, originariamente ad una sola navata, ne fu aggiunta un'altra all'atto della ricostruzione seguita al crollo causato dal terremoto del 1646. La ricostruzione avvenne a spese del feudatario del luogo, Caracciolo, con il concorso del popolo. Molte opere d'arte nobili, specie olii su tela, sono conservate nella Chiesa. Vi si trova, tra le altre statue lignee, un celebre crocifisso opera di un intagliatore veneziano del XVII secolo. Grande suggestione esercitata una maestosa quercia plurisecolare che giganteggia sul sagrato della Chiesa. È una rara testimonianza dell'antica selva che una volta copriva l'intero territorio di Vico fino al mare.
  • Chiesa San Martino - Cappella piccola sotto il titolo di S. Martino, jus padronato del R.D. Biagio Altilia e consiste in una stanza coverta a tetto con astraco nel suolo, in testa della quale sta altare di fabbrica addetta al suddetto Santo, e vi celebra ogni giorno", si legge così nella Relazione d'apprezzo del feudo di Vico redatta nel 1726 e pubblicata da Gennaro Scaramuzzo. A ridosso del palazzo Caracciolo è l'altare, sormontato da un'originale nicchia ogivale in pietra. Questo al tempo dell'arcivescovo Orsini "si mantiene coll'entrare del beneficio in essa esistente". La chiesetta, costruita dentro le mura e dedicata ad un santo che ricordava di certo la terra di origine di qualche feudatario, è stata di recente restaurata. Non è tuttavia ancora adeguata e aperta al culto.
  • Chiesa San Nicola - Esistente al tempo della Santa Visita dell'Orsini, la chiesa "coll'unico Altare si mantiene colle proprie entrate provenienti da pie disposizioni". Cinquant'anni dopo, nel 1726, essa consiste "in un vano bislungo coverto da soffitto di tavole dipinte e poi dal tetto". È sede della Arciconfraternita del SS. Sacramento. Questa avrà certamente curato la costruzione dell'elegante portale. Nel suo armonioso equilibrio reso più elegiaco dal MEMENTO MORI tracciato sull'architrave.
  • Chiesa San Pietro - Da tempo immemorabile esisteva sul "Tabor" una cappella che divenne chiesa, quindi tempio, sormontato nel secolo XVIII, da una cupola, e dedicata all'Apostolo Pietro. Da documenti medioevali risulta essere la chiesa di San Pietro in Vico già celebre ai tempi dei Normanni. Molte donazioni furono fatte a questa chiesa la quale è nominata in un Breve di Papa Alessandro III del 1167; negli atti di conferenza di Clemente III del 7 ottobre 1197. Nel 1264, con le terre e le abitazioni, venne concessa in enfiteusi al giudice Gualtieri. La chiesa con i suoi tenimenti fu anche "Grancia" del monastero di San Leonardo di Siponto che, per molti secoli, appartenne all'Ordine Teutonico (poi dei Cavalieri di Malta). La Chiesa fu trasformata, con terreno annesso, in cimitero extra moenia dal canonico vichese Pietro Finis nell'anno 1792 ( data di inaugurazione). Fu il terzo cimitero d'Italia ad essere istituito fuori le mura di una città (dopo quelli di Pisa e Napoli) consentendo così di abbandonare l'uso di seppellire nelle chiese. Andato in disuso il Cimitero, con il tempo, e, caduta in rovina la chiesa (che fu semidiroccata da eventi meteorologici) questa è stata recentemente (1979-71) rimessa in pristino con un vasto restauro reintegrativo che ha cercato di riprodurre la forma originaria e mantenere in essere quanto ancora esistente. Sul colle ove sorge la Chiesa furono ritrovate, all'atto della costruzione del moderno Istituto di S. Pietro, importanti reperti di tombe antiche tra cui lo scheletro di un guerriero di notevoli proporzioni.
  • Chiesa del Purgatorio -
  • Chiesa della Nunziata -
  • Convento dei Cappuccini -

Architetture militarimodifica | modifica sorgente

Il Castellomodifica | modifica sorgente

Nella sagoma quadrilatera del castello moduli architettonici diversi evidenziano tempi, funzioni e culture artistiche che si succedono, dai Normanni agli Aragonesi. Motivi di difesa sono alla base del primo impianto del complesso, che in età sveva assume gli ideali residenziali di una domus solaciorum, di una dimora signorile per gli svaghi di cortigiani e forse anche dello stesso imperatore Federico II. Questi, nel 1234, aveva dato in dote alla terza moglie, Isabella d'Inghilterra, Vico e i paesi garganici compresi nell' Honor Montis Sancti Angeli. Il nucleo più antico del castello si sviluppa sull'asse NE-SE, chiuso agli angoli da torri quadrate.

Quella di NE si eleva su di una scarpa di base a blocchi sagomati e smussati, evidenziata da un costolone marcapiano; l'altra di SE culmina con un'elegante bifora, descritta da A. Haseloff ("un capitello a foglie piatte e grossi bulbi obliqui"), e con l'originaria merlatura. Quasi a rinsaldare quest'ultima slanciata struttura angolare, un bastione circolare di fortificazione, la cosiddetta torre maestra, ricorda il periodo aragonese. E gli adattamenti per bocche di fuoco, accanto alle balestriere, riportano al ricorrente dramma della guerra, all'assedio e al cannoneggiamento di Vico nel 1529, da parte degli Spagnoli.

Nella quotidianità di oggi il castello rimane un simbolo, dominante sulla composizione urbanistica del paese. Muri incrostati di storia, volte a crociera, portali sfidano ancora il tempo e conservano il segreto di eventi che nessun archivio ha raccolto.

La cinta murariamodifica | modifica sorgente

Nel 1292 Teodisco de Cuneo maestro dei balestrieri, uomo d'armi, provvede Vico di un organizzato sistema di difesa con una superba cinta muraria guarnita di circa venti torri. Questa la descrizione che se ne fa nella “Relazione d'apprezzo del Feudo di Vico”: “La maggior parte di essa che forma il pieno di detta terra sta racchiusa da mura ad uso di fortelizio, ripartito di quando in quando da torri rotondi e quadre, mercé dei quali mura non si permette altro ai cittadini, che l'entrare ed uscire a detta terra per una sola porta, della quale ne tiene il dominio la Casa Marchesale, e questo ad oggetto di impedire qualche incursione dei Turchi che per l'addietro si dice essere giunti fino al recinto di detta terra, per la qual causa nacque l'uso di farsi eleggere dal Barone una persona sotto nome di Camberlengo, affinché invigilasse all'apertura e chiusura di detta porta, e di camminarsi la notte con suoi Giurati e Soldati e ritrovando persone fuori delle loro case da due ore di notte in avanti dopo li tocchi della campana, può quelli carcerare, e n'esigge la pena la Casa Marchesale ducati 6”.

Palazzo Della Bellamodifica | modifica sorgente

L'elegante sagoma della costruzione signorile introduce a Vico, all'aprirsi del secolo XX, una parentesi “fiorentina". Voluto da D. Ignazio Della Bella, il progetto, che si ispirava al modello trecentesco di Palazzo Vecchio, si collocava nella corrente neo-gotica. Su due piani scanditi da cornici marcapiano e coronati da una merlatura a coda di rondine, presenta due corpi di fabbrica lungo Salita Della Bella e due antiche torri circolari. Sul sito dell'originaria torre d'angolo, di cui la famiglia Della Bella conserva documentazione fotografica, svetta oggi l'imponente torre, allungata da due bifore e coronata da ballatoio e merli guelfi (la merlatura del palazzo vichese inverte i tipi rappresentati in Palazzo Vecchio).

Pure il corpo di fabbrica parallelepipedo, verso la chiesa di San Giuseppe, sembra, infatti, richiamare una preesistente torre, di cui il progettista volle forse conservare l'idea.

Vicolo del Baciomodifica | modifica sorgente

Strada situata nel centro storico nei pressi della Chiesa di San Giuseppe. Larga non più di 50 centimetri e lunga meno di 30 metri, è luogo di incontro degli innamorati che, soprattutto durante la festa patronale di San Valentino del 14 febbraio, si danno appuntamento nel vicolo. In questo modo, a causa della ristrettezza del passaggio, gli innamorati sono costretti a "sfiorarsi".

Villaggio Umbramodifica | modifica sorgente

Villaggio sito nel cuore della Foresta Umbra, è sede di un museo della Flora e Fauna garganica in cui è ricostruito anche un antico villaggio di carbonai. È sede inoltre di una caserma aeronautica e di una forestale.

Il leccio monumentale del convento dei Cappuccinimodifica | modifica sorgente

Albero caratteristico è il leccio (Quercus ilex) di Vico, un albero secolare posto davanti alla chiesa francescana di Vico. A trapiantarlo nella sua attuale posizione fu fra Nicola da Vico che morì nel 1719, in età avanzata. Nel 1934, durante una tempesta, un grosso ramo cadde, lasciando un vuoto visibile ancora oggi. La chioma dell'albero ha raggiunto l'altezza di 17 metri e la circonferenza del tronco è di circa 5 metri.

Il Parco della Rimembranzamodifica | modifica sorgente

Nei pressi del Convento di Santa Maria degli Angeli, commemora i caduti vichesi in guerra. Infatti ognuno degli alberi del Parco è intitolato, tramite targhetta, ad un caduto. È possibile, inoltre, ammirare le valli che si stendono ai piedi del paese fino alla piana di Calenella che si estende fino al mare.

Societàmodifica | modifica sorgente

Evoluzione demograficamodifica | modifica sorgente

Abitanti censiti[5]

Culturamodifica | modifica sorgente

Persone legate a Vico del Garganomodifica | modifica sorgente

Eventimodifica | modifica sorgente

  • Festività in onore del protettore San Valentino, 14 febbraio
  • Festival internazionale del Gargano (fine maggio)
  • Madonna del Carmine (metà luglio)
  • San Rocco (metà agosto)
  • Estate vichese, rassegna teatrale (luglio/agosto)
  • Mostra del fungo (prima settimana di ottobre)

Geografia antropicamodifica | modifica sorgente

Frazionimodifica | modifica sorgente

San Menaiomodifica | modifica sorgente

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi San Menaio.
L'imponente Pineta Marzini che si affaccia sulla spiaggia tra la Piana di Calenella e San Menaio
La Torre dei Preposti

San Menaio, l'unica frazione di Vico del Gargano, si trova circa 7 km a Nord, sulla costa. È un rinomato borgo balneare che sorge lungo il percorso della litoranea SS89 tra Rodi Garganico e Peschici. Famosa per la sua lunga spiaggia di sabbia finissima e per la Pineta Marzini, foresta di pini d'aleppo tra le più antiche e vaste d'Italia (che ne ricoprono il territorio e ne infiltrano l'abitato fino a lambirne l'arenile), deve gran parte della sua fama a Nicola Serena di Lapigio -che sin dai primi anni del Novecento ne decantò le bellezze nelle proprie opere- e all'artista Andrea Pazienza che vi risiedette al lungo e al quale nel 2008, a vent'anni dalla prematura scomparsa, è stato intitolato il Lungomare orientale.

Degna di nota è la trecentesca Torre dei Preposti, una spettacolare fortificazione affacciata sul mare con funzioni di difesa e di dogana, che spezza la linearità del lungomare tra il nucleo storico di San Menaio e l'elegante zona residenziale di più recente costituzione detta "Murge Nere" per via della presenza di due grandi monoliti di roccia scura affioranti dal bagnasciuga.

San Menaio è inoltre conosciuta per i ferventi commerci di agrumi D.O.P. "Arancia bionda del Gargano” e “Limone Femminiello del Gargano” con America e Unione Europea.

Economiamodifica | modifica sorgente

Oggi Vico del Gargano è un paese soprattutto agricolo. Nondimeno non si può non considerare la consolidata tradizione turistica nel territorio comunale grazie all'attrattiva rappresentata dalle bellezze naturali e dalle spiagge di San Menaio. Il turismo, infatti, si sviluppa essenzialmente nei mesi estivi e lungo la costa, dove si concentra l'offerta ricettiva più numerosa e di maggior livello. La zona submontana occupata dalla Foresta Umbra è meta apprezzata dagli appassionati dell'escursionismo e dell'orienteering.

Tuttavia il Comune di Vico del Gargano si è proposto, in anni più recenti, come destinazione turistica per l'intero anno grazie ad un rinnovamento e ad una differenziazione mirati dell'offerta: arte, storia e artigianato, naturalismo, agriturismo ed enogastronomia. I piatti tipici sono la paposcia, le orecchiette con le noci, l'insalata d'arance, il capretto al "ruoto", la zuppa di pesce, le minestre con l' olio forte, i pancotti, i sospiri.

Amministrazionemodifica | modifica sorgente

L'attuale sindaco è Michele Sementino, che ha vinto le elezioni del 26-27 maggio 2013 con la lista civica "Insieme si può" appoggiata dal partito Scelta Civica.

Gemellaggimodifica | modifica sorgente

Altre informazioni amministrativemodifica | modifica sorgente

Vico del Gargano era parte dell'ormai soppressa Comunità Montana del Gargano, che raggruppava complessivamente 13 comuni.

Notemodifica | modifica sorgente

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF) in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ Chiesa di San Giuseppe. URL consultato il 4 febbraio 2013.
  4. ^ Chiesa di Santa Maria Pura. URL consultato il 4 febbraio 2013.
  5. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.

Voci correlatemodifica | modifica sorgente

Altri progettimodifica | modifica sorgente








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