Villa di Lucullo

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Coordinate: 41°54′27.03″N 12°29′00.63″E / 41.907508°N 12.483508°E41.907508; 12.483508 La villa di Lucullo a Roma si trovava più o meno sull'attuale Pincio, a sinistra di Trinità dei Monti, e faceva parte della VII regio augustea.

La posizione del complesso ci è stata tramandata con precisione da Frontino: la villa sorgeva nel punto dove l'Acqua Vergine usciva dal condotto sotterraneo, per essere incanalata sulle arcate che attraversavano il Campo Marzio.

Del vasto complesso, costruito grazie all'immenso bottino realizzato con la vittoria su Mitridate nel 63 a.C., restano solo pochi resti visibili nei sotterranei del convento del Sacro Cuore; le strutture in opera reticolata e opera mista appartengono alla tarda repubblica. Del complesso esiste anche una mappa di Pirro Ligorio. L'edificio e gli horti occupavano le pendici della collina con una serie di terrazze, collegate da scalinate monumentali. La terrazza più alta si raggiungeva con una scalea trasversale a due rampe ed era decorata da una grande esedra, sormontata da un edificio circolare simile a un tempietto, proprio dove oggi si trova il belvedere di villa Medici. Le somiglianze col santuario della Fortuna Primigenia a Palestrina confermano una datazione del complesso all'epoca repubblicana.

In seguito la villa passò di proprietà a Valerio Asiatico, che fu obbligato a uccidersi da Messalina, moglie di Claudio; successivamente la villa entrò nel demanio imperiale e venne collegata con i vicini Horti Sallustiani sul Quirinale. Messalina stessa fu uccisa qui[1].

Sotto la biblioteca Hertziana si trova una facciata di epoca repubblicana, forse pertinente a un ambiente della villa e composta in opera reticolata piuttosto irregolare, con nicchie coperte da stucchi e pomici. Forse un tempo era prospiciente a un portico. A una seconda fase risale la decorazione della fascia intermedia con mosaici in paste vitree, che rappresentano architetture e statue su basamenti (secondo stile).

Notemodifica | modifica sorgente

  1. ^ Tacito, Annales 11, 1; 32; 37.

Bibliografiamodifica | modifica sorgente

  • Filippo Coarelli, Guida archeologica di Roma, Verona, Arnoldo Mondadori Editore, 1984.

Voci correlatemodifica | modifica sorgente








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