Vincenzo Baccalà

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« Difendi tu la mia memoria, io sono innocente. »
(Vincenzo Baccalà alla moglie Pia, Odessa, 1937. da L'Unità: lettera di Pia Piccioni del 26 febbraio 1992.)

Vincenzo Baccalà (Lanciano, 21 marzo 1893Odessa, 29 novembre 1937) è stato un antifascista e comunista italiano. Emigrato in Unione Sovietica, nel periodo delle Grandi purghe staliniane venne arrestato, condannato per attività controrivoluzionaria e fucilato. Ottenne la riabilitazione nel 1956.

Biografiamodifica | modifica sorgente

Studente della facoltà di Ingegneria presso il Politecnico di Torino, interrompe gli studi per partecipare alla prima guerra mondiale. Ferito, riceve una medaglia d'argento. Iscritto al Partito socialista, nel 1921 aderisce al Partito comunista d'Italia nato in quell'anno con la scissione di Livorno. Nel 1922 sposa Pia Piccioni, una ragazza marchigiana che lo seguirà nei suoi spostamenti all'estero e scriverà, anni dopo, una sofferta testimonianza sulle tragiche vicissitudini del marito (vedi citazione in Bibliografia).

Arrestato dalla polizia fascista nel 1925, viene rilasciato l'anno seguente e fugge in Francia con la famiglia. Nel 1927, in contumacia, viene condannato a dodici anni di reclusione dal Tribunale Speciale per la sicurezza dello Stato. Nel 1931, seguendo le direttive del partito, emigra in Unione Sovietica stabilendosi prima a Novorossijsk, poi a Odessa e infine a Mosca.

Nel 1933, per aver espresso critiche alla politica stalinista, viene espulso dal partito, costretto ad allontanarsi e ad abbandonare la famiglia. Nel 1937 è arrestato ed accusato di attività controrivoluzionaria. Condannato a morte per trockismo da una commissione OSO[1], viene fucilato nello stesso anno. Nel 1956, dopo la denuncia dei crimini staliniani fatta da Chruščёv al XX Congresso del PCUS, viene riabilitato.

Notemodifica | modifica sorgente

  1. ^ L'OSO, Osoboe Soveščanie (letteralmente: Conferenza speciale), era una commissione amministrativa, extragiudiziale, formata da tre membri, competenti per territorio: il segretario del partito, il responsabile della NKVD ed il procuratore. Venne largamente utilizzata, per velocizzare le condanne durante le purghe staliniane degli anni trenta.

Bibliografiamodifica | modifica sorgente

  • Bigazzi, Francesco e Lehner, Giancarlo (a cura di). Dialoghi del terrore: i processi ai comunisti italiani in Unione Sovietica, 1930-1940. Firenze, Ponte alle Grazie, 1991.
  • Caccavale, Romolo. La speranza Stalin: tragedia dell'antifascismo italiano nell'Urss. Roma, V. Levi, 1989.
  • Caccavale, Romolo. Comunisti italiani in Unione Sovietica: proscritti da Mussolini soppressi da Stalin. Milano, Mursia, 1995. ISBN 88-425-1792-5.
  • Dundovich, Elena. Tra esilio e castigo: il Komintern, il PCI e la repressione degli antifascisti italiani in URSS, 1936-38. Roma, Carocci, 1998. ISBN 88-430-1183-9.
  • Dundovich, Elena e Gori, Francesca. Italiani nei lager di Stalin. Bari, Laterza, 2006. ISBN 88-420-7926-X.
  • Lehner, Giancarlo. La tragedia dei comunisti italiani: le vittime del Pci in Unione Sovietica. Milano, Oscar Mondadori, 2006. ISBN 88-04-55862-8.
  • Zaccaria, Guelfo. A Mosca senza ritorno: duecento comunisti italiani fra le vittime dello stalinismo. Milano, SugarCo, 1983.

Sulla vicenda specifica di Baccalà:

Voci correlatemodifica | modifica sorgente

Collegamenti esternimodifica | modifica sorgente








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