Vittorio Monese

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Monese (1955)

Vittorio Monese (Garda, 20 maggio 1905Garda, 13 settembre 1973) è stato un pittore e scultore italiano, impressionista.

Biografiamodifica | modifica sorgente

Terzo di quattro figli maschi, il padre Gaetano era pescatore e la mamma Genoveffa "casalinga". I primi anni d'infanzia trascorrono in una Garda (cittadina che grazie a Napoleone diede il nome al Lago di Garda prima di allora chiamato Benaco) povera dedita alla pesca. La morte prematura della mamma svezza velocemente i 4 fratelli destinati ad essere anche loro pescatori.

Tra il 1921 e il 1925 frequenti sono i soggiorni sul Lago, a Garda e Bardolino del Pittore Veronese Angelo Dall'Oca Bianca che con l'amico Berto Barbarani godevano delle meraviglie del Golfo [1]. Il giovane Monese già attratto dall'arte pittorica, seppur giovane, soleva ascoltare i due artisti disquisire davanti ad un'”ombra” di buon vino. Fu in quel periodo che il Monese cominciò ad assorbire quel pensiero artistico che lo rese oltre che pittore uomo di cultura. Amico del prof. Achille Saletti conobbe ospiti illustri come Riccardo Bacchelli. Nel 1952 in occasione del V centenario dalla fondazione della Corporazione degli Antichi Originari di Garda [2], Riccardo Bacchelli scrive una lettera, all'amico Prof. Saletti, e al Parroco don Santin in cui parla a lungo dei suoi soggiorni a Garda dove era ospite, col fratello Mario, dalla famiglia Saletti. Sentiamo: "fra tante ragioni più elevate d'ammirazione e d'affetto per Garda, c'entra pure un peccato di gola, che si volge in riconoscenza verso i pescatori della Corporazione, per le eccellenti prede che essi fanno, con tanto industriosa passione artigiana, nelle acque del lago. E se da un lato emergeva la gardesana Arcadia dei miei sogni e ricordi, dall'altro ecco la suggestione della tavola imbandita dalla Signora Gonda (moglie del Prof. Saletti). Fatto sta che i miei ricordi, anzi le mie sensazioni gardesane, sono come intrise d'una luce di letteratura e di storia, tenue, fuggitiva, non approfondita, ma neanche sciupata, dallo studio critico ed erudito. E viene dalle nostre conversevoli passeggiate e sedute conviviali, sicché Garda storica e letteraria, insomma, la nostra Arcadia gardesana, non mi si disfocia dal ricordo degli uccelletti e del carpione, e delle sardelle, maestrevolmente cucinati dalla Signora Gonda, e del prelibato vin di Capre o dei Mirabei". E così nelle lunghe passeggiate estive dense di discussioni su arte e filosofia l'anima artistica si formava e acquistava spessore.

Regata sul lago, olio su tela

Ma l'economia degli anni dopo la grande guerra portò molti ragazzi volenterosi verso città che potessero offrire lavoro. Tra tutte Milano. Una volta assolto il servizio di leva in Marina Militare, si trasferì. Così trovata casa in un piccolo abbaino nella Milano della seconda metà degli anni venti cercò lavoro e si iscrisse all'Accademia di Belle Arti di Brera dove studiò "Arte sacra"[3]. Così alternava il lavoro alle Officine Grazioli, prima come verniciatore poi come caposettore, con la passione per l'arte dipingendo e studiando. Nei primi anni trenta sposa la compaesana Maria dalla quale avrà 3 figli. Comincia ad esporre le sue opere. Nel 1933 La Revue Moderne di Parigi recensisce i suoi quadri esposti alla mostra "sindacale" di Garda. Con la Federazione degli Artisti Indipendenti Italiani di cui è co-fondatore dal 1945 insieme a Giuseppe Arcangioli, Natalia Mola, Anselmo Bucci, Aldo Carpi ed Antonio Arosio. Di questa associazione fu eletto il 20 gennaio 1949 consigliere. Negli anni cinquanta il ritorno a Garda, che in quel periodo si stava trasformando da paese di pescatori a meta turistica. Continua ad esporre ed è oggetto di articoli e recensioni da parte dei critici più accreditati. Fu definito un "paesista" da Carlo Segala e come tale "attento alle tenui cromie, al variare della luce sulle case, sui colli, lungo i declivi verdi che portano alle azzurre rive del Benaco". Negli ultimi anni, libero da impegni di lavoro, si dedica ancor più (se mai possibile) alla sua arte fino a diventare un maestro riconosciuto ed apprezzato da tutti. Muore il 13 settembre 1973 proprio mentre a Garda si teneva una sua esposizione a Palazzo Fregoso [4].

Scrive di lui Francesco Butturini:

"Chi ha la fortuna di visitare lo studio del pittore Monese ne esce con il cuore rasserenato e gli occhi illuminati dalla luce delle sue tele. Poesia del colore; ecco ciò che pervade le opere di questo pittore del Garda, di quel Garda che egli rivive nei suoi quadri freschi d'aria depurata e frizzante. Colorista atmosferico, se con due parole si potesse definire un artista così ricco, la cui tavolozza riesce a farci sentire la freschezza di mattine d'aprile, il tremore della natura prima del temporale, l'assolato meriggio sul lago, l'estenuante bruciato tramonto del sole d'estate e il languido morire delle giornate d'inverno. Colore, luce, aria cristallina, vita: e tutto ciò con lucenti, splendide, consumate variazioni di verde, ocra, rosa, azzurro. Ampio respiro dei suoi cieli sempre diversi, al cui orizzonte palpitando si delineano forme di colline e di monti. I quadri del Monese sono il diario profondamente meditato delle molteplici fasi della luce solare, che nella sensibilità estrema di questo poeta-pittore si articola in una lirica di sfumature tonali calde e pastose, umide e grige, limpide e lucenti. Da queste tele nasce quasi un canto armonioso di puro colore pregno di luce, che nella ricchezza delle sue gamme rievoca, nei paesaggi come nelle rappresentazoni sacre, l'inesprimibile per cui la natura si fa forma-colore davanti ai nostri occhi. Canto spiegato della natura sentita con l'animo estasiato di un poeta vergine, con lo stesso animo, credo, con cui i primi abitatori del Garda videro l'acque del lago confondersi con l'esile linea delle colline e dei monti e questi unirsi con il cielo. Bisogna fermarsi non un solo istante davanti a queste opere: ci troviamo di fronte a veri gioielli di pittura, a dei capolavori che, compresi, possono reggere il confronto con la migliore produzione nostrana e francese dell'800.".

Alcune Esposizionimodifica | modifica sorgente

  • 1933 - "Sindacale" - Scuole - Garda (VR)
  • 1942 - Personale - "Galleria Grande"[5] - Milano
  • 1947 - III Mostra Indipendenti - "Palazzo Reale" - Milano
  • 1949 - Circolo per gli interessi Industriali e Commerciali - Milano
  • 1952 - Personale - Unterberger (Museum) - Innsbruck (AU)
  • 1965 - Personale - "Galleria Notes" - Verona
  • 1966 - Personale - "Galleria d'Arte Bagutta" - Milano
  • 1972 - Personale - "Galleria d'Arte "La Cruna" - Novara
  • 1972 - Personale - "Galleria Notes" - Verona
  • 1973 - Personale - "Galleria Fregoso"[6] - Garda (VR)
  • 1974 - Il Garda nella Pittura Veneta dal 900 ai nostri giorni - "Casermetta Castello Scaligero [7] - Malcesine (VR)
  • 2001 - Personale - Palazzetto delle esposizioni di Garda

Hanno scritto di luimodifica | modifica sorgente

INOLTRE: Francesco Butturini, Renzo Biasion, Aldo Palatini, Dante Peroni, Carlo Segala....

Bibliografiamodifica | modifica sorgente

  • Un maestro gardesano: il pittore Vittorio Monese: (1905-1973) - A cura di Valeria Recchia e Giuliano Sala - Torri d/B -VR- : Centro Studi per il Territorio Benacense, copyr. 2001 [8]
  • Pittori veronesi: Vittorio Monese / Mario Pasotti.[9] - In vita veronese: rivista mensile. - A. 3 (1950 aprile), p. 17
  • Recensioni - Edizioni di Vita veronese (vari numeri - Vari anni)

Voci correlatemodifica | modifica sorgente

Collegamenti esternimodifica | modifica sorgente








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