Vittorio Tredici

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Template-info.svg
Vittorio Tredici
Stemma del Regno d'Italia Parlamento del Regno d'Italia
Camera del Regno d'Italia
Luogo nascita Iglesias (Italia)
Data nascita 31 luglio 1892
Luogo morte Roma
Data morte 3 marzo 1967
Professione Politico
Partito Partito Sardo d'Azione, PNF
Legislatura XXV, XXIX, XXX
Gruppo Partito Sardo d'Azione (XXV), PNF

Vittorio Tredici (Iglesias, 31 luglio 1892Roma, 3 marzo 1967) è stato un politico italiano.

Biografiamodifica | modifica sorgente

Originario di Iglesias, combatté durante la prima guerra mondiale nella brigata Sassari e fu decorato per i meriti militari conseguiti nei campi di battaglia.

Ritornato in Sardegna fu tra i fondatori del Partito Sardo d'Azione e fu parlamentare del Regno d'Italia nella XXV legislatura (1 dicembre 1919 - 7 aprile 1921). Aderì il 14 febbraio del 1923 al Partito Nazionale Fascista, insieme a molti dei quadri dirigenti della sezione cagliaritana del partito[1].

Fu prima commissario prefettizio (1924-1926) e quindi podestà (1927-1928) di Cagliari. Nello stesso periodo fu presidente della squadra calcistica del Cagliari per la stagione 1926-1927 e per parte della successiva[2].

Fu nominato segretario federale di Cagliari per il Partito Nazionale Fascista e divenne dirigente di numerose organizzazioni sindacali e corporative, e in particolare come segretario dei Sindacati dell'industria. Fu ancora deputato nella XXIX legislatura (28 aprile 1934 - 2 marzo 1939), e consigliere nazionale per la XXX (23 marzo 1939 - 2 agosto 1943).

Si occupò dell'industria mineraria italiana. Negli anni 1935-1939 fu proprietario della miniera di piombo e argento di S'Acqua Bona, nel complesso minerario di Ingustosu (Arbus)[3]. Fu nominato vicepresidente della "Corporazione per le industrie estrattive" e dal 1934 fu presidente dell'Azienda mineraria metallurgica italiana (AMMI, ente economico statale). Durante la seconda guerra mondiale fu nominato inoltre presidente della Società italiana della potassa. Partecipò alla cerimonia di fondazione di Carbonia il 9 giugno del 1937 (posa della prima pietra della torre Littoria, oggi Torre civica). A Carloforte (provincia di Carbonia-Iglesias) si diede il suo nome ad uno scavo a cielo aperto di una miniera di manganese oggi dismessa.

Nel periodo dell'occupazione tedesca di Roma, nell'ottobre del 1943 accolse nella propria casa una famiglia ebrea, i Fusaro, durante un rastrellamento delle SS. Per questo motivo ottenne postumo il riconoscimento di Giusto tra le Nazioni, che gli fu conferito il 16 giugno 1997[4]

Alla fine della seconda guerra mondiale fu reintegrato nella qualifica di ispettore superiore dell'Istituto Nazionale Assicurazioni (INA), attività che svolse fino al pensionamento[5].

Suo pronipote da parte di madre è Oliviero Diliberto[6].

Notemodifica | modifica sorgente

  1. ^ Marco Lecis, "Filofascismo e antifascismo: la "Nuova Sardegna" e la democrazia radicale sassarese negli anni dell'instaurazione del Regime", in Annali della Facoltà di lettere e filosofia dell'Università di Cagliari, 56 (nuova serie 19), 2001, pp.146-147.
  2. ^ Lista dei presidenti della squadra sul sito di CalcioCagliari.it
  3. ^ Scheda sulla miniera di S'Acqua Bona sul sito MiniereDiSardegna.it.; Piano regionale di gestione dei rifiuti. Piano bonifica siti inquinati, 5: schede dei siti minerari dismessi (PDF), scheda del sito SM-45C16 Area mineraria S'Acqua Bona, voce "Notizie storiche" (documento sul sito della Regione.Sardegna.it.)
  4. ^ L'ambasciatore israeliano in Italia consegnò ai familiari una medaglia e un attestato il 20 novembre del 1997 e il suo nome fu iscritto sul "muro d'onore" o "muro dei giusti" nel Giardino dei Giusti del museo Yad Vashem a Gerusalemme: Israel Gutman e Bracha Rivlin, Giusti d'Italia. I non ebrei che salvarono gli ebrei. 1943 - 1945, Mondadori Editore, Milano 2006senza fonte.
  5. ^ Una sentenza di proscioglimento riconobbe che le attività svolte durante il regime fascista erano state di natura tecnica e fu pertanto assolto da ogni responsabilità nei crimini del regime. Un provvedimento del Consiglio di Stato (sezione speciale per le epurazioni) lo reintegrò pertanto nel suo ruolo lavorativo precedentemente rivestito.senza fonte
  6. ^ Aldo Cazzullo, Intervista a Diliberto sul Corriere della Sera del 16 marzo 2005, pagina 5.

Bibliografiamodifica | modifica sorgente

  • Gabriele Rigano, Il podestà "Giusto d'Israele". Vittorio Tredici, il fascista che salvò gli ebrei, Guerini e associati editore, Milano 2008 ISBN: 8862500769.

Collegamenti esternimodifica | modifica sorgente








Creative Commons License