Bolscevismo

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Il Bolscevico, dipinto di Boris Kustodiev, 1920, Galleria Tret'jakov

Il Bolscevismo era una corrente del Partito Operaio Socialdemocratico Russo, fondato nel 1898 da Georgij Valentinovič Plechanov e da Pavel Borisovič Aksel'rod, nata in seguito a una spaccatura tra due fazioni che si verificò nel secondo congresso di Londra il 17 novembre 1903: i bolscevichi (dal russo bol´ševik «maggioritario»), che erano la corrente maggioritaria con un programma rivoluzionario, e i menscevichi (in russo men′ševik «minoritario»), che sostenevano un processo graduale e riformistico per l'avvento del socialismo[1].

L'organizzazione del partito bolscevicomodifica | modifica sorgente

I bolscevichi credevano in un'organizzazione gerarchica del partito fortemente centralizzata che aveva lo scopo di rovesciare lo Zar e di conquistare il potere. Ai fini della lotta rivoluzionaria contro un potere dispotico, e dunque in condizioni di clandestinità, teorizzavano un'organizzazione rigorosamente disciplinata, basata su un severo centralismo. Quest'ultimo rimase una costante della loro concezione politica, ma si evolse nel centralismo democratico secondo il quale una volta assunta una decisione essa viene sostenuta e difesa da tutto il partito. I bolscevichi, pur teorizzando la massima duttilità tattica, erano contrari a un'alleanza strategica con i partiti liberali o radicali egemonizzati dalla borghesia. Una unità d'azione fu invece praticata nei confronti delle altre organizzazioni socialiste, in vista della presa del potere e anche nei primi anni del potere sovietico.

Il programma politico bolscevicomodifica | modifica sorgente

I bolscevichi ritenevano che in Russia il proletariato dovesse guidare una rivoluzione sociale in alleanza con i contadini poveri, cioè che il ruolo del partito fosse quello di agire come estrema opposizione rivoluzionaria, mentre la visione dei menscevichi era quella di un approccio graduale al socialismo, che in Paesi arretrati come la Russia avrebbe dovuto essere preparato prima da un consolidamento del potere della borghesia. I bolscevichi abbracciavano le tesi di Lenin, esposte nel suo libro Che fare?, scritto in preparazione del congresso del 1903, in cui Lenin criticava profondamente lo spontaneismo che fino a quel momento aveva caratterizzato la politica dei progressisti russi. Dopo la Rivoluzione di febbraio del 1917 (e in particolare dopo il ritorno in Russia di Lenin) i bolscevichi si staccarono del tutto dai menscevichi.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Rivoluzione russa.

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  1. ^ Enciclopedia Treccani alla voce corrispondente

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