Caltanissetta

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Se riscontri problemi nella visualizzazione dei caratteri, clicca qui.
Caltanissetta
comune
Caltanissetta – Stemma Caltanissetta – Bandiera
Caltanissetta – Veduta
Dati amministrativi
Stato Italia Italia
Regione Coat of arms of Sicily.svg Sicilia
Provincia Provincia di Caltanissetta-Stemma.png Caltanissetta
Sindaco Michele Campisi (NCD) dal 22 giugno 2009
Territorio
Coordinate 37°29′00″N 14°04′00″E / 37.483333°N 14.066667°E37.483333; 14.066667 (Caltanissetta)Coordinate: 37°29′00″N 14°04′00″E / 37.483333°N 14.066667°E37.483333; 14.066667 (Caltanissetta)
Altitudine 568 m s.l.m.
Superficie 416,97 km²
Abitanti 61 377[1] (30-08-2013)
Densità 147,2 ab./km²
Frazioni Borgo Petilia, Borgo Canicassè Casale, Cozzo di Naro, Favarella, Prestianni, Villaggio Santa Barbara, Santa Rita, Bifaria, Xirbi
Comuni confinanti Canicattì (AG), Delia, Enna (EN), Marianopoli, Mazzarino, Mussomeli, Naro (AG), Petralia Sottana (PA), Pietraperzia (EN), San Cataldo, Santa Caterina Villarmosa, Serradifalco, Sommatino
Altre informazioni
Cod. postale 93100
Prefisso 0934
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 085004
Cod. catastale B429
Targa CL
Cl. sismica zona 4 (sismicità molto bassa)
Cl. climatica zona D, 1 550 GG[2]
Nome abitanti nisseni
Patrono san Michele Arcangelo, Il Cristo Nero o Signore della Città
Giorno festivo 29 settembre, Venerdì Santo
Localizzazione
Mappa di localizzazione: Italia
Caltanissetta
Posizione del comune di Caltanissetta nella sua provincia
Posizione del comune di Caltanissetta nella sua provincia
Sito istituzionale

Caltanissétta (IPA: [kaltanisˈsetta][3], Nissa o Cartanisetta in siciliano) è un comune italiano di 61.377 abitanti[4], capoluogo della provincia omonima in Sicilia.

È il sesto comune capoluogo di provincia più alto d'Italia, il secondo siciliano dopo Enna, nonché il quattordicesimo d'Italia per superficie. I suoi abitanti sono detti nisseni.

Indice

Geografia fisicamodifica | modifica sorgente

Veduta del Vallone da Caltanissetta

Territoriomodifica | modifica sorgente

La città di Caltanissetta si colloca in posizione di rilievo dominante l'intera Valle del Salso, che si estende fino a includere la vicina Enna. Morfologicamente ricalca perfettamente le caratteristiche del territorio circostante, molto aspro e di composizione calcareo-argillosa.

La città sorge fra tre colli (Sant'Anna, Monte San Giuliano e Poggio Sant'Elia) che, disposti ad arco, formano una conca entro la quale si sviluppa parte del centro storico e tutta la zona meridionale.

È uno dei pochi casi, in Italia, di Provincia che ha un pezzo del suo territorio staccato dal resto, un'"exclave": si tratta del Comune di Resuttano, che si trova - come si vede dalla cartina qui accanto - tutto circondato dal territorio della Provincia di Palermo. Un altro esempio, nella stessa Regione, è quello della frazione di San Biagio, del Comune di Bisacquino: territorio palermitano circondato interamente dalla Provincia di Agrigento.

Nel vigente Piano Territoriale Paesistico della Provincia di Caltanissetta, della Regione Siciliana, Assessorato Beni Culturali ed Ambientali, gran parte del territorio di Caltanissetta ricade nel Paesaggio Locale nº 9 "Aree delle Miniere" [1], nel Paesaggio Locale nº 8 "Sistemi urbani di Caltanissetta e San Cataldo" e nel Paesaggio Locale nº 5 "Valle del Salito"

Geologiamodifica | modifica sorgente

Secondo la letteratura geologica l'area di Caltanissetta è conosciuta col nome di "Bacino di Caltanissetta". Il rilevamento geologico, dei litotipi affioranti nell'area del Bacino di Caltanissetta, fu effettuato da Baldacci L.[5] e Mottura S.[6]. Successivamente, intorno agli anni trenta nuovi studi furono effettuati dal geologo tedesco Behermann[7]. Ogniben L. (1957) effettuò importanti studi sulla serie solfifera siciliana. Nel 1965 le serie stratigrafiche furono ricostruite da Paolo Schmidt Di Friedberg.[8]. Notevole spessore riveste lo studio di Decima e Wezel delle evaporiti Messiniane, introducendo in Sicilia, il Complesso evaporitico Inferiore e il Complesso evaporitico Superiore.[9]. Ulteriori recenti studi sono stati effettuati da Aureli A. (1994) "Geomorfologia del Bacino del Fiume Salito (parte orientale), che tratta aspetti della geologia, di un'area estesa circa 100 chilometri quadrati, del territorio comunale, area compresa tra Caltanissetta, San Cataldo e Santa Caterina Villarmosa.

Recentemente la geologia del territorio di Caltanissetta è stata pubblicata sul web[10] nell'ambito del progetto nazionale CARG (ISPRA - Servizio Geologico - Regione Siciliana - Università di Catania) sulla base dei rilevamenti geologici al 10:000.

Ulteriori conoscenze scientifiche afferenti le scienze geologiche e inerenti al territorio di Caltanissetta sono reperibili nel Piano Territoriale Paesistico della Provincia di Caltanissetta in corrispondenza dei paesaggi Locali nº 9 e 5 [2]

Le Maccalube di Terrapelatamodifica | modifica sorgente
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Vulcano di fango e Villaggio Santa Barbara.

Le Maccalube (dall'arabo maqlub, terra che si rivolta) sono un particolare quanto raro fenomeno di vulcanesimo sedimentario che si manifestano nella zona nissena di Terrapelata, la cosiddetta Collina dei vulcanelli, vicino al Villaggio Santa Barbara.

In tale area, una collina brulla di un colore che varia dal biancastro al grigio scuro, si trovano una serie di vulcanelli di fango alti intorno al metro protagonisti del vulcanismo sedimentario. Il fenomeno è legato alla presenza di terreni argillosi poco consistenti, intercalati da livelli di acqua salmastra, che sovrastano bolle di gas metano sottoposto ad una certa pressione. Il gas, attraverso discontinuità del terreno, affiora in superficie, trascinando con sé sedimenti argillosi ed acqua, che danno luogo ad un cono di fango, la cui sommità è del tutto simile ad un cratere vulcanico. In queste zone, la consistenza dei fanghi argillosi è così liquida da non permettere la formazione di veri e propri coni vulcanici.

L'emergenza "maccalube" dell'agosto 2008modifica | modifica sorgente
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Villaggio Santa Barbara.

Il 20 agosto 2008 la Giunta Regionale Siciliana ha dichiarato lo Stato di calamità naturale per gli avvenimenti che nei giorni precedenti hanno interessato il quartiere Santa Barbara di Caltanissetta.[11]

La mattina dell'11 agosto 2008, si è verificata una serie di dissesti geologici che hanno provocato l'apertura di solchi nel terreno (larghi da dieci centimetri a un metro) con il conseguente danneggiamento di alcuni edifici civili ed industriali nella zona abitata a Sud delle Maccalube e nella zona orientale del centro abitato di Caltanissetta (distanti 2,5 km). Questi danni si sono accentuati in seguito ad un'eruzione di fango, acqua e gas avvenuta nel pomeriggio dello stesso giorno. Per sette minuti, 20.000 m³ di fango è stato proiettato a 30 m d'altezza creando un deposito di materiale argilloso alto circa 5 metri ed esteso approssimativamente 200 m. Il 19 agosto sono state notate prime manifestazioni di nuove Maccalube sulla sommità del cono di materiale argilloso depositatosi al suolo, il quale è stato interessato da fuoriuscite di acqua e argilla liquida nei giorni seguenti l'evento eruttivo.[11]

Il fenomeno di "Terrapelata" è noto da almeno due secoli, ed è stato registrato tra gli altri dall'abate nisseno Salvatore Li Volsi (1797-1834), esperto in scienze naturali ed agrarie, autore dello scritto "Sul vulcano aereo di Terrapilata in Caltanissetta", riferendo di fenomeni analoghi avvenuti dal 1783 al 1823, associandoli a dissesti su vasta scala. Negli ultimi decenni gli eventi si sono gradualmente ridotti creando coni argillosi fossili noti come maccalube inattive. Nel settembre 2008, dei 98 crateri di Terrapelata 63 erano in attività, 17 quiescenti e i restanti fossili.[11]

L'evento dell'11 agosto è simile a quello avvenuto tra il 14 e 15 febbraio 2002 ma è stato caratterizzato da un più intenso fenomeno parossistico e da contemporanei dissesti nel centro abitato. Questi in passato si sono estesi anche in zone più interne della città, ma non in concomitanza alle eruzioni.[11]

Climamodifica | modifica sorgente

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Stazione meteorologica di Caltanissetta.

Il clima è piuttosto continentale, rigido e secco d'inverno, caldo e ventilato d'estate.

Il vento è un elemento climatico della città. Nel periodo invernale possono essere presenti brevi e sporadiche precipitazioni nevose che talvolta conferiscono un aspetto "imbiancato" alla città. Le piogge si concentrano nei mesi di gennaio, febbraio, marzo, aprile, ottobre e dicembre, quasi del tutto assenti in estate.

La temperatura varia molto: le massime invernali sono in media di 9-12 °C, mentre quelle estive di 30-35 °C; le minime variano dalla media di 4-6 °C invernale a quella di 15-20 °C estiva. I picchi sono stati di -7 °C (minimo registrato nel 1934) e di 44.0 °C - massima raggiunta nell'estate del 1983.

CALTANISSETTA Mesi Stagioni Anno
Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic Inv Pri Est Aut
T. max. mediaC) 10,5 11,5 13,9 17,2 22,5 27,8 30,7 30,6 26,9 20,8 15,7 12,2 11,4 17,9 29,7 21,1 20,0
T. min. mediaC) 3,9 4,0 5,2 7,4 11,3 15,9 18,5 18,6 16,1 12,5 8,6 5,8 4,6 8,0 17,7 12,4 10,7

Storiamodifica | modifica sorgente

Età preistorica ed Età anticamodifica | modifica sorgente

Gli albori di Caltanissetta vanno cercati in epoca antichissima: reperti dell'età del bronzo trovati nei pressi della città, indicano che la zona è abitata fin dal IV millennio a.C. La posizione strategica fu certamente il motivo per cui gruppi di uomini, già a partire dall'ultimo neolitico, decisero di insediarsi in questa particolare zona della Sicilia centrale, su delle alture da cui si poteva dominare tutto il paesaggio circostante, molto vicini alla costa settentrionale e collegati alla costa meridionale dall'Imera meridionale, fiume che all'epoca risultava essere navigabile.

Il primo nucleo urbano, di origine sicuramente sicana, si formò nella zona del monte Gabal al Habib ("la montagna panoramica"), attestato da un'epigrafe del 397 a.C., poi rivelatasi falsasenza fonte, nella quale si sarebbe letto per la prima volta il nome Nissa che, con l'arrivo dei Greci intorno al VII secolo a.C., sarebbe stata posta sotto il presidio di Siracusa. Dopo la seconda guerra punica, la Sicilia passò sotto il domino dei Romani, ma come nel resto dell'isola, la loro influenza a Nissa rimase superficiale. Fino a qualche anno fa si pensava che nel 123 a.C. Nissa fosse stata invasa dai Romani guidati dal console Lucio Petilio, che vi installarono una colonia chiamata "Petiliana" in suo onore. Oggi, dopo recenti studi, si tende a pensare che la colonia Petiliana corrisponda alla vicina Delia. Ciononostante si è voluto che il passaggio del console rimanesse un segno indelebile nella toponomastica della zona (per esempio Borgo Petilia) in realtà nome attribuito dal Fascismo nel XX secolo. Un importante indizio della presenza latina risiede nei resti di una villa a nord-ovest di Sabucina, da dove provengono vari reperti archeologici, tra cui un busto dell'imperatore Geta.

Età Medievalemodifica | modifica sorgente

I primi ad abitare nell'attuale luogo della città furono i Bizantini che nella seconda metà dell'VIII secolo probabilmente edificarono il castello di Pietrarossa chiamandolo Nissa dal possibile nome della città di provenienza degli stratioti fondatori sita in Cappadocia.

Con l'arrivo degli Arabi, intorno all'846, il nome, per assonanza, divenne Qalʿat al-nisāʾ ("castello delle donne"), e vi si stanziarono famiglie di origine berbera.

Nel 1087, la città venne occupata dai Normanni, e divenne possedimento del Gran Conte Ruggero, che la trasformò in feudo per vari membri della sua famiglia e fondò l'abbazia in stile romanico di Santo Spirito, laddove si trovava un villaggio rupestre ed un convento basiliano sorto sui resti di una fattoria di origine romana.

Durante il dominio aragonese nel 1296 Federico III nominò conte Corrado Lancia. Nel 1361 i baroni Francesco Ventimiglia e Federico Chiaramonte assediarono Federico IV nel Castello di Pietrarossa, dove aveva trovato rifugio, e fu salvato dai nisseni, che non sopportavano la prepotenza dei due baroni.

Nel 1365 Guglielmo Peralta, che già controllava Sciacca e Caltabellotta divenne il signore di Caltanissetta. Nel 1358 aveva riunito nel Castello di Pietrarossa i quattro uomini più potenti della Sicilia di allora (tra cui lui), Artale Alagona, Manfredi Chiaramonte, Francesco Ventimiglia, che si spartirono l'intera Sicilia nel cosiddetto Governo dei Quattro Vicàri, che tuttavia durò fino al 1392, quando Martino I di Sicilia intervenne militarmente. Il re Martino I regnò fino al 1409, quando gli successe il padre Martino I di Aragona, che però morì un anno dopo, nel 1410.

Stemma dei Moncada

Nel 1407 Caltanissetta passò ai Moncada di Paternò (con la nomina di Matteo Moncada conte da parte di Martino I), a cui resterà per 405 anni, fino all'abolizione della feudalità in Sicilia, nel 1812.

Dal XVI secolo al XVIII secolomodifica | modifica sorgente

Nel 1553 fu costruito il Ponte Capodarso sul fiume Salso per facilitare le comunicazioni. Nella realtà la costruzione, ad un'unica arcata, alta quasi 20 metri, poi trasformata nel 1844 con l'aggiunta di due archi laterali, venne sino a quel momento scarsamente utilizzata. Percorso oggi dalla SS122, è ancora esistente e percorribile: addirittura è parte del tracciato della Coppa Nissena.

Nel febbraio del 1567 un forte terremoto colpì la città, e il castello di Pietrarossa ne rimase gravemente danneggiato. A quel punto i ruderi del castello vennero utilizzati come cava per la ricostruzione del resto della città, e rimasero in piedi solo i resti di tre torri, due delle quali sono visibili ancora oggi.

Nel 1718 a Caltanissetta scoppiò una rivolta antisavoiarda, come in molti altri centri siciliani. L'11 luglio di quell'anno le truppe sabaude di Vittorio Amedeo II di Savoia, guidate dal viceré Annibale Maffei attraversarono la città. Durante la battaglia ci furono 53 vittime tra i nisseni e 17 tra i soldati piemontesi.

L'Ottocentomodifica | modifica sorgente

Nel 1816, in pieno periodo borbonico, Caltanissetta fu elevata a capoluogo di provincia, grazie alla mediazione del giurista Mauro Tumminelli. Per questo motivo la popolazione nissena si rifiutò di partecipare ai moti separatisti di Palermo del 1820, e la città dovette subire un saccheggio da parte di alcune bande armate, formate da galeotti ed ex carcerati, capitanate da Salvatore Galletti, principe di San Cataldo, che devastarono il quartiere della Grazia. Da questo evento nacque la ormai proverbiale rivalità tra le due città.

La città fu colpita dal colera nel 1837 e successivamente per altre due volte (1854 e 1866).

Aderì ai moti rivoluzionari ed indipendentisti del 1848-1849, guidati da Ruggero Settimo, che ebbero termine proprio a Caltanissetta, dove fu firmata la capitolazione dei rivoluzionari.

Garibaldi e i suoi Mille giunsero a Caltanissetta il 2 luglio 1860 e vi fecero ritorno il 10 agosto. Come l'intera Sicilia venne annessa al Regno d'Italia lo stesso anno.

Dopo l'Unità d'Italia fu interessata da un grande boom economico dovuto soprattutto ad un'intensa attività mineraria, che però fu spesso accompagnata da varie sciagure: il 27 aprile 1867 morirono 47 persone a causa di un'esplosione di grisou nella miniera di Trabonella, 65 minatori persero la vita a Gessolungo il 12 novembre 1881 sempre per un'esplosione, e altri 51 nel 1911 a Deliella e a Trabonella.

Le strade rotabili la collegavano a Piazza Armerina, Barrafranca e Canicattì fin dal 1838, ma la ferrovia arrivò solo nel 1878. Nel 1867 giunse l'illuminazione a gas, nel 1914 l'arrivo dell'elettricità permise l'apertura del primo cinematografo.

Dal Novecento al presentemodifica | modifica sorgente

Durante la Seconda guerra mondiale, nel quadro dello sbarco degli Alleati in Sicilia, subì diversi bombardamenti, che durarono dal 7 al 17 luglio 1943 durante i quali persero la vita 351 civili. Truppe americane sbarcarono a Licata la mattina del 10 luglio 1943 alle ore 2,45 nella spiaggia di Mollarella con la 3ª divisione fanteria Operazione Husky e il 18 luglio occuparono la città di Caltanissetta.

Pian piano Caltanissetta iniziò a rimarginare la maggior parte delle ferite ricevute in eredità dopo la guerra: negli anni cinquanta iniziò il restauro della Cattedrale, distrutta da i bombardamenti dell'aviazione americana nel 1943 e le strade erano state liberate dalle macerie negli anni precedenti. Negli anni cinquanta-sessanta, con l'approvazione di un nuovo piano regolatore, la città ha conosciuto una notevole espansione urbanistica, che ha portato alla nascita di nuovi quartieri e di nuove arterie di comunicazione. Nei primi anni settanta venne meno il settore dell'estrazione dello zolfo: la crisi irreversibile del settore, iniziata a partire dagli anni venti grazie al nuovo processo Frasch messo a punto negli USA, raggiunse in quegli anni il punto di non-ritorno e furono così chiuse anche le ultime solfare nissene.

I bombardamenti alleati del luglio 1943modifica | modifica sorgente

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Operazione Husky.
Soldati americani e civili davanti la Cattedrale bombardata nel 1943
Santa Lucia esterno prima bombardamento

La città di Caltanissetta prima del bombardamenti del 9 luglio aveva subito la notte del 17-18 giugno un mitragliamento aereo, successivamente alla fine del mese di giugno del 1943 una colonna tedesca venne mitragliata nelle vicinanze del ponte di Capodarso. Questi eventi furono i prodromi dei successivi bombardamenti, subiti per la presenza di presidi militari nella città[12] ma soprattutto perché si riteneva che la città ospitasse il Comando militare della VI Armata del Gen. Alfredo Guzzoni con i suoi 230.000 uomini,[13] che invece era dispiegato ad Enna,[14][15] la città subì tra il 9 luglio e il 13 del 1943 pesanti bombardamenti da parte delle forze aeree anglo-americane. La città in data 18 luglio venne occupata dalle truppe della 45ª Divisione americana, che sarà la stessa divisione che nell'aprile del 1945 libererà il lager di Dachau vicino Monaco in Germania.[16]

La città subì 3 bombardamenti, il primo e più devastante avvenne alle 17,30 del 9 luglio, un venerdì, ad opera di 81 aerei divisi in tre formazioni di 27 aeroplani.[17] Quella stessa notte alle 4.45 sulla spiaggia di Gela iniziava lo sbarco da parte della 1ª divisione americana, insieme alla 45ª divisione che sbarcò invece nei pressi di Scoglitti. I due successivi bombardamenti avvennero l'11 e il 13 luglio.

Nei vari bombardamenti subiti perirono 350 civili (351 secondo altra fonte[18]) di cui 100 bambini su un totale di 750 vittime dell'intera provincia; nel bombardamento del pomeriggio del 9 luglio, il più grave e devastante, perirono circa 300 persone.

Il patrimonio architettonico della città subì gravi danni, tra i monumenti danneggiati o distrutti vi furono la cattedrale con un parziale crollo della volta della navata centrale, affrescata dal pittore fiammingo Guglielmo Borremans, la chiesa di San Sebastiano della quale resta in piedi la sola facciata, la chiesa di Santa Lucia interamente distrutta e poi riedificata e la chiesa di San giovanni nel quartiere Angeli anch'essa distrutta. Tra gli edifici civili danneggiati un’ala dell’ospedale, il municipio, ed anche parte dell'edificio scolastico di Santa Lucia.[17][19]

Dal dopoguerra agli anni '60modifica | modifica sorgente

Sul piano politico, negli anni ’50 si succedono ben 7 sindacature: alla guida di Palazzo del Carmine si succedono Restivo (1948-52), Longo (1952-54; 1954-56), Papa (1954), Rizza (1956-57), Traina (1957-59) e D’Angelo (1959-61). Si tratta quasi sempre di esponenti della Democrazia Cristiana; tuttavia nel 1954, anche se solo per pochi mesi, a Caltanissetta viene eletto il primo sindaco comunista d’Italia nella persona di Gioacchino Papa. Negli anni cinquanta il Comune approva il piano regolatore e di ricostruzione, un documento in cui vengono previste le nuove direttrici per l’espansionismo edilizio: in esso compaiono già alcune arterie fondamentali della futura parte moderna della città, come via Palmintelli e via Colajanni, nonché la presenza di due nuovi quartieri residenziali pensati per accogliere le famiglie dei minatori, il villaggio S. Barbara ed il quartiere De Amicis. Tuttavia, nonostante la presenza del piano di ricostruzione, anche a Caltanissetta, come in altre città siciliane, prende presto piede la piaga dell’abusivismo edilizio: sorgono così nelle attuali via Malta, piazza Europa, corso Sicilia, via Guastaferro, via Turati, via De Cosmi, via Leone XIII e via Aretusa numerosi complessi residenziali abusivi, anche destinati all’edilizia popolare. L’abusivismo non risparmia neppure vie prestigiose del centro cittadino, come il viale della Regione, viale Trieste e via Paladini. Per iniziativa pubblica, invece, sorgono anche i due complessi residenziali di INA Casa e UNRRA Casas. Nel 1954-55 vengono inaugurate anche la sede della Questura di via Catania e numerose scuole elementari e medie, mentre il nuovo Palazzo di giustizia, la cui costruzione inizia proprio in questi anni, sarà inaugurato solo nel 1966. L’anno successivo scoppia in città un vivace dibattito mediatico in merito alle proporzioni assunte dal fenomeno dell'edilizia selvaggia, di cui rappresenta il culmine la realizzazione della nuova sede provinciale della Banca d’Italia: un edificio moderno inserito senza alcun raccordo urbanistico nel quadro architettonico ottocentesco di corso Umberto I, in pieno centro storico. Pochi anni dopo, per volontà del sindaco Ottavio Rizza, viene inaugurato il basamento della Fontana del Tritone, opera di Tripisciano, nella centralissima piazza Garibaldi, che diventerà presto l’emblema della città, e viene deciso lo spostamento del Monumento ai Caduti della Grande Guerra nella sua sede attuale del viale Regina Margherita. Sempre al sindaco Rizza si deve l’entrata in servizio della prima ambulanza pubblica gratuita per i meno abbienti. Nel 1953 è edificato l’ostello della Gioventù sul monte S. Giuliano, che sarà distrutto da un incendio doloso nel 1989. Gli anni ’50 rappresentano anche degli anni di vivacità culturale alquanto insoliti per una piccola cittadina dell’entroterra. Artefice dello splendore culturale, che porterà alcuni letterati a definire la città con l’appellativo di “Piccola Atene”, può essere indubbiamente considerato Salvatore Sciascia. A lui si deve l’apertura di una libreria e di una piccola casa editrice nel pieno centro storico, la cui sede diventerà un autentico salotto letterario, frequentato da personalità del calibro di Elio Vittorini, Vitaliano Brancati, Salvatore Quasimodo, Luigi Monaco, Luigi Russo, Pier Maria Rosso di San Secondo e Pierpaolo Pasolini, del quale Sciascia pubblicherà nel 1954 anche una delle prime opere: Dal Diario. Nel 1948 Sciascia inizierà anche la pubblicazione di “Galleria”, una rivista letteraria che continuerà a sopravvivere fino al 1986. Sempre sul finire degli anni ’50 si segnala anche l’apertura degli scavi archeologici nel sito di Sabucina, fortemente voluti dalla Sovrintendenza Regionale, guidata dalla responsabile Maria Luisa Sedita. Gli anni sessanta non sono caratterizzati da un grande splendore economico per la città, che continua ad essere principalmente terra d’emigrazione, così come lo era stata nei decenni precedenti. La città, infatti, continua a vivere principalmente di agricoltura e di attività estrattive dello zolfo, queste ultime già in pieno declino. Nel 1962 è comunque motivo di vanto e di respiro per l’economia cittadina l’inaugurazione della prima edizione della manifestazione espositiva della Fiera Centro-Sicula, la quale continua a sopravvivere fino al presente. I sindaci che si succederanno nel decennio ’60 saranno Calogero Traina (1961-62; 1965-67) ed Umberto Traina (1962-65). Nel 1967 sarà eletto Piero Oberto, il quale sarà successivamente travolto da alcune inchieste giudiziarie in merito al suo ruolo nell’abusivismo edilizio, che lo condurranno anche al carcere. Proprio durante il suo mandato, nel ’68, aveva visto la luce la proposta per il piano regolatore, che tuttavia sarà approvato solo oltre vent’anni dopo, nel 1993.

Dagli anni '70 agli anni'80modifica | modifica sorgente

Gli anni settanta si aprono con le dimissioni, a seguito delle minacce ricevute, del sindaco neo-eletto Raimondo Collodoro. A Collodoro subentreranno alla guida di Palazzo del Carmine, nell’ordine, Giuseppe Giliberto (1972-74; 1975; 1980-82), Giuseppe Sapia (1974-75), Vincenzo Assennato (1975-77) ed Aldo Giarratano (1977-1980). Ancora sul finire del decennio, al di fuori di una specifica ed organica regolamentazione urbanistica, si continuano ad aprire nuove vie di comunicazione e si inaugurano intere aree residenziali, come i quartieri-dormitorio Calcare, Balate e Pinzelli (con il contestatissimo agglomerato del cosiddetto “piano Geraci”). Nel corso del decennio vengono ammodernate le vie di comunicazione della città: nel 1971 è inaugurata la SS 640 di Porto Empedocle a scorrimento veloce, che diventa il collegamento più breve con Agrigento, in luogo del vecchio e tortuoso itinerario della SS 122. Nel 1973, invece, è inaugurata l’autostrada A 19 Palermo-Catania, infrastruttura di fondamentale importanza per tutta la Sicilia centrale. Tra il 1976 e il 1980 la città deve fare però i conti con più emergenze: inizialmente con l’epidemia di tifo ed epatite virale, dovute alle pessime condizioni delle reti idriche e fognarie, e successivamente con una legge regionale del 1979 che chiude la maggior parte delle miniere isolane, ormai largamente improduttive ed in crisi. Sul piano culturale, gli anni ’70 rappresentano la nascita di nuove emittenti radio-televisive locali, come Telenissa, Tele Centro-Sicula e Radio Cl-1. Nel 1975, invece, è fondata la Compagnia del Teatro Stabile Nisseno. Nel 1980, per iniziativa di padre Sorce, nasce l’Associazione Casa Famiglia Rosetta, dedita alla cura dei malati e dei tossicodipendenti., tutt’ora attiva. Gli anni 80’ sono segnati da 5 sindacature: a Giliberto seguono Raimondo Maira, che assumerà due mandati (1982-84; 1988-90), cercando anche l’accordo con i comunisti, Salvatore Vizzini (1984-85), Silvestro Coco (1985), e Massimo Taglialavore (1985-88). Nel corso del decennio il Consiglio Comunale approverà il primo piano regolatore industriale, cui ne seguiranno altri due; può così nascere il Consorzio ASI, con il determinante apporto della Regione. Di lì a poco verrà inaugurata la Zona Industriale di contrada Calderaro. Anche in questo decennio prosegue l’espansionismo edilizio nisseno, dunque, che porta alla creazione di nuove aree residenziali; vengono altresì intrapresi i lavori di metanizzazione della città e prende avvio privatizzazione del servizio di raccolta rifiuti. Nel 1979, dopo quindici anni di lavori, viene inaugurato il nuovo ospedale "Sant’Elia", che va a sostituire il vecchio nosocomio "Vittorio Emanuele II"; contemporaneamente le varie amministrazioni comunali che si succedono nel tempo inizia la costruzione di numerosi impianti sportivi di medio livello, tra cui spicca l’appalto per i lavori, iniziati nel 1982 e terminati circa dieci anni dopo, per la realizzazione del nuovo campo sportivo di Pian del Lago. Nel maggio del 1992 saranno ultimati anche i lavori per l’elettrificazione delle direttrici ferroviarie Palermo-Catania e Catania-Agrigento. Gli anni ’90 sono da annoverare come tra i più bui per Caltanissetta. Il decennio si caratterizza per l’inchiesta della magistratura sull’abusivismo edilizio e sulla collusione tra mafia e politica denominata Operazione Leopardo, che non risparmia politici, imprenditori e funzionari pubblici locali. Verranno condotti numerosi arresti eccellenti, tra cui quello di G. Madonia. Perfino l’ex sindaco Rudy Maira, una delle figure politiche più importanti della città, verrà accusato di essere il tramite politico con le cosche, accuse che se non troveranno mai conferma definitiva. Coinvolto dallo scandalo, nel 1993 il Comune di Caltanissetta, all’epoca guidato da Aldo Giarratano, è commissariato ed affidato al commissario straordinario Onofrio Zaccone. Proprio mentre la città è travolta dallo scandalo giudiziario, essa è però onorata dalla visita del papa Giovanni Paolo II, in occasione della sua visita apostolica in Sicilia. Nel 1993 vengono celebrate le prime elezioni amministrative con la nuova legge elettorale ispirata al metodo maggioritario: le elezioni sono vinte da Giuseppe Mancuso, che reggerà il Comune fino al 1997. Al sindaco Mancuso si devono alcune opere pubbliche di rilievo e l’inaugurazione di nuovi impianti sportivi, la sistemazione della Villa Cordova, il “giardino della città”, la ripavimentazione della storica via Palermo e l’adeguamento della rete fognaria del nuovo quartiere di San Luca. Nello stesso periodo è inaugurato il CEFPAS, il centro permanente per la formazione del personale sanitario, una struttura di eccellenza regionale che entrerà in funzione nel 1996. Nello stesso anno a Caltanissetta, dalla collaborazione del Comune, della Provincia, di alcuni Atenei siciliani e di altri enti pubblici, è creato il Consorzio Universitario: in breve saranno attivati alcuni corsi di Laurea in Medicina e Chirurgia, Scienze della formazione, Relazioni pubbliche, Biologia ed Ingegneria. Nel 1997 alle elezioni amministrative trionfa il giovane Michele Abbate; al nuovo sindaco si deve la riapertura, dopo un lungo calvario, del Teatro Margherita, ad appena un anno dalla scomparsa di uno dei fondatori della Compagnia dello Stabile nisseno, Giuseppe Nasca. L’esperienza del giovane sindaco sarà tuttavia molto breve: nel 1999 Caltanissetta ottiene una triste ribalta nazionale a causa dell’attentato mortale al giovane primo cittadino nisseno Abbate ad opera di uno squilibrato; alcuni anni dopo l’efferato omicidio, il sindaco Messana gli dedicherà il centro culturale comunale.

Sviluppi recentimodifica | modifica sorgente

Dopo il temporaneo affidamento del Comune al commissario Stefano Agliata, nel 1999 le elezioni confermano la vittoria del candidato di centro-sinistra Salvatore Messana, il quale otterrà un secondo mandato nel 2004, confermandosi il sindaco più “longevo” di Caltanissetta. Nel 2002 la zona nota come “Terrapelata”, nel Villaggio S. Barbara, è stata oggetto di una serie di dissesti idrogeologici. L’emergenza delle “maccalube” si ripresenterà in maniera ancor più intensa nell’estate del 2008. Sul fronte della viabilità, nel 2006 vengono ultimati i lavori di completamento della nuova SS 626 della Valle del Salso, a scorrimento veloce: l’arteria permette così di abbreviare i tempi di percorrenza tra Caltanissetta e Gela, il principale centro della provincia. Tuttavia anche sull’appalto di questi lavori sorgeranno inchieste giudiziarie per presunte infiltrazioni mafiose. Nel 2009, invece, sono iniziati i lavori sulla SS 640 per trasformarla in superstrada. Al sindaco Messana si deve l’ideazione del progetto di riqualificazione urbanistica del centro storico nisseno noto come “Grande Piazza”, che sarà concretamente realizzato tra il 2009 ed il 2013 dal successore di centro-destra Michele Campisi, eletto nell’estate del 2008. Il progetto, il più ardito dal dopoguerra in poi, perseguiva l’esigenza di riqualificare le due arterie principali della città vecchia, viale Vittorio Emanuele II e corso Umberto e la piazza Garibaldi: tal fine si è perseguita l'idea strategica di pedonalizzare tutta l'area del centro storico con un incremento dei servizi di trasporto pubblico, l'aumento di aree destinate a parcheggi per i veicoli di privati e la netta separazione di aree pedonali e carrabili.

Origine del nomemodifica | modifica sorgente

Secondo una ricerca sul toponimo, uno studioso nisseno (Santagati) sostiene che:[20] Nissa era, forse, il nome della città dell'Anatolia da cui dovevano provenire gli stratioti bizantini che costruirono il castello di Pietrarossa ed il vicino villaggio dove oggi sorge il quartiere degli Angeli. Quando il borgo fu conquistato dagli Arabi, questi aggiunsero al nome originale il prefisso Qalʿat ("castello"), come testimoniato dal geografo di lingua araba al-Idrisi, che nel 1154 la indica come Qalʿat al-nisāʾ. Il termine nisāʾ, però, in arabo significa "donne", ed è probabile che, come è spesso accaduto, il nome originale fosse deformato ed assimilato a qualcosa facilmente comprensibile. La conferma della traduzione dall'arabo come castello delle donne arriverà da Goffredo Malaterra, che rileverà che Calatenixet, quod, nostra lingua interpretatum, resolvitur Castrum foeminarum ("Caltanixet, che è stato tradotto nella nostra lingua Castello delle donne"), come già, d'altronde, aveva scritto Idrisi.

Successivamente, durante il primo periodo Normanno (XI secolo), la città iniziò ad assumere il nome di Calatanesat, come mostra una bolla del papa Eugenio II; mentre già alla fine del XII secolo, lo storico Ugo Falcando, nel suo Liber De Regno Sicilie, parla di Caltanixettum, che risulta essere la traduzione ufficiale dell'odierno nome in latino.

Monumenti e luoghi d'interessemodifica | modifica sorgente

Architetture religiosemodifica | modifica sorgente

Cattedrale di Caltanissetta - Duomo di Santa Maria la Novamodifica | modifica sorgente

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Cattedrale di Caltanissetta.
Cattedrale di Caltanissetta

La cattedrale di Caltanissetta, situata nel centro storico della città, venne costruita tra gli anni 1560-1620 e fu aperta al pubblico nel 1622. Venne intitolata così per distinguerla dalla Chiesa Madre, eretta nel Cinquecento ai piedi della fortezza di Pietrarossa, e che venne conseguentemente soprannominata “la Vetere”. All'interno vi si trova la Cattedra del Vescovo della Diocesi di Caltanissetta.

Abbazia di Santo Spiritomodifica | modifica sorgente

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Abbazia di Santo Spirito.
Vista esterna delle absidi dell'abbazia di Santo Spirito

L'abbazia fu commissionata dal conte Ruggero e realizzata su un antico casale arabo a sua volta costruito probabilmente su un edificio di culto già esistente in epoca bizantina, dedicato allo Spirito Santo. La chiesa, consacrata nel 1153, possiede notevoli elementi artistici, quali il fonte battesimale e i numerosi affreschi che ricoprono le pareti interne.

Chiesa di Sant'Agata al Collegiomodifica | modifica sorgente

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Chiesa di Sant'Agata al Collegio.
Sant'Agata al Collegio

La chiesa di Sant'Agata al Collegio venne costruita tra il 1600 e il 1610 su una preesistente chiesa, anch'essa dedicata a Sant'Agata, mentre i lavori del contiguo Collegio gesuitico (da cui la chiesa prende il nome) iniziarono nel 1589 e terminarono solo nella seconda metà dell'Ottocento. La chiesa, con impianto a croce greca, è certamente una delle più ricche della città. Il collegio oggi ospita la Biblioteca Comunale Luciano Scarabelli e il Liceo Musicale.

Chiesa di Santa Maria degli Angelimodifica | modifica sorgente

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Chiesa di Santa Maria degli Angeli (Caltanissetta).

La chiesa di Santa Maria degli Angeli (detta la Vetere) sorge a ridosso del Castello di Pietrarossa, sul lato settentrionale di quest'ultimo. Fu la seconda parrocchia della città, divenuta sede parrocchiale cittadina nel 1239 e, in seguito, regia cappella di Casa Sveva.

Il nome originale sembra essere quello di Maria Santissima Assunta, poi cambiato in quello attuale, in seguito alla donazione di un dipinto della Madonna degli Angeli, oggi conservato nella chiesa del Collegio di Maria.

Costruita in epoca Normanna, successivamente all'edificazione dell'abbazia di Santo Spirito, sembra sia stata consacrata nel 1100. Intorno al 1400 la parrocchia fu trasferita ad altre chiese, a causa delle sue ridotte dimensioni e, nel 1622 venne definitivamente assunta dalla chiesa di Santa Maria la Nova. Nel 1601, la chiesa di Santa Maria degli Angeli venne concessa ai Frati Minori Osservanti che, grazie alle generose offerte della Contessa Luisa de Luna y Vega, costruirono il proprio cenobio nel 1604. Con l'occasione, venne eseguito un rammodernamento ed ingrandimento dell'antica chiesa. Nel 1636 il convento dei minori subì un crollo parziale in seguito al quale fu approntata un'altra opera di restauro facendo uso, per ripristinare la parte crollata, delle pietre del vicino castello. Storia travagliata fu anche quella della costruzione del noviziato, iniziata nel 1688 e terminata soltanto nel 1709 a causa della mancanza di fondi. Un ulteriore restauro ed ampliamento della chiesa fu condotto dal 1740 al 1771, come testimoniato da un'iscrizione che si trovava nell'arcata tra l'abside e la navata e riportata dallo storico nisseno Camillo Genovese.

Nel 1867, durante un'epidemia, il convento venne adibito ad ospedale per colerosi e successivamente, nel 1873, la chiesa venne definitivamente chiusa al culto, per passare alla proprietà del Ministero della Guerra, che l'adibì a caserma e magazzino militare. Questo passaggio segna l'inizio di un periodo di completo abbandono della chiesa che culminò con il crollo parziale del tetto, nel 1964 e la successiva realizzazione, nel 1972, di un solaio in cemento armato.

Purtroppo, dell'interno dell'edificio non rimane più nulla, ma possiamo ancora ammirarne l'impianto planimetrico, tipicamente normanno, che consta di una singola navata. Inoltre, si trovano nella parte esterna, alcuni preziosi elementi decorativi, spesso rovinati dalle sopraedificazioni e dagli inappropriati restauri condotti.

Degna di particolare rilievo è la porta maggiore occidentale, a causa dei particolari fregi che l'adornano: costruita in pietra arenaria, possiede un archivolto a sesto acuto in tre livelli, sostenuto da quattro colonnine cilindriche dotate di capitelli.

Chiesa di San Giovannimodifica | modifica sorgente

Situata nella parte più antica del centro storico, non lontano dalla chiesa di San Domenico, venne fondata intorno al 1100. Completamente distrutta durante la seconda guerra mondiale, fu ricostruita nel 1945. Presenta una sola navata nella quale trovano posto tre scomparti laterali con annessi altari. Nel prospetto realizzato in pietra arenaria spicca un asse determinato dalla sovrapposizione degli elementi portale-edicola-finestrone. L'interno della chiesa, invece, è decorato con gli affreschi del Pollaci. Tra le opere presenti ricordiamo: l'Immacolata, piccola statua opera del Biangardi; il San Giuseppe in legno realizzato nel XVIII secolo ed infine un dipinto di San Giuseppe realizzato dal Pollaci. Nel 2008 la Soprintendenza ai Beni Artistici e Culturali di Caltanissetta ha eseguito dei lavori di restauro che hanno interessato sia l'interno (conservazione di stucchi e dipinti) che l'esterno del luogo di culto (realizzazione di una copertura con capriate in legno lamellare).

Chiesa di San Sebastianomodifica | modifica sorgente

Sorta intorno al Cinquecento come omaggio al Santo da parte della popolazione per la liberazione dalla peste, la chiesa di San Sebastiano è situata in Piazza Garibaldi, proprio di fronte alla Cattedrale.

La chiesa fu più volte ridimensionata e restaurata. Nel 1711, ad esempio, fu modificata nel senso della lunghezza per cedere spazio all'antistante piazza. In quella occasione fu abbellita sia all'interno sia nel prospetto principale. L'elegante facciata, progettata dall'architetto Pasquale Saetta sul finire dell'Ottocento, è arricchita da colonne appartenenti a tutti e tre gli ordini classici: nella parte inferiore le doriche, al centro le ioniche ed in cima le corinzie. Vi sono inoltre bifore e nicchie in cui sono collocate alcune statue dello scultore Biancardi. Le sculture della parte centrale rappresentano i santi Pietro e Paolo, mentre nella fascia superiore, si può ammirare San Sebastiano trafitto dalle frecce, posta in memoria del suo martirio.

Chiesa di San Domenicomodifica | modifica sorgente

La chiesa di San Domenico è stata fondata nel 1400 dopo l'arrivo dei Moncada a Caltanissetta. L'edificio venne costruito al centro del quartiere Angeli, dove allora non esistevano altre chiese.

La costruzione della chiesa si intreccia con la storia della città e della famiglia Moncada. Antonio Moncada, infatti, nel 1458 per ereditare il suo titolo, dovette rinunciare all'abito talare e, pertanto, come "risarcimento" all'ordine domenicano, cui apparteneva, fece costruire una chiesa con annesso convento. La chiesa continuò ad essere arricchita e migliorata nel tempo. Il prospetto della chiesa, convesso nella parte centrale e concavo lateralmente, fu costruito, ad esempio, nel Seicento, ed allo stesso periodo risale la preziosa tela del toscano Filippo Paladini, dipinto che ritrae la Madonna del Rosario. Questa tela ha un'importante valenza storica, oltre che artistica, in quanto vi sono ritratti i figli del conte Francesco Moncada.

Recenti ricerche hanno mostrato la presenza di una cripta nascosta nella chiesa, di cui non si aveva prima notizia, probabilmente uno dei luoghi più antichi della città.[21]

Chiesa di Santa Crocemodifica | modifica sorgente

La reliquia della pietra con la Santa Croce
Particolare del Crocifisso

La Chiesa di Santa Croce, chiesa del Santissimo Salvatore fino al 1590, e l'annesso convento delle suore Benedettine risalgono al 1531 quando il Conte Antonio Moncada lo fece edificare. Nel 1590 la contessa Moncada donò una reliquia di una Croce in pietra e da allora la chiesa prese il nome di Chiesa dell'Santa Croce.

Nel 1660 un contadino nei pressi della Abazia di Santo spirito trovò una pietra dove sembra scorgersi naturalmente l'effigie della Croce, da allora questa pietra, accertato ed escluso ogni intervento uomano, venne consacrata e svolge la funzione di reliquia gelosamente conservata nella chiesa omonima.

La chiesa ha una sola navata, caratteristiche sul prospetto esterno le gelosie delle finestre che si affacciano lungo tutto l'asse maggiore del prospetto seicentesco di stile austero, impreziosito da conci in pietra arenaria.[22]

Monumento al Redentoremodifica | modifica sorgente

Il monumento a Cristo Redentore eretto sul monte S. Giuliano

Il monumento al Redentore si trova sulla vetta più alta del Monte San Giuliano, che sovrasta tutta Caltanissetta. Si tratta di un piedistallo contenente nel suo interno una cappella, che inizia a pianta quadrata e diventa circolare per concedere un adeguato appoggio alla statua del Redentore.

All'inizio del XX secolo vennero commissionati da papa Leone XIII diciannove monumenti a Cristo Redentore, una in ogni regione d'Italia (all'epoca 19). Tra le regioni che risposero all'appello del Papa vi fu la Sicilia che scelse come luogo per l'erezione del monumento la vetta del Monte San Giuliano, nel cuore dell'isola. Il progetto fu affidato all'architetto Ernesto Basile, figlio di Giovan Battista Filippo Basile (l'architetto del Teatro Massimo di Palermo).

La prima pietra venne posata il 13 maggio 1900. La statua del Redentore arrivò da Roma il 30 luglio, ma non furono fatti grandi festeggiamenti perché il re d'Italia Umberto I era stato appena assassinato a Monza ed era stato proclamato il lutto nazionale. Sempre per questa ragione l'inaugurazione del monumento venne rimandata: dalla fine di agosto fino al 30 settembre del 1900 in città vi furono grandi festeggiamenti e l'inaugurazione avvenne alla presenza di cardinali, vescovi, clero e popolo venuti da tutta la Sicilia.

Conventimodifica | modifica sorgente

Nella città di Caltanissetta sono stati edificati tre conventi dell'Ordine dei Frati Minori Cappuccini.[23]

Il primo convento fu edificato in contrada Xiboli, tra il 1540 e il 1552. Dopo 45 anni viene abbandonato, per essere inglobato nel 1868 nei terreni della Fabbrica distilleria Averna.

Il secondo convento nel viale Regina Margherita già contrada Pigna vicino alla chiesa di San Giuseppe fuori le mura. Fu edificato nel 1570 in sostituzione del primo convento troppo distante alla città e insalubre. La chiesa del nuovo convento fu dedicata all'Immacolata concezione. Nel 1759 i frati Cappuccini istituiscono un Ospizio per i monaci questuanti. Sui terreni circostanti il convento nel 1821 furono iniziati i lavori per un giardino pubblico, che fu completato nel 1828; il giardino fu intitolato nel 1890 ad Amedeo di Savoia, da questi prende il nome la Villa Amedeo. Nel 1866 il convento fu trasformato in nosocomio, e successivamente nel 1905 divenne l'Ospedale Civile Vitt. Emanuele.

Il terzo convento fu edificato, per la tenace opera di Padre Angelico Lipani, dopo lo sfratto dal convento di Viale Regina Margherita. Ciò per un Regio Decreto che espropriava i beni ecclesiastici. Prende il nome di Convento di San Michele, per la preesistente omonima chiesa del XVII secolo; ieri in contrada Sallimi, oggi via Sallemi.

Architetture civilimodifica | modifica sorgente

Molti sono i palazzi di interesse storico, presenti nel centro storico ed abitati in passato da importanti famiglie cittadine. Tra di essi ricordiamo:

  • Palazzo Testasecca, realizzato durante il XIX secolo in stile neoclassico dalla famiglia del Conte Ignazio Testasecca. Si trova in Corso Vittorio Emanuele, di fronte al Palazzo Benintende.
  • Palazzo Benintende, realizzato dall'architetto Giuseppe Di Bartolo, che presenta un'interessante sovrapposizione di ordini architettonici: le colonne al piano nobile sono in stile ionico, mentre quelle del secondo piano in stile dorico; numerosi sono anche i medaglioni e le lesene che aumentano il valore architettonico del palazzo. Nel 1862 vi alloggiò Giuseppe Garibaldi. È sito in Corso Vittorio Emanuele.
  • Palazzo Provinciale, la cui realizzazione fu iniziata dallo stesso Giuseppe di Bartolo nella prima metà del XIX secolo. L'architetto voleva costruire un enorme edificio che fosse sede sia degli uffici provinciali che di quelli comunali. La complessità dell'opera, però, risultò tale che nel 1870 il palazzo era ancora ben lontano dall'essere completato. Il progetto fu allora ridimensionato dall'ingegnere Agostino Tacchini e fu destinato ad ospitare i soli uffici della Provincia. Tra gli artisti che contribuirono alla realizzazione del palazzo, si ricordano: il nisseno Luigi Greco che realizzò l'aula consiliare e lo scalone principale; un altro nisseno, Michele Tripisciano, per le sculture che ornano il palazzo; il catanese Pasquale Sozzi per le decorazioni interne.

Palazzo del Carminemodifica | modifica sorgente

Palazzo del Carmine, sede del municipio di Caltanissetta

La costruzione del palazzo iniziò intorno all'anno 1371. La zona in cui sorge attualmente, all'epoca, si trovava ben fuori dalle mura cittadine ed ospitava una chiesetta rurale dedicata a San Giacomo. Per volere di Guglielmo Peralta e di sua moglie Eleonora d'Aragona, figlia del marchese di Randazzo, vicino la chiesetta fu edificato il convento dei Carmelitani scalzi e l'annessa chiesa di Maria Santissima Annunziata, comunemente chiamata Madonna del Carmine.

Con l'espansione urbanistica che ebbe la città nei secoli successivi (ed in particolare nel XVI secolo), il complesso conventuale si trovò inglobato nel tessuto cittadino, affiancato dalla nuova chiesa di San Giacomo e dalla chiesa di San Paolino.

Durante il XIX secolo, a causa della soppressione degli ordini religiosi, i Carmelitani Scalzi lasciarono il convento che fu abbattuto per costruire la sede municipale; le chiese che lo affiancavano furono demolite e, al posto di quella del Salvatore, arretrata, fu costruito il teatro cittadino (il Teatro regina Margherita). Attualmente il palazzo ospita il Municipio della città ed è stato, negli anni, talmente arricchito nel prospetto che l'unica traccia dell'antico convento è costituita da alcuni spezzoni di muratura inglobati nei muri attuali.

Palazzo Moncadamodifica | modifica sorgente

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Palazzo Moncada (Caltanissetta).
Facciata di palazzo Moncada con i preziosi fregi zoomorfi ed antropomorfi barocchi

Il palazzo Moncada detto anche Bauffremont fu edificato nella prima metà del XVII secolo dal principe Luigi Guglielmo I Moncada e doveva essere uno dei più importanti palazzi signorili della Sicilia, come testimoniano l'imponenza dell'edificio e i pregiati fregi (antropomorfi e zoomorfi) dei balconi. Tuttavia, la sua costruzione non venne portata a termine, in quanto Guglielmo ricevette la nomina a Viceré di Valencia e si trasferì in Spagna.

Restato proprietà dei Moncada fino agli inizi del XX secolo, nel 1915 fu acquistato dalla Principessa Maria Giovanna di Bauffremont, la quale lo privò del suo uso residenziale e vi fece costruire un'ampia sala con galleria in stile liberty, che fu adibita alla rappresentazione di spettacoli teatrali.

Nel 1938 il palazzo fu acquistato dalla famiglia Trigona della Floresta ed in seguito adibito, con la costruzione di una sala all'interno del cortile, alla rappresentazione di spettacoli cinematografici e teatrali, con il nome di Cineteatro Trieste. Tuttora ottempera a questo ruolo, ma dal 2009 il nome di Cineteatro Bauffremont è stato sostituito con Multisala Moncada.

Dal 2010 sono inoltre aperte nuove sale dell'edificio adibite a galleria d'arte, per ospitare mostre di vario genere ed eventi estemporanei. Qui sono presenti due mostre permanenti: una sugli antichi signori di Caltanissetta, i Moncada appunto, e l'altra dedicata al grande scultore nisseno Michele Tripisciano.

Castello di Pietrarossamodifica | modifica sorgente

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Castello di Pietrarossa.
Ruderi del castello di Pietrarossa

Il castello di Pietrarossa si trova su un'altura nei pressi di Caltanissetta. Si presume che sia stato costruito nel IX secolo su precedenti insediamenti anche Sicani. Durante il Medioevo fu un centro strategico ed intorno alla fine del XI secolo vi fu collocata la tomba della regina Adelasia, nipote del re Ruggero il Normanno e nel 1378 all'interno di esso si tenne un parlamento dei baroni siciliani per nominare i quattro vicari che dovevano governare la Sicilia (Governo dei Quattro Vicàri). Nel 1567 una forte scossa di terremoto provocò il crollo del castello di cui rimasero in piedi solo i resti di due torri, visibili ancora oggi. Ai piedi dei ruderi del Castello di Pietrarossa fu edificato il cimitero Angeli.

Fontana del tritonemodifica | modifica sorgente

La fontana del tritone (sullo sfondo è visibile il Duomo di Santa Maria la Nova)

La fontana del tritone è costituita da un gruppo bronzeo raffigurante un tritone che tenta di domare un cavallo marino di fronte a due mostri marini che lo insidiano. Ispirata alla mitologia greca il Tritone è un dio marino con il corpo per metà uomo e per metà pesce, figlio di Poseidone e Anfitrite. La figura mitologica è stata spesso usata nella costruzione di fontane e ninfei, anche il Bernini lo ha collocato nella sua famosa fontana a Roma.

Fu scolpita dal nisseno Michele Tripisciano nel 1890 ed inizialmente posta nell'androne di Palazzo del Carmine: la fontana fu creata dall'architetto Gaetano Averna per essere posta nella sua attuale locazione, al centro di Piazza Garibaldi, dove fu inaugurata il 15 dicembre 1956, in sostituzione ad un vecchio lampione in ferro a cinque luci.

Inizi del '900: due cartoline d'epoca della piazza Garibaldi con vista su Corso Umberto I

Tra la fine del 2008 e l'inizio del 2009, l'intera piazza Garibaldi è stata sottoposta a lavori di pavimentazione in basoli di pietra lavica per impedire il passaggio di automobili e consentire il libero transito dei pedoni. In questa occasione anche la fontana del tritone è stata restaurata e vi sono stati installati impianti di illuminazione che l'hanno riportata così all'antico splendore.

Spesso la fontana del tritone, anche stilizzata, viene usata come simbolo distintivo della città.

Trasmettitore di Caltanissettamodifica | modifica sorgente

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Antenna RAI di Caltanissetta.
L'antenna del Colle di Sant'Anna

L'impianto radiotrasmettitore di Caltanissetta[24] è un impianto, ora inattivo, per la radiodiffusione in onde lunghe, medie e corte.[25] Il suo principale elemento è un'antenna omnidirezionale di 286 metri di altezza, che detiene il primato per la struttura più alta d'Italia, essa si erge su una collina di 660 metri di altezza s.l.m..[26]

In data 02 novembre 2013 la giunta comunale della città nissena ha deliberato l'acquisto del manufatto in metallo, delle costruzioni annesse e dell'area circostante per la somma di 537.000 €. Le motivazioni alla base della decisione dell'acquisto sono state l'interesse ad evitare che l'antenna venga demolita da parte della RAI ed che il circostante parco alberato diventando di proprietà comunale venga trasformato in un parco pubblico attrezzato per la città.[27]

Strade, piazze principali e ville comunalimodifica | modifica sorgente

In città esistono diverse vie e piazze con un notevole interesse storico e urbanistico; alcune di esse sono:

Sono presenti tre ville comunali:

  • villa Cordova, in viale Conte Testasecca,
  • villa Amedeo, in viale Regina Margherita,
  • villa Monica, in via Filippo Turati.

Delle tre, la villa Amedeo è il giardino pubblico di maggiori dimensioni e costituisce il polmone verde della città. Sono inoltre presenti altre aree verdi pubbliche attrezzate per attività ludiche, come il parco Robinson, nel quartiere Redentore. Nonostante ciò il verde pubblico fruibile si attesta sull'1,83 m² per abitante[28] collocando il capoluogo nisseno al 98º posto nella classifica nazionale.

Altre aree verdi di minore rilievo si trovano in piazza della Repubblica; in piazza Giovanni XXIII; in via Candura (il "giardino della legalità" del quartiere San Luca) in piazza Falcone e Borsellino; nell'area compresa tra via Catania e via Galilei; in via Niscemi; in piazza Jacono e in via Monte San Giuliano, dove è situato il belvedere della città.

Curiosità e notizie di talune vie e strademodifica | modifica sorgente

Si tratta di notizie documentate da diverse fotografie dell'epoca e dai fabbricati presenti tuttora in situ.

Via Ruggero Settimo

Dedicata all'ammiraglio, politico e Presidente del Senato del Regno d'Italia dal 1861, la Via Ruggero Settimo fu realizzata e così intitolata nel 1965. Nei progetti allegati ai permessi di costruire degli stabili successivamente realizzati dal costruttore Ventura, risulta in modo provvisorio denominata "nuova strada di Piano Regolatore di collegamento tra via Niscemi e via Napoleone Colajanni". In precedenza esisteva, come è rilevabile da una fotografia del 1930, un sentiero per l'accesso ad un modesto fabbricato e agli orti, che all'epoca venivano coltivati nella zona. In precedenza a Ruggero Settimo era stato già intitolato il Liceo Classico di Caltanissetta.

Via Francesco Lanza (gradinata)

L'attuale gradinata già negli anni trenta collegava via Niscemi e Via Napoleone Colajanni

Via Francesco Crispi

Antica, esiste da oltre cento anni, collega il centrale Corso Vittorio Emanuele verso l'uscita della città attraverso la Via Niscemi. Sono prospicienti su Via Francesco Crispi il Palazzo delle Poste, oggi sede di una banca e della Soprintendenza ai Beni Culturali ed Ambientali, realizzato negli anni 40, dopo la demolizione di una chiesa con annesso convento, e l'Hotel Mazzone - Concordia, splendido edificio, oggi residenza per adulti.

Viale Regina Margherita

Sorge il Palazzo del Governo - Prefettura, il Monumeneto ai Caduti in Guerra, i Palazzi dell'Intendenza di Finanza, Il Palazzo Vescovile - Seminario, la scuola elementare San Giusto e il 2° convento dei Cappuccini.

Via Cappuccini

Era la strada di accesso, oggi gradinata, al convento dei Cappuccini, odierno uffici ASL, ubicato in Viale Regina Margherita, dalla via Niscemi

Via Napoleone Colajanni

Scendendo, sul lato destro, poco prima l'attuale chiesa di San Pio X (1967-1970) sono tuttora visibili i locali dell'ex mercato ortofrutticolo, ora dislocato nei nuovi stand di via Ponte Bloy. In una fotografia del 1930 la via Napoleone Colajanni era costituita da una modesta strada carrabile.

Via Cavour (via Camillo Benso Conte di Cavour)

Importante strada, antica, che portava dalla stazione centrale al Corso Vittorio Emanuele.

Via Niscemi

In modo intuitivo, è la strada che portava all'epoca da Caltanissetta a Niscemi. Ai lati già negli anni 30 erano presenti modeste abitazioni, fuori il centro abitato. Scendendo, nel lato sinistro della Via Niscemi fu edificato nel 1912 il Palazzo Vescovile - Seminario, ideale luogo "di ritiro" ubicato in campagna all'epoca, con accesso principale dal viale Regina Margherita. Poco prima il Palazzo vescovile, sempre nel lato sinistro scendendo, è visibile l'Istituto tecnico Ragioneria

Via Rochester

È una strada realizzata circa 40-50 anni fa, probabilmente così chiamata a ricordo del Gemellaggio avvenuto nel 1965 di detta città con Caltanissetta. Scendendo, sul lato destro, in alto, è visibile il Deposito delle Locomotive delle ferrovie dello Stato

Villaggio UNRRA Casasmodifica | modifica sorgente

Il villaggio UNRRA Casas sorge a circa 3 km dal centro storico, e risulta inglobato all'interno della città stessa. Si tratta di un complesso di alloggi, realizzato nell'immediato dopoguerra, dall'organizzazione internazionale UNRRA Casas (United Nations Relief and Rehabilitation Administration), organizzazione costituita a Washington nel 1944, per fornire aiuti e assistenza alle popolazioni colpite dalla guerra, nei paesi passati sotto il controllo degli Alleati. Nel piano regolatore generale della città, il villaggio UNRRA Casas è classificato A2 "zone della città postunitaria o città del primo novecento", di interesse storico e sottoposto a tutela e limitazioni degli interventi di tipo edilizio.

Siti archeologicimodifica | modifica sorgente

All'interno del perimetro urbano della città di Caltanissetta è presente il parco archeologico Palmintelli.

I principali parchi archeologici presenti al di fuori del centro abitato sono invece:

Parco archeologico Palmintellimodifica | modifica sorgente

Il parco archeologico di Palmintelli è situato in una zona centralissima del capoluogo, a pochi metri dal viale della Regione.[29] Il sito è venuto alla luce a seguito degli scavi condotti nel 1988. Originariamente la zona su cui adesso sorge il parco ospitava un complesso funerario di tombe a grotticella risalente all'età del bronzo, di cui solo una è rimasta intatta. È tuttora ben visibile l'ingresso rettangolare della tomba, a pianta regolare e soffitto piatto, nella quale sono stati ritrovati diversi reperti archeologici, alcuni dei quali custoditi presso il Museo archeologico di Caltanissetta.

Sito archeologico di Sabucinamodifica | modifica sorgente

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Sabucina.

Sito archeologico di Gibil-Gabibmodifica | modifica sorgente

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Gibil Gabib.

A circa cinque chilometri dal capoluogo nisseno, su una collina dalla quale si domina il versante sud-orientale della valle del Salso è situato il parco archeologico di Gibil-Gabib. Il sito, costituito da tre piatteforme digradanti verso sud-est, fu sede di insediamenti preistorici indigeni e di età greca. Gli scavi in quest'area furono iniziati alla metà dell'Ottocento e vennero ripresi con maggiore vigore negli anni cinquanta del secolo scorso, con le ricerche condotte da Dinu Adameşteanu. L'ultima, infine, risale al 1984. Proprio intorno alla metà del Novecento vennero portati alla luce alcuni ambienti risalenti al VI secolo a.C., parti della cinta muraria e alcuni oggetti di ceramica riferibile alla facies di Castelluccio Bronzo Tardo, mentre negli anni ottanta è stato riportato alla luce un vero torrione di difesa della metà del VI secolo a.C. Tale scoperta si è rivelata di notevole importanza, poiché ha consentito di chiarire la destinazione delle cinte murarie rinvenute quasi trenta anni prima. Dagli scavi presso gli ambienti sono stati rinvenuti vasi, oggetti di uso quotidiano, piatti e lucerne. Sono state inoltre ritrovate anche una statua di divinità fittile femminile e una testina fittile di offerente che testimoniano l'esistenza di vari spazi dedicati al culto ed alla venerazione nell'abitato. Ai piedi dell'altura si estendevano due necropoli da cui provengono i corredi con ceramica a figure rosse siceliota.

Archeologia Industrialemodifica | modifica sorgente

Minieremodifica | modifica sorgente

La miniera di Trabonella, costituita in sottosuolo da strette gallerie e fornelli, e all'esterno dagli argani e dall'impianto di trattamento del materiale estratto, (forni Gill e separatori a flottazione), è una testimonianza di notevole spessore del passato di Caltanissetta legato all'attività estrattiva dello zolfo e all'industria mineraria.

Molini e pastificimodifica | modifica sorgente

Una delle attività economiche che sin dall'unità d'Italia ha caratterizzato l'economia del comprensorio nisseno è legata all'agricoltura di tipo cerealicolo, che ha portato alla nascita in epoche diverse di importanti molini e pastifici. Questi hanno rappresentato fino alla crisi degli anni 80 del secolo scorso un importante volano economico della città.

  • Il primo il molino Salvati fu fondato, nell'anno 1866, da due fratelli campani i fratelli Francesco e Luigi Salvati; che costruirono il primo molino a vapore della città in una località allora fuori le mura ed oggi corrispondente all'incrocio tra via Salvati e via Sallemi. Il complesso edilizio, fu costruito a cavallo delle due sponde dell'asta torrentizia, affluente del torrente delle Grazie, e a ridosso di una ormai perduta fontana-abbeveratoio. Il mulino Salvati in realtà fu preceduto da un altro molino che però non ebbe una storia significativa, infatti, esso chiuse dopo pochi anni di attività; venne costruito nella zona della chiesa di Santa Lucia.
Il pastificio e molino Piedigrotta
  • Successivo e molto famoso in tutta la regione è stato il molino Piedigrotta. Questo sorse nelle vicinanze della attuale stazione ferroviaria, nel 1913 esattamente in coincidenza della chiusura l'anno prima del molino Salvati. L'inizio dell'attività di questo mulino e pastificio fu dovuta ad un gruppo di imprenditori nisseni costituitisi in società. Esso per più di mezzo secolo esportato il proprio marchio ben al di là dei confini locali, tanto da essere inserito tra i dieci maggiori pastifici italiani del tempo, sette dei quali con sede nel Mezzogiorno: gli fanno "compagnia", infatti, lo «Scaramella» di Salerno, il «Fabbroncino» e lo «Scafa & C.» di Torre Annunziata, il «Monaco» e il «Santa Lucia» di Catania, il «Carella» di Palermo. La pasta della "Piedigrotta" era famosa per la carta azzurra con la quale i dettaglianti vendevano la pasta sfusa o in confezioni da uno e cinque chilogrammi, la cosiddetta “cartata”. I ragazzi solitamente usavano questa robusta carta per costruire i loro aquiloni.
  • fratelli Tortorici che avviarono il loro mulino-pastificio in contrada Stella, oggi una traversa di via Vespri Siciliani e via Xiboli.
  • Molino di contrada Madonna della Catena, nei pressi dell'ex macello nella zona Sud della città.
  • Due molini, anch'essi con pastificio annesso, furono avviati da un certo Cortese in contrada Santa Lucia, alla periferia cittadina.
  • Il molino Sole, l'ultimo molino che operò in città fu costruito in località Santa Lucia nei luoghi dove vi era stato il primo tentativo non riuscito di fondare un mulino moderno in città.

Societàmodifica | modifica sorgente

Evoluzione demograficamodifica | modifica sorgente

Abitanti censiti[30]

Etnie e minoranze stranieremodifica | modifica sorgente

Al 31 dicembre 2009 a Caltanissetta risultano residenti 1.641 cittadini stranieri[31]. Le nazionalità principali sono:

Tradizioni e folcloremodifica | modifica sorgente

La Settimana Santamodifica | modifica sorgente

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Settimana Santa di Caltanissetta.
Un momento della sfilata della Real maestranza, durante il mercoledì Santo

La Settimana Santa di Caltanissetta è un evento tradizionale che si ripete da secoli durante la settimana che precede la Pasqua nel centro di Caltanissetta. Essa si compone di varie manifestazioni religiose che si concatenano l'un l'altra, dalla domenica delle Palme alla domenica di Pasqua.

L'avvenimento, che attira ogni anno in città migliaia di turisti, per l'importanza e la tradizione che porta con sé, è gemellato con la più famosa Settimana Santa di Siviglia, in Spagna.

Festa di San Michelemodifica | modifica sorgente

A Caltanissetta il 29 settembre viene celebrata la festa patronale in onore di San Michele Arcangelo; secondo la leggenda questo era apparso a un frate cappuccino annunciando che avrebbe protetto la città.

Quando nel 1625 dilagò nella città la peste, le mura della città furono difese da guardie, poste proprio lì per impedire agli appestati di accedervi, sempre secondo la leggenda, San Michele fulminò uno di questi nell'atto di entrare.

In passato, il culto era sentito così profondamente che era previsto un periodo di digiuno, a partire dal primo lunedì dopo Pasqua. Questa pratica doveva essere seguita per nove anni consecutivi e iniziata sempre lo stesso giorno. Passati i nove anni, venivano prese nove candele da accendere al momento della morte della persona che in vita aveva osservato il digiuno, al fine di assicurare alla persona la protezione degli angeli al momento del trapasso.

Il 29 settembre, in occasione della festa, la statua dell'Arcangelo, risalente al 1600 e scolpita da Stefano Rivolsi, viene portata in processione dalla cattedrale al santuario di San Michele, dove rimane per alcuni giorni, durante il pellegrinaggio dei fedeli.

Si narra che lo scultore provò molte volte a plasmare il volto del Santo, ogni volta restando insoddisfatto. Dopo vari tentativi, stremato, si addormentò e al suo risveglio trovò il volto del Santo già scolpito e bellissimo.

Presepe viventemodifica | modifica sorgente

Dal 2009 ogni anno, dalla notte di Natale all'Epifania, si svolge un caratteristico e frequentatissimo presepe vivente “Betlemme agli Angeli”;[32] che vanta la partecipazione di oltre 150 figuranti in costume. Questi sono per tradizione tutti residenti nel più antico quartiere della città: il quartiere di San Domenico che prende il nome dall'omonima chiesa. Il presepe si effettua nelle casupole recuperate dell'antico insediamento arabo del quartiere di San Domenico detto anche degli Angeli, insediamento che è stato il primo nucleo abitativo conosciuto della città nissena.[33][34]

Il programma della V edizione del 2013 è stato:[35]

  • 24 dicembre ore 23,00 entrata della sacra famiglia a Betlemme alla ricerca di una locanda dove alloggiare, alle 23,30 viene durante la santa messa, officiata dal Vescovo l'intronizzazione della Madonna e di Gesù bambino in una casupola del quartiere arabo subito dopo la messa natalizia.
  • 26 dicembre il sindaco inaugura il presepe che è quindi reso fruibile ai fedeli e turisti.
  • 27-28 dicembre vari eventi si svolgono nei caratteristici ambienti dell'antico borgo arabo, risalente al IX secolo.
  • 4-6 gennaio vari eventi tra i quali spicca la degustazione di prodotti tipici nisseni.
  • 6 gennaio nel pomeriggio si ha l'adorazione dei magi e la successiva processione per le vie del centro cittadino dei figuranti con la Madonna, San Giuseppe e Gesù bambino.

Il Comune di Caltanissetta si è impegnato ad inserire la manifestazione/evento come patrimonio culturale all'interno del Distretto della Valle dei Templi e delle miniere di cui è socio fondatore. L'edizione del 2012 ha visto una presenza complessiva di circa 8.500 visitatori.[36]

Culturamodifica | modifica sorgente

Un momento culturalmente interessante, ma limitato a pochissime personalità, è stato indubbiamente quello vissuto tra gli anni 1935 e 1970, quando vi risiedevano personalità quali Leonardo Sciascia ed Elio Vittorini ma soprattutto agiva l'editore Salvatore Sciascia. Caltanissetta è stata sede del Parco letterario Regalpetra, dedicato a Leonardo Sciascia, ora abbandonato. Oggi la cultura è rappresentata dalla Società Nissena di Storia Patria che, con decine d'iscritti, ha dato vita ad un movimento culturale esteso a livello regionale, che vede riuniti i più importanti intellettuali nisseni nella rivista Archivio Nisseno.[37] Infine SiciliAntica che organizza dal 2004 un convegno di studi annuale sulla storia siciliana.

Bibliotechemodifica | modifica sorgente

Biblioteca comunalemodifica | modifica sorgente

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Biblioteca Scarabelli.
Salterio diurno miniato del XVII sec. già presente nella Biblioteca Scarabelli di Caltanissetta, rubato nel 2010,[38] proveniva dal Convento dei Cappuccini in contrada Pigna

La Biblioteca Comunale Luciano Scarabelli è allocata nei locali dell'ex Collegio dei Gesuiti, costruito a partire dal 1589 e attiguo alla chiesa di Sant'Agata. Istituita nel 1862, la Biblioteca possiede un patrimonio composto da oltre 140.000 volumi e circa 200 preziosi manoscritti, derivante da donazioni di privati e da confische ai danni di alcuni ordini religiosi del passato. Negli ultimi anni, anche grazie alla ristrutturazione eseguita , ed alla sua conseguente riapertura, la città sta tentando un moderato momento di rilancio a livello culturale.

Altre biblioteche comunalimodifica | modifica sorgente

Altre biblioteche presenti nel territorio comunale sono:[39]

  • Biblioteca diocesana già Biblioteca del Seminario vescovile
  • Biblioteca della Corte di appello di Caltanissetta
  • Biblioteca dell'Archivio di Stato di Caltanissetta
  • Biblioteca di cultura generale e di studi ambientali (Associazione Italia Nostra. Sezione di Caltanissetta)
  • Biblioteca comunale Luciano Scarabelli. Sezione esterna del quartiere Santa Barbara

Teatri e cinemamodifica | modifica sorgente

Il risveglio teatrale iniziò nel 1970 con la costituzione del gruppo teatrale I quindici. Oggi più gruppi teatrali, come il Piccolo Stabile nisseno, fanno teatro con continuità e buoni risultati anche a livello regionale. A Caltanissetta hanno sede tre cinema (Multisala Moncada, Supercinema e Bellini oggi chiuso) e un teatro: il teatro civico Margherita. Questo teatro è stato inaugurato nel 1875 ed è stato intitolato alla regina Margherita di Savoia che nel 1881 fu in visita ufficiale a Caltanissetta. Particolarmente utilizzato fino alla Seconda guerra mondiale contribuì a far fiorire un crescente fermento culturale nella capitale dello zolfo, anche grazie a rappresentazioni del calibro della Turandot e del Macbeth di Verdi. A seguito delle distruzioni della guerra e dell'incuria, negli anni settanta venne chiuso a causa della revoca dell'agibilità da parte della Commissione di vigilanza. Al termine di lunghi e accurati lavori di restauro, che hanno riguardato l'intera struttura del teatro e che si sono protratti per oltre 20 anni, nel 1997 la struttura è stata riaperta al pubblico.

Al marzo 2013 sono presenti il Teatro Regina Margherita e due soli cinema che forniscono un'offerta di spettacoli alla cittadinanza.

Museimodifica | modifica sorgente

In città sono presenti vari musei:

  • Museo archeologico - A partire dal 2006, ha sostituito il Museo civico, che si trovava nei pressi della stazione centrale. Ora è sito accanto all'abbazia di Santo Spirito, nell'omonima contrada, ospitato in un moderno stabile (arch. Minissi). Nel museo sono raccolti una gran numero di reperti archeologici relativi ai primi insediamenti nell'area della Valle del Salso e del territorio limitrofo. I siti da cui proviene la maggioranza delle testimonianze sono le necropoli di Mazzarino e i siti indigeni di Gibil Gabib e Sabucina, situati a pochi chilometri dal centro abitato di Caltanissetta. Essi erano posti su alture a controllo del fiume Salso, una delle principali vie di penetrazione commerciale e militare dell'antichità. Le collezioni, tra le più importanti della Sicilia, comprendono corredi, vasi attici decorati a figure rosse, utensili e manufatti di bronzo e di ceramica. Al suo interno è custodito il celebre Sacello di Sabucina.
  • Museo mineralogico, paleontologico e della zolfara - Ospitato in passato all'interno dell'istituto ex-mineralogico "Sebastiano Mottura" (ora istituto di istruzione secondaria superiore), è stato trasferito in una adiacente più moderna e funzionale struttura realizzata ad hoc, inaugurata il 15 dicembre 2012. Il museo, mediante l'esposizione di minerali (in particolare campioni di zolfo, rocce, fossili ed attrezzature specifiche) testimonia l'attività svolta in passato di sfruttamento delle varie miniere per l'estrazione dello zolfo presenti sul territorio nisseno. Al suo interno sono custodite collezioni di minerali e fossili, oltre a pezzi di particolare pregio mineralogico.
Sono, inoltre, esposte anche cartine geologiche e piani topografici delle zolfare, nonché una ricca collezione di foto di'epoca. Presente anche una collezione di macrofossili, catalogati in ordine stratigrafico, dal periodo Siluriano al Quaternario.
  • Museo Tripisciano - La galleria d'arte è allestita in una vasta ala di Palazzo Moncada su quattro sale. Il museo al suo interno conserva diverse opere dello scultore nisseno Michele Tripisciano (quasi tutti realizzati in gesso) opere donate dall'autore al Comune al momento della morte. Il museo è stato inaugurato nel 2010.
Inoltre, la struttura ospita inoltre una sala interamente dedicata ai Moncada, antichi proprietari del nobile palazzo. Nella Galleria Moncada vengono frequentemente allestite esposizioni culturali estemporanee.
  • Museo diocesano - Sito in Viale Regina Margherita, presso il Vescovado, ospita diverse collezioni, provenienti da molte chiese del territorio che offrono un'ottima testimonianza del fermento culturale degli artisti locali fra Seicento e Settecento. All'interno sono custoditi numerosi dipinti, vasi d'argento, paramenti sacri, arredi e preziosi codici miniati.
  • Museo della Settimana Santa (da inaugurare), nel palazzo ex GIL, che dovrebbe servire ad esporre i gruppi scultorei in gesso e cartapesta che sfilano per le vie del centro storico durante le manifestazioni della Settimana Santa.

Universitàmodifica | modifica sorgente

Dal 1996 Caltanissetta è diventata sede di svariati corsi di laurea universitari attivati dagli atenei di Palermo, Catania e della Lumsa di Roma. Attualmente, tra i corsi più importanti, si contano:

Ateneo di Catania

  • Scienze dell'amministrazione

Ateneo di Palermo

  • Medicina e chirurgia
  • Ingegneria elettrica per la realizzazione e la gestione di sistemi automatizzati
  • Ingegneria elettronica
  • Scienze Biologiche
  • Organizzazione dei Servizi Sociali

Lumsa[40]

  • Educatore professionale
  • Scienze e tecniche Psicologiche

Inoltre, a Caltanissetta, è presente uno dei poli didattici decentrati, con sede d'esame, dell'Università degli Studi "Niccolò Cusano" di Roma, con corsi di laurea in:

  • Economia
  • Giurisprudenza
  • Scienze della formazione
  • Scienze politiche
  • Ingegneria
  • Psicologia

Guinness World Record a Caltanissettamodifica | modifica sorgente

Un gruppo di pasticcieri nisseni, il 6 ottobre 2002 ha cucinato il rollò più lungo del mondo, con una lunghezza di ben 303 metri ottenendo un Guinness World Record. Un altro record è stato portato a termine dagli stessi pasticcieri il 21 novembre 2004 creando un altro rollò di 30 metri, con l'unica differenza di essere senza glutine, in occasione del Convegno sulla Celiachia. Il Maestro pasticciere Luciano Miccichè, inoltre, è arrivato secondo al Gran Premio della pasticceria tenutosi a Lisbona il 10 e 11 marzo 2008.[41]

Persone legate a Caltanissettamodifica | modifica sorgente

Geografia antropicamodifica | modifica sorgente

Urbanisticamodifica | modifica sorgente

Il primo nucleo urbano nisseno è quello del villaggio di Sabucina, risalente al XII secolo a.C., distante circa quattro chilometri dall'attuale città. Altri importanti centri urbani furono quelli di Gibil Gabib, Vassallaggi e Capodarso, tutti più o meno distanti dalla città, ma svuotatisi a causa del confluire dei loro abitanti nel nuovo insediamento di Nissa.

L'antico borgo bizantino sorse intorno al Castello di Pietrarossa, sviluppandosi senza alcuna pianificazione seguendo l'andatura del declivio. Era costruito su alti strapiombi, difeso da solide mura, abbatture nel XVII secolo, e protetto dal castello, che si trovava in posizione praticamente inespugnabile. Al successivo borgo arabo corrisponde oggi il quartiere San Francesco (conosciuto impropriamente con il nome di Angeli), mentre le case più ricche si trovavano dove oggi sorge il quartiere San Rocco.

In seguito all'avvento dei Normanni venne ingrandita l'Abbazia di Santo Spirito, lontana 3 km dalla città, preesistente già dall'VIII secolo con il vicino casale rupestre Montis Sanctus Spiritus.

Durante il periodo di dominazione sveva, la città si presentava ancora come un insieme di borghi aggregati intorno ad alcune emergenze architettoniche: il castello, l'abbazia, il palazzo del magistrato, Santa Maria la Vetere (o Santa Maria degli Angeli), ecc.

Il reale processo di crescita organica del tessuto urbano iniziò nel XVI secolo, dopo il devastante terremoto del 1567, quando si iniziò a pianificare lo sviluppo urbano. La città fu divisa in quattro quartieri: San Francesco (che includeva il borgo medievale) a sud-est, Santa Venera (poi ribattezzato in Santa Flavia) a nord, San Rocco a nord-ovest, e Zingari (o Provvidenza) a sud-ovest. I quartieri erano divisi da due assi stradali grossolanamente perpendicolari che si incrociavano in una piazza centrale: l'attuale corso Vittorio Emanuele (in direzione ovest-est) e l'attuale corso Umberto I (in direzione nord-sud).

Questa struttura si conservò intatta fino al secondo dopoguerra: negli anni cinquanta, infatti, la quasi totalità della popolazione abitava nei quattro quartieri formati dall'incrocio delle due vie principali. Con il piano regolatore approvato nel 1967, al fine di tutelare il centro storico, finì con l'essere "congelato", privilegiando le aree periferiche della città. Così in seguito a tale decisione dello sviluppo urbano, molti quartieri del centro storico hanno cominciato a svuotarsi, a partire dall'antico quartiere arabo di San Francesco.

Oggi, il centro cittadino si districa tra viottoli, salite, scalinate, stradine impervie e scoscese, anche se non mancano i grandi ed eleganti viali che ricordano la gloria di cui godette la città al tempo dei Borboni e dell'estrazione dello zolfo, e che oggi rappresentano il centro economico cittadino, pieni di negozi e locali. Il centro storico conserva ancora la funzione di centro amministrativo ed economico della città, sebbene l'estensione dei quartieri moderni verso est abbia contribuito al decentramento di alcuni uffici amministrativi. In centro si trovano il teatro Regina Margherita e gli altri cinema della città, il Municipio, nonché le principali chiese e la Cattedrale. Il centro ospita anche il tipico e suggestivo mercato "storico" ortofrutticolo, denominato Strata 'a foglia, fulgido esempio di come le tradizioni locali siano tutt'oggi preservate, seppure con difficoltà. Nel centro storico si trovano anche numerosi monumenti di rilievo: la chiesa di San Domenico, la chiesa di Sant'Agata (ex collegio dei Gesuiti), la Biblioteca Scarabelli e molti archi, ponticelli, terrazze, giardini. Il centro include i quattro quartieri storici della città, separati dai due assi principali del centro storico, ancora oggi rappresentati da Corso Vittorio Emanuele e Corso Umberto I. Oltre questo nucleo più antico di strade, dal centro si sviluppano altre importanti vie come Viale Trieste, Via Rochester, Via Niscemi, Via Napoleone Colajanni e Viale Regina Margherita, che collegano la città antica con quella nuova.

Un tratto di viale della Regione, nel quartiere Palmintelli

La parte nuova, assumendo queste strade come direttrici principali di sviluppo, ha creato nuovi quartieri, di pari passo con l'evoluzione demografica. L'urbanizzazione sempre più massiccia della periferia nell'ultimo mezzo secolo ha enormemente cambiato l'assetto urbanistico della città, inglobando frazioni e borgate ed aggredendo le campagne circostanti. La prima espansione (negli anni cinquanta) ha visto l'urbanizzazione della contrada Palmintelli, a ovest del centro, lungo la strada principale che conduceva a San Cataldo (ora viale della Regione), e che adesso rappresenta il cuore pulsante della città dal punto di vista dei servizi. Sull'onda della prima espansione, si è iniziato ad edificare in contrada Balate, immediatamente a sud del quartiere Palmintelli, e a seguire, sempre più a sud, verso la contrada Pinzelli. Attualmente il quartiere di Balate e Pinzelli conta circa 25.000 abitanti e l'urbanizzazione non è ancora del tutto terminata. Ad ovest del quartiere Palmintelli, avvicinandosi al centro di San Cataldo, si erge il Poggio Sant'Elia (ad un'altitudine di circa 700 m), elegante quartiere residenziale a bassa densità abitativa, sede tra l'altro dell'azienda ospedaliera locale e del CEFPAS (Centro per la Formazione Permanente e l'Aggiornamento del Personale del Servizio Sanitario). Adesso, tra il quartiere Palmintelli e il Poggio Sant'Elia, si trova l'ingresso principale della città (proprio sullo svincolo sulla SS 640) da dove si snodano le direttrici di traffico principali per Canicattì, Agrigento e la A19 (SS 640), per San Cataldo (Via Due Fontane), per Santa Caterina Villarmosa (SS 122/bis), nonché per la città stessa, tramite la circonvallazione. Subito a sud del Poggio Sant'Elia si trova la contrada Due Fontane, zona esclusivamente a carattere residenziale a bassa densità, ad oggi con una forte tendenza all'urbanizzazione. Lungo la strada principale che l'attraversa, Via Due Fontane si è avuto un rapido sviluppo di attività e centri commerciali, data l'importanza del collegamento che offre tra Caltanissetta e San Cataldo.

Mentre a ovest del centro storico si edificava nel quartiere Balate, a sud sorgeva zona San Luca, un quartiere in prevalenza costituito da cooperative, molto popoloso (circa 5'000 abitanti), ma che rappresenta un esempio di edilizia di scarsissimo valore, vista la disposizione delle costruzioni una ridosso all'altra e la semiassenza di verde, nonostante la recente progettazione. Da qui, dunque, partiva lo sviluppo della periferia meridionale della città, con la progressiva edificazione di villette in prevalenza unifamiliari nel quartiere di Pian Del Lago, zona ad edilizia di bassa densità, in cui hanno sede gli impianti sportivi della città. Sempre più a sud sorge sulla direttrice Caltanissetta - Pietraperzia la Zona Industriale, sviluppatasi alla fine degli anni cinquanta che rappresenta un importante polo produttivo.

Il via all'espansione del centro verso nord fu dato dalla costruzione del quartiere popolare attraversato da via G.B. De' Cosmi, ora parte del grande quartiere Redentore (dal nome del famoso monumento) che si sviluppa a partire proprio dalla via De' Cosmi e biforcandosi a destra con via Pietro Leone (zona le Fontanelle, dove si trova il più importante circolo ippico della città) ed a sinistra con via Libertà (dove si trova il Palazzo di Giustizia e la Corte d'appello). Sempre a nord, è in via di urbanizzazione la contrada Firrìo.

Per via del suolo impervio, l'espansione ad est del centro storico è stata di poca importanza e si è limitata ad alcune costruzioni degli anni cinquanta-sessanta sulle principali vie Xiboli e Redentore.

"La grande piazza"modifica | modifica sorgente

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi La grande piazza (Caltanissetta).

Nel 2008 l'Amministrazione comunale dell'epoca pose le premesse per la creazione di un importante progetto di riqualificazione urbana del centro storico della città. Il progetto de "La Grande Piazza" nasce dall'esigenza, molto sentita, di riqualificare l'intera area del centro storico nisseno alla luce di quella qualità urbana che negli anni, a causa della sempre maggiore intensità di traffico veicolare, si è perduta. A tal fine si è perseguita l'idea strategica di pedonalizzare tutta l'area del centro storico con un incremento dei servizi di trasporto pubblico, l'aumento di aree destinate a parcheggi per i veicoli di privati e la netta separazione di aree pedonali e carrabili.[42]

I lavori del primo lotto iniziati nel giugno del 2012 si sono conclusi nel marzo del 2013, la viabilità a fine lavori è rimasta identica a quella iniziale.

Frazionimodifica | modifica sorgente

Alcune borgate sorgono nel territorio di Caltanissetta. Si tratta di antichi e storici nuclei abitati, ubicati a circa 5-10 chilometri dalla città. Sono così denominati: Favarella, Santa Rita, Xirbi, Villaggio Santa Barbara, Borgo Petilia, Borgo Canicassè Casale, Prestianni, Cozzo di Naro. In molti di essi è presente una chiesa ed in taluni era presente anche un ufficio postale e un posto telefonico pubblico. Nel piano regolatore della città, detti nuclei abitati, sono classificati zone A3 "Centro storici della campagna" e godono di tutela per l'importanza storica che rivestono.

Economiamodifica | modifica sorgente

Amaro Averna
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Zolfo di Sicilia e Amaro Averna.

Caltanissetta oggi è conosciuta soprattutto come un centro agricolo e dirigenziale in declino, con un prestigioso passato estrattivo alle spalle. In effetti l’ estrazione dello zolfo ha rappresentato la voce economica cittadina più rilevante tra Ottocento e Novecento. Agli inizi del XX secolo Caltanissetta fu, infatti, tra le maggiori esportatrici di zolfo a livello mondiale, tanto che in passato le fu attribuito l'appellativo di capitale mondiale dello zolfo[43]. In seguito, però, la concorrenza estera e lo sviluppo di nuovi metodi estrattivi segnarono il declino di Caltanissetta quale capitale dello zolfo, fino alla completa chiusura di tutte le miniere. L'epopea dello zolfo nisseno è oggi raccontata nel Museo delle solfare di Trabia Tallarita, sito nell'ex area mineraria compresa tra Riesi e Sommatino, che fa parte del nuovo circuito del Distretto turistico delle Miniere, costituito nel 2011 ed esteso su di un’area di 2500 km² facente parte delle provincie di Enna, Caltanissetta e Agrigento.

Tramontata l’epoca dello sfruttamento dello zolfo, è rimasto il settore primario a trainare l’economia locale: nel territorio comunale esistono numerose aziende che producono grano, mandorle, olive, miele, ortaggi (pomodori, carciofi, ecc.), agrumi e prodotti caseari. Di notevole rilievo è anche la produzione vinicola locale; tra i prodotti di maggior rilievo vi è il nero d'Avola, un vino molto apprezzato.senza fonte Altro settore economico cittadino è quello artigianale, soprattutto nel campo delle pipe, dei dolciumi e del torrone. A Caltanissetta ha anche sede il Gruppo Averna, l'azienda principale della zona, che produce il famoso amaro.

Il settore industriale nisseno è ancora fragile e in via di sviluppo. Le aree industriali principali sono quelle di contrada Calderaro; di San Cataldo scalo e di Grottadacqua. La Zona Industriale di Caltanissetta è localizzata in contrada Calderaro. Questo agglomerato produttivo è gestito dal Consorzio ASI[44], sottoposto alla vigilanza dell’ Assessorato regionale alle Attività Produttive, e si estende per circa 100 ettari. All’ interno della Zona Industriale lavorano un centinaio di imprese, operanti, principalmente, nei settori meccanico, alimentare, dei materiali da costruzione e dell’ abbigliamento. Altra area industriale ricadente nel territorio di Caltanissetta è quella denominata San Cataldo scalo: quest’ area è vasta circa 45 ettari ed ospita un centinaio di stabilimenti. Tra i settori maggiormente rappresentati troviamo industrie manifatturiere, meccaniche, alimentari, tessili ed elettroniche. Infine, tra Caltanissetta e Serradifalco, si trova un’altra area industriale di scarsa importanza, denominata “Grottadacqua”, che sorge vicino alla SS 640.

Il terziario è senza dubbio il settore più sviluppato, nonché il più diversificato: oltre ad attività commerciali e legate all’edilizia (il vero settore trainante dell’economia cittadina negli anni del “boom” economico, anche se soggetto a continue inchieste per ricorrenti infiltrazioni mafiose), si annoverano sul territorio numerose filiali bancarie ed istituti assicurativi, nonché gli uffici di importanti organi amministrativi (si ricordi, per esempio, che la città è sede del Tribunale e della Corte d’ Appello). Ciononostante, il settore terziario presenta alcune carenze e debolezze. Una di esse è rappresentata dal turismo: in base ai dati raccolti dall’ Assessorato al Turismo della Regione Siciliana, nel 2005 le presenze turistiche in provincia rappresentavano appena l’ 1,13 % del totale. Questo dato così basso, che fa della provincia nissena la meno visitata in Sicilia, probabilmente non è dovuta alla carenza di strutture ricettive, quanto ad una cattiva valorizzazione del patrimonio artistico-monumentale e paesaggistico del territorio.

Nel suo complesso, il territorio di Caltanissetta può definirsi, comunque, scarsamente sviluppato dal punto di vista economico, a causa di un insieme di congiunture sfavorevoli sotto molteplici aspetti (carenza di infrastrutture, povertà di risorse, illegalità dilagante, scarso interesse della politica, poca oculatezza negli investimenti, ecc.). In base ai dati raccolti dal Sole 24 ore[45] si evince che il PIL pro capite della provincia nissena sia di 17.480 € (89º posto in classifica nazionale) e che la quota di esportazioni sul PIL sia appena dell’ 11,41 %; l’importo medio delle pensioni è basso (578,18 €). Un altro grave problema che condiziona il sottosviluppo di questa parte d’ Italia è la difficoltà a trovare un impiego fisso, specie per le fasce occupazionali più deboli, quali i giovani (il 53% è disoccupato) e le donne (sono occupate appena il 18,79 % del totale, dato tra i più bassi del Paese). La disoccupazione è una costante atavica della città, in quanto è stata storicamente uno dei principali stimoli all’ emigrazione, soprattutto a partire dagli anni ’60; tale processo, che si era quasi arrestato sul finire del XX secolo, sta tornando a manifestarsi nuovamente negli ultimi anni.

Infrastrutture e trasportimodifica | modifica sorgente

Strademodifica | modifica sorgente

Le principali arterie extraurbane che mettono in comunicazione la città con il resto della provincia e della regione sono:

Ferroviemodifica | modifica sorgente

Stazione di Caltanissetta Centrale
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Stazione di Caltanissetta Xirbi e Stazione di Caltanissetta Centrale.

Il movimento ferroviario nisseno si snoda tra le due stazioni di Caltanissetta Xirbi e di Caltanissetta Centrale. La prima, posta a diversi chilometri di distanza dall'agglomerato urbano, è parte della linea Palermo-Catania ed è utilizzata soprattutto come nodo di scambio con la linea proveniente da Agrigento. La stazione Centrale invece, pur avendo una minore importanza dal punto di vista logistico, ha un maggiore volume di traffico, essendo localizzata nel centro cittadino.

Amministrativamente parlando, ricade nel territorio comunale anche la stazione di Serradifalco.

Mobilità urbanamodifica | modifica sorgente

La città è dotata di un servizio di trasporto urbano su gomma gestito dall'azienda locale SCAT. Il capolinea, comune a tutte le linee, è situato in piazza Roma, di fronte alla stazione ferroviaria di Caltanissetta Centrale. Il terminal dei bus extraurbani è situato in via Rochester.

Amministrazionemodifica | modifica sorgente

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Sindaci di Caltanissetta.

Gemellaggimodifica | modifica sorgente

Caltanissetta è gemellata con:

Sportmodifica | modifica sorgente

Calciomodifica | modifica sorgente

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Associazione Sportiva Dilettantistica Nissa Football Club.

La storia calcistica nissena ha le proprie radici negli anni venti, quando la Nissa Calcio partecipava al campionato provinciale ULIC ed arrivò nel 1933 ad un soffio dalla promozione in Serie B, senza però raggiungerla. Negli anni quaranta, l'eredità calcistica viene raccolta prima dalla SPAL Caltanissetta (nata su iniziativa della divisione Sabauda di stanza in città), poi dall'Associazione calcistica Caltanissetta e successivamente, nel 1947, dall'Unione Sportiva Nissena. È però solo nel 1962 che nasce la Nissa Football Club, ad opera di Luigi Cannistraci, Liborio Savoja e Raimondo Collodoro, ai quali poi si aggiunse Antonio Territo.La squadra visse il suo apice tra il 1984 ed il 1987, quando militò per tre anni consecutivi in Serie C2, ottenendo addirittura il sesto posto nella stagione 1985/1986. La Nissa ha continuato a rappresentare la principale compagine della città anche nei decenni successivi, nei quali la squadra non ha più fatto registrare piazzamenti oltre il massimo livello regionale, salvo sporadiche eccezioni. Fallita una prima volta nel 1992, e poi di nuovo nel 1998, nel 2008 la società aveva ottenuto la promozione in Serie D dopo tredici anni di assenza, prima di andare incontro all'ennesimo fallimento societario nel 2013.

Attualmente, dunque, la principale squadra di calcio rimasta nel capoluogo nisseno è l'A.S.D. Atletico Caltanissetta 2005 che milita nel girone H siciliano di 1ª Categoria. È nata nel 2005.

È anche presente una compagine di calcio a cinque, la Nissa Futsal che attualmente disputa il campionato di serie C1, che annovera nel palmarès una Coppa Italia di Serie C conquistata nel 2013. La città di Caltanissetta, dal 9 al 20 dicembre 2011, ha anche ospitato la Nazionale Italiana di Calcio a 5 per le partite di qualificazione ai Campionati mondiali di calcio a 5 di Thailandia del 2012.

Sollevamento pesimodifica | modifica sorgente

Lo sport più importante di Caltanissetta è il sollevamento pesisenza fonte, in quanto 49 record italiani su 180 sono stati stabiliti da atleti nisseni di cui 19 maschili e 30 femminili[46]. Caltanissetta ha ospitato l'8 e il 9 maggio 2010 i Campionati Italiani Juniores, nel mese di aprile 2011 i Campionati Italiani Under 17, e il 16 e il 17 giugno 2012 i Campionati Italiani Assoluti. Il Presidente della Federazione Italiana Pesistica Antonio Urso, ha comunicato in un'intervista, che non appena l'Italia riuscirà a organizzare i Campionati Europei, questi avranno sede a Caltanissetta.

Quattro atleti nisseni hanno preso parte alle Olimpiadi:

Rimane da sottolineare che gli atleti nisseni Genny Caterina Pagliaro, Pietro Noto, Luca Parla, Rosario Scaglia, Calogero Guarnaccia, Mirco Scarantino e Giorgia Bordignon fanno parte della Nazionale Italiana di Pesistica ed hanno disputato diversi campionati Europei e Mondiali. Il 28 ottobre 2011 inoltre, è nato a Caltanissetta il Settore Giovanile delle Fiamme Oro, con l'intento di reclutare i giovani nisseni al Sollevamento Pesi. Fanno attualmente parte della Sezione Giovanile delle Fiamme Oro[47] sei atleti nisseni: Daniele Galiano, Eliseo Salotta, Yuri Augello, Thomas Dimaria, Sergio Lombardo e lo stesso Luca Parla.

Pallamanomodifica | modifica sorgente

Attualmente non esiste più il basket a Caltanissetta. La "93100" ha chiuso i battenti. La maggiore attrazione è la squadra di pallamano della "Nova Audax" che milita nel campionato nazionale di serie B di Pallamano.

Pallavolomodifica | modifica sorgente

Le formazioni nissene di pallavolo femminile sono l'Albaverde e la Kanguro.La prima milita attualmente in Serie D, mentre la Kanguro attualmente milita in Serie C. Nel suo recente passato vanta alcune partecipazioni alla serie B2. La Look Nissa Volley è invece una squadra di pallavolo maschile che nel 2009, avendo vinto i play-off di Serie C ha centrato la promozione in Serie B2, un risultato molto importante per tutta la pallavolo nissena impreziosita dal trionfo ottenuto a pochi giorni di distanza in Coppa Sicilia di C. Dal 2008 l'Accademia Olimpica, unica società ad avere entrambi i settori (maschile e femminile), ha rapidamente raggiunto il vertice della pallavolo provinciale con numerosi trionfi nell'attività giovanile.

Ciclismomodifica | modifica sorgente

Nel 1976 Caltanissetta è stata sede di arrivo della seconda tappa del Giro d'Italia vinta da Roger De Vlaeminck.

Altri sportmodifica | modifica sorgente

L'arrivo della seconda edizione della Coppa Nissena, 1923

Di grande rilievo è la tradizione automobilistica nissena: ben tre importanti competizioni si svolgono annualmente in città e nelle contrade limitrofe. Esse sono la Coppa nissena, il Rally Città di Caltanissetta e lo Slalom del Borgo. Altro importantissimo appuntamento sportivo è il "Torneo Internazionale Città di Caltanissetta" di tennis, giunto alla sua dodicesima edizione, che nel 2009 è stato promosso alla categoria Challenger.

In città sono poi presenti numerosissime società sportive: la Nova Audax (Pallamano) che disputa il campionato di Serie B1, la Imera Bike, la Open Bike (Ciclismo), la Swimming (Nuoto), il Gruppo Schermistico Nisseno (Scherma). Dal 2008 è presente anche una squadra di Rugby, la Nissa Rugby, militante nel campionato italiano in Serie C.

Tra le arti marziali si rilevano scuole di una certa importanza di karate, judo, Krav Maga, ecc. Ogni anno, inoltre, viene organizzato dall'amministrazione comunale il Festival dello Sport, una manifestazione che ha lo scopo di avvicinare i giovani allo sport e di promuovere le realtà sportive locali.

Impianti sportivimodifica | modifica sorgente

Piscina comunale

Numerosissimi gli impianti sportivi presenti in città. A partire dai due stadi, lo storico stadio Palmintelli con campo in terra battuta (che offre 5000 posti a sedere), nel centralissimo viale della Regione, ed il moderno stadio Marco Tomaselli (ex Pian del lago), che dispone di un manto in erba ed ospita ben 15.000 posti a sedere.

Caltanissetta dispone, inoltre, di ben tre Palasport: il PalaCarelli con capienza di 3.500 posti, il PalaChiarandà (con capienza di 1.000 posti) ed il PalaCannizzaro (con 2.000 posti), in cui si praticano vari sport indoor, tra cui basketball, pallavolo e pallamano. Il Palazzetto provinciale dello sport "G. Carelli", costruito nel 1999 e con una capienza di circa 5000 posti, è sicuramente il meglio attrezzato: l'impianto ha ospitato negli ultimi tempi degli eventi di rilevante impatto mediatico, come le Qualificazioni del Gruppo 2 per il Campionato mondiale 2012 di calcio a 5 o i concerti musicali di alcuni artisti nazionali come i Pooh, Antonello Venditti, i Modà, Tony Colombo ed altri.

Sono notevoli anche la pista di pattinaggio, la piscina comunale e l'impianto polivalente "Cannavò", dotato di campi all'aperto in terra battuta e cemento, di varie discipline (calcio, pallavolo, basket, ecc.), di uno skatepark, una pista per mountain bike e un percorso per jogging. Durante l'estate nello stesso impianto viene anche approntato un campo in sabbia utilizzato per il beach volley e il beach soccer.

Vi è inoltre - su demanio militare - un poligono del Tiro a Segno Nazionale che opera sin dal 1882. Il poligono comprende uno stand a 10 per pistole e carabine ad aria compressa e un impianto a 50 metri dove si può sparare con armi che erogano una energia cinetica non superiore a 63 kgm. Vi si svolge anche l'attività istituzionale demandata dalla Legge alle sezioni del TSN sull'addestramento di tutte le persone che svolgono servizi armati presso enti pubblici e privati. Nei pressi del viale Margherita sono inoltre presenti i campetti di proprietà del Tennis club Amedeo, nei quali si svolge anche un torneo professionistico.

Infine, sono disponibili: una pista di atletica leggera ed una sala scherma (nel complesso dello stadio Tomaselli di zona Pian del Lago); due bocciodromi, nel quartiere Angeli e in Via Turati (quest'ultimo è in gestione alla Provincia); un kartodromo, un miniautodromo (di proprietà comunale) ed alcuni maneggi.

Notemodifica | modifica sorgente

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 30 agosto 2013.
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF) in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ DiPI Online - Dizionario di Pronuncia Italiana. URL consultato il 20 maggio 2013.
  4. ^ Dato Istat al 30/01/2013
  5. ^ Luigi Baldacci (1886) - “Descrizione geologica dell'isola di Sicilia” - Memorie Carta geologica d'Italia, Roma
  6. ^ Sebastano Mottura (1871) - Sulla formazione terziaria della zona solfifera siciliana
  7. ^ Behermann R.B.(1938) - Appunti sulla geologia della Sicilia centro-meridionale
  8. ^ Paolo Schimdt Di Friedberg (1965) - Litostratigrafia petrolifera della Sicilia
  9. ^ Decima A., Wezel F.C. (1971) - Osservazioni sulle evaporiti messiniane della Sicilia centro-meridionale
  10. ^ http://www.isprambiente.gov.it/Media/carg/631_CALTANISSETTA_ENNA/Foglio.html. URL consultato il 22 marzo 2013.
  11. ^ a b c d www.regione.sicilia.it. URL consultato il 25 novembre 2012.
  12. ^ Sfollati in miniera -Pietro d'Oro - Memoro, 15/09/2008.
  13. ^ (EN) Fowler, Will, North Africa and Italy: 1942-1944 (Blitzkrieg), Shepperton, Ian Allan Publishing, 2003, p. 35. ISBN 0-7110-2948-2.
  14. ^ Salvatore Presti, Enna. Settant’anni fa lo sbarco delle truppe Anglo-americane (10 luglio 1943) | Vivienna.it, vivienna.it.
  15. ^ Roberto Roggero, Oneri e onori: le verità militari e politiche della guerra di liberazione in Italia, GRECO & GRECO Editori, 2006, p. 45. ISBN 978-88-7980-417-2.
  16. ^ Roberto Roggero, Oneri e onori: le verità militari e politiche della guerra di liberazione in Italia, GRECO & GRECO Editori, 2006, pp. 46 e 51. ISBN 978-88-7980-417-2.
  17. ^ a b Walter Guttadauria, Caltanissetta squarciata dagli alleati | Milocca - Milena Libera, http://milocca.wordpress.com/.
  18. ^ 9 luglio 1943: Gela invasa, Caltanissetta bombardata | il Fatto Nisseno (html), ilfattonisseno.it, 9 luglio 2011.
  19. ^ N. R., La città sotto le bombe ma ci fu chi non infierì sulla popolazione inerme in La Sicilia, 7 luglio, 2013, p. 31.
  20. ^ Luigi Santagati, Nuove considerazioni sulla fondazione di Caltanissetta (PDF), c, Anno III - N. 4 gennaio-Giugno 2009, pp. 138 e succ..
  21. ^ "San Domenico", Reportage alle 23,30, TCS.
  22. ^ D. Vullo, La chiesa di Santa Croce, www.cittadicaltanissetta.com. URL consultato il 12-10-2013.
  23. ^ Umberto Di Cristina, Antonio Gaziano e Rosanna Magrì, La dimora delle anime: i Cappuccini nel Val di Mazara e il convento di Burgio, Agrigento, Officina di Studi Medievali, 2007, pp. 150–. ISBN 978-88-88615-60-8.
  24. ^ Rai - Impianto Onde Corte Caltanissetta. URL consultato il 14 novembre 2010.
  25. ^ Rai - Impianto Onde Corte Caltanissetta. URL consultato il 14 novembre 2010.
  26. ^ L'antenna Rai di Caltanissetta, 283m. - SkyscraperCity. URL consultato il 5 maggio 2011.
  27. ^ Giuseppe Scibetta, Il comune acquista l'antenna RAI - La Sicilia, p.27 5 novembre 2013
  28. ^ Ricerca condotta dal Sole 24 ore si veda il XVI rapporto sull'ecosistema urbano pubblicato dal quotidiano
  29. ^ Project QR Culture - Caltanissetta | Progetto Qr-Cultura | Caltanissetta
  30. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  31. ^ Cittadini Stranieri. Popolazione residente per sesso e cittadinanza al 31 dicembre 2009 Comune: Caltanissetta - Tutti i Paesi. URL consultato il 20 dicembre 2010.
  32. ^ 4^ edizione del Presepe Vivente. URL consultato il 23-04-2014.
  33. ^ Un gruppo di visitatori di Capizzi in visita al presepe di San Domenico. URL consultato il 23-04-2014.
  34. ^ Rivalutare un quartiere ed essere orgogliosi di essere nisseni. URL consultato il 23-04-2014.
  35. ^ http://www.comune.caltanissetta.it/repository/trasparenza/documenti/allegati/2013/Docs1399/progetto.pdf. URL consultato il 23-04-2014.
  36. ^ http://www.comune.caltanissetta.it/repository/trasparenza/documenti/allegati/2013/Docs1399/progetto.pdf. URL consultato il 23-04-2014.
  37. ^ - Società Nissena di Storia Patria - Caltanissetta.
  38. ^ I libri scomparsi della biblioteca Scarabelli - (htlm), Società Nissena di Storia Patria - Caltanissetta, 01 febbraio 2013.
  39. ^ Sito Ufficiale Anagrafe delle Biblioteche Italiane (ABI) - Risultati ricerca (html), 2012 ICCU.
  40. ^ NB: La sede distaccata della LUMSA di Caltanissetta è stata soppressa nel 2009.
  41. ^ «Eventi Speciali | MB Pasticceria di Marianna Bilardo»
  42. ^ La Grande Piazza a Caltanissetta - Architetto Orazio La Monaca. URL consultato il 3 febbraio 2013.
  43. ^ Caltanissetta: le miniere di zolfo. URL consultato il 14 novembre 2010.
  44. ^ sito ASI di Caltanissetta
  45. ^ si veda la classifica sulla qualità della vita 2011
  46. ^ Sito pesistica.org
  47. ^ Apre a Caltanissetta la Sezione Giovanile di Pesistica delle Fiamme Oro

Bibliografiamodifica | modifica sorgente

  • Gaufredo Malaterra. De rebus gestis Rogerii Calabriae et Siciliae Comitis et Roberti Guiscardi Ducis fratris eius.
  • Luigi Santagati. Storia di Caltanissetta 1989 e 2001.
  • Luigi Santagati. Fatti politici di Caltanissetta 1993.
  • Luigi Santagati. Storia dei Bizantini di Sicilia 2012.
  • Canonico Segneri. Storia di Caltanissetta trascritta da Luigi Santagati.
  • Alunni del Liceo Scientifico Alessandro Volta. La cultura arabo-normanna a Caltanissetta.
  • Vincenzo Falzone. La Sacra Urna, le Vare del Giovedì Santo.
  • Vincenzo Falzone. Caltanissetta nell'arte 1961.
  • Salvatore Mirisola. Antichità ignorate del Nisseno. Editore Sciascia 2009. ISBN 88-8241-245-8
  • Rosanna Zaffuto Rovello. Storia di Caltanissetta. Arbor 2008. ISBN 88-86325-35-5
  • Filippo Falcone. Antifascisti nisseni. Edizioni Lussografica.
  • Claudio Torrisi. Ottocento nisseno. Istituzioni e società. Edizioni Lussografica 1997. ISBN 88-8243-000-6
  • Santi Correnti. Sicilia da conoscere e da amare. Editrice Nocera 1998.

Voci correlatemodifica | modifica sorgente

Altri progettimodifica | modifica sorgente

Collegamenti esternimodifica | modifica sorgente








Creative Commons License