Erich Ludendorff

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Erich Ludendorff
Bundesarchiv Bild 183-R41125, Erich Ludendorff.jpg
Soprannome Erich Ludendorff
Nato Kruszewnia, 9 aprile 1865
Morto Tutzing, 20 dicembre 1937 (72 anni)
Dati militari
Grado Kaiserliche Kriegsflagge (1903).png
Generale Tedesco
Guerre Prima guerra mondiale

senza fonte

voci di militari presenti su Wikipedia

Erich Friedrich Wilhelm Ludendorff (Kruszewnia, 9 aprile 1865Tutzing, 20 dicembre 1937) è stato un generale tedesco.

La fama di cui godette il generale Ludendorff durante la prima guerra mondiale e nell'immediato dopoguerra fu principalmente legata alla sua definizione teorica di guerra totale, alla sua notevole energia, alla chiara capacità di comprendere e applicare le innovazioni tecniche e tattiche, alle doti di stratega e organizzatore dimostrate durante il conflitto mondiale, e anche alla sua dominante personalità.

Primi annimodifica | modifica sorgente

Erich Ludendorff nacque a Kruszewnia, una cittadina un tempo prussiana e dal 1945 in territorio polacco, da una famiglia di ricchi imprenditori agricoli. Pur non appartenendo alla classe privilegiata degli Junker, la ricchezza della madre Klara von Tempelhoff permise al giovane Erich di frequentare persone colte e agiate.

Nel 1880 venne accettato dalla scuola cadetti di Plön (la stessa che anni dopo avrebbe diplomato Heinz Guderian), dove eccelse in matematica, Decise quindi di intraprendere la carriera militare e nel 1885 entrò come tenente nel 57º Reggimento fanteria di stanza a Wesel.

Destinato allo Stato Maggiore generale nel 1894, fu responsabile della sezione mobilitazione dal 1903 al 1914 e in questo lasso di tempo, conscio dell'inevitabilità del conflitto tra Germania e Francia, mise a punto insieme ad Alfred von Schlieffen un piano strategico che prevedeva una rapida guerra su un solo fronte, quello occidentale, per poi spostare l'esercito, in un secondo momento, sul fronte orientale.

La prima guerra mondialemodifica | modifica sorgente

Erich Ludendorff (1915)

Prime fasimodifica | modifica sorgente

L'inizio del conflitto lo trovò generale di brigata: già nell'estate del 1914, durante i primissimi mesi di guerra, Ludendorff si mise in luce per la spregiudicatezza con cui metteva in pratica tattiche e strategie d'avanguardia. In Belgio, alla testa di un'unità di arditi, riuscì a penetrare nella zona fortificata di Liegi: pur non riuscendo a passare, impegnò tanto a fondo i belgi che questi credettero che si trattasse di un attacco in grande stile e concentrarono in quel punto tutte le loro forze. La via di Bruxelles rimase così aperta alle truppe del Kaiser.

L'imponente campagna stampa intrapresa in Germania su quella prima, grande vittoria, unita al bisogno del popolo tedesco di avere personaggi in cui credere, resero ben presto mitica la figura di Ludendorff.

Nell'autunno del 1914 Ludendorff divenne capo di Stato Maggiore del maresciallo Paul von Hindenburg sul fronte orientale. Benché formalmente fosse agli ordini del più anziano Hindenburg, Ludendorff perfezionò e portò avanti la propria strategia bellica in quasi completa autonomia. L'8ª armata disponeva di sole sei divisioni, ma Ludendorff riuscì a cogliere il momento propizio per attaccare le linee russe. Suggerì a Hindenburg una mossa eccezionalmente audace: sguarnire temporaneamente una parte del fronte per concentrare le forze a disposizione in un rapido attacco contro l'armata di Aleksandr Samsonov.

Ottenuta una provvisoria superiorità numerica, i tedeschi attaccarono e annientarono il nemico a Tannenberg, sbaragliando e mettendo fuori combattimento un esercito di oltre 250.000 uomini. In Germania il mito di Ludendorff salì alle stelle, e lui e Hindenburg arrivarono a essere considerati quasi al pari di semidèi della guerra[1]

I dissidi con Falkenhaynmodifica | modifica sorgente

Nonostante gli strepitosi successi conseguiti, la strategia di Ludendorff e Hindenburg mal si accordava con le convinzioni del capo di Stato Maggiore generale Erich von Falkenhayn, il quale era assolutamente convinto che le sorti della guerra si sarebbero decise sul fronte occidentale, contro la Francia, e considerava secondario l'impegno a oriente contro la Russia zarista. Ludendorff tentò invano di convincerlo che sconfiggere la Russia nel minor tempo possibile fosse prioritario in modo da farla finita con la guerra su due fronti: egli credeva che la Germania non fosse in grado di sostenerla ancora a lungo. Nel 1915 attaccò nuovamente nella zona dei laghi Masuri, ottenendo un altro significativo successo, pur al prezzo di consistenti perdite.

Era questo, secondo le intenzioni di Ludendorff, il momento di sfruttare il vantaggio per mettere definitivamente in scacco la Russia, ma i suoi superiori, primo fra tutti Falkenhayn, gli imposero di non proseguire l'offensiva, credendo che un'avanzata in profondità sarebbe stata costosa e dall'esito incerto, vista la prossimità della stagione fredda, e che comunque la Russia fosse pronta a trattare viste le secche sconfitte subite.

Questo indugio nello sferrare il colpo finale riuscì fatale a Ludendorff e alla Germania: entro il 1916 lo zar riuscì a ristabilire la linea del fronte, e la Germania dovette continuare la sfibrante guerra su due fronti fino al 1917. Nello stesso anno Ludendorff venne promosso capo di Stato Maggiore generale, mentre Hindenburg divenne comandante in capo dell'esercito.

Da Caporetto alla sconfitta finalemodifica | modifica sorgente

Informato della grave situazione in cui versava l'impero austro-ungarico (in cui le varie nazionalità assoggettate iniziavano, approfittando della crisi bellica, a tentare di liberarsi dalla dominazione austriaca), Ludendorff capì che il solo modo per salvare l'alleato era fargli ottenere una clamorosa, schiacciante vittoria.

Decise così di inviare sul fronte italiano un corpo di spedizione formato di sole sei divisioni, scegliendo con molta accortezza il punto più debole dello schieramento italiano, a Caporetto: avvalendosi di strategie belliche d'avanguardia e di ufficiali audaci come Erwin Rommel riuscì ancora una volta nel suo intento, penetrando ampiamente nel territorio italiano.

Dopo il ritiro della Russia dal conflitto, Ludendorff partecipò alla firma del Trattato di Brest-Litovsk che imponeva ai russi condizioni di pace pesantissime: ma il logoramento degli eserciti degli Stati centrali (in particolar modo di quello austriaco) e soprattutto l'intervento a fianco dell'Intesa degli Stati Uniti d'America, segnarono comunque la sconfitta della Germania.

Il dopoguerramodifica | modifica sorgente

Alla fine della guerra, conclusasi con la sconfitta della Germania e la fuga di Guglielmo II, Ludendorff rientrò in patria con l'aura di eroe mitico intatta, ma ormai ai margini della vita politica in seguito alla proclamazione della Repubblica di Weimar. Per questa e per la democrazia parlamentare nutrì sempre un mai nascosto disprezzo, divenendo l'ideale punto di riferimento dei movimenti nazionalisti e militaristi tedeschi, molti dei quali confluirono nel nazismo, e della destra revanscista e conservatrice che si mobilitò come un sol uomo contro il Trattato di Versailles ed esigette il pronto riscatto per l'umiliazione inflitta alla Germania.

Non stupisce che anche Hitler figurasse tra i suoi numerosi estimatori. Nel 1923 Ludendorff si trasferì nella Germania meridionale per stabilirsi a Monaco di Baviera, ed ebbe modo di conoscere Hitler, con cui ebbe frequenti contatti. Nel clima conservatore e ultranazionalista di Monaco, Hitler decise - forse impressionato dal facile successo ottenuto pochi mesi prima da Benito Mussolini in Italia - di organizzare un colpo di stato (il "Putsch di Monaco"), senza informare Ludendorff. Benché preso alla sprovvista, Ludendorff accettò ugualmente di prestare il proprio nome a quella sfortunata sortita, ma il putsch fallì miseramente. Figurò in seguito tra gli imputati al processo per alto tradimento, e fu l'unico a essere assolto.

Prese decisamente le distanze da Hitler - a cui non rivolse mai più la parola - ma accettò di collaborare con Strasser quando questi si accinse a riorganizzare il partito in vista delle elezioni del 1924. Ludendorff rimase politicamente "bruciato" dalla disavventura di Monaco, tanto che nel 1925, quando si trattò di scegliere tra lui e il suo antico superiore Hindenburg per portare un grande nome alle elezioni presidenziali, i vecchi militaristi come von Tirpitz e i signori della Ruhr puntarono decisamente su Hindenburg.

Dal 1925 al giorno della sua morte nel 1937, anche dopo l'ascesa di Hitler al potere, Ludendorff sopravvisse come il monumento di se stesso: rispettato, onorato, addirittura fatto oggetto di venerazione dalla propaganda nazista, ma senza più il minimo peso nella politica e nella Wehrmacht.

Onorificenzemodifica | modifica sorgente

Cavaliere dell'Ordine Militare di Massimiliano Giuseppe - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine Militare di Massimiliano Giuseppe
Gran Commendatore con placca dell'Ordine Reale di Hohenzollern - nastrino per uniforme ordinaria Gran Commendatore con placca dell'Ordine Reale di Hohenzollern
Cavaliere dell'Ordine Pour le Mérite - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine Pour le Mérite
Cavaliere di Gran Croce della Croce di Ferro - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce della Croce di Ferro
Cavaliere dell'Ordine Militare di Sant'Enrico - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine Militare di Sant'Enrico
Cavaliere dell'Ordine al Merito Militare del Württemberg - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine al Merito Militare del Württemberg
Cavaliere di Gran Croce con spade e allori dell'Ordine al Merito di Pietro Federico Luigi - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce con spade e allori dell'Ordine al Merito di Pietro Federico Luigi
Croce di II (I?) Classe al merito militare del Granducato di Meclemburgo-Schwerin - nastrino per uniforme ordinaria Croce di II (I?) Classe al merito militare del Granducato di Meclemburgo-Schwerin
Croce al merito militare di I classe con decorazione di guerra - nastrino per uniforme ordinaria Croce al merito militare di I classe con decorazione di guerra
Medaglia d'oro al merito militare (Signum Laudis) - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al merito militare (Signum Laudis)

Notemodifica | modifica sorgente

  1. ^ R.Asprey, L'Alto comando tedesco, pp. 79-88.

Bibliografiamodifica | modifica sorgente

  • Erich Ludendorff, Meine Kriegserinnerungen 1914–1918 (I miei ricordi di guerra), Berlino, Ernst Siegfried Mittler und Sohn, 1919
  • Erich Ludendorff, Der totale Krieg (La guerra totale), Monaco, Ludendorffs Verlag, 1935

Altri progettimodifica | modifica sorgente

Controllo di autorità VIAF: 17344617 LCCN: n79026972








Creative Commons License