Federico II di Svevia

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Federico II
Federico II
Statua di Federico II all'ingresso del Palazzo Reale di Napoli
Imperatore del Sacro Romano Impero
Re di Sicilia
Re di Gerusalemme
Re d'Italia
Stemma
In carica 1220 - 1250 (S.R.I.)
11981250 (Sicilia)
12251250 (Gerus.)
Predecessore Ottone IV (S.R.I.)
Enrico VI (Sicilia)
Jolanda (Gerusalemme)
Successore Grande Interregno poi Rodolfo I (S.R.I.)
Enrico VII (Re di Germania)
Corrado IV (Re dei Romani)
Corrado I (Sicilia)
Corrado II (Gerusalemme)
Nome completo Federico Hohenstaufen di Svevia
Altri titoli Re dei Romani, Re di Germania
Nascita Jesi, Marche, 26 dicembre 1194
Morte Castel Fiorentino, Puglia, 13 dicembre 1250
Luogo di sepoltura Cattedrale di Palermo
Casa reale Hohenstaufen
Padre Enrico VI
Madre Costanza d'Altavilla
Consorte Costanza d'Aragona
Jolanda di Brienne
Isabella d'Inghilterra
Bianca Lancia
Figli Enrico
Corrado
Margherita
Costanza
Manfredi

Federico II Hohenstaufen (Jesi, 26 dicembre 1194Fiorentino di Puglia, 13 dicembre 1250) fu re di Sicilia (come Federico I, dal 1198 al 1250), Duca di Svevia (come Federico VII, dal 1212 al 1216), re di Germania (dal 1212 al 1220) e Imperatore del Sacro Romano Impero, e quindi precedentemente Re dei Romani, (come Federico II, eletto nel 1211, incoronato dapprima ad Aquisgrana nel 1215 e, successivamente, a Roma dal papa come Imperatore nel 1220), infine re di Gerusalemme (dal 1225 per matrimonio, autoincoronatosi nella stessa Gerusalemme nel 1229).

Apparteneva alla nobile famiglia sveva degli Hohenstaufen e discendeva per parte di madre dalla dinastia normanna degli Altavilla, regnanti di Sicilia.

Conosciuto con gli appellativi stupor mundi ("meraviglia o stupore del mondo") o puer Apuliae ("fanciullo di Puglia")[1], Federico II era dotato di una personalità poliedrica e affascinante che, fin dalla sua epoca, ha polarizzato l'attenzione degli storici e del popolo, producendo anche una lunga serie di miti e leggende popolari, nel bene e nel male.

Il suo regno fu principalmente caratterizzato da una forte attività legislativa e di innovazione artistica e culturale, volta a unificare le terre e i popoli, ma fortemente contrastata dalla Chiesa, di cui il sovrano mise in discussione il potere temporale. Federico stesso fu un apprezzabile letterato, convinto protettore di artisti e studiosi: la sua corte fu luogo di incontro fra le culture greca, latina, araba ed ebraica.

Uomo straordinariamente colto ed energico, stabilì in Sicilia e nell'Italia meridionale una struttura politica molto somigliante a un moderno regno, governato centralmente e con una burocrazia efficiente.[2] Federico II parlava sei lingue (latino, siciliano, tedesco, francese, greco e arabo)[3] e giocò un ruolo importante nel promuovere le lettere attraverso la poesia della Scuola Siciliana. La sua corte reale siciliana a Palermo, dal 1220 circa sino alla sua morte, vide il primo utilizzo della forma letteraria di una lingua romanza, il siciliano. La poesia che veniva prodotta dalla Scuola siciliana ha avuto una notevole influenza sulla letteratura e su quella che sarebbe diventata la moderna lingua italiana. La scuola e la sua poesia furono salutate con entusiasmo da Dante e dai suoi contemporanei, e anticiparono di almeno un secolo l'uso dell'idioma toscano come lingua d'elite letteraria d'Italia.[4]

Biografiamodifica | modifica sorgente

La nascitamodifica | modifica sorgente

Duchi di Svevia
Hohenstaufen

Armoiries Famille Hohenstaufen.svg

Federico I (1050 - 1105)
Federico II (1105-1147)
Federico III (1147-1152)
Federico IV (1152-1167)
Federico V (1167-1170)
Federico VI (1170-1191)
Corrado II (1191-1196)
Filippo I (1196-1208)
Federico VII (1212-1216)
Enrico II (1216-1235)
Corrado III (1235-1254)
Corrado IV (1254-1268)
Nascita di Federico II a Jesi, in una tenda, secondo una «fantasiosa tradizione».[5] dovuta a Ricordano Malispini.[6]

Federico nacque il 26 dicembre 1194 da Enrico VI (a sua volta figlio di Federico Barbarossa) e da Costanza d'Altavilla, figlia di Ruggero II di Sicilia, detto Il Normanno[7], a Jesi, nella Marca anconitana, mentre l'imperatrice stava raggiungendo a Palermo il marito, incoronato appena il giorno prima, giorno di Natale, re di Sicilia. Data l'età avanzata, nella popolazione vi era un diffuso scetticismo circa la gravidanza di Costanza, perciò fu allestito un baldacchino al centro della piazza di Jesi, dove l'imperatrice partorì pubblicamente, al fine di fugare ogni dubbio sulla nascita dell'erede al trono.[8]

Costanza, che prima del battesimo del figlio lo avrebbe chiamato inizialmente col nome matronimico di Costantino[9], portò il neonato a Foligno, città dove Federico visse i suoi primissimi anni, affidato alla duchessa di Urslingen, moglie del duca di Spoleto Corrado, uomo di fiducia dell'imperatore. Poi partì immediatamente alla volta della Sicilia per riprendere possesso del regno di famiglia, poco prima riconquistato dal marito. Qualche tempo più tardi, nella cerimonia battesimale, svoltasi nella Cattedrale di San Rufino in Assisi, in presenza del padre Enrico, il nome del futuro sovrano venne meglio precisato e definito in quello, "in auspicium cumulande probitatis", di Federico Ruggero; "Federico" per indicarlo come futura guida dei principi germanici quale nipote di Federico Barbarossa, "Ruggero" per sottolinearne la legittima pretesa alla corona del Regno di Sicilia quale nipote anche di Ruggero il Normanno. Quella fu la seconda e ultima occasione in cui Enrico VI vide il figlio.

Federico nasceva già pretendente o erede di molte corone. Quella imperiale non era ereditaria ma elettiva, peraltro Federico era per nascita un valido candidato al titolo di Imperatore del Sacro Romano Impero, che comprendeva le corone di Germania, d'Italia e di Borgogna. Questi titoli assicuravano diritti e prestigio, ma non davano un potere effettivo, mancando in quegli stati una solida compagine istituzionale controllata dal sovrano: in pratica tali corone davano potere solo se si era forti, altrimenti sarebbe stato impossibile far valere l'autorità e i diritti del re sui feudatari e sui Comuni italiani. Inoltre per via materna Federico aveva ereditato la corona di Sicilia, dove invece esisteva un apparato amministrativo ben strutturato a garantire che la volontà del sovrano venisse applicata, secondo la tradizione di un governo centralistico. L'unione dei regni di Germania e di Sicilia non veniva tuttavia vista di buon occhio né dai normanni, né tantomeno dal papa, che, con i territori che a vario titolo componevano lo Stato della Chiesa, governava su una grossa porzione dell'Italia centro-meridionale, che peraltro si sarebbe trovata proprio in mezzo a questo nuovo grande regno, e ciò -in qualche modo- avrebbe fatto sentire il pontefice accerchiato..

Infanzia ed educazione in Siciliamodifica | modifica sorgente

Il 28 settembre 1197 Enrico VI morì e Costanza affidò il figlio a Pietro da Celano conte della Marsica (fratello di Silvestro della Marsica che era stato Grande Ammiraglio di Guglielmo I il Malo, re di Sicilia), e a suo cugino Berardo di Celano o di Loreto, conte di Conversano e di Loreto Aprutino. Il 17 maggio del 1198 Costanza fece incoronare il figlio re di Sicilia a soli quattro anni. Costanza morì il 27 novembre dello stesso anno, dopo averlo posto sotto la tutela del nuovo papa, Innocenzo III, e aver costituito a favore del papa un appannaggio di 30.000 talenti d'oro per l'educazione di Federico.

Gualtiero di Palearia, vescovo di Troia e cancelliere del regno, fu in quegli anni, a Palermo, il vero tutore di Federico. Il giovane sovrano risiedeva nel Palazzo dei Normanni e nel Castello di Maredolce, il Castello della Favara, seguito direttamente da Gentile di Manopello, fratello di Gualtiero. Suo primo insegnante fu frate Guglielmo Francesco, che ne rispondeva al vescovo Rinaldo di Capua, il quale, a sua volta, informava costantemente il papa dei progressi scolastici, della crescita e della salute di Federico.

Regno di Sicilia
Hohenstaufen

King Manfred of Sicily Arms.svg

Federico II

Nell'ottobre 1199, Marcovaldo di Annweiler[10], per volere di Filippo di Svevia, zio di Federico, s'impadronì della Sicilia per averne la reggenza e prese su di sé anche la custodia del giovane, sottraendola a Gualtiero di Palearia e, quindi, al tutoraggio di Innocenzo III, in aperto contrasto col Papa e col suo paladino in Sicilia, Gualtieri III di Brienne; ciononostante, Marcovaldo non privò Federico della tutela dei suoi maestri. Il Papa accusò Gualtiero di Palearia di tradimento quando suo fratello Gentile di Manopello consegnò Federico, assieme alla città di Palermo, a Marcovaldo. Nel 1202 Gualtiero di Palearia guidò una spedizione, unitamente al conte Diopoldo di Acerra, contro il pretendente al trono Gualtieri di Brienne, il quale, a sua volta, dopo la morte di Marcovaldo, consegnò Federico a Guglielmo di Capparone, successore alla reggenza di Marcovaldo. Diopoldo liberò Federico da Capparone nel 1206 e lo riconsegnò alla custodia di Gualtiero di Palearia.

Guglielmo Francesco, Gentile di Manopello e un imam musulmano, rimasto sconosciuto alla storia, furono i precettori di Federico sino al 1201, quando Guglielmo Francesco fu costretto ad abbandonare la Sicilia; tornò a essere il maestro di Federico dal 1206 al 1209, anno dell'emancipazione del giovane. Nel periodo tra il 1202 e il 1206, in cui fu sotto la custodia di Guglielmo, Federico II visse probabilmente nel Palazzo reale: è probabile che il giovane re abbia ricevuto nel palazzo dei suoi avi una buona educazione e un'istruzione adatta al suo rango. La tesi secondo la quale Federico II si sarebbe aggirato per i vicoli e i mercati di Palermo, che gli avrebbero offerto molteplici stimoli in una sorta di autoformazione, è invece frutto della fantasia di autori moderni[11]; ugualmente non è attendibile la notizia del Breve Chronicon de rebus Siculis, secondo la quale il giovane re avrebbe in questo periodo addirittura sofferto la fame, avrebbe vagato per le strade di Palermo ricevendo il sostentamento dai sudditi[12][13].

La corona imperialemodifica | modifica sorgente

La battaglia di Bouvines, miniatura del XIII secolo.

Il 26 dicembre 1208 Federico compì il quattordicesimo anno di età e uscì dalla tutela papale assumendo il potere nelle sue mani. Su consiglio del pontefice nell'agosto del 1209 sposò la venticinquenne Costanza d'Aragona, vedova del re d'Ungheria Emerico: Federico non aveva ancora compiuto quindici anni.

In Germania, nel frattempo, dopo la morte di Enrico VI nessuno era più riuscito a farsi incoronare imperatore. Due erano i rivali che puntavano al titolo imperiale vacante: il primo era appunto Filippo di Svevia, fratello minore di Enrico VI, che fu eletto re dai principi tedeschi nel 1198 e incoronato a Magonza; il secondo era Ottone di Brunswick, figlio minore del duca di Baviera e Sassonia Enrico il Leone, che fu eletto anch’egli re da alcuni principi tedeschi che si opponevano all’elezione dello Staufer e incoronato ad Aquisgrana.[14] Ottone poteva contare sull’appoggio del re d'Inghilterra Giovanni I, che era suo zio, e di Innocenzo III, che voleva evitare di vedere uno svevo imperatore per scongiurare una rivendicazione di quest’ultimo del regno di Sicilia; Filippo, a sua volta, poteva contare sull’appoggio del re di Francia Filippo II Augusto. La situazione si risolse solo nel 1208 quando Filippo di Svevia fu assassinato per motivi personali e Ottone ebbe campo libero. Egli fece numerose concessioni al papato, in particolare la corona doveva rinunciare all’ingerenza nelle elezioni dei prelati e accettare senza limiti il diritto d’appello del pontefice nelle cose ecclesiastiche; inoltre si sarebbe posto fine ad abusi quali l’appropriazione delle rendite delle diocesi vacanti.[15] Il 4 ottobre del 1209, a Roma, Innocenzo III incoronò imperatore Ottone IV. Nonostante le numerose promesse di Ottone IV, lo stesso imperatore, richiamandosi all’antiquum ius imperii, rivendicava il dominio sull’Italia intera; così egli sostò per circa un anno nell’Italia centrale, cosa che preoccupò non poco Innocenzo III che proprio in quei territori stava cercando di estendere lo Stato della Chiesa. Riccardo di San Germano ci dice che:

"Il detto imperatore Ottone, attratto da Diopoldo e da Pietro conte di Celano, […] gettatosi dietro le spalle il giuramento che aveva fatto alla chiesa di Roma, entra nel regno dalla parte di Rieti e sotto la guida di coloro che vi avevano prestato il giuramento di fedeltà, vi giunge attraverso la Marsia e quindi attraverso il Comino; […]Il papa Innocenzo lo scomunicò e pose l’interdetto alla chiesa di Capua, perché aveva osato celebrare alla sua presenza e nell’ottava di S. Martino scomunica anche tutti i suoi fautori."[16]

Salimbene de Adam aggiunge:

"Nell’anno del Signore 1209 l’imperatore Ottone fu ospitato sul Reno (è un torrente nel vescovado di Reggio) e fu pure ospitato a Salvaterra. E fu incoronato da papa Innocenzo III il giorno 11 di ottobre. […]Ma il suddetto Ottone, una volta incoronato, muove con molti sforzi contro il padre che lo aveva incoronato e la madre chiesa che lo aveva generato, e si armò rapidamente contro il piccolo re di Sicilia che non aveva altro aiuto eccetto la chiesa. Perciò l’anno seguente, cioè l’anno del Signore 1210, il venerabile padre Innocenzo potente in opere e in parole scomunicò il già detto imperatore Ottone. Ciò nonostante, costui mandò in Puglia un esercito cui era a capo il marchese Azzo d’Este. E poi passando per la Toscana, raccolto un grande esercito, prese alcune località con la forza, altre per resa; resistendogli soltanto Viterbo, Orvieto e poche altre. Infine avanzò e svernò a Capua."[17]

Dopo la scomunica papale e a causa dell’ostilità di Filippo Augusto di Francia, che incoraggiò la resistenza in Germania, la nobiltà, che aveva inizialmente appoggiato Filippo di Svevia e ora vedeva Ottone IV combattere proprio contro un Hohenstaufen, si ribellò all'imperatore, che fu costretto a tornare in Germania. I feudatari ribelli cercarono allora l’aiuto di Federico, proponendolo come candidato da contrapporre a Ottone IV; nel frattempo, in Sicilia, dove lo svevo era appena divenuto padre del suo primogenito Enrico, che neonato venne incoronato re di Sicilia come coreggente, si organizzò subito una rapida spedizione Oltralpe: partito a marzo del 1212 da Palermo, Federico giunse a Roma la domenica di Pasqua e prestò giuramento vassallatico al papa; a settembre entrò trionfalmente a Costanza, a ottobre indisse la sua prima dieta da re di Germania e a novembre stipulò gli accordi col futuro re di Francia Luigi VIII per combattere il rivale Ottone IV. Finalmente il 9 dicembre 1212 Federico veniva incoronato nel duomo di Magonza dal vescovo Sigfrido III di Eppstein, ma la sua effettiva sovranità doveva ancora essere sancita. Il 12 luglio 1213, con la cosiddetta "Bolla d'Oro" (o "promessa di Eger"), Federico promise di mantenere la separazione fra Impero e Regno di Sicilia (dominio del Pontefice) e di rinunciare ai diritti germanici in Italia (promessa già fatta da Ottone IV e mai mantenuta). Si impegnò inoltre a intraprendere presto una crociata in Terrasanta, nonostante non ci fosse stata un'esplicita richiesta in tal senso da parte del papa.

Sigillo in cera 85 mm della pergamena 13 febbraio 1240. Intorno al campo la legenda recita: [FRIDERICUS D(e) I GR(ati) A IMPE]RATOR ROMANOR(um)[SE]MP(er) AUGUST[US]. Al centro del campo affiancano il trono i due termini: REX IH(e) R(usa) L(e) M. Cagli, Archivio Storico Comunale

Federico II poté essere riconosciuto unico pretendente alla corona imperiale solo dopo il 27 luglio 1214 quando, nella battaglia di Bouvines, Filippo Augusto re di Francia, alleato di Federico, sbaragliò Ottone IV alleato degli inglesi. In Germania resistevano al dominio di Federico soltanto Colonia, la città più ricca e popolosa della Germania del tempo, i cui mercanti vantavano particolari diritti commerciali e di traffico con l'Inghilterra di Enrico II Plantageneto sin dal 1157, e Aquisgrana, dove erano conservate le spoglie di Carlo Magno. Aquisgrana cadde nel 1215 e Federico vi ricevette una seconda e splendida incoronazione (25 luglio 1215) che completò quella di Magonza. L'11 novembre 1215 venne aperto da Innocenzo III il IV Concilio Lateranense (XII universale) cui anche Federico partecipò.

Finché fu in vita il suo protettore Innocenzo III, Federico evitò di condurre una politica personale troppo pronunziata. Morto Innocenzo III e salito al soglio Onorio III (18 luglio 1216), papa di carattere molto diverso rispetto al suo predecessore, Federico fu incalzato dal nuovo pontefice a dare corso alla promessa di indire la crociata. Il sovrano tergiversò a lungo e nel 1220 fece nominare dalla Dieta di Francoforte, tenutasi nel medesimo anno, il figlio Enrico "re di Germania". Onorio III ritenne allora che l'unico modo per impegnare Federico fosse quello di nominarlo imperatore, cosicché il 22 novembre 1220 lo Svevo fu incoronato imperatore in San Pietro a Roma[18] dallo stesso papa Onorio III.

Confoederatio cum principibus ecclesiasticis
Confoederatio cum principibus ecclesiasticis.jpg

Il Trattato con i principi della chiesa, o Confoederatio cum principibus ecclesiasticis, del 26 aprile 1220 fu emanato da Federico II come concessione ad alcuni vescovi tedeschi per avere la loro collaborazione all'elezione del figlio Enrico come re di Germania. La Carta rappresenta una delle più importanti fonti legislative del Sacro Romano Impero nel territorio tedesco. Con questo atto Federico II rinunciava a un certo numero di privilegi reali in favore dei principi-vescovi. Fu un vero stravolgimento nell'equilibrio del potere, un nuovo disegno che doveva portare a maggiori vantaggi nel controllo di un territorio vasto e lontano. Fra i tanti diritti acquisiti, i vescovi assunsero quello di battere moneta, decretare tasse e costruire fortificazioni; inoltre ottennero anche la possibilità di istituire tribunali nelle loro signorie e di ricevere l'assistenza del re o dell'imperatore per far rispettare i giudizi emanati nei territori in questione. La condanna di un tribunale ecclesiastico equivaleva automaticamente a una condanna, con conseguente punizione, da parte del Tribunale Reale o Imperiale. Inoltre, l'emanazione di una scomunica si traduceva automaticamente in una sentenza che bollava lo scomunicato come fuorilegge da parte del tribunale del re o dell'imperatore. Il legame, quindi, fra il tribunale di Stato e quello locale del Principe Vescovo si saldò indissolubilmente. L'emanazione di questa legge si ricollegava direttamente al più tardo Statutum in favorem principum che sanciva simili diritti per i principi laici. Il potere dei signori si accresceva, ma aumentava anche la capacità di controllo sul territorio dell'impero e sulle città. In questo modo, Federico II sacrificò la centralità del potere per assicurarsi una maggiore tranquillità nella parte continentale dell'Impero stesso, in modo da poter rivolgere la sua attenzione al fronte meridionale e mediterraneo.

Federico non diede peraltro alcun segnale di voler abdicare al Regno di Sicilia, pur mantenendo la ferma intenzione di tenere separate le due corone. Aveva anzi deciso di lasciare il Regno di Germania al figlio, conservando tuttavia, quale imperatore, la suprema autorità di controllo. Essendo stato educato in Sicilia è probabile che si sentisse più siciliano che tedesco, ma, soprattutto, egli conosceva bene le potenzialità del suo regno[19], con una fiorente agricoltura, città grandi e buoni porti, oltre alla straordinaria posizione strategica al centro del Mediterraneo.

L'attività nel Regno di Siciliamodifica | modifica sorgente

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Regno di Sicilia#Il periodo svevo.
Augustale di Federico II, 1231 circa.

Federico poté dedicarsi a consolidare le istituzioni nel Regno di Sicilia, indicendo due grandi assise a Capua e a Messina (1220-1221). In quelle occasioni stabilì, rivendicando quanto accaduto in passato, che ogni diritto regio confiscato precedentemente a vario titolo dai feudatari venisse immediatamente reintegrato al sovrano. Introdusse inoltre il diritto romano, nell'accezione giustinianea rielaborata dall'Università di Bologna su impulso di suo nonno il Barbarossa. A Napoli fondò l'Università nel 1224, dalla quale sarebbe uscito il ceto di funzionari in grado di servirlo, senza che i sudditi a lui fedeli dovessero recarsi fino a Bologna per studiare. Favorì anche l'antica e gloriosa scuola medica salernitana.[20]

Il tentativo di Federico di accentrare l'amministrazione del Regno e ridurre il potere dei feudatari locali (soprattutto ordinando la distruzione delle fortificazioni che potessero rappresentare un potenziale pericolo per il potere centrale) incontrò molte resistenze, tra queste principalmente quella del conte di Bojano, Tommaso da Celano, la cui contea, unita con i possedimenti originali in Marsica, rappresentava il feudo di maggiore estensione del regno. Il conte Tommaso si rifiutò di smantellare i castelli come ordinato dallo svevo e organizzò la resistenza presso le fortificazioni di Ovindoli e Celano in Marsica, Civita di Bojano e Roccamandolfi in Molise, dove affrontò a partire dal 1220 la forza d'urto dell'esercito imperiale. Le prime tre città caddero nel giro del primo anno di guerra, mentre il castello di Roccamandolfi, dove il conte da Celano aveva lasciato alla guida della resistenza la moglie Giuditta, si arrese all'assedio nel 1223 dopo essere stato danneggiato ma non preso. Il castello del capoluogo della contea, Bojano, venne demanializzato e ricostruito; Ovindoli e Celano furono distrutte, Roccamandolfi dovette essere ricostruita più a valle lasciando il castello alla rovina; Tommaso da Celano, non avendo in seguito rispettato i termini della resa, fu espropriato della contea che cessò di essere la spina nel fianco nei possedimenti normanni di Federico.

Il Castello di Melfi dove Federico II promulgò le costituzioni.
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Costituzioni di Melfi.

Giunto a Melfi, l'imperatore, accolto calorosamente dalla popolazione locale, pernottò nel castello costruito dai suoi ascendenti normanni, cui apportò in seguito alcuni importanti restauri[21]. Nella località melfitana (ma anche a Lagopesole, Palazzo San Gervasio e Monticchio), Federico II trascorse il suo tempo libero, dedicandosi alla caccia con il falcone, poiché le zone boschive del Vulture erano ideali per il suo passatempo preferito.

Nel Castello di Melfi Federico II, con l'ausilio del suo fidato notaio Pier delle Vigne, emanò nel 1231 le Constitutiones Augustales (note anche come Costituzioni di Melfi o Liber Augustalis), codice legislativo del Regno di Sicilia, fondato sul diritto romano e normanno, considerato tra le più grandi opere della storia del diritto per la sua importanza storica di recupero delle antiche leggi normanne, di cui si sono conservati pochissimi documenti. Le costituzioni miravano a limitare i poteri e i privilegi delle locali famiglie nobiliari e dei prelati, facendo tornare il potere nelle mani dell'imperatore e a rendere partecipi anche le donne per quanto riguardava la successione dei feudi. Ne doveva nascere uno Stato centralizzato, burocratico e tendenzialmente livellatore, con caratteristiche che gli storici hanno reputato "moderne".[22]

La crociata e la scomunica da parte di Gregorio IXmodifica | modifica sorgente

Federico incontra il sultano ayyubide al-Malik al-Kamil, codice miniato.

Negli anni seguenti Federico si dedicò a riordinare il Regno di Sicilia, eludendo le continue richieste del papa Onorio III di intraprendere la crociata. Per dilazionare ulteriormente il suo impegno, Federico stipulò col papa un trattato (Dieta di San Germano, nel luglio 1225), con il quale si impegnava a organizzare la crociata entro l'estate del 1227, pena la scomunica. In realtà il vero obiettivo di Federico era l'unione fra Regno di Sicilia e Impero, nonché l'estensione del potere imperiale all'Italia. In questo disegno rientrò il suo tentativo di recuperare all'impero la marca di Ancona e il ducato di Spoleto, rientranti nella sovranità papale. Inoltre in Sicilia procedette all'occupazione di cinque vescovadi con sede vacante, alla confisca dei beni ecclesiali e alla cacciata dei legati pontifici che si erano colà recati per la nomina dei vescovi, pretendendo di provvedere direttamente alle nomine. Il papa era molto adirato con Federico sia perché non aveva adempiuto ai patti di tenere separati Impero e Regno di Sicilia, sia perché non rispettava la libertà del clero nei suoi territori intromettendosi sistematicamente nell'elezione dei vescovi, sia, infine, perché non si decideva a partire per la crociata[23]: durante la fallimentare crociata del 1217-1221 (la quinta) Federico si era ben guardato dal prestare assistenza ai crociati, avendo più a cuore la pace con il Sultano ayyubide d'Egitto al-Malik al-Kamil, i cui territori erano molto vicini alla Sicilia e con il quale manteneva buoni rapporti, con frequenti contatti diplomatici.

Nel frattempo, a causa delle mire di controllo sull'Italia da parte di Federico, era risorta nel nord Italia la Lega Lombarda: nell'aprile 1226 Federico convocò la Dieta di Cremona con il pretesto di preparare la crociata ed estirpare le dilaganti eresie, ma questa non poté avere luogo per l'opposizione della Lega Lombarda, che impedì l'accesso ai delegati, mentre Federico non aveva al nord forze sufficienti per contrastare i Comuni ribelli.

Il 9 settembre 1227, pressato dal successore di Onorio, papa Gregorio IX, molto più determinato contro l'imperatore e sotto la minaccia di scomunica, Federico tentò di onorare la promessa fatta al predecessore partendo per la sesta Crociata, ma una pestilenza scoppiata durante il viaggio in mare che falcidiò i crociati lo costrinse a rientrare a Otranto: lui stesso si ammalò e dovette ritirarsi a Pozzuoli per rimettersi in sesto. Gregorio IX interpretò questo comportamento come un pretesto e, conformemente al trattato di San Germano del 1225, lo scomunicò il 29 dello stesso mese nella cattedrale di Bitonto. A nulla valse una lettera di giustificazioni inviata al papa da Federico nel novembre e la scomunica fu confermata il 23 marzo 1228. Era evidente l'atteggiamento ostile del papa.

A questo punto, nella primavera 1228, Federico decise di partire per la Terrasanta, pur sapendo che durante la sua assenza il Papa avrebbe cercato di riunire tutti i suoi oppositori in Germania e in Sicilia, minacciando la Lombardia e il suo Regno Meridionale. Come riferito dal cronista Riccardo di San Germano, Federico celebrò a Barletta la Pasqua 1228 "in omni gaudio et exultatione" e ai primi di maggio del 1228, convocata sempre a Barletta un'assemblea pubblica, comunicò di persona le sue decisioni: nominò Rainaldo di Urslingen, già Duca di Spoleto, suo sostituto in Italia durante l'assenza; in caso di sua morte, nominò erede suo figlio Enrico re dei Romani e in seconda istanza il piccolo Corrado, nato pochi giorni prima ad Andria il 25 aprile da Jolanda di Brienne, che nel frattempo era morta in seguito al parto.

Quindi seppur scomunicato, partì da Brindisi il 28 giugno[24] 1228 per la sesta Crociata. Federico ottenne un successo di un certo rilievo senza combattere una sola battaglia, ma grazie a un accordo diplomatico con il sultano ayyubide al-Malik al-Kamil, nipote di Saladino: Gerusalemme venne ceduta, peraltro ridotta senza mura e indifendibile, e con l'esclusione dell'area della moschea di Umar (ritenuta dai cristiani il Tempio di Salomone), che era un luogo santo musulmano. Questa soluzione aveva evitato i combattimenti e aveva sollevato Federico dall'incombenza della crociata, ma consegnava alla cristianità una vittoria effimera e in balia dei musulmani, anche se, formalmente, con importanti risultati territoriali e, soprattutto, con la riconquista di Gerusalemme. Il 18 marzo 1229, nella basilica del Santo Sepolcro, Federico si incoronò re di Gerusalemme (in quanto erede del trono per aver sposato nel 1225 Jolanda di Brienne, regina di Gerusalemme, nonostante l'opposizione del clero locale e di quasi tutti i feudatari).

Durante l'assenza di Federico, Rinaldo tentò di recuperare con le armi il ducato di Spoleto, mentre truppe germaniche scesero in difesa della Sicilia. Il Papa assoldò altre truppe per contrastarle, bandendo la paradossale crociata contro Federico II, e i territori di Federico subirono l'invasione delle medesime. Quando Federico ritornò in Italia dopo la crociata, trovò molte città che appoggiavano il Papa[25]: riuscì ad avere ragione delle forze papali ma ritenne opportuno, per quel momento, riconciliarsi col pontefice e con la Pace di San Germano del 23 luglio 1230, promise di rinunciare alle violazioni che avevano determinato la scomunica, di restituire i beni sottratti ai monasteri e alle chiese e di riconoscere il vassallaggio della Sicilia al papa. D'altro canto il papa non poteva non tener conto dell'obiettivo ottenuto da Federico in Terra santa e il 28 agosto successivo ritirò la scomunica: il 1º settembre papa e imperatore si incontrarono ad Anagni.

Nella diatriba fra papa e imperatore intanto si erano inserite le città della Lega Lombarda ed era ripresa la secolare divisione fra guelfi e ghibellini[26]. Nel 1231 Federico convocò una Dieta a Ravenna nella quale fece riaffermare l'autorità imperiale sui Comuni, ma ciò ebbe poca influenza sugli eventi successivi.

In lotta col papatomodifica | modifica sorgente

Nel periodo di pace e distensione che seguì gli eventi precedenti, Federico volle sistemare alcune questioni giuridiche nei suoi regni, con particolare riguardo a quello siciliano. Il rinnovato accordo fra il papa e Federico venne utile a quest'ultimo allorché nel 1234 suo figlio Enrico si ribellò al padre: rivoltosi al papa, Federico ottenne la scomunica contro il figlio, lo fece arrestare e lo tenne prigioniero fino alla morte, avvenuta nel 1242. Alla corona tedesca venne allora associato l'altro figlio Corrado IV (che non riuscì neppure lui a governare in pace per l'opposizione dei nobili che gli contrapposero bellicosamente alcuni anti-re[27]).

Nel maggio dello stesso anno alcuni violenti tumulti, organizzati in Roma dal Senatore (cioè governatore) di Roma Luca Savelli e da varie famiglie ghibelline ostili a Gregorio IX, costrinsero quest'ultimo a fuggire in Umbria. Federico, cui faceva molto comodo politicamente apparire come il difensore della Chiesa, accorse in armi e si unì, a Montefiascone nell'agosto del 1234, alle milizie pontificie guidate dal cardinale Raniero Capocci. I due eserciti sconfissero alla fine l'armata dei romani, ma l'atteggiamento ambiguo tenuto dall'imperatore in questa circostanza gli alienò definitivamente le simpatie del Capocci, che divenne da quel momento un suo mortale nemico[28]

Il sovrano svevo in effetti non era mai venuto meno ai suoi propositi di sottomettere l'Italia all'impero germanico, favorendo l'instaurarsi di signorie ghibelline a lui amiche (la più potente fu quella dei Da Romano che governava su Padova, Vicenza, Verona e Treviso). Nel novembre 1237 Federico colse una notevole vittoria sulla Lega Lombarda a Cortenuova, conquistando il Carroccio che inviò in omaggio al papa. L'anno successivo il figlio Enzo (o Enzio) sposò Adelasia di Torres, vedova di Ubaldo Visconti, giudice di Torres e Gallura e Federico lo nominò Re di Sardegna. Ciò non poteva essere accettato dal papa, visto che la Sardegna era stata promessa in successione al papa dalla stessa Adelasia. Alle rimostranze del pontefice, Federico rispose nel marzo 1239 tentando di sollevargli contro la curia, ma il papa scagliò subito contro di lui la scomunica durante la settimana santa[29], indicendo successivamente un concilio a Roma per la Pasqua del 1241. Federico, per impedire lo svolgimento del Concilio che avrebbe confermato solennemente la sua scomunica, bloccò le vie di terra per Roma e fece catturare due cardinali e molti prelati, in viaggio per mare con navi della flotta genovese, da navi della flotta pisana guidate dal figlio Enzo, con una battaglia navale avvenuta presso l'isola del Giglio (3 maggio 1241). Le truppe imperiali giunsero alle porte di Roma, ma il 22 agosto 1241 l'anziano papa Gregorio IX morì[30] e Federico, dichiarando diplomaticamente che lui combatteva il papa ma non la Chiesa (egli era sempre sotto scomunica), si ritirò in Sicilia.

Dopo la morte di Gregorio IX, venne eletto papa Goffredo Castiglioni, che prese il nome di Celestino IV, ma che morì dopo soli diciassette giorni di pontificato. I molti ecclesiastici ancora prigionieri di Federico e l'incombente minaccia delle sue truppe alle porte di Roma provocarono una vacanza al soglio pontificio di un anno e mezzo, periodo durante il quale si svolsero frenetiche trattative. Infine l'elezione papale si tenne ad Anagni e fu eletto, il 25 giugno 1243, il genovese Sinibaldo Fieschi che prese il nome pontificale di Innocenzo IV. Innocenzo tentò inizialmente di trovare un accordo con Federico, ma la rivolta scoppiata in quei mesi contro l'imperatore in Viterbo, preparata e portata avanti dal cardinale Capocci e che si concluse con una clamorosa sconfitta dell'esercito imperiale, costrinse il sovrano svevo a trovare un'intesa con il papa, suo malgrado. Il 31 marzo 1244 fu stilata in Laterano una bozza di accordo fra Federico e Innocenzo IV che prevedeva, in cambio del ritiro della scomunica, la restituzione di tutte le terre pontificie occupate dall'imperatore, ma nulla diceva sulle pretese imperiali in Lombardia. L'accordo peraltro non fu mai ratificato. Tra il 1243 e il 1246 Federico II trascorse le stagioni invernali a Grosseto, approfittando del clima mite e delle aree umide attorno alla città per praticare la caccia, suo passatempo preferito[31].

In quegli stessi decenni, circolarono in Italia diverse opere di impronta apocalittica, che attribuivano a Federico un ruolo di protagonista nella riforma della Chiesa. In particolare, il commento al profeta Geremia Super Hieremiam (attribuito pseudoepigraficamente a Gioacchino da Fiore ma prodotto forse entro ambigui ambienti cistercensi o florensi e rielaborato e aggiornato entro ambienti, egualmente poco affidabili, di francescani rigoristi) riconosceva a Federico II un ruolo incredibilmente e paradossalmente provvidenziale, proprio in quanto atteso persecutore apocalittico della Chiesa corrotta e in special modo dei cardinali.[32]

Il declino e la finemodifica | modifica sorgente

La disfatta di Vittoria, presso Parma (1248).

Papa Innocenzo IV decise che l'assoggettamento della Lombardia all'impero non poteva essere accettato: avrebbe significato l'accerchiamento dei domini pontifici da parte dell'imperatore. Perciò decise di indire un Concilio per confermare la scomunica a Federico e far nominare un altro imperatore, rivolgendosi ai suoi nemici che in Germania erano numerosi. Giunto a Lione[33] svolse un'intensa attività diplomatica presso i nobili tedeschi e indisse un Concilio che si aprì il 28 giugno 1245. Inoltre, durante il concilio, il cardinale Raniero Capocci, acerrimo nemico dell'imperatore che voleva allontanare ogni possibilità di accordo, fece circolare nella città francese due libelli da lui ispirati nei quali Federico veniva dipinto come un eretico e un anticristo[34]. Da notare che Lione, sebbene formalmente in Borgogna, quindi di proprietà dell'imperatore, era fuori dal tiro del sovrano svevo ed era sotto la protezione del re di Francia.

Il concilio non solo confermò la scomunica a Federico, ma addirittura lo depose[35], sciogliendo sudditi e vassalli dall'obbligo di fedeltà, e invitò i nobili elettori tedeschi a proclamare un altro imperatore, bandendo contro Federico una nuova crociata. Non tutta la Cristianità però accettò quanto deliberato nel concilio, che si era tenuto in condizioni non troppo chiare. Il papa aveva finto fino all'ultimo di voler patteggiare con Federico e molti si domandarono se fosse giusto un provvedimento così grave contro l'imperatore in un momento in cui nuove minacce si affacciavano all'orizzonte (l'offensiva mongola).

L'imperatore subì il gravissimo colpo che ne appannò il prestigio e dal 1245 gli eventi iniziarono a precipitare. Gli Elettori tedeschi trovarono il nuovo imperatore (in realtà "re di Roma", titolo che preludeva alla nomina di imperatore) in Enrico Raspe, margravio di Turingia, che il 5 agosto 1246 sconfisse nella battaglia di Nidda il figlio di Federico Corrado (tuttavia, l'anno successivo, il Raspe morì).

Nel febbraio del 1248 Federico subì una grave sconfitta nella battaglia di Parma ad opera di Gregorio da Montelongo. Dopo un assedio durato oltre sei mesi i parmigiani, approfittando dell'assenza dell'imperatore che era andato a caccia nella valle del Taro, uscirono dalla città e attaccarono le truppe imperiali, distruggendo la città-accampamento di Vittoria. L'imperatore riuscì a stento a rifugiarsi a San Donnino, da dove raggiunse poi la fedele alleata Cremona. L'anno seguente il figlio Enzo, battuto nella battaglia di Fossalta, fu catturato dai bolognesi che lo tennero prigioniero fino alla morte (1272)[36]. Poco dopo Federico subì il tradimento (o credette di subirlo) di uno dei suoi più fidati consiglieri, Pier delle Vigne (celebre in un passo dell'Inferno di Dante)[37].

La vittoria militare del figlio Corrado sul successore di Raspe, Guglielmo II d'Olanda avvenuta nel 1250, non portò alcun vantaggio per Federico, il quale nel dicembre dello stesso anno morì a causa di un attacco di dissenteria. Nel suo testamento nominava suo successore il figlio Corrado, ma il papa non solo non riconobbe il testamento ma scomunicò pure Corrado (che morì quattro anni dopo di malaria, nel vano tentativo di ricuperare a sé il regno di Sicilia).

La morte in Fiorentino di Pugliamodifica | modifica sorgente

Federico cadde vittima di una grave patologia addominale, forse dovuta a malattie trascurate, durante un soggiorno in Puglia; secondo Guido Bonatti, invece, sarebbe stato avvelenato. Egli, difatti, qualche tempo prima aveva scoperto un complotto, in cui fu coinvolto lo stesso medico di corte. Comunque, le sue condizioni apparvero immediatamente di tale gravità che si rinunciò a portarlo nel più fornito Palatium di Lucera e la corte dovette riparare nella domus di Fiorentino, un borgo fortificato nell'agro dell'odierna Torremaggiore, non lontano dalla sede imperiale di Foggia.

Leggenda vuole che a Federico fosse stata predetta dall'astrologo di corte, Michele Scoto, la morte “sub flore”, ragione per la quale pare egli abbia sempre evitato di recarsi a Firenze. Allorché fu informato del nome del borgo in cui infermo era stato condotto per le cure necessarie, Castel Fiorentino per l'appunto, Federico, comprese e accettò la prossimità della fine.

Il sarcofago di Federico II nella Cattedrale di Palermo.

Stando al racconto del cronista inglese Matthew Paris († 1259) –non confermato però da altre fonti – l'imperatore, sentendosi in punto di morte, volle indossare l'abito cistercense e dettare così le sue ultime volontà nelle poche ore di lucidità. Il testamento, dettato alla presenza dei massimi rappresentanti dell'Impero, reca la data del 17 dicembre 1250. La sua fine fu rapida e sorprese i contemporanei, tanto che alcuni cronisti anti-imperiali diedero adito alla voce, storicamente infondata, secondo cui l'imperatore era stato ucciso da Manfredi, il figlio illegittimo che in effetti gli successe in Sicilia. Una nota miniatura (vedi sotto) raffigura persino il principe mentre soffoca col cuscino il padre morente.

La salma di Federico fu sommariamente imbalsamata, i funerali si svolsero nella sede imperiale di Foggia, per sua espressa volontà il cuore venne deposto in un'urna collocata nel Duomo, la sua salma omaggiata dalla presenza di moltitudini di sudditi venne esposta per qualche giorno e trasportata poi a Palermo, per essere tumulata nel Duomo, entro il sepolcro di porfido rosso antico, come voleva la tradizione normanno-sveva, accanto alla madre Costanza, al padre Enrico VI e al nonno Ruggero II.

Recentemente il sepolcro è stato riaperto. Federico giace sul fondo sotto altre due spoglie (quelle del padre Enrico VI e della madre Costanza d'Altavilla). La tomba era stata già ispezionata nel tardo XVIII secolo: il corpo, nel Settecento, era mummificato e in buone condizioni di conservazione; ne risulta che l'imperatore sia stato inumato con il globo dorato, la spada, calzari di seta, una dalmatica ricamata con iscrizioni cufiche e una corona a cuffia.

La tomba imperiale custodita nella Cattedrale era destinata in origine al nonno Ruggero II che l'aveva voluta come suo sarcofago per il Duomo di Cefalù. Il sepolcro inoltre reca i simboli dei quattro evangelisti e la corona regia.

Dopo la sua morte la città di Ascoli si preoccupò di consolidare gli avamposti di difesa dislocati ai confini del territorio, minacciati dalle aspirazioni di Manfredi di Sicilia, figlio del re svevo. Per queste ragioni la città marchigiana fu costretta «a fabricar negli Appennini un Forte per guardia dei confini occidentali affin di cautelarsi dalle scorrerie dei norcini» (Rocca di Arquata del Tronto).

L'eredità culturalemodifica | modifica sorgente

Ritratto di Federico II con il falco dal suo trattato De arte venandi cum avibus

Federico fu chiamato dai suoi contemporanei Stupor Mundi (Stupore del Mondo), appellativo che deriva dalla sua inestinguibile curiosità intellettuale, un eclettismo che lo portò ad approfondire la filosofia, l'astrologia (consigliere molto ascoltato fu l'astrologo Guido Bonatti), la matematica (ebbe corrispondenza e fu in amicizia con il matematico pisano Leonardo Fibonacci, che gli dedicò il suo Liber quadratorum), l'algebra, la medicina e le scienze naturali (impiantò a Palermo persino uno zoo, famoso ai suoi tempi, per il numero di animali esotici che conteneva); scrisse anche un libro, un manuale sulla falconeria, il De arte venandi cum avibus che fu uno dei primi manoscritti con disegni in tema naturalistico. Si dice che Federico conoscesse ben nove lingue e che fosse un governante molto moderno per i suoi tempi, visto che favorì la scienza e professò punti di vista piuttosto avanzati in economia.

Alla sua corte soggiornarono uomini di gran cultura di quei tempi quali Michele Scoto, che tradusse alcune opere di Aristotele, Teodoro da Antiochia, un arabo cristiano, e Juda ben Salomon Cohen, grande enciclopedista ebreo.

L'attività legislativamodifica | modifica sorgente

Federico condusse un'intensa attività legislativa: a Capua e a Catania nel 1220, a Messina nel 1221, a Melfi nel 1224, a Siracusa nel 1227 e a San Germano nel 1229, ma soltanto ad agosto del 1231, nel corso di una fastosa cerimonia tenutasi a Melfi, ne promulgò la raccolta organica e armonizzata secondo le sue direttive, avvalendosi di un gruppo di giuristi quali Roffredo di Benevento, Pier delle Vigne, l'arcivescovo Giacomo di Capua ed Andrea Bonello da Barletta. Questo corpo organico, preso lungamente a modello come base per la fondazione di uno stato moderno, è passato alla storia col nome di Costituzioni di Melfi o Melfitane anche se il titolo originale Constitutiones Regni Utriusque Siciliae rende più esplicita la volontà di Federico di riorganizzare il suo stato, il Regno di Sicilia: quest'ultimo, infatti, fu ripartito in undici distretti territoriali detti giustizierati, poiché erano governati da funzionari di propria nomina, i giustizieri, che rispondevano del loro operato in campo amministrativo, penale e religioso a un loro superiore, il maestro giustiziere, referente diretto dell'imperatore che stava al vertice di questa struttura gerarchica di tipo piramidale. Abolì i dazi interni e i freni alle importazioni all'interno del suo impero.

L'Universitàmodifica | modifica sorgente

Il 5 giugno 1224, all'età di trent'anni, Federico istituì con editto formale, a Napoli, la prima universitas studiorum statale e laica della storia d'Occidente, in contrapposizione all'ateneo di Bologna, nato come aggregazione privata di studenti e docenti e poi finito sotto il controllo papale.[38] L'università, polarizzata intorno allo studium di diritto e retorica, contribuì all'affermazione di Napoli quale capitale della scienza giuridica. Napoli non era ancora la capitale del Regno, ma Federico la scelse per la sua posizione strategica e il suo già forte ruolo di polo culturale e intellettuale di quei tempi.[39]

De arte venandi cum avibusmodifica | modifica sorgente

Particolare del folio 16 recto del trattato De arte venandi cum avibus.

La traduzione letterale del titolo di questa opera di Federico II è: "L'arte di cacciare con gli uccelli", e di essa molte copie, illustrate nel XIII e XIV secolo, ancora sopravvivono. Il De arte venandi è un trattato nato innanzitutto dall'osservazione, che non ha nulla delle enciclopedie zoologiche fino ad allora redatte (i bestiari intrisi di mitologia, teologia e superstizione). In esso i problemi di ornitologia, di allevamento, di addestramento e di caccia sono trattati con attenzione al principio dell'osservazione diretta e dell'esperienza, con assoluto spirito di indipendenza rispetto alla trattatistica precedente, per questo lo scritto rappresenta un fondamentale passo verso la scienza "moderna".

Federico era un cacciatore appassionato. Le battute di caccia erano in quei tempi un modo per socializzare con persone dello stesso rango, per esercitarsi nell'uso delle armi e per rappresentare il potere. Il suo hobby preferito era la caccia con il falco addestrato, attività molto costosa e quindi elitaria: un falco addestrato veniva a costare infatti quasi quanto un intero podere. La caccia con i falchi per Federico non era un passatempo vero e proprio ma una scienza. Egli si procurò trattati di ornitologia e caccia, e, in base ad ordini dell'imperatore, questi testi furono raccolti in un codice miscellaneo, concepito come un libro sulla falconeria. Le fonti non sono certe se Federico abbia scritto personalmente il libro, ma sicuramente egli partecipò alla sua redazione esponendo i propri punti di vista: il De arte venandi cum avibus rappresenta pertanto una trattazione molto moderna sia sui metodi di cattura e addestramento dei falchi, sia sulle tecniche di caccia della selvaggina con l'uso dei falchi addestrati.

Disegno di Federico II, dalla Torre di Capua (tratto da Paul Knötel, Bildatlas der Deutschen Geschichte, Bielefeld und Leipzig, 1895).

La poesia sicilianamodifica | modifica sorgente

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Scuola siciliana.

Contribuì a far nascere la letteratura italiana e in questo senso ebbe importanza fondamentale la Scuola siciliana che ingentilì il volgare siculo con il provenzale, e i cui moduli espressivi e tematiche dominanti furono successivamente ripresi dalla lirica della Scuola toscana. Gli sono inoltre attribuite quattro canzoni. Appassionato della cultura araba, fece tradurre molte opere da quella lingua e fu quasi sempre in ottimi rapporti con gli esponenti di quella cultura al punto da guadagnarsi il soprannome (fra i tanti) di "sultano battezzato".

Nella corte era presente un gruppo di poeti, per lo più funzionari, che scrivevano in volgare meridionale. Nella corte di Federico si costituì una scuola poetica siciliana al quale si deve l'invenzione di una nuova metrica, il sonetto.

Federico è stato individuato come l'autore delle cinque questioni poste ai sapienti del suo tempo, a cui rispose nelle Questioni siciliane il filosofo arabo Ibn Sab'in.[40]

Le arti figurativemodifica | modifica sorgente

Presunto busto di Federico II[41], al Castello di Barletta.

Federico II, essendo un generoso mecenate, ospitò alla sua corte numerosi artisti che ebbero probabilmente modo di spostarsi con lui nei suoi soggiorni in Germania (a più riprese tra il 1212 e il 1226): ci fu infatti un contatto con le novità del gotico tedesco, che proprio in quegli anni produceva opere di rinnovato naturalismo come il Cavaliere di Bamberga del Duomo di Bamberga (ante 1237, alto 267 cm), dove era raffigurato un ritratto dell'Imperatore stesso riprendendo l'iconografia delle statue equestri antiche. Inoltre Federico II invitò nel sud-Italia i cistercensi già nel 1224, i quali diffusero il loro sobrio stile gotico nell'architettura (abbazie laziali di Fossanova e Casamari che probabilmente costituiscono i primi esempi di applicazione italiana dello stile gotico).

Oltre alla ricezione delle novità gotiche, Federico promosse anche attivamente il recupero di modelli classici, sia riusando opere antiche, sia facendone fare di nuove secondo i canoni romani: per esempio le monete auree da lui fatte coniare (gli augustali) presentano il suo ritratto idealizzato di profilo, e numerosi sono i rilievi che ricordano la ritrattistica imperiale romana (al già citato Duomo di Bamberga, alla distrutta Porta di Capua, eccetera). In queste opere si nota una robustezza che ricorda l'arte romana provinciale, una fluente plasticità, come nei realistici panneggi, e gli intenti ritrattistici. Tra i rilievi superstiti della Porta di Capua esiste anche un Busto di imperatore: se si trattasse delle vere fattezze del sovrano saremmo di fronte al primo ritratto pervenutoci dell'arte post-classica, un primato altrimenti stabilito dal Ritratto di Carlo d'Angiò di Arnolfo di Cambio.[42]

La seconda corrente predominante all'epoca di Federico, dopo quella classicista, fu quella naturalistica. Lo stesso Federico II nel De arte venandi cum avibus scriveva come si dovesse rappresentare le cose che esistono così come sono (ea quae sunt sicut sunt), un suggerimento che si può per esempio riscontrare nell'originalissimo capitello attribuito a Bartolomeo da Foggia e conservato al Metropolitan Museum di New York (1229 circa). In questa opera quattro testine spuntano dagli angoli, ma la loro raffigurazione è così realistica (nelle scavature degli zigomi, nelle rughe, nelle imperfezioni fisiche) da sembrare un calco da maschera mortuaria.

I frequenti movimenti di Federico, seguito dalla corte e dagli artisti, permisero la diffusione di uno stile sovraregionale, con opere di sorprendente similarità stilistica anche in aree molto distanti, come testimoniano, per esempio, gli ingressi di alcuni castelli fredericiani: i leoni scolpiti nel settentrionale castello dell'Imperatore di Prato sono identici a quelli di Castel del Monte in Puglia. Nicola Pisano, citato nei documenti più antichi come Nicola de Apulia, probabilmente arrivò in Toscana proprio con Federico II, alla cui corte potrebbe aver trovato la sintesi tra gli stimoli classici e transalpini che caratterizzarono la sua rivoluzione figurativa.

Le architetturemodifica | modifica sorgente

Castel del Monte, in territorio di Andria
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Castel del Monte.

Nei pressi di Andria è presente la costruzione più affascinante voluta dall'imperatore, Castel del Monte, dichiarato Patrimonio dell'Umanità dall'UNESCO. Dal punto di vista architettonico il castello è una sintesi tra le tendenze europee e quelle arabo-musulmane (presentando soluzioni innovative, quali torri sporgenti, feritoie ed elementi anticipatori del gotico)[43].

Porta della Reggia Imperiale a Foggia

A Foggia, aveva fatto costruire un magnifico Palatium, edificato da Bartolomeo da Foggia, su cui vi era un'iscrizione (oggi conservata nel Portale di Federico) che recitava: "Hoc fieri iussit Federicus Cesar ut urbs sit Fogia regalis sede inclita imp(er)ialis" (Ciò comandò Federico Cesare che fosse fatto affinché la città di Foggia divenisse reale e inclita sede imperiale). Federico II considerava la Capitanata un luogo ideale anche per la caccia e perciò fece costruire altre due importantissime dimore a Foggia. La prima, la Domus/Palacium Solatiorum San Laurencii o Pantani, in località Pantano, tra gli attuali quartieri Salice Nuovo, San Lorenzo e Ordona Sud, dove il Guiscardo aveva fatto edificare la chiesa di San Lorenzo in Carmignano, testimonianza visiva, insieme alla Regia Masseria Pantano, della vasta area che occupava la struttura federiciana; essa includeva una residenza signorile, con giardini, vivarium con animali acquatici ed esotici, padiglioni per il solacium. L'altra dimora del grande imperatore svevo era il Palacium dell'Incoronata, nei pressi dell'omonimo Bosco/Santuario: in merito a questo edificio, testimonianza importante della struttura federiciana è la Regia Masseria Giardino, nelle immediate vicinanze della linea ferroviaria Foggia - Potenza; anche questo complesso viene descritto dalle cronache di quel tempo, come tra le dimore più belle e sontuose dello "Stupor Mundi".

Federico aveva però sparso castelli e palazzi imperiali in tutta la regione, amata anche per le possibilità di esercitarvi la caccia, di cui era appassionato: tra questi, il Castello di Lucera, che affidò ai Saraceni deportati dalla Sicilia. Altre fortificazioni importanti, sono sorte con l'edificazione del castello svevo di Trani, caratteristico per la sua cortina sul mare e recentemente restaurato, e il Castello di Barletta, risultato architettonico di una serie di successioni al potere. Altre strutture fortificate sveve sono conservate a Bari, Bisceglie, Manfredonia, Lucera, Gravina di Puglia, Brindisi, Mesagne, Oria, ecc.

Infine va menzionata la Porta di Capua, che doveva esprimere visivamente la maestà imperiale e Castello Ursino a Catania

Antenati e discendentimodifica | modifica sorgente

Albero genealogicomodifica | modifica sorgente

Federico II di Svevia Padre:
Enrico VI di Svevia
Nonno paterno:
Federico Barbarossa
Bisnonno paterno:
Federico II duca di Svevia
Trisnonno paterno:
Federico I di Svevia
Trisnonna paterna:
Agnese di Waiblingen
Bisnonna paterna:
Giuditta di Baviera
Trisnonno paterno:
Enrico IX di Baviera
Trisnonna paterna:
Wulfhild di Sassonia
Nonna paterna:
Beatrice di Borgogna
Bisnonno paterno:
Rinaldo III di Borgogna
Trisnonno paterno:
Stefano I di Mâcon
Trisnonna paterna:
Beatrice di Lorena
Bisnonna paterna:
Agata di Lorena
Trisnonno paterno:
Simone I di Lorena
Trisnonna paterna:
Adelaide di Lovanio
Madre:
Costanza I di Sicilia
Nonno materno:
Ruggero II di Sicilia
Bisnonno materno:
Ruggero I di Sicilia
Trisnonno materno:
Tancredi d'Altavilla
Trisnonna materna:
Muriella di Normandia
Bisnonna materna:
Adelasia del Vasto
Trisnonno materno:
Manfredi Del Vasto
Trisnonna materna:
Agnese di Vermandois
Nonna materna:
Beatrice di Rethel
Bisnonno materno:
Gunther di Rethel
Trisnonno materno:
Eudes di Vitry
Trisnonna materna:
Matilda
Bisnonna materna:
Beatrice di Namur
Trisnonno materno:
Goffredo I conte di Namur
Trisnonna materna:
Ermesinda di Lussemburgo

Le mogli di Federico e i suoi figli legittimi e naturalimodifica | modifica sorgente

Federico e Isabella d'Inghilterra.

Federico ebbe tre mogli e diverse relazioni.

La prima moglie fu Costanza d'Aragona e - come ogni grande regnante - l'unione fu frutto di un preciso progetto diplomatico del tutore imperiale papa Innocenzo III. Costanza, infatti, era già alle seconde nozze ed era di circa dieci anni più anziana del quasi quindicenne Federico.

Spentasi Costanza, Federico, probabilmente adottando la medesima politica e mantenendo l'avallo papale, si unì in matrimonio prima con Jolanda (o Isabella) di Brienne e poi, morta questa, con Isabella d'Inghilterra.

Ma fu Bianca Lancia probabilmente il vero amore dell'imperatore. Di Bianca, appartenente alla famiglia dei Lancia (o Lanza), molto in vista nella corte di Federico, non sono rimaste notizie storiche e la stessa sincerità del sentimento dell'imperatore fu messa spesse volte in discussione da alcuni critici. Comunque è certo che da questa unione, forse tramutata in matrimonio negli ultimi anni di vita, nacque a Venosa Manfredi di Sicilia, il figlio prediletto di Federico.

Matrimoni o unioni Figli
Costanza d'Aragona (1184c. - 1222)
o=o Messina, 15 agosto 1209
  1. Enrico (1211 - 1242)
Adelaide di Urslingen
  1. Enrico o Enzio (c1220 - 1272)
  2. Caterina (?- ?)
Maria di Antiochia
  1. Federico (c1224 - 1256)
Nome sconosciuto
  1. Biancofiore (1226 - 1279)
Richina di Wolfs'oden
  1. Margherita (1227 - 1298)
Isabella di Brienne (1212 - 1228)
o=o Brindisi, 9 novembre 1225
  1. Margherita, morta appena nata (+ 1227)
  2. Corrado (1228 - 1254)
Bianca Lancia o Lanza (1213 - 1246)
o=o prob. 1246
  1. Costanza (Anna) (1230 - 1307) legittimata
  2. Manfredi (1232 - 1266) legittimato
  3. Violante (1233 - 1264) legittimata
Isabella d'Inghilterra (1214 - 1241)
o=o Worms, luglio 1235
  1. Margherita (1237 - 1270)
  2. Enrico Carlo Otto (1238 - 1253)
  3. Federico (1240 - 1286)
  4. figlia (1241 - 1241)
Nome sconosciuto
  1. Selvaggia (+ 1244)
Manna de Castanea
  1. Riccardo (1224/25 - 1249)
Nome sconosciuto
  1. Gherardo
Nome sconosciuto
  1. Federico
Nome sconosciuto
  1. Artensio (1240 - 1243)

Fra mito e leggendamodifica | modifica sorgente

« Qui con più di mille giaccio:

qua dentro è 'l secondo Federico »

(parole di Farinata degli Uberti, posto nel girone degli eretici o degli epicurei, Dante Alighieri, Inf. X 118-119)

La intensa attività politica e militare, l'innovazione portata nella sua legislazione del Regno di Sicilia, l'interesse per scienze e letteratura fecero di Federico un personaggio mitico, talvolta attirando una serie di leggende che in parte resistettero alla sua scomparsa. L'amicizia praticata nei confronti degli arabi (ebbe a lungo una Guardia personale costituita da guerrieri arabi, e lui stesso parlava correntemente tale lingua) unitamente alla lotta contro il papa Gregorio IX, che arrivò perfino a definirlo anticipatore dell'Anticristo, fecero crescere attorno a lui un alone di mistero e di leggende.

I ghibellini vedevano in lui il Reparator Orbis, il sovrano illuminato che avrebbe punito i preti indegni e restaurato la purezza della Chiesa.

La propaganda guelfa invece lo definì come un ateo, autore del libro De tribus impostoribus o un eretico epicureo (Dante stesso lo citò nel girone degli eretici vicino a Farinata degli Uberti), o addirittura come un convertito all'Islam.

Fu forse il suo essere stato definito l'Anticristo (o il suo anticipatore, secondo la tradizione profetica derivata da Gioacchino da Fiore) a dare origine, dopo la sua morte, alla leggenda di una profezia secondo la quale egli sarebbe ritornato dopo mille anni. Federico fu definito l'Anticristo anche in virtù di una leggenda medievale che sosteneva che questo sarebbe nato dall'unione fra una vecchia monaca e un frate: si diceva infatti che il padre Enrico VI in gioventù aveva pensato di intraprendere la vita monastica, mentre Costanza d'Altavilla aveva 40 anni quando partorì Federico e, prima del matrimonio, contratto all'età di 32 anni, sarebbe vissuta in un convento. Tale leggenda si collega anche al personaggio di Fra Pacifico, al secolo Guglielmo Divini, il quale, prima di divenire uno dei più intimi compagni di Francesco d'Assisi, fu cavalier servente di Costanza, alla quale, secondo alcune testi, fu legato da un amore segreto il cui frutto potrebbe essere stato proprio Federico.[44]

Manfredi soffoca il padre, secondo una leggenda accreditata dal Villani.

Naturalmente la sua morte non poteva non dar origine a leggende. Si narra che una volta fu fatta all'Imperatore Federico II una profezia riguardante la sua morte: egli sarebbe deceduto in un paese contenente la parola "fiore". Per questo Federico II evitò di frequentare Florentia (Firenze), ma non sapeva che nell'agro dell'odierna Torremaggiore, si ergeva un borgo di origine bizantina, chiamato appunto Castel Fiorentino; le sue rovine, affioranti da una collina detta dello Sterparone (m. 205), ancora testimoniano la presenza di alcuni locali, di una torre di avvistamento e della Domus (palazzo nobiliare) all'interno della quale morì Federico il 13 dicembre 1250.

La stessa leggenda racconta pure che, secondo la profezia, egli non solo sarebbe morto appunto sub flore, ma anche nei pressi di una porta di ferro. Secondo la tradizione Federico, riavutosi leggermente dal torpore, chiese alle guardie che lo vegliavano dove si trovasse e dove portasse una porta chiusa che stava vedendo dal proprio letto. Quando la guardia gli rispose che si trovava a Castel Fiorentino e che quella porta, murata dall'altra parte, non era che un vecchio portone di ferro, l'imperatore sospirò: «Ecco che è giunta dunque la mia ora», ed entrò in agonia.

Puer Apuliaemodifica | modifica sorgente

Federico fu chiamato ai suoi tempi Puer Apuliae (Fanciullo di Puglia), per la particolare predilezione che ebbe per questa regione (Apulia da intendersi come la Puglia e la Basilicata attuali o piuttosto l'intera Italia Meridionale, quindi il Regno di Sicilia).

Ma il nomignolo Puer Apuliae era nato con un intento spregiativo: gli fu attribuito dagli intellettuali tedeschi durante la lotta per il titolo imperiale con Ottone di Brunswick e potrebbe essere tradotto come ragazzino dell'Italia meridionale, contrapposto al maturo cavaliere dei guelfi.

Hanno detto di luimodifica | modifica sorgente

  • Fra Salimbene de Adam, nella sua Chronica, una delle fonti storiche più interessanti per il secolo XIII, parla anche delle opere da lui scritte, andate tutte perdute.

Tra queste, si segnalano i XII scelera Friderici imperatoris, opera che doveva avere carattere polemico, essendo servita anche come opuscolo di propaganda anti-imperiale, dopo la sconfitta di Vittoria nel 1248. Nella Chronica Federico II è dipinto come uomo avaro, che combatté la Chiesa solo perché voleva impadronirsi dei beni ecclesiastici. E la stessa Chronica è ricca di aneddoti - per lo più negativi - riguardanti episodi della vita di questo imperatore.

  • Dante Alighieri (autore tutt'altro che insensibile alle leggende) nella sua Commedia menziona Federico II ben cinque volte: tre nell'Inferno, una nel Purgatorio e una nel Paradiso:

Inferno

« Qui con più di mille giaccio:
qua dentro è 'l secondo Federico,
e 'l cardinale …. »
(Divina Commedia, Inf. X (eretici ed epicurei) 119-120, Farinata degli Uberti)
« Io son colui che tenni ambo le chiavi
del cor di Federigo, e che le volsi,
serrando e dissertando, sì soavi
……
e l'infiammati infiammar sì Augusto,
che' lieti onor tornaro in tristi lutti. »
(Divina Commedia, Inf. XIII 58-60, 68-69, Pier della Vigne)
« ma dentro tutte piombo e gravi tanto,
che Federico le mettea di paglia. »
(Divina Commedia, Inf. XXIII 65-66)

(Qui Dante riprende una leggenda secondo la quale Federico II sottoponeva a tortura i rei di lesa maestà, coprendoli di piombo e facendoglielo fondere addosso.)

Purgatorio

« In sul paese ch'Adige e Po riga,
solea valore e cortesia trovarsi
prima che Federigo avesse briga: »
(Divina Commedia, Purg. XVI 115-117, Marco Lombardo)

Paradiso

« Quest'è la luce della gran Costanza
che del secondo vento di Soave
generò il terzo e l'ultima possanza. »
(Divina Commedia, Par. III 118-120, Piccarda Donati)

(Qui Dante si riferisce al fatto che Federico fu il terzo e ultimo imperatore svevo.)

Notemodifica | modifica sorgente

  1. ^ Fridericus, Puer Apuliae (PDF), provincia.brindisi.it. URL consultato il 20 dicembre 2010.
  2. ^ Donald S. Detwiler, Germany: A Short History (Southern Illinois University Press, 1999) p. 43
  3. ^ Cronica, Giovanni Villani Book VI e. 1.
  4. ^ Gaetana Marrone, Paolo Puppa e Luca Somigli, eds. Encyclopedia of Italian literary studies (2007) Volume 1 pp. 780–82, also 563, 571, 640, 832–36
  5. ^ Hubert Houben, Federico II. Imperatore, uomo, mito, 2009, Il Mulino, Bologna, ISBN 978-88-15-13338-0 (p. 16)
  6. ^ Ricordano Malispini, in Istoria fiorentina, LXXVI, colloca il parto in un padiglione nel mezzo di una piazza di Palermo. La tradizione del padiglione è anche in Giovanni Villani, Nova Cronica, VI, 16
  7. ^ L'essere nato come nipote in linea diretta di due grandi sovrani quali Federico Barbarossa e Ruggero il Normanno segnò sin dall'inizio il destino di Federico.
  8. ^ "Quando la 'mperatrice Costanza era grossa di Federigo, s'avea sospetto in Cicilia e per tutto il reame di Puglia, che per la sua grande etade potesse esser grossa; per la qual cosa quando venne a partorire fece tendere un padiglione in su la piazza di Palermo e mandò bando che qual donna volesse v'andasse a vederla; e molte ve n'andarono e vidono, e però cessò il sospetto". Giovanni Villani, Nova Cronica, VI, 16
  9. ^ Secondo uno dei massimi studiosi federiciani, il tedesco Norbert Kamp (cfr.: N. Kamp, Federico II di Svevia ecc., op. cit.) la notizia sarebbe dovuta a fonti posteriori, da ritenere poco attendibili; in realtà, come testimoniato sin dal 1195, i genitori si erano orientati verso i nomi di Ruggero o Federico, portati dai celebri nonni del bimbo: prevalse alla fine il nome di casa Hohenstaufen, anche se poi, durante il battesimo, a quello di Federico venne cumulato anche il nome di Ruggero.
  10. ^ Marcovaldo di Annweiler (in tedesco Markwald von Annweiler) non apparteneva alla nobiltà ma alla casta dei funzionari del governo.
  11. ^ Stürner, 1998, p. 109.
  12. ^ Stürner, 1998, p. 106.
  13. ^ "Che Federico II sotto la custodia di G. non si trovasse male risulta indirettamente dalla lettera che il pontefice gli indirizzò, esprimendo la propria gioia per il fatto che crescesse costantemente sia in età sia in sapienza e capacità. Il papa era ben informato sulla situazione a Palermo da Tommaso da Gaeta, giustiziere di corte altamente stimato dalla Curia pontificia, che nell'autunno del 1204 si trovava a Roma come inviato di Guglielmo. Nel settembre 1206 Innocenzo III scrisse di nuovo direttamente a Federico II mostrandosi molto contento del fatto che, avvicinandosi all'età della pubertà, crescesse così bene e ‒ come scriveva il papa ‒, per le sue virtù e la sua sapienza apparisse davanti a Dio e agli uomini molto più maturo di quanto la sua età anagrafica lasciasse presagire." (Federiciana, 2005).
  14. ^ Stürner 1998, p. 79.
  15. ^ Abulafia 1990, p. 87.
  16. ^ Riccardo da San Germano Chronicon,a.D. 1210, pp. 53-54
  17. ^ Salimbene de Adam, Chronicon,a.D. 1209-1210, pp. 86-87.
  18. ^ che, all'epoca aveva circa 30 mila abitanti - come Genova e Verona - mentre la città più popolosa d'Italia era Milano con circa 100 mila abitanti. Fonte: Federico II. Mariateresa Fumagalli Beonio Brocchieri. Editore Laterza, 2004, pag 52
  19. ^ Gioacchino Volpe, Il Medio Evo, Collana Biblioteca storica Laterza, Bari, Laterza, 1999, p. 250. ISBN 88-420-5738-X.
  20. ^ Cardini-Montesano, Storia Medievale, 2006, pag.285.
  21. ^ Sulla cinta muraria del feudo (precisamente sulla Porta Venosina) fece apporre una lapide che glorificava la grandezza della città, anche se anni dopo questa lapide fu sostituita dal principe Giovanni Caracciolo con quella visibile al giorno d'oggi
  22. ^ Cardini-Montesano, Storia Medievale, 2006, pag. 287.
  23. ^ Cardini-Montesano, Storia Medievale, 2006, pag. 286
  24. ^ L'Enciclopedia Italiana Treccani riporta la data del 18 giugno, anche se Norbert Kamp, nel suo importante articolo federiciano citato in bibl., non precisa la data, parlando di giugno 1228.
  25. ^ Andria invece, città natale di suo figlio Corrado, lo accolse, e sopra Porta Sant'Andrea, una delle porte della città, fu scolpita la celebre frase dell'imperatore: « Andria fidelis, nostris affixa medullis; absit, quod Federicus sit tui muneris iners, Andria, vale, felix omnisque gravaminos expers», che in italiano, secondo la traduzione più nota, significa: Andria fedele, legata ai nostri precordi; non capiti che Federico venga meno alla tua custodia. Andria, ti saluto, fortunata e priva di qualunque preoccupazione. La città di Andria fu liberata dal peso gravoso delle tasse e l'Imperatore la ricompensò con la costruzione di Castel del Monte
  26. ^ Fra le famiglie più fedeli al partito ghibellino vanno ricordati gli Ordelaffi, signori di Forlì, città che Federico ricompensò per gli aiuti che ne ebbe con la concessione di notevoli privilegi e concedendo altresì di riportare l'aquila imperiale nello stemma della città.
  27. ^ Partendo dal presupposto che il titolo imperiale tedesco era elettivo, furono diversi, in quei decenni, i principi che gli elettori tedeschi scelsero per il ruolo di Re dei Romani (era il titolo che spettava all'imperatore dopo l'elezione, ma prima di essere incoronato dal papa, quando sarebbe effettivamente divenuto Imperatore del Sacro Romano Impero) e in realtà vi furono due Re dei Romani contrapposti al sovrano svevo, Enrico Raspe e Guglielmo II d'Olanda, ma nessuno dei due arrivò al titolo imperiale durante il regno di Federico, tanto che vennero definiti entrambi anti-re.
  28. ^ Si veda in proposito l'articolo di Norbert Kamp:Raniero Capocci in Dizionario Biografico degli Italiani Treccani http://www.treccani.it/enciclopedia/raniero-capocci_%28Dizionario-Biografico%29/
  29. ^ Sulla data esatta di questa scomunica gli storici sono in disaccordo tra il 20 marzo, domenica delle Palme, indicato dal Kamp, e il 24 marzo, giovedì santo, secondo il Pinzi; lo storico gesuita Hans Wolter sostiene, con una interessante indicazione, che Federico sarebbe stato scomunicato domenica 20 marzo e la scomunica sarebbe stata reiterata dal papa il successivo giovedì 24, durante i riti del giovedì santo. cfr. Hubert Jedin, Storia della Chiesa, 1999, Jaka Book. , Civitas Medievale,vol.V/1, articolo di Hans Wolter S.I.
  30. ^ "Colui che rifiutò la pace e le trattative e solo intese alla discordia, non doveva oltrepassare i confini dell'agosto (augustus) vendicatore: egli che operò a offesa dell'Augusto". (Elogio funebre di papa Gregorio pronunciato da Federico II)
  31. ^ La permanenza nella città maremmana indusse l'imperatore a concedere il riconoscimento imperiale al libero comune di Grosseto
  32. ^ R.E. Lerner, "Federico II mitizzato e ridimensionato post mortem nell'escatologia francescano-gioachimita" in: Idem, Refrigerio dei santi: Gioacchino da Fiore e l'escatologia medievale, Roma: Viella, 1995, pp. 147-167. G.L. Potestà, "Federico III d'Aragona re di Sicilia nelle attese apocalittiche di Dolcino" in: A. Rotondo ed., Studia humanitatis: Saggi in onore di Roberto Osculati, Roma: Viella, 2011, p. 233.
  33. ^ Per eludere la sorveglianza delle truppe imperiali che stazionavano pericolosamente vicino a Viterbo, Innocenzo si recò travestito a Civitavecchia ove si imbarcò su galee genovesi, transitò da Genova, sua patria originaria, e quindi giunse a Lione, città sotto il controllo del re di Francia
  34. ^ I titoli dei due libelli erano Aspidis nova e Iuxta vaticinium Ysaiae e in essi il Capocci si avvaleva di argomentazioni di difficile interpretazione e talora anche false; i libelli ebbero comunque grande successo tra i padri conciliari e contribuirono certo alla deposizione di Federico. V. Norbert Kamp, Raniero Capocci, op. cit.. Da notare come il Kamp, uno dei massimi studiosi federiciani, attribuisca grande importanza alle azioni svolte da Raniero Capocci con autentico odio, sia pure temperato da motivazioni mistiche, nei confronti di Federico: secondo lo studioso tedesco dietro la politica anti-sveva prima di Gregorio IX, poi di Innocenzo IV, vi sarebbe stato quasi sempre il cardinale viterbese.
  35. ^ La deposizione dell'imperatore venne promulgata con una bolla papale e non con una deliberazione conciliare.
  36. ^ Il palazzo bolognese in cui fu imprigionato porta il nome di Palazzo Re Enzo.
  37. ^ Inferno - Canto tredicesimo
  38. ^ Fu tuttavia Federico che inviò all'Università di Bologna e ad altre Università le opere del filosofo arabo Averroè, che lui stesso aveva fatto tradurre.
  39. ^ L'università fredericiana, che non ha mai interrotto la sua attività, è stata intitolata al suo fondatore nel 1987, assumendo la denominazione di Università degli studi di Napoli "Federico II", allorché iniziarono i lavori per l'istituzione della Seconda Università degli studi di Napoli, dallo scorporo della prima facoltà di Medicina e chirurgia della prima, decretata nel 1989 e attuata nel 1991.
  40. ^ http://www.treccani.it/enciclopedia/ibn-sabin_(Federiciana)/
  41. ^ Hubert Houben, Federico II. Imperatore, uomo, mito, 2009, tav. 12 (pp. 96-97) e p. 132
  42. ^ Pierluigi De Vecchi ed Elda Cerchiari, I tempi dell'arte, volume 1, Bompiani, Milano 1999.
  43. ^ Ad Andria si conserva anche Porta Sant'Andrea o Arco di Federico II (XI secolo) sulla quale fu scolpita la celebre frase dell'imperatore: «Andria fidelis, nostri affixa medullis; absit, quod Federicus sit tui muneris iners, Andria, vale, felix omnisque gravaminos expers».
  44. ^ Cesare Catà, Con l’alloro sotto il saio. Ipotesi su Fra Pacifico, Re dei Versi, in “Picenum Seraphicum. Rivista di studi storici e francescani”, n. XXV (2006-2008), pp. 355-395.

Bibliografiamodifica | modifica sorgente

Fonti antichemodifica | modifica sorgente

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Categoria:Fonti storiche sull'età federiciana.

Principali biografie e studi generalimodifica | modifica sorgente

  • (DE) Eduard Winkelmann, Kaiser Friedrich II., Bd 1. Leipzig 1889; Bd. 2. Leipzig 1897
  • (DE) Odilo Engels, Die Staufer, Berlin 1927
  • (DE) Ernst Kantorowicz, Kaiser Friedrich der Zweite, Berlino 1927-1928 e successive edizioni.
    • (IT) Ernst Kantorowicz, Federico II di Svevia, Garzanti, Milano 1939 e successive edizioni dal 1976 col titolo Federico II imperatore
  • (DE) Franz Kampers, Kaiser Friedrich II. Der Wegbereiter der Renaissance, Leipzig 1929
  • (IT) Eucardio Momigliano, Federico II di Svevia, Milano 1933.
  • (FR) Henri de Ziegler, Vie de l'empereur Frédéric II de Hohenstaufen, Paris 1935
  • (EN) Georgina Masson, Frederick II of Hohenstaufen, London 1957, ISBN 88-452-9107-3
    • (IT) Georgina Masson, Federico II di Svevia, Rusconi, Milano 1978 e successive ed.
  • (DE) Stupor Mundi. Zur Geschichte Friedrichs II. von Hohenstaufen, raccolta di scritti a cura di Gunther Wolf, Darmstadt 1966
  • (DE) Bruno Gloger, Kaiser, Gott und Teufel. Friedrich II. von Hohenstaufen in Geschichte und Sage, Berlino 1970
  • (EN) Thomas Curtis Van Cleve, The Emperor Frederick II of Hohenstaufen, Immutator Mundi, Oxford 1972
  • (DE) Eberhard Horst, Friedrich der Staufer. Eine Biographie, Duesseldorf 1975
  • (EN) David Abulafia, Frederick II. A Medieval Emperor, London 1988
  • (DE) Hans Martin Schaller, Kaiser Friedrich II. Verwandler der Welt, Goettingen-Zuerich 1991
  • (DE) Wolfgang Stürner, Friedrich II., 2 voll., Darmstadt 1992-1997
    • (IT) Wolfgang Stürner, Federico II: il potere regio in Sicilia e in Germania, 1194-1220, De Luca ed., Roma 1998
    • (IT) Wolfgang Stürner, Federico II e l'apogeo dell'impero, presentazione di Ortensio Zecchino, Salerno Editrice, Roma 2009
  • (DE) Ernst Wilhelm Wies, Friedrich II von Hohenstaufen: Messias oder Antichrist?, Esslingen 1994
  • (IT) Claudio Rendina, Federico II di Svevia, Lo specchio del mondo, Newton Compton, Roma 1995
  • (DE) Das Staunen der Welt. Das Morgenland und Friedrich II. (1194-1250), a cura di Michael Meinecke, Berlino 1995
  • (DE) Friedrich II. Tagung des Deutschen Historischen Instituts in Rom im Gedenkjahr 1994, a cura di Arnold Esch e Norbert Kamp (Bibliothek des Deutschen Historischen Instituts in Rom; 85), Tübingen 1996.
  • (IT) Hubert Jedin, Storia della Chiesa, 1999, Jaka Book. , Civitas Medievale,vol.V/1, articolo di Hans Wolter S.I.
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  • (IT) Mariateresa Fumagalli Beonio Brocchieri, Federico II: ragione e fortuna, Laterza, Roma-bari 2004. ISBN 88-420-7426-8
  • (IT) Daniele Vessella, Pierluigi De Iulio, Federico II, stupor mundi, Cosenza 2005. ISBN 88-88343-50-4
  • (IT) Mariateresa Fumagalli Beonio Brocchieri, Federico II. Ragione e fortuna, Laterza, Roma-Bari 2006. ISBN 978-88-420-8091-6
  • (DE) Kaiser Friedrich II. (1194–1250). Welt und Kultur des Mittelmeerraums, Catalogo della mostra a cura di Mamoun Fansa e Karen Ermete, Mainz 2008. ISBN 978-3-8053-3886-8.
  • (DE) Knut Görich, Die Staufer, 2ª ed., München 2008, ISBN 978-3-406-53593-2.
  • (DE) Hubert Houben, Kaiser Friedrich II. (1194–1250). Herrscher, Mensch, Mythos, Kohlhammer, Stuttgart 2008. ISBN 978-3-17-018683-5.
  • (DE) Olaf B. Rader, Friedrich II. Der Sizilianer auf dem Kaiserthron. Eine Biographie, Monaco 2010. ISBN 978-3-406-60485-0
  • (IT) Benedetto Ligorio, Federico II. Ebrei castelli e ordini monastici in Puglia nella prima metà del XIII secolo, Artebaria, Taranto 2011 ISBN 978-88-96711-12-5.
  • (IT) Fulvio Delle Donne, Federico II: la condanna della memoria. Metamorfosi di un mito, Viella, Roma 2012 ISBN 978-88-8334-761-0

Sintesi enciclopedichemodifica | modifica sorgente

Studi sullo sviluppo della storiografia federicianamodifica | modifica sorgente

Cultura, diritto e letteratura alla corte di Federico IImodifica | modifica sorgente

Architettura federicianamodifica | modifica sorgente

  • Ferdinando Maurici, Federico 2. e la Sicilia: i castelli dell'imperatore, Catania 1997. ISBN 88-7751-111-7
  • (DE) Alexander Knaak, Prolegomena zu einem Corpuswerk der Architektur Friedrichs II. von Hohenstaufen im Königreich Sizilien 1220–1250, Marburg 2001.

Studi su aspetti particolarimodifica | modifica sorgente

  • Antonino De Stefano, L'idea imperiale di Federico II, Palermo 1927
  • (DE) P. E. Schramm, Kaiser Friedrichs II. Herrschaftszeichen, Goettingen 1955
  • (DE) Kaiser Friedrichs II. in Briefen und Berichten seiner Zeit, a cura di Klaus Heinisch, Darmstadt 1978
  • (DE) Reinhold Zippelius, Kleine deutsche Verfassungsgeschichte, Monaco 1994 (Sulla Confoederatio cum principibus ecclesiasticis)
  • Carlo Fornari, Federico II. Un sogno imperiale svanito a Vittoria, Parma 1998.
  • Ruggiero Rizzi, Federico I e Federico II Hohenstaufen. Genesi di due personalità alla luce della storia, della medicina e della psicologia, Manduria, Barbieri Editore s.r.l., 2009. ISBN 978-88-7533-045-3
  • Marco Brando, "Lo strano caso di Federico II di Svevia. Un mito medievale nella cultura di massa", Palomar, Bari 2008

Voci correlatemodifica | modifica sorgente

Altri progettimodifica | modifica sorgente

Collegamenti esternimodifica | modifica sorgente

Predecessore Sacro Romano Imperatore Successore Armoiries Saint-Empire monocéphale.svg
Ottone IV 1212 - 1250
Re dei Romani fino all'incoronazione nel 1220
Corrado IV
Soltanto Re dei Romani
Predecessore Re di Sicilia Successore Armoiries Manfred de Sicile.svg
Costanza I 1198 - 1250 Corrado IV
Predecessore Re di Gerusalemme Successore Armoiries de Jérusalem.svg
Maria e Giovanni I 1225 - 1234
(con Jolanda)
Corrado IV
Predecessore Duca di Svevia Successore Armoiries Famille Hohenstaufen.svg
Ottone IV 1212 - 1216 Enrico II

Controllo di autorità VIAF: 264271699 LCCN: n80015526 SBN: IT\ICCU\CFIV\081207









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