Filattiera

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Filattiera
comune
Filattiera – Stemma Filattiera – Bandiera
Veduta
Veduta
Dati amministrativi
Stato Italia Italia
Regione Coat of arms of Tuscany.svg Toscana
Provincia Provincia di Massa-Carrara-Stemma.png Massa e Carrara
Sindaco Lino Mori (lista civica Due Adulti e un Bambino) dall'08/06/2009
Territorio
Coordinate 44°20′00″N 9°56′00″E / 44.333333°N 9.933333°E44.333333; 9.933333 (Filattiera)Coordinate: 44°20′00″N 9°56′00″E / 44.333333°N 9.933333°E44.333333; 9.933333 (Filattiera)
Altitudine 213 m s.l.m.
Superficie 48,9 km²
Abitanti 2 368[1] (09-10-2011)
Densità 48,43 ab./km²
Frazioni Caprio, Campodone, Cavallana, Dobbiana, Gigliana, Lusignana, Migliarina, Ponticello, Rocca Sigillina, Scorcetoli, Serravalle, Sorano, Stazione di Scorcetoli, Volpino
Comuni confinanti Bagnone, Corniglio (PR), Mulazzo, Pontremoli, Villafranca in Lunigiana
Altre informazioni
Cod. postale 54023
Prefisso 0187
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 045006
Cod. catastale D590
Targa MS
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Nome abitanti filattieresi
Patrono santo Stefano
Giorno festivo 26 dicembre
Localizzazione
Mappa di localizzazione: Italia
Filattiera
Posizione del comune di Filattiera all'interno della provincia di Massa e Carrara
Posizione del comune di Filattiera all'interno della provincia di Massa e Carrara
Sito istituzionale

Filattiera (Fàltera in dialetto locale[2]) è un comune italiano di 2 400 abitanti[1] della provincia di Massa e Carrara in Toscana. Il comune fa parte del Parco Nazionale dell'Appennino Tosco-Emiliano.

Il nomemodifica | modifica sorgente

Verso l'anno 540, Belisario, generale dell'imperatore d'Oriente Giustiniano, decise di creare sul confine settentrionale di Luni uno sbarramento fortificato della valle, che impedisse ai Goti di scendere verso Roma, dando così probabilmente origine al primo nucleo abitato da cui è nata Filattiera.
Il nome di Filattiera potrebbe infatti derivare dal termine "Filacterion" o "Fulacterion", con il quale i bizantini indicavano le fortificazioni poste a sbarramento dei punti strategici di grande importanza, indicandone così l'origine nel tempo e i caratteri strutturali. A tale proposito si evidenzia come la denominazione di altre località e comuni italiani quali Filettino e Filetto abbia probabilmente la stessa origine Bizantina. Nel 1077, con un privilegio dell'imperatore Arrigo IV, Filattiera, insieme ad altre terre, fu concessa a Ugo e a Folco d'Este. Gli Estensi a loro volta la cedettero qualche anno dopo ai Malaspina e, nel 1221, essa divenne il centro principale dei domini del ramo dello Spino Fiorito. Ma, con il succedersi delle generazioni e delle divisioni ereditarie, il territorio andò frammentandosi eccessivamente fino a divenire politicamente debole e privo di solide basi economiche. Finalmente, nel 1549, il marchese Bernabò Malaspina lo vendette al granduca Cosimo I; da allora Filattiera entrò a far parte dei possedimenti fiorentini del capitanato di Fivizzano, seguendone le sorti.

Geografia fisicamodifica | modifica sorgente

Il territorio del comune di Filattiera si estende per 48,97 km² in zona montagnosa e collinare, sulla riva sinistra del Magra, nell'alta Lunigiana. Originatasi come centro signorile, Filattiera ha raggiunto l'attuale assetto territoriale nel 1865, quando le furono aggiunte le frazioni di Roccasigillina, Cavallana, Lusignana e Gigliana, staccate dal comune di Bagnone. |Panorama=Filattiera, veduta.JPG

Storiamodifica | modifica sorgente

Veduta
La pieve di Sorano

Filattiera capoluogo è il risultato di molti interventi praticati nel tempo da differenti forze che si sono di volta in volta succedute, attraversando la valle di Magra: dai Liguri, dai Romani, dai Bizantini, dai Longobardi e via dicendo sino ai Malaspina. Il rione principale fu presumibilmente fondato, per la sua posizione d'osservazione e di difesa, dai Romani sulla via di collegamento che da Luni conduceva alla valle Padana. Filattiera si presenta con le eleganti forme dello stile Longobardo della Pieve di Sorano sulla strada statale della Cisa, già strada romana utilizzata dai pellegrini in epoca medioevale. Proprio intorno alla pieve sono stati rinvenuti i resti di un antico villaggio romano a testimonianza dell'insediamento. Nel XII secolo Filattiera e i territori che erano stati concessi alla famiglia Malaspina direttamente dall'imperatore Federico Barbarossa, e dopo la divisione del feudo nel 1221, tra Obizzino e Corrado Malaspina, al marchese Obizzino toccarono le dinastie marchionali della sponda sinistra del Magra, denominata dello "spino fiorito". Il feudo di Filattiera visse alterne vicende fino al 1549 quando il marchese Manfredi lo vendette a Cosimo I, granduca di Toscana. Al marchese Obizzino erano toccati quelli alla sinistra del fiume Magra (con l'eccezione di Villafranca che restava a Corrado assieme ai territori di destra) sotto il nuovo stemma dello spino fiorito su campo d'oro. Per capitale del nuovo feudo viene scelto Filattiera, importante borgo fortificato di antica fondazione lungo il tracciato della via Francigena.

Di origine bizantina, il borgo di Filattiera era stato preceduto, nella sua fondazione, dal villaggio sorto nel fondovalle sottostante in epoca imperiale romana, nella zona ove poi era stato fondato - nel VI secolo - l'edificio dell'antichissima pieve di Sorano. Sul colle dove, a partire dal X-XI secolo, si era sviluppato il borgo, all'epoca dei Malaspina, esisteva già una fortificazione, il castello di San Giorgio, eretto in epoca altomedievale, dalle caratteristiche puramente difensive e che non si prestava certo ad essere anche residenza marchionale. Il Malaspina, erede del feudo di Filattiera, pose così mano alla costruzione del nuovo castello, quello che ancora oggi si incontra sul versante nord-occidentale all'ingresso dell'abitato, completamente circondato da mura e trasformato nel tempo sempre più in residenza signorile. Anche il feudo di Filattiera, che raggruppava nei propri territori tutta la Lunigiana orientale, era stato ben presto smembrato tra gli eredi maschi della famiglia Malaspina. Già nel 1275 infatti si formano i feudi di Verrucola e Olivola e, alla metà del XIV secolo, quelli di Treschietto, Castiglione del Terziere, Malgrate e Bagnone. Il dominio malaspiniano su Filattiera termina alla metà del XVI secolo: nel 1549 infatti Manfredi Malaspina, per sottrarsi alla conquista da parte della Spagna, cede il feudo a Firenze con un atto che tuttavia, per l'opposizione imperiale, sarà riconosciuto solo nel 1614 all'epoca di Cosimo II de' Medici che lascia numerosi privilegi al figlio di Manfredi, Bernabò. La famiglia Malaspina di Filattiera si estingue alla fine del XVIII secolo, quando nel 1784 Giulio Filippo Barbolani di Montauto, VIII Marchese di Montevitozzo, sposò Vittoria Luisa Malaspina figlia unica ed erede di Giovanni Manfredi Marchese di Filattiera, di Torrerossa e del Sacro Romano Impero.

Il castello di Filattiera è la testimonianza indiretta del dominio bizantino in Lunigiana; dell'antico castello non rimangono che poche tracce. L'edificio visibile nella foto in alto è stato ristrutturato nel XV secolo. Oggi il castello, restaurato, è di proprietà della famiglia di Cesare Buglia. La pieve è millenaria e conserva al suo interno un idolo precristiano. Più in alto nella cappella castrense di San Giorgio, si trova un prezioso documento, la Lapide di Leodegar che narra di un religioso che qui spezzò idoli pagani, fondò chiese e convertì popolazioni. Da visitare anche Caprio e Ponticello con le torri medioevali.

La torre di San Giorgio

Il feudo dei Malaspina di Filattiera, si diversifica dagli altri, perché è il risultato di precedenti domini: romano, bizantino, longobardo, che nel tempo si sono succeduti ed hanno prodotto forme diverse di guerriglia e di difesa che hanno dovuto, per forza maggiore, far cambiare anche le strutture difensive dei vari castelli. Così succede ad un maniero che da epoche remote rimane sempre nello stesso posto: deve obbligatoriamente adeguarsi alle mutate necessità dell'arte bellica, dell'alloggio, delle mode del tempo, dei piaceri dei residenti, ecc.; ogni rinnovazione distrugge la realtà precedente. A Filattiera invece, e specialmente nella valle del Caprio, i siti di difesa sono stati più volte cambiati nell'arco di un millennio, con il risultato che i ruderi sono ancora accessibili e visibili, ed sono ancora quelli delle antiche infrastrutture, tali come sono state concepite all'epoca, senza aver subito trasformazioni. Il grave inconveniente è che gli antichi capisaldi o fortezze nel tempo sono state oggetto di raccolta di materiali impiegati in altre opere, e quello che oggi rimane non sono che ruderi invasi dalla vegetazione, o semplici affossamenti o valloni.
In quel di Filattiera si possono distinguere due tipi di protezioni strategiche: una, quella bassa del borgo principale, sorge su uno sperone preappenninico, in posizione elevata, molto vicina alla pianura, nella quale scorre il fiume Magra; l'altra invece è nella valle stessa del torrente Caprio, affluente del Magra. La prima protezione era a tutela della viabilità che, seguendo il corso del Magra, metteva in comunicazione il piacentino e il parmense col genovese e, infine, Roma: è il tracciato della via Francigena. Di questo gruppo sono tutt'oggi visibili i castelli d'epoche diverse, che si sono succeduti e che si trovano a breve distanza l'uno dall'altro: il Castelvecchio, il Castello di San Giorgio e il Castello del borgo di Filattiera. Nell'alta valle del Caprio, a quota 800 m s.l.m., a controllo e difesa della strada che portava nel parmense, la via del sale, si incontrano i ruderi di Monte Castello, insediamento del VII secolo.

Nella parte bassa del piano di Filattiera sono ancora conservate e visibili significative emergenze antiche, in particolari mulini e fattorie Malaspina composte da edifici in pietra con volte generalmente a botte, che datano attorno al XVI e XVII secolo. Vennero realizzati dai Malaspina di Filattiera e oggi portano il nome delle facoltose famiglie locali che successivamente hanno acquistato dette proprietà. Si ricordano ad esempio nel piano di Filattiera il "Mulino Giuliani", il "Mulino Zampetti", il "Podere Ferrari" in località Dorbola, ecc.

Nella zona pianeggiante di Caprio e di Ponticello sono inoltre visibili diverse case-torri, caratteristiche abitazioni fortificate, tipicamente usate nei siti agricoli di fondovalle e la cui genesi e significato sono ampiamente descritti dallo storico della Lunigiana Pietro Ferrari (generale) in alcune delle sue principali opere.

Una famiglia longobardo/bizantina di Filattieramodifica | modifica sorgente

Originaria di Filattiera è la famiglia Leuchi, probabilmente una delle più antiche famiglie italiane di cui può essere storicamente accertata l'origine, che si può far risalire quasi sicuramente all'epoca dell'invasione dei Longobardi e della successiva dominazione Bizantina.

Secondo lo storico Pietro Ferrari (generale) la prima famiglia Leuchi stabilitasi in Lunigiana fu quella di un soldato della Pannonia che si stabilì a Filattiera nel periodo delle invasioni longobarde d'Italia, come anche riportato nella Historia Langobardorum di Paolo Diacono. Il cognome Leuchi sembrerebbe derivare dal colore dei capelli (leukos in greco significa bianco) e probabilmente era il nome grecizzato dato a una famiglia di origine longobarda i cui appartenenti erano talmente biondi da essere definiti in greco, che era la lingua dei dominatori bizantini della zona, "leukis" ovvero "i bianchi". I discendenti Leuchi di Filattiera sono tuttora prevalentemente biondi.

In epoca feudale si ricorda una notaro Matheus Leuchi che rogò un atto dei Marchesi Malaspina del ramo Lunigianese e successivamente furono Vessilliferi sempre di tali marchesi.

Le famiglie "Leuchi" che vivono nella zona di Como, in Francia e in California sono tutte derivate dal ceppo originario di Filattiera.

Monumenti e luoghi d'interessemodifica | modifica sorgente

Il castello Malaspina
Portale dell'Ospitale di San Jacopo

Scavi nella zona hanno portato alla luce un insediamento romano tardoimperiale; il toponimo Filattiera sembra avere la sua origine nel termine greco "fulacterion", ovvero luogo fortificato, infatti il paese fu fortificazione bizantina, assieme a Filetto e, secondo alcuni, a Mulazzo, durante la guerra bizantino-longobarda. Sotto i Malaspina sorse, sulla collina di San Giorgio, un castello protetto da mura e dotato di torre centrale a protezione della via Francigena, a fianco del quale venne edificata la chiesa dedicata al canto omonimo, risalente al XII secolo. Il "castello" di San Giorgio, conserva solo un'unica torre in pietra (oggi campanile), posta all'estremità sud-occidentale del borgo murato.

Nella seconda metà del XIV secolo i Malaspina proposero la costruzione di un altro castello, che si trova all'ingresso del borgo: è circondato da un vasto giardino, un tempo circondato a sua volta da un fossato e da mura: l'interno del castello presenta tre saloni di grandi dimensioni, tra i quali quello superiore è coperto da cassettoni in legno ed usato come salone di rappresentanza; nel salone a piano terra vi è un pilastro centrale che sorregge quattro volte a crociera.

All'interno del borgo si conserva l'edificio dell'antico Ospitale di San Giacomo di Altopascio, indicato da una croce templare rifatta sull'originale e da un bel marmo che mostra un San Jacopo dinamico in veste medioevale da pellegrino.

Si può vedere nel Borgo Santa Maria una casa malaspiniana risalente al XV secolo originariamente adibita a bottega e casa di abitazione, la casa natale di Pietro Ferrari (generale) come ricordato dalla lapide apposta sulla facciata, la bella casa "Giuliani", la chiesa di Santa Maria, annessa alla quale si trova una torre circolare dotata di orologio. Lungo la strada statale della Cisa all'altezza dell'incrocio per Filattiera vi è il Percorso Natura, un percorso di 3 km attrezzato con semplici attrezzi ginnici e cartelli illustranti gli esercizi da svolgere nel corso della passeggiata o della corsa al fine di "mantenersi in forma".

La Pieve di Santo Stefano a Sorano sita sul percorso dell'antica via Francigena. Risalente alla fine del X secolo, fu costruita secondo lo stile romanico su schema basilicale a 3 navate, divise da robusti pilastri circolari con capitelli monolitici appena sbozzati, e tre absidi; la grande abside centrale è affiancata dalle due minori che mostrano, ben visibili all'esterno, evidenti segni dell'aggiunta in epoche successive al corpo originario della pieve; sul lato sinistro è presente la possente torre a base quadrata e un campanile a vela. Al suo interno è stata trovata anche una statua stele utilizzata come roccia per la costruzione delle mura, ancora visibile all'interno della pieve. Essa è stata restaurata e dotata di pannelli indicanti la sua storia.

Societàmodifica | modifica sorgente

Evoluzione demograficamodifica | modifica sorgente

Abitanti censiti[3]

Istituzioni, enti e associazionimodifica | modifica sorgente

La stazione di Filattiera
  • Pro Loco Filattiera
  • Amatori Calcio Filattiera
  • Banda Musicale Filattierese
  • Associazione Culturale Kuaikò
  • Gruppo Donatori Sangue FRATRES

Manifestazionimodifica | modifica sorgente

La festa della Fame e della Sete si svolge nel borgo di Filattiera. Apre tradizionalmente le feste paesane di tutta l'alta Lunigiana e nel corso degli anni si è notevolmente ingrandita. La Pro Loco organizza la manifestazione nell'ultimo weekend del mese di giugno all'interno delle mura del centro storico Filattierese. Nella piazza accanto al castello e nel borgo di mezzo è possibile gustare tipici piatti lunigianesi e non tra cui: testaroli, grigliate miste, tagliate, salsicce, spiedini, focaccette e la famosa spalla cotta filattierese. Le cantine usate come ricoveri attrezzi vengono sgomberate per dar posto ai vari punti ristoro di un festival del gusto accompagnato da buon vino della zona. Ma è il dopocena che ha conquistato negli anni i visitatori: ballo liscio in piazza, karaoke in fondo al borgo, concerti live nella suggestiva piazzetta di San Giorgio e la mitica Bodeguita, posta nel profondo del fondo del borgo, insieme alla padeletteria, bruschetteria, sangria.. La manifestazione nacque nel 1998 sulle ceneri della festa del "Porco" organizzata dalla Banda Musicale Filattierese, quando un gruppo di giovani si ritrovò ad organizzare una cena tra amici con libero invito. Il companatico e le bevande a disposizione vennero però presto a mancare e i più anziani nominarono così goliardicamente la festa come quella della "Fame e della Sete".

Sulle ceneri del vecchio premio di pittura “S.Giorgio – M. Cavazzini” la Pro Loco e l'associazione culturale Kuaikò organizzano la manifestazione culturale rivolta alla pittura: in una sola giornata i vari artisti provenienti da regioni limitrofe ritraggono, con tecniche di loro piacimento, gli scorci più suggestivi del centro storico filattierese. L'estemporanea di pittura intitolata “Scorci di Filattiera” mette a disposizione alle prime tre opere selezionate da una giuria di esperti, un premio in denaro.

Dal volere di alcuni appassionati delle due ruote si è dato inizio dal 2010 al "Motoraduno Alta Lunigiana" che già dalla prima edizione ha riscontrato un grande successo con l'arrivo di Bikers da tutta Italia, aperto a tutti i tipi di moto, sotto la collaborazione del F.M. I. (Federazione Motociclistica Italiana) la Pro Loco Filattiera e la Lokomotiv Cantiere sono riuscite a dar vita presso le strutture in località La Selva ad un vero e proprio circolo motociclistico che tutti gli anni vede un numero di iscritti sempre maggiore. Distribuito in tre giornate che occupano un fine settimana con il clou della manifestazione nella giornata di sabato e nella mattina di domenica dove il serpentone di moto è accompagnato ad un tour per le vie di tutta la Lunigiana.

Nella sera del 16 gennaio a Filattiera si celebra la festa di S. Antonio Abate. Come oramai da tradizione alle ore 18,00 dopo la funzione religiosa e la processione del Santo con il tocco della prima campana si procede con l'accensione dei falò disposti nelle varie località comunali (Centro Storico, Dorbola e Volpino) che fanno a gara per realizzare la fiamma più alta. Nel centro storico, alla "Porta", accanto al castello malaspianiano all'ingresso del borgo, i filattieresi si riuniscono per festeggiare goliardicamente il santo, tutti intorno al fuoco a cuocere salsicce e costine con canti e balli in compagnia di buon vino. Il 17 gennaio la liturgia cristiana ricorda il santo vissuto ad Alessandria d’Egitto, conosciuto sia come taumaturgo che come protettore degli animali. L’iconografia tradizionale ce lo rappresenta con due elementi inscindibili: il fuoco e un maiale. Nelle allegorie del passato il diavolo veniva spesso incarnato nel porco simbolo d’impurità, e l’iconografia popolare, dove il Santo trascinava un maialino con una campanella al collo finì per farlo identificare come il protettore degli animali domestici. S. Antonio fu presto invocato in Occidente anche come patrono dei macellai e salumai, dei contadini e degli allevatori che ogni anno si ritrovano per la benedizione degli animali. Secondo una leggenda la notte del 16 gennaio gli animali acquisiscono la facoltà di parlare. Durante questo evento i contadini si tenevano lontani dalle stalle, perché udire gli animali conversare era segno di cattivo auspicio. Tutt'oggi i contadini prendono un tizzone ardente e lo pongono nelle stalle a protezione del bestiame. S. Antonio era invocato anche quale patrono del focolare, e il suo intervento era richiesto contro quegli herpes dolorosissimi, chiamati tuttora fuoco di Sant’Antonio. Nel medioevo si usava spalmare sulle parti del corpo interessate dall’herpes zoster un impasto fatto col lardo di maiale.

Geografia antropicamodifica | modifica sorgente

Campodone frazione di Filattiera

Frazionimodifica | modifica sorgente

Le frazioni del comune di Filattiera sono: Caprio, Campodone, Cavallana, Dobbiana, Gigliana, Lusignana, Migliarina, Ponticello, Rocca Sigillina, Scorcetoli[4], Serravalle, Sorano, Stazione di Scorcetoli, Volpino.

Persone legate a Filattieramodifica | modifica sorgente

Amministrazionemodifica | modifica sorgente

Notemodifica | modifica sorgente

  1. ^ a b dato ISTAT - Popolazione residente al 9 ottobre 2011.
  2. ^ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Milano, GARZANTI, 1996, p. 273.
  3. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  4. ^ Secondo uno studio recente (E. Carpitelli, Note su alcuni continuatori italo-romanzi del lat. altus nel lessico agricolo, in Quaderni del Dipartimento di Linguistica dell'Università di Firenze, 12, Firenze 2002, p. 83) l'etimo di Scorcetoli va ricondotto all'unione di quercetulu con scortea (quercia da sughero), oppure a ex quercetulu. Cfr. anche G. Petracco Sicardi, “Nota sui toponimi lunigianesi Castagnetoli, Ceretoli, Scorcetoli e Terceretoli”, in Archivio per le Province Parmensi, XXIV, 1972, pp. 61-68.

Altri progettimodifica | modifica sorgente

Toscana Portale Toscana: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di Toscana







Creative Commons License