Gianicolo

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Coordinate: 41°53′30″N 12°27′40″E / 41.891667°N 12.461111°E41.891667; 12.461111

Panorama completo di Roma dal Gianicolo

Il Gianicolo è un colle romano, prospiciente la riva destra del Tevere e la cui altezza massima è 88 metri. Non fa parte del novero dei sette colli tradizionali. La pendice orientale digrada verso il fiume e alla base si trova il rione storico di Trastevere, mentre quella occidentale, meno ripida, costituisce la parte più vecchia del moderno quartiere di Monteverde.

Nell'antichitàmodifica | modifica sorgente

Il nome del colle secondo la tradizione deriverebbe dal dio Giano che vi avrebbe fondato un centro abitato conosciuto con il nome di Ianiculum. Nella realtà in relazione a tale divinità sul Gianicolo esisteva solo un sacello dedicato al figlio Fons o Fontus.

Era invece presente un piccolo centro abitato (Pagus Ianiculensis) situato ai piedi del colle nella zona di Trastevere oggi corrispondente a piazza Mastai.

Situato sulla riva destra del Tevere, in territorio originariamente etrusco, il colle sarebbe stato occupato e annesso a Roma da Anco Marzio che l'avrebbe fortificato e collegato alla città[1] tramite il Ponte Sublicio sul quale doveva passare l'antica strada che attraversava il colle proveniente dall'Etruria, che in seguito diventò la Via Aurelia.

Nel 477 a.C. i Veienti, dopo aver sconfitto i Fabii nella battaglia del Cremera[2] e l'esercito romano, condotto dal console Tito Menenio Agrippa Lanato[3], stabilirono un fortilizio sul Gianicolo, da dove partivano per razziare la campagna romana[4]. Il colle fu riconquistato l'anno successivo dai romani (476 a.C.), a seguito della battaglia combattuta e vinta contro i Veienti[5].

Rimasto escluso dalle antiche mura serviane, il Gianicolo venne parzialmente incluso nelle mura aureliane.

Un'area del Gianicolo era coperta di boschi sacri dedicati, con un tempio, all'antica divinità Furrina.

Un'altra area cultuale, più tarda, è il santuario isiaco sulla pendice orientale, oggi via Dandolo: il sito è pittoresco, ma poco curato e spesso chiuso; i relativi reperti sono attualmente esposti nella collezione egizia di Palazzo Altemps.

Il Gianicolo garibaldinomodifica | modifica sorgente

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Statue e monumenti dei patrioti sul Gianicolo.

Nel XVII secolo il colle fu incluso nelle mura di Urbano VIII, chiamate appunto anche mura gianicolensi.

L'urbanizzazione del colle del Gianicolo consisteva fino a tutto l'Ottocento di ville con grandi parchi come la villa Doria-Pamphili e la villa Corsini, dei loro casali e di chiese con conventi e terreni come la Basilica di San Pancrazio o San Pietro in Montorio o il Convento di Sant'Onofrio.

Teatro nel 1849 dell'eroica difesa della breve Repubblica Romana contro i francesi chiamati da Pio IX a riprendergli Roma, il Gianicolo divenne dopo l'Unità d'Italia un grande parco pubblico e una sorta di memoriale del Risorgimento: già nel 1879, sul piazzale di San Pietro in Montorio fu costruito un "Monumento ai caduti per la causa di Roma Italiana" oggi scomparso. Nel punto più alto del colle furono successivamente poste le statue equestri di Garibaldi (opera di Emilio Gallori inaugurata nel 1895) e di Anita (opera di Mario Rutelli del 1932 in collaborazione con l'allievo Silvestre Cuffaro; nel piedistallo furono poste anche le ceneri di lei). Nel declivio sotto il Fontanone di Paolo V e lungo la via del Gianicolo che scende verso San Pietro fu collocata una miriade di mezzibusti marmorei, ritratti di illustri garibaldini, dai Mille ai combattenti che con lui avevano resistito per settimane alle truppe francesi di gran lunga più numerose e meglio armate.

L'iniziale monumento ai caduti fu poi spostato e ricostruito nel 1941 da Giovanni Jacobucci poco più in là, al sommo di via Garibaldi, includendovi l'ossario dei caduti della Repubblica Romana del 1849, nel quale fu spostata anche la tomba di Goffredo Mameli.

Il cannone del Gianicolomodifica | modifica sorgente

Sequenza fotografica dello sparo del cannone del Gianicolo
Cannone del Gianicolo 2007 CIMG1160.JPG
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In cima al colle (praticamente sotto la statua di Garibaldi) è posto dal 24 gennaio 1904 un cannone che spara, a salve, a mezzogiorno in punto. Lo sparo, nei rari giorni in cui la città è meno rumorosa (particolarmente la domenica, o d'agosto), si può sentire fino all'Esquilino.

La cannonata a salve di mezzogiorno fu introdotta da Pio IX nel 1847, per dare uno standard alle campane delle chiese di Roma, in modo che non suonassero ognuna il mezzogiorno del proprio sagrestano[6]. Il cannone era allora in Castel Sant'Angelo, da dove venne spostato nel 1903 a Monte Mario, per qualche mese, per essere poi posizionato al Gianicolo dove ancora sta.

L'uso non fu interrotto dall'Unità d'Italia, ma dalla guerra sì. Fu ripristinato il 21 aprile 1959, in occasione del 2712º anniversario della fondazione di Roma.

Attualmente il cannone è un 105/22 Mod. 14/61, servito da personale dell'Esercito Italiano.

Galleria immaginimodifica | modifica sorgente

Notemodifica | modifica sorgente

  1. ^ Eutropio, Breviarium ab Urbe condita, I, 5.
  2. ^ Dionigi di Alicarnasso, Antichità romane, IX, 18-22.
  3. ^ Dionigi di Alicarnasso, Antichità romane, IX, 23.
  4. ^ Dionigi di Alicarnasso, Antichità romane, IX, 24.
  5. ^ Dionigi di Alicarnasso, Antichità romane, IX, 26.
  6. ^ Così ne dava notizia il "Diario di Roma" del 30 novembre 1847: «A maggior comodo del pubblico, affine di ovviare al disordine che può non di rado arrecare il diverso andamento di tanti orologi in questa Capitale, per ordine superiore cominciando da domani un colpo di cannone tirato dal forte S. Angelo annunzierà ogni dì alla popolazione il vero istante e preciso del mezzogiorno, quale a punto dovrebb'essere in pari tempo indicato da tutti gli orologi ben regolati della città». Citato in Willy Pocino, Dizionario di curiosità romane, Roma 2009, p. 56.

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