Gradisca d'Isonzo

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Gradisca d'Isonzo
comune
Gradisca d'Isonzo – Stemma Gradisca d'Isonzo – Bandiera
Via Ciotti con palazzo Torriani (sede del municipio) sul lato sinistro ed in fondo la chiesa della Beata Vergine dell'Addolorata
Via Ciotti con palazzo Torriani (sede del municipio) sul lato sinistro ed in fondo la chiesa della Beata Vergine dell'Addolorata
Dati amministrativi
Stato Italia Italia
Regione Friuli-Venezia Giulia-Stemma.png Friuli-Venezia Giulia
Provincia Provincia di Gorizia-Stemma.png Gorizia
Sindaco Franco Tommasini (Lista civica di centrosinistra) dall'8-6-2009
Territorio
Coordinate 45°53′00″N 13°30′00″E / 45.883333°N 13.5°E45.883333; 13.5 (Gradisca d'Isonzo)Coordinate: 45°53′00″N 13°30′00″E / 45.883333°N 13.5°E45.883333; 13.5 (Gradisca d'Isonzo)
Altitudine 32 m s.l.m.
Superficie 10,8 km²
Abitanti 6 580[1] (31-12-2011)
Densità 609,26 ab./km²
Frazioni nessuna
Comuni confinanti Farra d'Isonzo, Fogliano Redipuglia, Mariano del Friuli, Moraro, Romans d'Isonzo, Sagrado, Villesse
Altre informazioni
Lingue italiano, friulano
Cod. postale 34072
Prefisso 0481
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 031008
Cod. catastale E124
Targa GO
Cl. sismica zona 3 (sismicità bassa)
Nome abitanti gradiscani
Patrono san Pietro e san Paolo
Giorno festivo 29 giugno
Localizzazione
Mappa di localizzazione: Italia
Gradisca d'Isonzo
Posizione del comune di Gradisca d'Isonzo nella provincia di Gorizia
Posizione del comune di Gradisca d'Isonzo nella provincia di Gorizia
Sito istituzionale

Gradisca d'Isonzo (Gardiscje in friulano standard, Gardiscja in friulano goriziano[2], Gradišče ob Soči in sloveno), è un comune italiano di 6.580 abitanti della provincia di Gorizia in Friuli-Venezia Giulia. Il comune si fregia del titolo di città, concesso il 14 luglio 1936[3].

Geografiamodifica | modifica sorgente

Si trova sulla riva destra del fiume Isonzo, a dodici chilometri dal capoluogo provinciale, Gorizia.

Storiamodifica | modifica sorgente

Le origini del nomemodifica | modifica sorgente

Il toponimo di Gradisca, comune nella regione, ha origini slave: gradišče ("luogo fortificato") e per estensione, poi, mutato col significato di paese, forte o castello. All'epoca della fondazione della fortezza si sarebbe voluto chiamarla Emopoli, in onore di Emo, capitano della repubblica di Venezia, ma ciò non avvenne.

Dalle origini al '700modifica | modifica sorgente

Blasone della Contea di Gradisca

Fin dai tempi antichi, il fiume Isonzo costituiva una efficace barriera difensiva. La zona di Gradisca, in particolare, si trovava in una posizione militare ed economica ideale. Probabilmente abitato già in periodo romano, l'attuale territorio di Gradisca è stato, durante il periodo longobardo, luogo di frequenti e violente incursioni da parte degli ungari.

Il primo documento, ancora oggi conservato, che parla dell'abitato, risale al 1176 e descrive Gradisca come un villaggio agricolo di sette famiglie, alcune di origine slava, altre latine, sottoposte alla giurisdizione del Patriarca di Aquileia. La storia tace per i successivi trecento anni, nei quali il luogo resta un centro agricolo politicamente insignificante, appartenente al feudo di Farra d'Isonzo.

Solo nel 1420, quando la Repubblica di Venezia annette il Patriarcato di Aquileia e di conseguenza anche Gradisca nel 1473, la città assume maggiore rilevanza.

La città è parte dello stato veneziano di terraferma dal 1479 al 1511, periodo in cui viene consolidata attraverso una rifondazione della stessa, ora infatti concepita come un baluardo di difesa della Serenissima (e della cristianità) contro i Turchi.

Sfruttando la difesa naturale fornita dal fiume Isonzo, Venezia cerca di opporsi alle incursioni turche realizzando una linea fortificata da Mainizza a Fogliano, con Gradisca come punto di forza. Tra il 1476 e il 1498 viene infatti costruita, sulla riva destra dell'Isonzo, una imponente fortezza difensiva. L'intera città viene racchiusa in una possente cinta muraria alta quasi venti metri, mentre, all'esterno delle mura, le acque del fiume vennero deviate e convogliate in un ampio fossato difensivo, mentre la cinta muraria viene rafforzata da sette torri fortificate.

Nell'arco di pochi anni, il borgo agricolo acquisisce così importanza tale che, nel 1500, Leonardo da Vinci viene inviato a Gradisca su incarico del Senato veneto, per mettere a punto nuove armi e sistemi di difesa dell'avamposto.

Del periodo veneto attualmente si conservano gran parte delle mura, sei torrioni, la porta Nuova, oltre a numerosi edifici medioevali, tra cui la chiesa della Beata Vergine dell'Addolorata e la casa dei Provveditori veneti (dal 1965 sede della celebre enoteca "La Serenissima", prima enoteca regionale pubblica italiana).

Nel 1511, durante la guerra della Lega di Cambrai, le truppe dell'arciduca d'Austria Massimiliano I d'Asburgo assediano e infine conquistano la città: che diventa da questo momento un capitanato imperiale.

La città acquista notevole importanza militare durante il capitanato di Niccolò della Torre, che fa aggiungere nuove fortificazioni. Contemporaneamente si ha un notevole aumento della popolazione e la città acquista un'autonomia sempre maggiore.

Cinta muraria esterna

Dal 1615 al 1617 Venezia tenta inutilmente di riprendere il controllo del territorio, dando inizio alla Guerra di Gradisca. Dopo aver resistito per due anni agli attacchi veneziani, al termine della guerra la città diventa capitale della nuova Contea di Gradisca, in seguito venduta da Ferdinando III, per far fronte alle spese della Guerra dei Trent'anni, al principe Giovanni Antonio di Eggenberg.

Questo è senz'altro il periodo più fiorente per la città, che, da fortezza militare, subisce una progressiva trasformazione in città residenziale nobiliare. L'abitato si arricchisce di nuovi palazzi, molti dei quali presenti ancora oggi, tra cui l'imponente palazzo Torriani (attuale municipio), antica residenza della nobile famiglia dei Della Torre, cui appartennero alcuni tra i più importanti capitani della città. Di notevole rilievo anche alcuni edifici pubblici dell'epoca, il palazzo del monte di pietà e la loggia dei mercanti (ora sede del lapidario civico) e alcune residenze nobiliari come il palazzo De Comelli-Stuckenfeld e quello De Fin Patuna. Dello stesso periodo è il duomo barocco dei ss. Pietro e Paolo (costruito su una chiesa preesistente, di probabile origine longobarda), all'interno del quale è possibile ammirare la tomba monumentale in cui è sepolto Niccolò II della Torre, primo capitano della città, oltre agli altari del XVIII secolo e ad alcuni affreschi dello stesso periodo.

Dal 1647 al 1717, le cinquantadue località comprese nella contea di Gradisca assumono i caratteri di uno piccolo stato autonomo, amministrato da uomini di valore come Francesco Ulderico della Torre (discendente dalla famiglia dei Torriani, signori di Milano), che garantiscono alla città una fiorente economia e una notevole indipendenza dal potere imperiale anche in materia legislativa, monetaria e di misure.

Nel 1717, con l'estinzione della linea maschile del casato degli Eggenberg, la contea tornò ad essere asburgica.

Nel 1754, sotto il governo di Maria Teresa d'Austria, la città ed il suo territorio vengono fusi alla Contea di Gorizia, a formare una nuova entità statale: la Principesca Contea di Gorizia e Gradisca, mantenendo tuttavia una notevole influenza culturale ed economica, diventando, nonostante la sua subordinazione politica a Gorizia, sede vescovile nel 1788.

Dall'800 ad oggimodifica | modifica sorgente

La stabilità delle contee è turbata dall'arrivo di Napoleone, che le conquista nel 1797, restituendole in un primo tempo all'Austria, per poi riconquistarle nuovamente nel 1806, quando la città diviene capoluogo di viceprefettura del dipartimento di Passariano. Ripresa dagli austriaci dopo la caduta dell'imperatore francese, la città, ormai priva di ogni importanza militare, acquista invece un notevole rilievo turistico come città di villeggiatura nel corso della seconda metà dell'Ottocento; mentre il castello viene, per un periodo, utilizzato come penitenziario (ospitando molti esponenti del risorgimento).

Nel 1855, il feldmaresciallo Radetzky, governatore del Lombardo-Veneto, consente l'abbattimento di parte delle mura della fortezza, accogliendo una richiesta dei cittadini, per dare alla città maggior respiro: nel 1863 viene così creata la "Spianata", un pregevole luogo di ritrovo, che dall'inizio del XX secolo si arricchirà di splendidi caffè e locali alla moda.

Nel 1914 scoppia la Prima guerra mondiale: i gradiscani vi partecipano sotto l'uniforme austro-ungarica, principalmente sul fronte orientale, molti invece disertano e fuggono verso l'Italia, per sfuggire l'arruolamento o per motivi ideologici e nazionali. Durante la ritirata di Caporetto la città viene data alle fiamme subendo gravi danni. Al termine della guerra, il 6 gennaio 1921, la città viene annessa all'Italia. Tra gli edifici più recenti, l'imponente teatro comunale, realizzato a partire da scuderie settecentesche, che si affaccia su piazza Unità d'Italia, all'ingresso del centro storico.

Nel maggio del 1945, al termine del secondo conflitto mondiale, la comunità gradiscana teme l'annessione alla Jugoslavia di Tito, ma la sovranità italiana sul territorio rimane.

Da alcuni anni Gradisca è anche nota per la prestigiosa galleria d'arte regionale "Luigi Spazzapan" (nel palazzo Torriani), che, oltre ad ospitare numerose opere dell' artista, è solita organizzare mostre ed eventi artistici di notevole interesse.

In tempi recenti, la realizzazione del CIE alla periferia della città ha provocato attriti tra i cittadini e l'amministrazione pubblica, oltre a numerose polemiche sulla presunta malagestione del centro.

Simbolimodifica | modifica sorgente

Lo stemma del comune di Gradisca d'Isonzo è costituito da uno scudo di colore oro nella metà parte alta di colore giallo ed azzurro nella metà parte bassa con il simbolo della croce latina di color argento che sovrasta la mezza luna, sormontato da una corona a forma di cinta muraria a nove torri.
Il comune fa uso, nelle cerimonie ufficiali, del gonfalone. Esso è costituito da un drappo nella metà parte alta di colore giallo e nella metà parte bassa di colore azzurro, raffigurante nel centro lo stemma, sopra il quale compaiono le parole: "Città di Gradisca d'Isonzo", circondato a sinistra da un ramo di alloro ed a destra da un ramo di quercia uniti da un nastro tricolore[4].

La comunità ebraicamodifica | modifica sorgente

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Comunità ebraica di Gradisca d'Isonzo.

Dal XVI secolo Gradisca fu sede di una piccola ma fiorente comunità ebraica. Scomparse le due sinagoghe, a testimonianza della presenza ebraica rimangono alcuni edifici del ghetto settecentesco sull'attuale via Petrarca ed il cimitero ottocentesco di via dei Campi.[5]

Monumenti e luoghi d'interessemodifica | modifica sorgente

Centro storico, via Ciotti

Gradisca d'Isonzo fa parte del club I borghi più belli d'Italia.

Architetture religiosemodifica | modifica sorgente

Architetture civilimodifica | modifica sorgente

  • Palazzo Torriani, via Ciotti. L’edificio si configura nella tipologia di villa suburbana, compromesso architettonico fra il palazzo di città, chiuso e compatto blocco che s’impone con forza nel tessuto urbano, e la dimora di campagna che, articolandosi con ali e padiglioni, ricerca maggiormente il rapporto con l'ambiente esterno. Il palazzo dispone di un doppio ingresso, uno da via Ciotti e l’altro da via Bergamas, su cui si affaccia un cortile. È sede del municipio, della galleria regionale d'arte contemporanea "Luigi Spazzapan", della biblioteca comunale e del museo documentario della città.
  • Palazzo Monte di pietà, via Alighieri
  • Casa dei Provveditori veneti, via Battisti. È sede dell'enoteca regionale "La Serenissima".
  • Loggia dei mercanti, via Battisti. È sede del lapidario civico.

Architetture militarimodifica | modifica sorgente

Monumentimodifica | modifica sorgente

  • Monumento alla Redenzione, piazza Unità d'Italia. Il monumento si trova al centro della piazza, di fronte al teatro comunale. È costituito da un’alta colonna con bassorilievi dedicati a varie fasi della storia gradiscana, su cui poggia un leone di San Marco in bronzo, simbolo della Repubblica di Venezia. Nel 1922 Giovanni Battista Novelli vinse il concorso per la realizzazione del monumento alla Redenzione di Gradisca con questo sobrio progetto[6]. L'opera fu inaugurata il 21 aprile 1924.

Societàmodifica | modifica sorgente

Evoluzione demograficamodifica | modifica sorgente

Abitanti censiti[7]

Lingue e dialettimodifica | modifica sorgente

A Gradisca d'Isonzo, accanto alla lingua italiana, viene anche parlato il friulano goriziano, una variante del friulano. Nel territorio comunale vige la legge regionale 18 dicembre 2007, n. 29 "Norme per la tutela, valorizzazione e promozione della lingua friulana"[8], con la quale la Regione Friuli Venezia Giulia stabilì le denominazioni ufficiali in friulano standard e in friulano locale dei comuni in cui effettivamente si parla il friulano.

Culturamodifica | modifica sorgente

Bibliotecamodifica | modifica sorgente

La biblioteca comunale si trova in via Bergamas 30, all'interno di palazzo Torriani. Fa parte del sistema bibliotecario della provincia di Gorizia, gestito dal consorzio culturale del Monfalconese. La struttura vanta un patrimonio librario di circa 30.000 volumi. In biblioteca possono essere consultati l'archivio storico della città di Gradisca (40 cartolari di documenti dal XVI al XX secolo), il Fondo Mosetti (con materiali minori lasciati al comune da Alfonso Mosetti) e lo Schedario storico gradiscano (meglio conosciuto come Schedario Patuna in quanto compilato da Ettore Patuna; redatto sulla base dei documenti conservati nell'archivio storico), oltre a un limitato numero di opere antiche di interesse locale, provenienti da donazioni.

Scuolemodifica | modifica sorgente

Nel territorio comunale sono presenti 1 scuola dell'infanzia, 1 scuola primaria, 1 scuola secondaria di primo grado e 1 scuola secondaria di secondo grado tecnico-agraria[9] (unica in provincia per indirizzo). Le prime 3 scuole, assieme alla scuola dell'infanzia e primaria di Farra, fanno parte dell'istituto comprensivo "della Torre" di Gradisca d'Isonzo[10]. Inoltre il comune di Gradisca d'Isonzo, assieme ai comuni di Romans d'Isonzo, Villesse e Farra d'Isonzo, dispone di due asili nido intercomunali a Versa e Farra[11].

Museimodifica | modifica sorgente

  • Galleria regionale d'arte contemporanea "Luigi Spazzapan", via Ciotti 51. È ospitata in palazzo Torriani e si sviluppa su più piani. La galleria espone una mostra permanente di opere (soprattutto dipinti) dell'artista gradiscano Luigi Spazzapan. La collezione è completata da opere di artisti friulani e giuliani del '900. La galleria fu fondata nel 1976 ed inaugurata nel 1977. Durante l'anno propone anche mostre temporanee. Recentemente (2010) la galleria d'arte ha ampliato i propri spazi espositivi ed al fine di ottenere maggior visibiltà ha spostato il proprio ingresso da via Battisti 1 all'area pedonale di via Ciotti.
  • Museo documentario della città, via Bergamas 30. È ospitato in palazzo Torriani ed illustra, tramite un percorso espositivo cronologico, la storia di Gradisca. Il museo contiene frammenti lapidei, armi medievali e rinascimentali, monete, tele sei-settecentesche ed oggettistica varia.
  • Lapidario civico, via Battisti. È collocato al piano terra della loggia dei mercanti. Vi sono raccolte varie epigrafi e lapidi rinvenute nel corso degli anni a Gradisca. Interessante è la lapide sepolcrale di Francesco Ulderico della Torre, capitano della città.

Teatrimodifica | modifica sorgente

  • Teatro comunale, denominato dopo la sua riapertura "Nuovo teatro comunale", via Ciotti 1. L'attuale teatro sorge al posto di un pubblico granaio, risalente ai tempi del capitanato di Francesco Ulderico della Torre. Nel 1792 il vecchio granaio fu messo dalla deputazione provinciale a disposizione dei patrizi per trasformarlo in teatro. In realtà già da vent’anni nell’edificio avevano luogo rappresentazioni teatrali[12]. Successivamente alla demolizione delle mura ed alla creazione di una nuova piazza, piazza Unità d'Italia, nuovo centro della città, il teatro venne a trovarsi non affacciato su quest'ultima. Qui difatti si poteva notare il fronte laterale del teatro, il cui ingresso era invece su via Ciotti. Solo nel 1925 s’attuò la sua ristrutturazione costruendo la sua facciata principale verso la piazza, con la realizzazione di una serie di portici, come previsto dal piano di ricostruzione a cura dell’UPRA, ufficio provinciale ricostruzioni architettura, diretto da Max Fabiani[13]. Il teatro, dopo molti anni di chiusura e dopo un lungo periodo di ristrutturazione e restauro, venne riaperto ed inaugurato nell'aprile 2009. Ha una capienza di 323 posti a sedere (349 senza golfo mistico)[14].
  • Sala civica "Antonio Bergamas", via Bergamas 3. Ha una capienza di 148 posti[15].
  • Sala "G. B. Coassini", campiello Emo 2

Persone legate a Gradisca d'Isonzomodifica | modifica sorgente

Infrastrutture e trasportimodifica | modifica sorgente

Rete stradale ed autostradalemodifica | modifica sorgente

A nord della città corre l'autostrada A34 con uno svincolo con ingresso/uscita su via Udine (SR 305). Il comune risulta un importante nodo viario sovracomunale ed è attraversato da diverse infrastrutture viarie d'importanza regionale: SR 252, SR 305 e SR 351.

Rete ferroviariamodifica | modifica sorgente

Sul territorio non si trova nessuna linea ferroviaria. Quella più vicina si trova nel comune limitrofo di Sagrado (linea Udine–Trieste). Nella frazione di Poggio Terza Armata si trovava la stazione ferroviaria di Gradisca-San Martino, che serviva la città fino al 2002, anno della sua soppressione[16]. La stazione era collegata in modo diretto al centro città tramite la passerella sull'Isonzo di Poggio. Oggigiorno i pendolari gradiscani utilizzano la vicina stazione di Sagrado.
Ad ovest del centro abitato è visibile il sedime ferroviario della linea Cormons–Redipuglia, tratta che non fu però mai portata a termine. Due sono i maggiori manufatti ingegneristici: il ponte in ferro sul fiume Isonzo e quello sull' A34. Quest'ultimo è stato ruotato in modo da risultare perpendicolare rispetto ai lati della strada a seguito della trasformazione del RA 17 in autostrada.

Amministrazionemodifica | modifica sorgente

Gemellaggimodifica | modifica sorgente

Dall'inizio del '90 Gradisca intrattiene rapporti d'amicizia con la cittadina austriaca di Althofen con scambi a livello istituzionale, parrocchiale e scolastico, anche se ufficialmente non è stato mai sancito un gemellaggio.

Sportmodifica | modifica sorgente

Ha sede in città la squadra di calcio dell'Associazione Sportiva Dilettantistica Itala San Marco Gradisca, che nella stagione 2012/2013 milita nel campionato di Eccellenza col nome di ISM Gradisca.

Gioca le sue partite in casa allo stadio "Gino Colaussi", dedicato all'attaccante, nativo proprio di questo comune, che vinse la Coppa del Mondo nel 1938 in Francia con la maglia della nazionale italiana.

Dal 1985 si tiene annualmente il "Torneo Internazionale Città di Gradisca" con squadre partecipanti da tutto il mondo[17].

Impianti sportivimodifica | modifica sorgente

Gli impianti sportivi sono concentrati a nord della città nell'area di via dei campi (primo nucleo della cittadella dello sport) ed a sud-ovest del centro storico.

  • Stadio "Gino Colaussi". Lo stadio è stato il primo impianto all'inglese (privo di recinzione fra la tribuna principale ed il campo di gioco) dell'intero calcio professionistico italiano.
  • Palazzetto dello sport "Ciro Zimolo"
  • Bocciodromo
  • Campi da tennis "Roberto Cocchi"
  • Palestra polivalente "Sergio Macoratti"
  • Pista internazionale da pattinaggio scoperta, è stata inaugurata il 25 ottobre 2009 alla presenza della pluri-campionessa del mondo Tanja Romano.
  • Campo sportivo "S. Valeriano"
  • Campo sportivo "G. B. Coassini"

Notemodifica | modifica sorgente

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2011.
  2. ^ Toponomastica: denominazioni ufficiali in lingua friulana
  3. ^ Art. 3 Stemma, gonfalone, titolo di città, comma 3 dello statuto comunale http://incomune.interno.it/statuti/statuti/gradisca_disonzo.pdf
  4. ^ Art. 3 Stemma, gonfalone, titolo di città, comma 1 e 2 dello statuto comunale http://incomune.interno.it/statuti/statuti/gradisca_disonzo.pdf
  5. ^ Annie Sacerdoti, Guida all'Italia ebraica, Genova, Marietti, 1986.
  6. ^ Maria Masau Dan, Il patrimonio d’arte di Gradisca: frammenti di un grande passato, in aa. vv., Gradisca, Mariano del Friuli (GO), ed. della Laguna, 1998, p. 120.
  7. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  8. ^ lista ufficiale Denominazioni ufficiali in Lingua Friulana, Arlef. URL consultato il 26 ottobre 2011.
  9. ^ Istituto tecnico agrario statale "G. Brignoli" di Gradisca d'Is.
  10. ^ Istituto comprensivo "della Torre" di Gradisca d'Is.
  11. ^ Nidi intercomunali
  12. ^ Ettore Patuna, Schedario storico gradiscano, vol. 12 (Serviti, storia, teatro, tempi barbari).
  13. ^ Marco Pozzetto, Max Fabiani, Trieste, MGS press, 1998, p. 257.
  14. ^ http://www.oice.it/progettopubblico/41/teatrogradisca.pdf
  15. ^ a.Artisti Associati - Sala Bergamas Gradisca d'Isonzo
  16. ^ Circolare della direzione compartimentale movimento di Trieste, n. 7/2002 http://site.rfi.it/quadronormativo/NORMATIVA%20ESERCIZIO/Compartimenti/DCM%20TS/Circolari/dcmts702.pdf
  17. ^ [www.trofeorocco.com Trofeo "Nereo Rocco"]

Voci correlatemodifica | modifica sorgente

Altri progettimodifica | modifica sorgente

Collegamenti esternimodifica | modifica sorgente








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