Giovanni Nepomuceno

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San Giovanni Nepomuceno
San Giovanni Nepomuceno, dipinto di anonimo fiorentino del XVIII secolo (Salvador, Museu de Arte de Bahia)
San Giovanni Nepomuceno, dipinto di anonimo fiorentino del XVIII secolo (Salvador, Museu de Arte de Bahia)

Martire

Nascita 1340?
Morte 20 marzo 1393
Venerato da Chiesa cattolica
Beatificazione 1721
Canonizzazione 1729
Ricorrenza 16 maggio
Attributi Palma, cinque stelle, abito talare
Patrono di Boemia, confessori, invocato contro le alluvioni e gli annegamenti

Giovanni (Jan) Nepomuceno, ovvero di Nepomuk (Nepomuk, prima del 1349Praga, 20 marzo 1393), è stato un sacerdote ceco, canonico nella cattedrale di Praga e predicatore alla corte di re Venceslao, il quale lo fece uccidere per annegamento. È stato proclamato santo da papa Benedetto XIII nel 1729: è patrono della Boemia, dei confessori e di tutte le persone in pericolo di annegamento. La sua festa cade il 16 maggio.

Biografiamodifica | modifica sorgente

Statua sul Ponte Carlo a Praga

Documenti esistenti, registri ecclesiastici e cronache del tempo riferiscono in maniera chiara che nel 1393 un certo Giovanni di Nepomuk era vicario generale dell'arcidiocesi di Praga e che il 20 marzo dello stesso anno, su ordine di re Venceslao IV di Boemia, fu gettato nella Moldava e vi affogò.

Questo Giovanni era il figlio di Velflin (o Wölflin), un cittadino di Pomuk (Nepomuk è una piccola città a 30 km da Plzeň (Pilsen) in Boemia; si formò nel XIV secolo incorporando il borgo di Pomuk, attestato da diversi secoli), e aveva studiato teologia e giurisprudenza all'Università di Praga. Nel 1373 prese gli ordini e divenne notaio pubblico nella cancelleria episcopale, nel 1374 fu protonotaio e poi segretario dell'arcivescovo Giovanni di Jenštejn. Continuò poi i suoi studi in giurisprudenza all'università di Padova, dove ottenne nel 1387 la laurea in diritto canonico. Egli fu inizialmente un canonico nella chiesa di Sant'Egidio a Praga e nel 1389 divenne parroco della chiesa di San Gallo e canonico della cattedrale di Vyšehrad.

Nel 1390 rinunciò alla parrocchia di San Gallo per divenire arcidiacono di Žatec (Saaz), ed allo stesso tempo canonico della cattedrale di San Vito senza, però, ricevere alcuno dei benefici ecclesiastici, che competevano ai canonici della cattedrale.

Poco dopo l'arcivescovo di Praga lo volle come presidente del tribunale ecclesiastico e nel 1393 come suo vicario generale.

Venceslao IV, re di Boemia e imperatore del Sacro Romano Impero, desiderando fondare una diocesi nuova per uno dei suoi favoriti, ordinò che alla morte dell'abate Racek di monastero Kladruby nessun nuovo abate fosse eletto e che la chiesa dell'abbazia fosse trasformata in una sede vescovile. Il vicario generale dell'arcivescovo si oppose energicamente a quest'ordine, che violava il diritto canonico.

Quando l'abate Racek morì nel 1393, i monaci di Kladruby immediatamente tennero un'elezione; la scelta cadde sul monaco Olenus e Giovanni, come vicario generale, confermò prontamente questa elezione, senza tenere conto dei desideri del monarca.

La mortemodifica | modifica sorgente

Venceslao rispose ordinando l'imprigionamento del vicario-generale, del vicario della cattedrale, il prevosto Wenceslaus di Meissen, dell'assistente dell'arcivescovo e successivamente anche del decano dei canonici della cattedrale.

I quattro furono anche torturati il 4 marzo e tre di loro furono indotti a cedere alle richieste del re; Giovanni tuttavia resistette fino all'ultimo.

Gli fu fatto subire ogni tipo di tortura, inclusa la bruciatura dei fianchi con torce, ma neppure questo lo indusse all'obbedienza. Alla fine il re ordinò di metterlo in catene, condurlo attraverso la città e gettarlo nel fiume Moldava: era il 20 marzo 1393. Il luogo della sua esecuzione, sul Ponte Carlo è tuttora luogo di venerazione e viene ricordato da una lapide; secondo la credenza popolare toccando la lapide con la mano sinistra si avrà fortuna per i successivi 10 anni.

Altre notiziemodifica | modifica sorgente

Alcuni annali storici scritti 60-80 anni dopo la sua morte (e perciò considerati leggendari dagli storici protestanti) attribuiscono il martirio a cause molto diverse. Secondo questa tradizione Giovanni Nepomuceno sarebbe anche stato confessore della regina Giovanna di Baviera ed il re, avendo dei dubbi sulla fedeltà della stessa, gli aveva chiesto di rivelare quanto detto in confessione dalla regina. Giovanni non aveva accettato di violare il segreto delle confessioni e perciò venne fatto gettare nella Moldava, dove annegò. Il mattino seguente il corpo venne ritrovato sulle rive del fiume circondato da una strana luce; ciò sarebbe accaduto il 16 maggio del 1383.

Lapide che ricorda il punto esatto del Ponte Carlo da dove il santo fu gettato nella Moldava

Problemi sull'identitàmodifica | modifica sorgente

La controversia riguardo all'identità di Giovanni di Nepomuk cominciò nel XVI secolo e non era ancora risolta all'inizio del XX secolo.

Lo storico Venceslao Hajek di Libocany (1553) fu il primo a suggerire che siano esistiti due personaggi distinti con lo stesso nome, il predicatore di corte che venne ucciso nel 1383 per non aver rivelato le confessioni della regina e l'ausiliario vescovile di Praga, che venne fatto uccidere nel 1393 per aver confermato l'elezione dell'Abate di Kladruby Alberto, in contrasto con il volere del monarca. Questa ipotesi ha indotto alcuni studiosi a ritenere che si tratti di una figura leggendaria.

In tempi più recenti gli storici hanno ritenuto più probabile l'esistenza di un unico personaggio storico, il vicario-generale assassinato nel 1393 e che la controversia sia nata per un errore del decano della cattedrale di San Vito, Giovanni di Krumlov, che nel 1483 trascrisse per errore il 1383 come data della morte del santo [1].

I documenti storici contemporaneimodifica | modifica sorgente

Statua di San Giovani Nepomuceno a Gudon

Sono stati rinvenuti quattro documenti contemporanei che concernono questi fatti.

  • Il documento di accusa contro il re, presentato a papa Bonifacio IX il 23 aprile 1393 dall'arcivescovo Giovanni di Jenštejn che andò a Roma con il nuovo abate di Kladruby [2].
  • Pochi anni più tardi l'abate Ludolf di Sagan lo elenca sia nel catalogo degli Abati di Żagań (Sagan) [3] completato nel 1398, che nel trattato De longævo schismate, lib. VII, c. xix [4].
  • Un quarto riscontro documentario è fornito dal Chronik des Deutschordens, una cronaca dei Cavalieri dell'Ordine Teutonico che fu compilata da Giovanni di Posilge, che morì nel 1405[5].

L'arcivescovo Giovanni di Jenštejn, nella sua accusa summenzionata (all'art. 26), chiama Giovanni di Nepomuk, "santo martire"; nella biografia di Jenštejn, scritta dal suo cappellano, Giovanni di Nepomuk è descritto come gloriosum Christi martyrem miraculisque coruscum.

È chiaro che i suoi contemporanei già avevano cominciato a onorare come martire e santo il vicario generale messo a morte dal monarca per aver difeso la legge e l'autonomia della Chiesa cattolica. Ciò, inoltre, rende verosimile il fatto che il corpo di Giovanni Nepomuceno sia stato recuperato sulle rive della Moldava e seppellito nella cattedrale di Praga, dove infatti, com'è provato da documenti più tardivi, veniva venerato.

Nella sua Chronica regum Romanorum, completata nel 1459, Tommaso Ebendorfer (d. 1464) riferisce che il re Venceslao aveva affogato nella Moldava il sacerdote confessore di sua moglie, indicato come Magister Jan, perché aveva affermato che «...solamente colui che governa bene è degno del nome di Re» e si era rifiutato di violare il segreto della confessione. Questa è la prima fonte che indica come motivo della condanna a morte il rifiuto della violazione del segreto confessionale. Il cronista che parla di un solo Giovanni, affogato su ordine del re Venceslao, evidentemente si riferisce al Giovanni di Pomuk messo a morte nel 1393. Nelle altre cronache scritte nella seconda metà del XV secolo troviamo regolarmente, come motivo dell'esecuzione di Giovanni, l'aver rifiutato di riferire al re quello che la regina aveva detto in confessione.

Il testo Istruzioni per il Re di Paolo Žídek (sc. Giorgio di Podebrady), completato nel 1471, contiene ancora maggiori dettagli.[6] Vi si afferma che il re Venceslao sospettava di sua moglie, che era solita confessarsi da Magister Jan, e aveva fatto appello a quest'ultimo per ottenere il nome del suo amante. Il re ordinò che Giovanni fosse affogato per il suo rifiuto di parlare.

In queste antiche cronache non viene indicato il nome della regina o alcuna data dell'avvenimento. Nel 1483 il decano della cattedrale di San Vito, Giovanni di Krumlov, indica come data della morte del santo il 1383[1], anno in cui era ancora in vita la prima moglie di Venceslao, Giovanna (che morì nel 1389). Potrebbe trattarsi di un errore di trascrizione.

Nel suo Annales Bohemorum[7] lo storico boemo V. Hájek di Libočany (morto nel 1553), è il primo a parlare di due Jan di Nepomuk, che furono messi a morte per ordine del re Venceslao: uno, il confessore della regina martirizzato per essersi rifiutato di violare il segreto confessionale, fu gettato nella Moldava nel 1383; l'altro, ausiliare Vescovile di Praga, venne affogato nel 1393 perché aver confermato l'elezione del monaco Albert come Abate di Kladruby.

Gli storici del sedicesimo e diciassettesimo secolo danno dettagli più leggendari del martirio universalmente accettato di Giovanni perché si rifiutò di violare il segreto confessionale. Bohuslav Balbinus, S.J., nel suo Vita b. Joannis Nepomuceni martyris[8] fornisce il resoconto più completo. Vi si riferisce con molti dettagli come il 16 maggio 1383 (questa data già era stata riportata in cronache più antiche) Giovanni di Nepomuk, poiché si rifiutò di rivelare al re le confessioni della Regina Giovanna, fu gettato nella Moldava per ordine del sovrano ed affogò.

La maggior parte degli storici moderni ritengono che il vicario generale assassinato nel 1393 sia l'unico personaggio storico; alcuni comunque non reputano la conferma dell'elezione dell'Abate di Kladrau come la vera ragione per l'assassinio di Giovanni, ma ritengono che il re fosse già adirato contro di lui perché si era rifiutato di violare il segreto della confessione della regina, e che colse con l'elezione l'opportunità di vendicarsi.senza fonte

La venerazionemodifica | modifica sorgente

Tomba di Giovanni Nepomuceno in Praga nella cattedrale di san Vito

La venerazione di questo martire rimase nella tradizione della sola chiesa boema per molti secoli. Il capitolo di Praga avviò le pratiche per la canonizzazione di Giovanni Nepomuceno solo nel 1675, insistendo ripetutamente negli anni successivi. Negli anni 1715-20 le prove furono raggruppate e la causa esaminata. Quando nel 1719 la sua tomba nella cattedrale di Praga fu aperta, fu dichiarato che la sua lingua era stata trovata incorrotta, per quanto raggrinzita.

Nel 1721 ebbe luogo la beatificazione di Giovanni Nepomuceno e nel 1729 la sua canonizzazione. Gli atti della canonizzazione sono basati sulla tradizione che il santo morì il 16 maggio del 1383, ucciso per il suo rifiuto di rivelare quanto detto in confessione dalla regina.

Nel 1777 l'eremita agostiniano Athanasius a Sancto Josepho cercò di provare, basandosi sull'accusa dell'arcivescovo Jenzenstein scritta nel 1393, ma riscoperta solo nel 1752, che il Santo non era altri che quel Giovanni di Pomuk messo a morte da Venceslao nel 1393. Nacque una polemica, che è durata fino ai nostri giorni. A causa dei dubbi sulla storicità di Giovanni di Nepomuk, tra il 1919 ed il 1920 molti monumenti a lui dedicati in Boemia furono distrutti[1].

Nel 1973 ricerche antropologiche sui resti di Giovanni confermarono la loro compatibilità cronologica con il periodo storico a cui erano attribuiti. Successivamente a queste ricerche, il culto riprese vigore. L'anno 1993, a sei secoli dalla morte, fu dichiarato "anno di san Giovanni Nepomuceno" dall'arcivescovo di Praga cardinale Miloslav Vlk.

La venerazione in Europamodifica | modifica sorgente

La venerazione di San Giovanni Nepomuceno è diffusa in vari paesi europei. Per questo motivo alcuni lo propongono come uno dei santi protettori del continente europeo.

Facciata della chiesa dedicata a San Giovanni Nepomuceno in Monaco di Baviera, detta Asamkirche.

Molte opere d'arte sono state a lui dedicate, prima tra tutte la grandiosa tomba argentea eretta in suo onore a Praga all'interno della gotica cattedrale di San Vito e, sempre a Praga, la statua presente sul Ponte Carlo dove ancor oggi molti devoti accarezzano il basamento con la scena del martirio come portafortuna (i praghesi più anziani ricordano come fino a qualche decennio fa era abitudine levarsi il cappello a cospetto del santo dalle 5 stelle). Degna di menzione è anche la chiesa nel cuore di Monaco di Baviera a lui dedicata, vero capolavoro dell'arte rococò. Gli architetti Cosmas Damian e Egid Quirin Asam (1730-1750) hanno utilizzato l'arte dello stucco nelle sue più svariate possibilità, imitando non solo i duri materiali dell'architettura come preziosi marmi, pietre dure e metalli, ma anche impalpabili drappi di tessuto, riposti sulle balaustre panciute che dividono in due l'alzato dello stretto spazio interno.

Culto in Italiamodifica | modifica sorgente

In Italia sono moltissime le statue di San Giovanni Nepomuceno presenti sui ponti e nelle piazze: a Morbegno in Lombardia, eseguita dall'artista ticinese G.B. Adami, una bella statua di San Giovanni Nepomuceno è posta sopra il ponte che scavalca l'impetuoso torrente Bitto. Un'altra statua di pregevole fattura si trova a Colorno, nei pressi di Parma. Una statua è presente anche a Pontenove - Bedizzole, in provincia di Brescia (Lombardia), sul fiume Chiese e poi ancora a Bassano del Grappa, a Bressanone in provincia di Bolzano, nella piazza principale di Vigevano, in provincia di Pavia e nello stesso capoluogo sul Ponte coperto e poi ancora a Livorno, a Milano (nel cortile del Castello Sforzesco), a Chiavenna, a Garda e a Borghetto di Valeggio in provincia di Verona, sull'antico ponte militare romano a Gorle, in provincia di Bergamo, a Napoli sul Ponte della Maddalena (Napoli), in un'edicola votiva, e in molte altre località. Un altare ligneo risalente al 1700 è inoltre collocato a Timau (Friuli Venezia Giulia). In Polesine, provincia di Rovigo, troviamo la Chiesa Parrocchiale di Fienil del Turco dedicata a S.Giovanni Nepomuceno. Qui viene invocato, assieme al Cristo dell'alluvione di Lama Polesine, a proteggere questo fragile territorio dalle inondazioni del Fiume Po e Adige.

Una bella statua del santo è sul Ponte Milvio, a Roma, dov'è attiva un'arciconfraternita nepomucena con cappella nella chiesa di San Lorenzo in Lucina; gli è intitolato il collegio nazionale ceco.

Statua di San Giovanni Nepomuceno a Livorno (XVIII secolo)

San Giovanni Nepomuceno è anche patrono di Finalborgo, cittadina devastata da un'alluvione nel 1900. Il santo, il cui altare si trova nella chiesa parrocchiale di San Biagio, è ritratto sulla porta della città (un borgo medievale tuttora recinto di mura), dalla quale le acque irruppero nell'abitato durante l'alluvione.

Una tela raffigurante il martirio di San Giovanni Nepomuceno è presente sul primo altare laterale sinistro della chiesa di San Biagio a Catania (altrimenti nota come Sant'Agata la Fornace), opera di un pittore siciliano del settecento.

San Giovanni Nepomuceno viene venerato anche a Stazzo, frazione di Acireale, di cui è patrono e protettore. La festa in suo onore si celebra la seconda domenica di agosto e vede, oltre alle celebrazioni liturgiche nella Chiesa a lui dedicata, una processione serale che percorre le vie del borgo ionico, a conclusione uno spettacolo pirotecnico festeggia il Santo Boemo.

San Giovanni è anche il patrono di Darzo, in Trentino

Dopo la canonizzazione del Nepomuceno il suo culto si diffuse rapidamente anche a Venezia. Nel sestiere di San Polo, nella chiesa omonima, sopra l'entrata, vi è un lunettone ad affresco (purtroppo mutilo in corrispondenza del volto) raffigurante San Giovanni Nepomuceno; nella stessa chiesa è conservata nella cappella dedicata al santo la pala d'altare di Giambattista Tiepolo raffigurante san Giovanni Nepomuceno in adorazione della Madonna col Bambino. È da annotare che in questo sestiere fino agli anni cinquanta del Novecento vi era, nel giorno della ricorrenza del santo, una fiera lungo le calli adiacenti la Chiesa di San Polo e nel campo antistante. Restando a Venezia la presenza del santo boemo è capillare in molti edifici di culto: Santi Apostoli, Santo Stefano, San Niccolò dei Mendicoli, San Geremia, San Martino, ecc. Una statua, attribuita a Giovanni Maria Morlaiter (o a Giovanni Marchiori) è presente sul Canal Grande all'imbocco del canale di Cannaregio. Assieme alla Beata Vergine Maria, San Giovanni Nepomuceno è patrono e protettore dei gondolieri.

Statua sul ponte di Borghetto (Valeggio sul Mincio)

È da segnalare inoltre la presenza a Lodi (Lombardia) del più grande esperto e collezionista di materiale relativo al santo boemo. Egli vanta tra i tanti oggetti d'arte una splendida incisione su rame di grandi dimensioni eseguita dalla celebre manifattura Klauber di Augusta, che rappresenta san Giovanni Nepomuceno con un complesso programma iconografico, una tela raffigurante l'Estasi di San Giovanni Nepomuceno desunta da un dipinto di Paul Troger, la medaglia commemorativa dei cento anni dalla canonizzazione coniata a Praga nel 1829 e una statua in legno di bosso di eccezionale fattura oltre ad una serie di santini/immaginette che coprono un ampio arco temporale che va dal XVIII al XX secolo.

San Giovanni viene venerato anche a Romana, un piccolo paesino della Sardegna in provincia di Sassari. Anche se non ne è il patrono, è la festa più importante del paese, che viene celebrata il 16 maggio. È presente, nella chiesa parrocchiale, una reliquia di san Giovanni donata dal papa verso fine del Settecento, che viene portata in processione insieme alla statua del santo.

A Saluzzo, in provincia di Cuneo, è presente una statua del Santo sulla facciata barocca della Chiesa di San Giovanni Battista detta anche Chiesa della Confraternita della Croce Nera, poiché era sede di una Confraternita votata all'assistenza dei condannati a morte per decapitazione. Al suo interno si conserva una pala d'altare di fine Cinquecento in cui viene rappresentato il martirio del Nepomuceno, gettato da Ponte Carlo; in secondo piano si nota un angelo con il dito sulla bocca quasi a voler zittire lo spettatore: l'interpretazione attuale è quella di un ammonimento dell'angelo nei confronti dei Confratelli di rispettare il segreto della confessione così come fece San Giovanni Nepomuceno.

A Ponte, comune beneventano che trae le sue origini da un antico ponte in pietra di epoca romana - ad pontem lapideum - che costituiva il passaggio della via Latina sul torrente Alenta. È appunto la sua storia legata a fiumi e ponti a far sì che il patrono sia proprio San Giovanni Nepomuceno.

A Chiaramonte Gulfi, nella sagrestia del Duomo vi è una tela ottocentesca di questo Santo di piccole dimensioni ma di bella fattura. Non si conosce il motivo della sua ubicazione.

Ad Acireale (CT) sono presenti due chiese dedicate a San Giovanni Nepomuceno; una chiesa (non parrocchiale) al centro storico nel quartiere "suffraggio" ("i morti" in siciliano), e l'altra chiesa (parrocchiale) nella frazione di Stazzo.

A Reggio Calabria, nella frazione Arangea, intorno al 1750, fu costruita una chiesa che fu dedicata a San Giovanni Nepomuceno. Attualmente vi sono solo i ruderi. Tale costruzione fu voluta dalla regia corte che ad Arangea aveva costruito una fonderia nella quale lavoravano anche maestranze Boeme. Si sa che una nuova statua, consacrata nel 1753 alla presenza del Vice Re, fu posta in una cappella detta della "Miniera". (FRANCO Danilo).

Una bella statua del santo è presente anche ad Aiello del Friuli (UD), pur non essendone il patrono, in piazza Roma, presso lo sbocco di via Rossini. La statua, collocata su di una colonna a sua volta posta su di un piedistallo, fu fatta realizzare a fine Settecento da Giovanni Pinato, allora podestà di Aiello, a protezione dalle inondazioni che da sempre erano causa di danni e tragedie, in particolare a seguito delle esondazioni del vicino torrente Torre.

Come abbiamo visto il culto e conseguentemente la rappresentazione del Santo Boemo sono diffusi capillarmente in tutta Italia. Tra le molte opere d'arte a Lui dedicate non sono pochi i capolavori. Oltre alla già citata pala tiepolesca della chiesa di San Polo a Venezia segnaliamo nella città lagunare, ad opera di Jacopo Marieschi, presso la chiesa di Santo Stefano la tela con l'Immacolata, San Giovanni Nepomuceno e Santa Lucia. Nella lombarda città di Brescia sono da segnalre per qualità artistica il gruppo scultoreo dedicato al Nepomuceno, eseguito dal celebre artista Antonio Calegari (1699-1777), per un altare della collegiata dei Santi Nazaro e Celso e il dipinto di Pompeo Batoni in Santa Maria della Pace con San Giovanni Nepomuceno e la Vergine. Sorprende infine trovare in un piccolo borgo montano quale Ramponio di Verna in Val d'Intelvi (CO) un gioiello a cavallo tra il più raffinato rococò e l'icipente gusto neoclassico: il minuscolo oratorio di San Giovanni Nepomuceno che vanta una freschissima pala d'altare raffigurante il Nepomuceno capolavoro pittorico di Carlo Innocenzo Carloni.

Motivi per la diffusione del cultomodifica | modifica sorgente

Alcuni storici protestanti (fra cui Abel) asseriscono che la venerazione di Giovanni fu introdotta dai gesuiti per bandire il culto di Jan Hus dalla Boemia ma la Compagnia di Gesù fu fondata secoli dopo che il santo era già venerato a Praga ed i gesuiti non possono quindi essere stati all'origine degli aspetti "leggendari" della storia del santo.

La diffusione del culto di Giovanni Nepomuceno durante la controriforma fu probabilmente promossa per sottolineare l'importanza del sacramento della penitenza e l'assoluta obbligatorietà del segreto confessionale, in polemica con alcune confessioni protestanti, che avevano abolito il sacramento. Di fatto però, il culto, almeno in Italia, sembra soprattutto legato al suo ruolo di protettore dalle alluvioni (cfr. statue sui ponti) e dalla morte per annegamento (cfr. il ruolo di santo protettore dei gondolieri di venezia).

Notemodifica | modifica sorgente

  1. ^ a b c Dal sito ufficiale di St. John of Nepomuk, www.sjn.cz
  2. ^ Pubitschka, Gesch., IV, app.; l'ed. Pelzel, Geschichte König Wenzels, I: Urkundenbuch, 143-63
  3. ^ L'ed. Stenzel in Scrittura. il rerum Silesiacarum, I, 1835, pp. 213 sqq.
  4. ^ Archiv für österreichische Geschichte, LX, 1880, pp. 418 sq.
  5. ^ Scriptores rerum Prussicarum, III, Leipzig 1860 -, 87
  6. ^ cf. Schmude in Zeitschrift für kathol. Theologie, 1883, 90 sqq.
  7. ^ Kronika česká, prima stampato in ceco, Praga, 1541; tradotto nel latino e pubblicato da Gel. Dobner in 6 volumi., Praga, 1761-83
  8. ^ Bohuslav Balbinus. Vita b. Joannis Nepomuceni martyris, Praga, 1670; "Acta SS"., III, maggio 668-80

Bibliografiamodifica | modifica sorgente

Voci correlatemodifica | modifica sorgente

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