Articoli Clandestini
Editoriale a cura di Davide Suraci


TerritorioScuola aderisce alla petizione popolare a favore della libertà di espressione: aderisci anche tu!
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TerritorioScuola (dalla Rete), 8 aprile 2001
16:47:02 GMT -

Per la "nuova" LA NUOVA LEGGE SULL'EDITORIA (7 marzo 2001, n. 62) in vigore, sono
diventato un clandestino dell'informazione: non sono iscritto all'albo dei giornalisti
(non ci penso nemmeno) e, sebbene TerritorioScuola abbia come sottotitolo
"INFORMAZIONE, Didattica, Reti, Ricerche", non mi ritengo ASSOLUTAMENTE un giornalista ma un
RICERCATORE DI RETE (a quando l'albo dei ricercatori di rete?) che, nella (folle?) idea di condividere la
propria conoscenza con altri RICERCATORI
(i miei colleghi insegnanti, i genitori, gli studenti, le
associazioni no-profit, le migliaia di programmatori che creano in continuazione programmi gratuiti per l'apprendimento, i

lettori che contribuiscono con i loro suggerimenti), rischia la censura e quanto previsto per coloro che esercitano del
volantinaggio non autorizzato.

Riflettendo sui contenuti della legge, appare chiaro che la stesura e la pubblicazione di un qualunque articolo
(la cui finalità etica è quella di far conoscere agli altri)
si prospetta come un reato e, come tale, ampiamente perseguibile.
Gli estensori della legge ci fanno notare che è sufficiente registrare la "testata", nominare un direttore responsabile
e pagare il balzello per essere in regola, ma ...Quale contraddizione enorme appare quando qualcuno dei "cosìddetti"
professionisti dell'informazione si trasferisce nelle classi scolastiche per insegnare a stilare un articolo ai ragazzi? Per
che cosa? Per superare un ormai "fradicio" esame di Stato? Oppure per rimanere senza parole quando questi nostri
figli domanderanno loro a cosa serve imparare a scrivere quando poi nessuno potrà leggere (e, - perché no? -, criticare) le
loro idee?

Che dire, poi, della censura nei confronti delle decine di comunicazioni scientifiche relative ad istituzioni di ricerca estere e/o
italiane che necessitano della pubblicazione ad intervalli (talvolta di pochi minuti) brevissimi o della necessità di annunciare
importanti comunicazioni
da parte degli addetti ai lavori presenti in rete? Solo per questi addebiti violeremmo la legge?
Dovremmo forse vendercele ai migliori offerenti (magari facendoci pagare con i nostri soldi versati come contribuenti)?

L'informazione, per fortuna, continua e continuerà sempre di più ad essere un bene a larga disponibilità; ognuno di noi
crea informazione ed essa non avrebbe alcun senso se non servisse a far conoscere agli altri le nostre opinioni.
Per poter esprimere (e pubblicare) le nostre idee non abbiamo bisogno di nessuna autorizzazione; lo scrivere, come il
pensare ed il parlare, è un diritto inalienabile e non si comprende come e con quali (per il momento ridicoli) mezzi si intenda
giungere a vietare certi momenti della fisiologia e psicologia umane.....

E le mailing-lists, i forums di discussione, i newsgroups ? Quanti milioni di messaggi (informazione allo stato puro) sono diventati
e diventeranno fuorilegge? E che dire delle centinaia di articoli sulla società, cultura, politica, italiane che vengono pubblicati
ogni giorno in molte lingue (anche italiana) e la cui distribuzione gratuita è incoraggiata da "contents providers" del calibro del
"New York Times", "Washington Post" e da migliaia di altre testate giornalistiche?

Forse il lettore sa (o non sa?) , ormai da qualche anno, che le notizie gli arrivano, grazie ad Internet, molto tempo prima
che attraverso il video o la carta stampata - grazie a milioni di volontari - ; forse il lettore non sa che internet stessa può
mettere a disposizione notizie sulla realtà italiana (e non solo)che vengono poi " catturate" (gratuitamente)
dalla stampa locale (quella a pagamento) e poi rivendute....

L'informazione, in se' e per se', ha raggiunto ormai il valore di bene a disponibilità illimitata, quindi nullo....
Perché tanto accanimento allora? Ciò potrebbe indurci a pensare che qualcuno, in realtà, desideri colpire la comunicazione,
piuttosto che l'informazione.
La situazione è veramente "Orwelliana" o...da "Mondo Nuovo" di Huxleyiana memoria?

Ne' valgono le motivazioni addotte dalla legge circa la tutela dei consumatori di informazione ; chi fornisce informazione menzognera
(oggi più di ieri) è facilmente individuabile ed altrettanto facilmente (e rapidissimamente) perde credibilità senza bisogno di mediatori.
Oggi, grazie alla Rete, i lettori stanno diventando sempre più consapevoli e selettivi; oggi non si può e non si deve scrivere solo per compiacere
il lettore; queste regole etiche un vero ricercatore di informazione le conosce, anzi sono parte integrante del suo essere oggettivo e imparziale.
Oggi, grazie alla Rete, le persone possono comunicare, confrontarsi, decidere, diventare opinion leaders in modo molto più incisivo e decisivo
di quanto possa fare un tradizionale centro di potere....


Le persone, le loro idee, opinioni, hanno il diritto naturale di trovare un nuovo spazio entro cui esprimersi, paritariamente.

Se possiamo denunciare questi fatti è perché esiste la Rete. Non facciamola morire. Sottoscrivi anche tu la petizione!

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Davide Suraci
Domenica 8 aprile 2001
TerritorioScuola (dalla Rete) - 17:12:05 GMT






 






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