Asini che non volevano volare...
Editoriale a cura di Davide Suraci


Se gli asini sapessero volare, la scuola sarebbe un aeroporto..... - 1987 (?) - graffiti scolastico, di anonimo -

Un recente sondaggio ci informa sulla media (uno su quattro)di analfabeti che giungerebbero ogni anno alla visita di leva. Nell'indagine è posta molta attenzione alla dotazione del bagaglio lessicale dei malcapitati e alla loro capacità di comprendere il significato delle parole (remunerativo: che cosa vuol significare?). Tali somari "non saprebbero nemmeno spedire una raccomandata" e, tra l'altro, sono scolarizzati da almeno undici anni (sic!). Questi i fatti.

Tutti quanti, Ministro compreso, avevano denunciato, avevano detto.. La colpa di tutto ciò è solo della scuola, oppure ci sono altre, non meno gravi, responsabilità?

Un tentativo di risposta? Dovremmo chiederci prima quale ruolo sociale ha svolto la scuola italiana negli ultimi cinquant'anni. A chi ha giovato una scuola "ritagliata" sull' attuale modello di società?
In questa epoca di riforme, autonomie, ecc., sforzandoci al massimo (e privi volutamente di ogni pre-concetto) per tentare di capire (a preventivo) i benefici di siffatte ristrutturazioni, dovremmo anche osservare che la totalità delle strutture ed organizzazioni scolastiche ha svolto la propria attività applicando regole provenienti da un'istituzione centrale (sorvoliamo sulla loro correttezza o meno).
È arrivato poi il momento in cui tutti reclamavano una lecita decentralizzazione dei poteri (decreti delegati, ecc.;), l'apertura (giusta) alla famiglia, al territorio, agli enti locali...Per giungere (come si conviene ad un Paese democratico) agli organi collegiali.
Non avete mai partecipato ad un organo collegiale? Non sentitevi in colpa! A cosa portano, realmente, tutti quei mucchi di carta che compiliamo periodicamente, con i quali mettiamo a verbale il questo ed il quello; a cosa servono tutti quegli sforzi per costringere una giovanissima mente a trovare degli inutili sotterfugi per essere promosso , quando l'allievo è consapevole dell'inutilità della sceneggiata? E cosa dire di loro (poveri ragazzi) quando, davanti a dei quesiti che richiedono un minimo di abilità scrittoria, si smarriscono (loro che asini non sono), insicuri sul come scrivere ciò che sanno?
Le responsabilità di tutto questo le abbiamo noi, come società; chiediamo sempre meno e se le giovani piante non vengono sollecitate, esse non cresceranno. Vero è che essi sono abituati a subire l'obbligo scolastico, non a viverlo come momento importante di sollecitazioni alla crescita.
La famiglia? Se il rampollo non tira con il basto che gli è stato messo addosso, glielo cambiano e, vuole o non vuole, il diploma glielo raccattano...
La scuola stessa, prima fattore di riscatto sociale, è adesso puramente strumentale, come una comunissima licenza di commercio. Prima l'ignorante era anche povero, oggi si annovera soprattutto fra i medio-alto-borghesi con un buon livello di reddito. Forse essere ignoranti, oggi, non è poi così grave.
La società attuale si è conformata agli schemi predominanti e l'insieme delle relazioni umane pone, collettivamente, su di un gradino molto basso il valore dell'istruzione. Quello che conta è il fine e gli obiettivi prefissati, a livello di massa, sono di basso profilo e di brevissimo periodo.
La scuola dovrebbe essere mediatrice di valori senza discriminazioni e valorizzatrice di qualità individuali senza forzature. Questi diritti dovrebbero essere accessibili a tutti ma occorrerebbe una scala di valori che, come comunità, non abbiamo ancora costruito. Non di meno, dovrebbe essere realizzata ed osservata una scala dei doveri civici.
Lo stadio a cui siamo giunti ha fatto (e fa) comodo a chi dell'ignoranza può (e deve) approfittare onde trarne un profitto: guardiamoci intorno e chiediamoci chi sono costoro: li riconosceremmo subito?

Quali le cause? Scarsa qualità dell'insegnamento/apprendimento, disinteresse verso i problemi sociali, incapacità a condividere problemi sempre più globali, strumentalizzazione del sistema di istruzione anche a livello sociale (oltre che politico), cittadini poco convinti del valore dell'istruzione e della formazione di base?

La scuola, in altri termini, non dovrebbe rappresentare la società attuale, non dovrebbe insegnare un "Credo" di parte, ma educare al superamento delle contrapposizioni storiche e in divenire; educare alla condivisione di risorse per far fronte ad una società sempre più difficile e nella quale la competitività esasperata potrebbe diventare un ulteriore fattore di rischio.


Davide Suraci
02 Giugno, 2001









tick TerritorioScuola.com

Copyleft 1999-2017 TerritorioScuola. Some rights reserved. Informazioni d'uso

Creative Commons License
Salvo nei casi in cui sia diversamente specificato, i contenuti di questo sito sono rilasciati sotto Licenza Creative Commons.
TerritorioScuola Home page