Basterà un email gratis?
Editoriale a cura di Davide Suraci


Gratis
: sembra essere questa la parola magica che, secondo gli abitanti delle stanze di viale Trastevere, dovrebbe contribuire a migliorare i rapporti fra i cittadini e il territorio. La lungimiranza di chi ha fatto impresa ha, senza alcun dubbio, i connotati di un'operazione di marketing di tutto rispetto: il gadget offerto (un email) è allettante nei confronti di una manovalanza, un po' avanti negli anni, non poco frustrata (e prostrata) dalla routine del portare avanti un prodotto-servizio che non riesce a commercializzare, in quanto poco credibile...

Oggi siamo tutti presi da questa foga dell'inglese, della multimedialità e del computer da non capire più in quale direzione stiamo procedendo. Vogliono inculcarci (e ci stanno riuscendo magnificamente) l'essenzialità di questi strumenti non perché realmente servano alle giovani schiere (in realtà l'impiego di queste tecnologie mal si adeguerà alla mancanza di solidarismo) , quanto perché sono funzionali a chi può specularci sopra.

Vi è poi da considerare che l'enfatizzazione di questi nuovi strumenti non ha nessun significato se non è supportata da un valido principio pedagogico di fondo che tutti hanno pensato di occultare accuratamente, come fosse un pericoloso esplosivo..

No, signor Ministro Moratti, fornire di email i nostri insegnanti non è sufficiente per fondare una nuova scuola: non bastano le tecnologie per migliorare la qualità dell'insegnamento e dell'apprendimento. Occorrerebbe far propri - crederci, così come accade quando si crede in un Dio - i principi del solidarismo di rete prima ancora di offrire email e connettività gratuita. Questa cultura è ancora lontana dall'esser compresa dalla maggioranza dei nostri insegnanti e credo che, se essa non verrà insegnata, a nulla servirà alcuna tecnologia (anzi, servirà a chi venderà quella tecnologia).

Se la nostra società non investe sulle persone - prima che su di esse come fattori della produzione - essa non potrà attendersi alcun positivo ritorno di benefici su sè stessa nelle generazioni future. Il consumismo (vedi spesa pubblica), assurto a simbolo dalla vecchia sinistra , sembra essere stato ereditato - inevitabilmente - anche dal suo ministero, nel senso che le spese superflue (non quelle per i precari)continuano ad essere all'ordine del giorno.

Se ha letto, gentile signora Moratti, qualcosa sui principi del costruttivismo e su Vygotskij oppure sulle ultime frontiere dell'educazione di Carlo Pancera, dovrebbe essersi accorta di come sia fondamentale porre le basi, per le attuali e le future generazioni, di un volontarismo - unico come mezzo - attraverso cui i soggetti, mossi da un vero proposito etico (non quello realizzabile attraverso un email gratis) , partecipano ad uno sforzo collettivo per migliorare i rapporti interpersonali e il benessere sociale. Questi dovrebbero essere i contenuti etici delle riforme.

Forse non dispiacerebbero nemmeno alla Chiesa e ai No-Global.

A tali scenari di interattività che lei ci propone (modem ad alta velocità, reti multimediali, ecc.) manca purtroppo il substrato di quella cultura, necessaria e sufficientemente diffusa, atta a dare linfa vitale a dei processi di sviluppo dell'organismo sociale che cresce...
Senza relazioni, confronti, domande, risposte, discussioni non viziate, non può esserci niente che possa considerarsi crescita sociale. Il commercio dovrebbe svolgersi fuori dalla scuola ed assurgere a simbolo di un insieme di errori da additare ai discenti, anziché invitarli ad emularlo...

In molti stiamo assistendo al fallimento generalizzato dell'e-commerce proprio per quella storica mancanza di un accordo fra etica, economia, ambiente. La nostra economia è debole perché deboli sono i principi etici su cui si fonda il suo sistema di istruzione.Anche chi vuole fare della new-economy , non sa come innestare il vecchio sul nuovo che avanza. Nell' attesa, come al solito, stanno fruttando i miliardi di chi specula sulle aspettative di chi il lavoro lo ha perduto o lo sta ancora cercando e di quelli che basano le loro relazioni sul commercio dei bisogni.
La tecnologia potrebbe aiutarci veramente a far nascere delle nuove reti neuronali del fare collaborativo attraverso cui i soggetti possano diventare insieme autori e lettori, insegnanti e allievi. No, non è utopia; è cosa possibile ma facciamo finta di non vederla.

Invece i messaggi che ci vengono propinati sono sempre i soliti: "consumate frates...". Altro che email gratis!!!!

Ci pensi, signor ministro...

fleetstreet (Davide Suraci).
26 Novembre 2002

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