Contro-Riforma: un'Occasione da Non perdere
Editoriale a cura di Davide Suraci


[Davide Suraci - fleetstreet] - I movimenti di Contro-Riforma nati negli ultimi anni dovrebbero non rinunciare a un'occasione storica come quella attuale. Ecco il perché...

Alcuni fatti accaduti negli ultimi cinque decenni dovrebbero farci riflettere sulle cause della degenerazione subìta dal sistema pubblico di istruzione e non considerarli avulsi da quelli di politica economica che li hanno generati e fatti crescere.

Potremmo, per semplificare il nostro tentativo di approccio ad un'analisi piuttosto complessa, inquadrare quelle cause entro due grandi tipologie di fattori destabilizzanti:

1) da un lato la mancanza, a livello di quasi tutte le forze politiche italiane, della consapevolezza del ruolo (de-conflittualizzante sociale) del diritto all'istruzione e alle pari opportunità per tutti. Il non aver saputo guardare, oltre agli interessi di parte, agli obiettivi di sopravvivenza della società sul lungo periodo, ci ha portati alla situazione attuale: nella società delle scelte politiche, economiche, sociali, si naviga a vista (con obiettivi di brevissimo periodo e spesso opportunistici) mentre nelle società prossime alla democrazia i politici progettano e definiscono insieme le strategie, il metodo e i procedimenti di azione per tutelare il ruolo sociale della scuola e dell'istruzione;

2) l'altra tipologia destabilizzante si può definire generatasi per induzione: il modello offerto dal sistema politico - minimalista e miope - ha indotto e fissato, in tutti gli strati sociali, l'idea che la scuola fosse strumentale alla realizzazione di obiettivi di tornaconto personale prima ancora che sociale. Basti osservare come viene considerata la scuola nell'immaginario collettivo italiano: la gamma di sentimenti negativi indotti dalla scuola nelle coscienze la conosciamo tutti.

In un quadro altamente deregolamentato come quello italiano (ad esempio, nell'ambito della giustizia e dei conflitti di interesse, gli scontri sono titanici perché titanici sono gli interessi in gioco), la scuola non ha mai rappresentato un luogo di scontro di interessi economici in quanto la posta in gioco è sempre stata di scarso spessore (pensiamo alle probabilità - da noi molto più basse che altrove - che dei soggetti che abbiano tratto vantaggio da un'istruzione veramente qualificata abbiano poi potuto determinare dei veri cambiamenti influenti a livello economico-politico). Al contrario, si sta risvegliando proprio nel settore dell'istruzione (non di certo per motivazioni di tipo etico) un dissennato interesse a che i cittadini siano sempre di più costretti a rivolgersi ai soggetti privati per ottenere un servizio che in realtà è un diritto sancito dalla carta dei diritti dell'uomo.

Il disinteresse e la non-consapevolezza della maggioranza degli strati sociali presenti nel nostro Paese ha completato l'opera: sarebbe come dire che, come società, abbiamo fornito un'ampia delega (del tipo di quelle che si sottoscrivono nelle assemblee condominiali ma senza alcuna possibilità di controllo) al sistema politico legittimandolo all'innesco di estesi processi di sclerotizzazione e di compartimentazione del tessuto sociale.

In quest'ottica si devono inquadrare i fatti più recenti:

- la scuola non statale finanziata dallo Stato;

- la commistione dell'interesse pubblico con quello della ragion di Stato;

- la scelta di percorsi di riforma che privilegiano intenzionalmente degli obiettivi di dequalificazione individuale e collettiva al fine di impedire che i cittadini possano organizzarsi autonomamente il substrato su cui fondare dei ragionevoli processi di sviluppo sociale, economico, etico;

- la perversa volontà di trasformare la scuola dell'assistenza come fattore di integrazione e di riduzione dei conflitti sociali in scuola affidata alle perverse regole del mercato senza tutele né garanzie, abbandonando i cittadini disabili, gli immigrati, i connazionali in fase di riconversione in balìa di pseudo-istituzioni scolastiche (quelle attualmente finanziate dallo Stato) che hanno invece come obiettivo il profitto;

- il fumo negli occhi dell'inglese e dell'informatica fin dalla più tenera età: niente di più assurdo e di irreale se si considera che, a quell'età, i bambini hanno bisogno di valori e di regole, piuttosto che di bit e di chip...

- la commistione di interessi economico-aziendali con quelli etico-istituzionali è assolutamente inaccettabile soprattutto quando si assiste a dei veri e propri tentativi di manipolare e condizionare i processi educativi e formativi dei soggetti sociali per finalità di terzi vicinissimi alla stanza dei bottoni;

- l'illusione di voler far credere ai cittadini che la sana imprenditoria (e, di riflesso, i sistemi economici sani e dotati di capacità di evolversi) possa nascere dal nulla solo permettendo ai genitori la libera scelta della scuola più adatta per i propri figli;

- l'intenzionale innesco di guerre fra pari al fine di dequalificare un mestiere libero e di libertà come quello dell'insegnamento.

Senza voler intenzionalmente (e ciecamente) difendere alcuna ideologia di riforma che si possa dire di destra o di sinistra, vorrei ricordare (e non pochi sembrano non essersene accorti) come le storiche contrapposizioni stiano lasciando il passo alla crescente consapevolezza che i settori dell'istruzione e della salute pubblica necessitano di essere difesi strenuamente con lo sforzo congiunto di tutti contro le logiche di involuzione desiderate da una minoranza.

Con ciò non intendo negare che accanto al sistema di istruzione attuale non possa esistere anche la scuola non statale. Quest'ultima ha tutto il diritto di esistere, ma non a spese della società: basti considerare solo questo fatto per screditare la scuola istituzionale e, con essa, le istituzioni tutte.

Se non avete la memoria corta, una cosa analoga è accaduta con l'approvazione dell'aberrante legge sull'editoria, che alimenta con soldi pubblici (cioè di tutti i cittadini) i centri di potere preesistenti (privati) che così possono raccontarci (pagati) tutto quello che dal Parlamento NON dobbiamo conoscere.

Sta accadendo col precariato della scuola quello che accade da sempre all'interno di non poche fabbriche: si licenzia senza guardare in faccia a nessuno, si esigono compiti e funzioni che hanno solo una funzione di facciata e, soprattutto, si pretende di far fare ciò senza soldi (l'autonomia di essere poveri).

Se dei problemi ci sono (nessuno li può negare), essi dovranno essere risolti all'interno dell'istituzione che amministra senza cedere all'illusoria idea di delegare a terzi la risoluzione di problemi la cui portata coinvolge la sicurezza interna dello Stato e la sua stabilità sociale.

I nostri amministratori, anziché occuparsi di fare bella figura nei vari workshops in giro per il mondo, dovrebbero provare a confrontare i loro bilanci in materia di istruzione, di ricerca scientifica e di sanità con quelli dei Paesi più poveri dell'Italia e con quelli che da alcuni decenni hanno abbandonato le contrapposizioni ideologiche in quanto non più in grado di convincere nessuno.

Per concludere, il saggio amministratore pubblico (chiamiamolo pure imprenditore) , nella prima fase della sua storia evolutiva, dovrebbe saper investire soprattutto in intelligenza manuale (gli operai);

successivamente (se non contemporaneamente) dovrebbe reinvestire una buona parte della ricchezza accumulata in intelligenza progettuale (ricercatori, sperimentatori, insegnanti, tecnici, e pensatori) al fine di ampliare e diversificare le sue linee di prodotti e di servizi;

Senza una premessa economica ed etica non sarà possibile percorrere molta strada (né costruirsene di nuova dinnanzi) in quanto il nostro imprenditore dovrà fare i conti con dei problemi che non aveva mai incontrato prima, chiuso com'era dentro la sua piccola azienda che vendeva manufatti alla periferia di ...

L'economia, cari ed istruiti ministri Moratti e Tremonti, ha delle sue regole speculative che possono, se sapientemente utilizzate, far progredire un sistema economico sul breve, medio e lungo termine: tuttavia non dovete dimenticare che in queste sono intrinseci dei comportamenti anti-etici che gli amministratori della cosa pubblica non possono far finta di non vedere...

La conservazione delle vostre poltrone, oggi più di ieri, è maggiormente legata alla società dell'informazione e il vostro consenso popolare può fare marcia indietro in pochissime ore.....

Di questo se ne ricordino anche i nascenti movimenti di Contro-Riforma, quando verrà il loro turno, ....

Davide Suraci - fleetstreet
26 Settembre 2003
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