Il Coraggio delle Libertà
Editoriale a cura di Davide Suraci


Fare finta di niente
, mentre ognuno fa il proprio mestiere, i propri calcoli e i propri interessi all'insegna del più bieco individualismo.
Sembra essere la strada più facile....

Questa è, a quanto sembra, la filosofia della società italiana di oggi. A nulla è servita la morale cristiana nell'insegnare i valori autentici di un'etica costruttrice di un tessuto sociale sano e aperto a nuove prospettive e a nuovi problemi. A nulla sta servendo l'azione politica di coloro che sono stati democraticamente eletti e di quelli che li hanno preceduti.

In tutte le epoche storiche attraversate dal nostro Paese, indipendentemente dal tipo di potere che ha gestito la cosa pubblica, è possibile individuare un comune denominatore: l'incapacità di cooperare per il conseguimento di una coscienza civile e di un'etica superiore.

Anche attraverso la scuola, sono stati veicolati come normali dei comportamenti dissociativi improntati all'opportunità e finalizzati al soddisfacimento degli interessi di brevissimo termine dei singoli piuttosto che di quelli di lunghissimo termine della società e dai quali dipende la continuità di quest'ultima.

La famiglia consumistica, per estensione, è diventata il nucleo all'interno del quale è lecito gestire le opportunità, anche a discapito della società. Non sono pochi i partiti politici che seguono le medesime regole...

Effetti? Patologie da benessere, ricorso massiccio a droghe pesanti e leggere chimiche e non chimiche, inseguimento di falsi miti, ricchezza finanziaria come fine, idoli in cui identificarsi, ricerca dell'arcano, strumentalizzazione delle spiritualità, ecc..

Per quanto la chiesa si sforzi di predicare bene e i politici di sfruttare al meglio il potere attraverso la gestione dei bisogni materiali, i loro benefici effetti etici sulla società e sulle relazioni umane non sono stati ancora dimostrati. Inoltre bisogna aggiungere che sono inadeguati gli indici attraverso cui si giudica il livello di eticità di un nucleo sociale.

In uno scenario del genere, tende a prevalere il classico "Ognuno per sé, Dio per tutti"; si ergono dei nuovi steccati, ideologici, culturali, religiosi, (realmente) economici e il ciclo si perpetua.

È inutile nascondersi: ognuno vuole la propria scuola, ognuno vuole il proprio territorio ove trovare alleati e, ad ogni costo, .........è disposto a qualsiasi cosa. Nelle dittature si giunge all'eliminazione fisica, nel nostro sistema all'isolamento psicologico, in quanto più democratico. Si condanna la condanna a morte, si firmano petizioni su temi ovvi; si tace quando siamo chiamati, in prima persona, a partecipare ad uno sforzo etico basato non solo sull'accettazione ma anche sulla donazione. Un progresso etico non può esserci se ad una società mancano dei valori condivisi - la Pace non può essere che uno di questi.

Non possono essere più accettate divisioni e appartenenze di casta religiosa, politica o sociale: gli esseri umani devono avere tutti pari diritti, pari doveri e pari opportunità dinnanzi alla società civile. Questo è tanto più vero quanto più la nostra società sta assumendo i connotati di multietnia e multiculturalità; gli isolamenti accrescono i rischi di ulteriori contrasti. È inevitabile che pure l'attuale Stato risulti impreparato a gestire una siffatta situazione.

Con questo non si intende imporre un'omologazione di massa quanto, piuttosto, il riconoscimento dell'esigenza di creare un'area sociale neutrale (e la scuola dovrebbe essere il primo luogo) e laica entro cui dovrebbero formarsi i cittadini di uno Stato Civile.

Lo Stato Civile deve rappresentare un'indicazione di etica sociale, economica, ambientale e questi valori non possono non essere veicolati che attraverso l'educazione, la formazione, l'istruzione: prima di ogni altra etica religiosa e politica. I valori condivisi devono diventare patrimonio culturale e genetico dell'umanità, pena la sua annichilazione.

Ricordare
la storia non è più sufficiente, indire giornate della memoria (a qualunque cultura, religione, ecc., si riferiscano) non basta più. I nostri studenti, insegnanti, genitori, cittadini, sono consapevoli che la scuola odierna non è in grado di rispondere ai fabbisogni di una società che necessita di dotarsi delle regole di convivenza civile; riconosce il valore della Pace più che in altri momenti storici; non sembra indifferente ai temi della integrazione fra culture diverse....

Ecco il perché le istituzioni (che la collettività rappresentano) non sono preparate a gestire i bisogni sociali: manca ad esse la consapevolezza di un'etica, la capacità di concepire ed applicare "una" regola condivisa da tutti, indipendentemente dal credo politico e/o religioso.

La scuola civile non può nascere all'interno di uno Stato in cui i suoi politici privilegiano solo degli obiettivi di breve periodo: se si desidera attribuire alla scuola la funzione di contribuire ad ottenere dei cittadini migliori, allora occorrerà sgombrare il campo educativo da tutti gli ostacoli che si frappongono fra i futuri soggetti sociali. La scuola come sede di promozione di una nuova etica della socialità che insegni al rispetto reciproco, alle regole del vivere civile, al confronto dialettico e risolutivo di conflitti.

Le religioni e la politica dovrebbero essere tenute al di fuori del processo educativo (quello interno alla scuola - senza nulla togliere alla libertà di professione religiosa -) anche perché esse appartengono alla sfera delle coscienze individuali e non possono essere spiegate o essere lo strumento di un indottrinamento. Nel contesto scolastico, limiterebbero, come limitano, la dimensione indipendente ed esplorativa dei futuri soggetti sociali.

La strada più difficile da percorrere è quella disseminata di sassi e di buche ma il seguirla potrebbe portarci a scoperte semplici quanto ...rivoluzionarie!!


Capito, signor ministro?

Davide Suraci 19 Febbraio 2003









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