Noi Non Ci Stiamo
Editoriale a cura di Davide Suraci


[Davide Suraci - fleetstreet]

Il dissenso contro la riforma delle pensioni e la svendita del sistema pubblico di istruzione sono fortissimi: oggi scenderanno in piazza anche coloro che lo sciopero non lo hanno mai fatto. Dirigenti scolastici, dirigenti amministrativi, personale A.T.A., insegnanti, studenti, genitori, lavoratori [a proposito, lo sapete che oltre il cinquanta per cento degli istituti di istruzione superiore sono in autogestione?] incroceranno le braccia per non seguire i pericolosi timonieri di un sistema che richiede di essere governato per la pace sociale più che per gli interessi privati in atti di ufficio.

I debiti ereditati da questo governo sono autenticamente pesanti ma, ci chiediamo, la strada del risanamento può essere lastricata da scelte così insensate come quelle del Ministro Tremonti?

Si possono considerare le vite delle persone solo come delle partite di spesa? D'altra parte può l'Italia continuare a indebitarsi fino ad affogare nel debito pubblico?
Di sicuro le scelte politiche dei governi precedenti in materia previdenziale non sono state delle migliori (pensiamo alle baby-pensioni ed ai vari sequestri dei fondi pensionistici) e in qualche caso sono anche sparite dalla circolazione una o due decine di migliaia di miliardi sottratte ai lavoratori.

Se è vero, come lo è, che l'economia del benessere sta assumendo i connotati dell'economia globalizzata (non può esservi scelta economica che non si ripercuota, inevitabilmente su tutti a causa del forte legame di interdipendendenza sociale, politica, economica, ecologica che si è costituito fra i singoli e le società di cui essi fanno parte), è altrettanto vero che la gestione delle risorse sociali (oggi sono tali, sempre di più, le persone e le loro capacità di collaborare) non può più essere effettuata considerando i singoli soggetti come debitori puri e semplici che si prendono carico delle violazioni dei diritti civili compiute da altri.

Il battere cassa è diventato uno strumento esattivo intergenerazionale immorale e diseducativo per le future generazioni, così come lo sono i condoni edilizi e fiscali perpetrati da governi incapaci di far rispettare le leggi e sempre più fautori di normative e di perversi meccanismi di indebitamento.

Lo Stato, allo stato attuale, non conosce nemmeno l'entità delle sue consistenze patrimoniali e finanziarie, i suoi esattori e coloro che dovrebbero far rispettare le leggi non sono messi in grado di poter svolgere le piene funzioni istituzionali che sono loro proprie.
Queste cose possiamo constatarle tutti i giorni: nelle aule di giustizia,con i processi che non finiscono mai, in quelle scolastiche, con insegnanti precari che reggono per anni cattedre vacanti, nei catasti, negli uffici al pubblico in cui un solo impiegato segue non meno di due sportelli, fra le forze di sicurezza, costrette a lavorare fra mille cavilli e per niente tutelate.....

Oggi, più di ieri,
l'Italia ha bisogno di uno Stato Sociale più forte perché i problemi sono diventati più complessi: il numero di persone a rischio sta crescendo a ritmo incessante e, parallelamente, i rischi di nuove conflittualità seguiranno un incremento più che proporzionale.
Lo Stato Sociale garantito dunque, come cassa e valvola di espansione delle mille pressioni provenienti dal mondo in fase di globalizzazione.

Non più di uno Stato-Padrone abbiamo bisogno ma di uno Stato che apprenda a diventare autenticamente civile, per le persone, per i diritti umani e politici,che faccia della cooperazione e della collaborazione globali un modello di sviluppo da contrapporre agli atteggiamenti egositici che hanno prevalso a tutti i livelli, politici e non.

Sicuramente bisognerà iniziare i cambiamenti da noi stessi: non sarà infatti possibile trovare delle intese e dei benefici per tutti se ci si ostinerà a conservare i propri interessi come immutabili: oggi stiamo pagando le conseguenze dell'eccessiva tolleranza, come società, nei confronti di coloro che hanno barato per anni. Domani saranno i nostri figli ad ereditare quanto stiamo preparando loro oggi. È' da oggi che dovremo iniziare a rimboccarci le maniche. Ai politici di turno dovremo sempre chiedere loro il conto perché, in fondo, saremo noi a dover pagare...

Noi non ci stiamo signor Tremonti; il nostro macro-organismo sociale si sta lentissimamente evolvendo e chiede che qualcuno gli insegni come auto-governarsi democraticamente. In questo, lei e i suoi degni colleghi non siete stati dei saggi maestri.....

Per questo confidiamo nella sua coscienza civile. Siamo sicuri che lei stia agendo in buona fede. Ci ripensi.


Davide Suraci - fleetstreet
24 Ottobre 2003
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