L'oscenità del terrorismo
Editoriale a cura di Cesare Moreno


Cari amici e colleghi,

insieme ad altri 26 docenti faccio il mio lavoro di insegnante con ragazzi drop out,   che stanno fuori della scuola, e cerchiamo faticosamente di reinserirli in formazione. Il problema principale che abbiamo con i preadolescenti è la loro aggressività ed autodistruttività. Facciamo varie cose - che potrete trovare in vari siti cliccando 'Progetto Chance' - per riuscire a stabilire un contatto, ma la cosa principale è ricreare ' lo spazio della parola' in mezzo alle esplosioni di emozioni violente. La nostra cultura, il modo di vivere pacifico in cui crediamo ci da le armi per fare questo e ci riusciamo anche in situazioni che sembravano irrecuperabili.  
La distruzione dei gemelli di Manhattam ci ha dato la sensazione immediata che fosse anche un attentato al nostro lavoro, che l'esplosione a livello mondiale di emozioni primitive potesse travolgere il nostro lavoro di formichine in favore della parola e della ragione. Come del resto può travolgere  il lavoro di altre centinaia di migliaia di insegnanti che cercano di far valere la forza della ragione. Abbiamo quindi scritto le nostre prime riflessioni e le abbiamo offerte ai colleghi più vicini perché ne parlassero tra loro e nelle forme più opportune anche con i ragazzi.

Cesare Moreno
Coordinatore del Progetto Chance Modulo S. Giovanni (Napoli)

PS. Un cenno di eventuale gradimento sarebbe utile in modo da capire anche  se le cose dette sono condivise.




L'aggettivo più appropriato per il terrorismo è'osceno'.

La politica, quando non è puro e semplice affarismo, quando non è semplice scalata al potere, è costruzione di cultura e sentimenti comuni e come tale è parente stretta - lo diceva già Freud - della psicologia e della pedagogia. E' come una operazione pedagogica a cielo aperto che coinvolge sentimenti profondi e la psiche di ciascuno. La guerra è la continuazione della politica con altri mezzi - lo ha detto a inizi ottocento Von Clausewitz nella suo trattato sulla guerra - e mira a spezzare con la forza i vincoli disciplinari della truppa ed il legame tra questa ed il popolo. La guerra classica in certo senso può giocare solo carte che sono state lungamente preparate dalla politica: consuma ciò che è stato accumulato in precedenza. Il terrorismo, checché ne dicano improvvisati esperti di strategie militari, appartiene al novero delle armi politiche, serve ad accumulare il capitale di violenza che dovrà essere speso in seguito, ed è la più oscena delle armi politiche.

Il termine terrorismo allude alla creazione di uno stato di terrore nell'avversario - colpiscine uno per educarne cento - ma da molto tempo il fine principale del terrorismo non è incutere terrore all'avversario, ma quello di svolgere un'azione pedagogica sul popolo: mostrare la debolezza del nemico, provocarne la reazione scomposta, alimentare una immagine mostruosa del nemico, mostrare le sue nudità, si da incoraggiare il popolo ad accodarsi ai terroristi.

Ma in realtà la violenta enormità dell'atto terroristico più che istruire il popolo circa la mostruosità del nemico, evoca mostri dal profondo dell'animo: è levatrice di odi accumulati, rancori a lungo covati, frustrazioni quotidiane, impotenza ed incapacità a liberarsi dall'oppressione reale. Certamente i torti passati o in atto a danno di interi popoli alimentano il terrorismo, ma lo alimentano a danno del popolo stesso che è coinvolto in una spirale distruttiva senza fine gestita da professionisti dell'odio. La violenza e la distruzione sono atti elementari che evocano sentimenti elementari cioè non elaborati. Il terrorismo muto, quello che parla solo col fragore delle azioni senza emettere comunicati, senza distintivi è , da questo punto di vista, quello più efficace, perché permette a ciascuno di leggerlo secondo i propri sentimenti. Non a caso sono muti i terrorismi mafiosi, i terrorismi di stato, i terrorismi puramente ' anti' : la coreografia dell'atto parla il linguaggio di sentimenti muti, fa venire fuori il peggio da ciascuno, e lascia ciascuno nell'impotenza e nella frustrazione diminuendo ulteriormente la capacità propria di cambiare lo stato di cose esistenti. Il terrorismo segna un'ulteriore espropriazione di potere. L'azione di New York è al momento la più grandiosa e colossale operazione di globalizzazione ossia di avocazione del potere dalle mani di ciascuno alle mani di un potere mondiale imperscrutabile.

In questo momento miliardi di persone, di ogni lingua e di ogni religione hanno potuto proiettare sulla scena muta di cose mute - due Stonehenge, menhir apparentemente disabitati, simboli geometrici di un culto moderno ma straordinariamente affini alla pietra nera della Mecca - tutte le proprie frustrazioni, tutti i torti subiti, tutte le sofferenze patite, tutte le aspirazioni deluse. (l'assenza di sonoro nei collegamenti internazionali ha giocato a favore del terrorismo)

Il crimine più grande non sono le migliaia di persone trucidate, ma il fatto che milioni e miliardi di persone siano state messe in condizione di mostrare ciò che non va mostrato, di restare nudi con i propri sentimenti più brutali. L'immagine che più ci deve pesare in questa vicenda è quella della 'casalinga' palestinese, circondata di ragazzini e tutti che fanno il segno della V. Persino i congiunti stretti delle vittime possono elaborare quel lutto, ma sono gli assassini, quelli che hanno profittato dell'omicidio, quelli che vi hanno plaudito che non riescono più a perdonarsi. La partecipazione sentimentale ed emotiva ad un crimine semina un elemento di disgregazione della vita civile che è molto più lungo e difficile da riassorbire che non il crimine stesso. I torti dell'altro non possono essere le nostre ragioni, adottandoli ci rinchiudiamo in un gioco perverso. La guerra si combatte operando la pace, cioè costruendo legami, ragione, azioni positive. Con l'odio, col risentimento col rancore, non si costruisce nulla: sono sentimenti aridi che seccano la prateria e rendono possibile che una piccola scintilla possa incendiarla. (un famoso slogan rivoluzionario diceva: una scintilla può incendiare la prateria). I popoli che sono stati coinvolti in decenni o secoli di reciproco odio non riescono ad uscire dalla spirale dei massacri perché , ad ogni tentativo di pace, anche solo un ragazzino può ridare fuoco a polveri che sono state a lungo seccate.

Noi siamo parte in causa.

Per quanto tempo abbiamo alimentato un'antiamericanismo becero, per quanto tempo abbiamo alimentato una immagine paranoica delle multinazionali e della loro presenza nel mondo, per quanto tempo abbiamo parlato di un grande fratello che vede tutto e spia tutti ma non vede quattro aerei che devastano ' il cuore dell'impero' ? Noi non c'entriamo nulla con quella follia, ma ora possiamo isolarla e proteggere una prateria verde fatta di sentimenti positivi che ferma gli incendi piuttosto che lasciarli dilagare.

Questo non significa che quel ' simpatico imbecille' (a me non sembra neppure simpatico) di Bush figlio diventi un gigante della politica, non significa che la sua politica sia buona, non significa che gli USA in Arabia Saudita ci stiano per puri motivi umanitari, non significa che la pena di morte spettacolarizzata, a cui gli USA ci hanno abituato sia un modello di civiltà, non significa che Mac Donald sia il campione della varietà culinaria, non significa che le guerre stellari siano sante, non significa che Echelon sia solo lo strumento di un cosmico pettegolare, non significa che le emissioni di CO2 facciano bene alla salute del pianeta. Significa però che se Bush fosse rimasto ferito era giusto inviargli un flacone di sangue per poter continuare a chiamarlo imbecille da vivo, e così il presidente della Mac Donald o altri simpaticoni del genere, perché bisogna far capire a ciascuno, a noi innanzi tutto, che non è attraverso l'odio e la distruzione che si costruisce un mondo migliore.

Noi 'maestri di strada' ci siamo specializzati in 'didattica contestualizzata', ossia nel lavorare sulle cose che capitano e nell'usare i libri per capire meglio quello che ci capita e non i libri per fuggire da ciò che accade. Significa che se uno porta un coltello a scuola, se uno porta una pistola che non si capisce se è vera o finta (finora era finta, ma sembrava vera), se uno fa uno scippo, se uno viene arrestato mentre fa un furto, se un amico o conoscente viene colpito da una vendetta trasversale queste sono occasioni pedagogiche. Sono occasioni in cui i nostri adolescenti aggressivi e oppressi, pieni di furori e di paure sono costretti a fare i conti con se stessi, a dipanare un groviglio di sentimenti paralizzanti attraverso la ragione e la cultura, ed in questo modo imparano ad accettare anche le proprie parti più distruttive, ed imparano non l'ipocrisia ma la capacità di costruire e riparare agli effetti devastanti dei sentimenti distruttivi. Tutte le volte che abbiamo fatto questo siamo cresciuti, si è creato un legame positivo che ci ha consentito di affrontare prove più dure.

Il 17 gennaio del 1991, al momento della guerra all'Iraq, insieme ai miei scolari di quarta elementare, mi sono trovato 'in zona di guerra' ossia a ridosso delle raffinerie e depositi della Q8, Mobil, Esso, Agip. Era ancora vivo il ricordo dell'esplosione di quest'ultima nel 1987; c'era una sorta di coprifuoco non dichiarato a causa delle allarmistiche notizie, date dalla TV, circa un possibile bombardamento della nostra raffineria (che rifornisce anche la sesta flotta) e c'era anche un coprifuoco dichiarato dalla camorra che il 15 gennaio - a pochi passi dalla scuola - aveva fatto tre morti e ferito un bambino. So che cosa significa lo scoramento dei bambini quando anche gli adulti si lasciano andare alle emozioni più elementari, quando mostrano senza pudore il proprio terrore, quando vomitano oscenamente il proprio odio, quando persino Saddam trovava insospettati e terrorizzati simpatizzanti. In quella occasione trovammo 'consolazione' nella lettura di Giuditta ed Oloferne, una donna mite e pudica che dopo averlo affascinato taglia la testa al campione dell'odio. Di fronte al quadro di Caravaggio, un bambino disse: ' si vede che Giuditta deve tagliare la testa ma non le piace perché non è abituata e tiene lo sguardo scostato' . Questo è un esempio di didattica 'contestualizzata' e la Giuditta di Caravaggio un esempio di pudore: anche azioni tremende possono essere gestite senza violare la propria integrità.

In questi giorni milioni di insegnanti si incontrano con decine di milioni di allievi dopo le vacanze e sarà d'obbligo parlare dei gemelli di New York. Ci auguriamo che nessun insegnante neppure indirettamente alimenti l'oscenità del terrorismo. Ci auguriamo che sappiano usare la cultura per capire, per riparare, per costruire e mai per seccare le polveri. Penso che sia un dovere deontologico capire l'oscenità di quello che è accaduto aiutare i ragazzi a riparare lo scandalo che si è dato loro. Mai come in questo momento chiunque, qualsiasi sia il suo credo, dovrebbe laicamente ricordare il messaggio evangelico: non dare scandalo ai bambini.

Cesare Moreno - Progetto Chance - Maestri di Strada - Napoli

Napoli 14 settembre 2001








 






tick TerritorioScuola.com

Copyleft 1999-2017 TerritorioScuola. Some rights reserved. Informazioni d'uso

Creative Commons License
Salvo nei casi in cui sia diversamente specificato, i contenuti di questo sito sono rilasciati sotto Licenza Creative Commons.
TerritorioScuola Home Page