Prof.: qualcuno ti può giudicare?
Editoriale a cura di Davide Suraci


scuolasuinform.gifGiorgio De Rienzo scrive in 17:12 - 08/08/04 - Ora i docenti accettino il voto degli studenti.:

Il principio nella sostanza era questo: veniva abilitato a insegnare chiunque, in un modo o nell'altro, fosse riuscito ad avere una cattedra, dopo un "tirocinio" più o meno lungo (talvolta magari lunghissimo), ma senza alcuna reale verifica...(Pubblicato sul Corriere della Sera del 22 luglio 2004).

Faccio osservare a De Rienzo che sebbene i maestri e i professori siano stati reclutati in passato come una qualsiasi altra manovalanza, non si può ignorare che i meccanismi concorsuali, nelle loro varie forme, sono da sempre (o quasi) esistiti.

Sicuramente è possibile discutere e rivedere le modalità operative di selezione (ciò dovrebbe valere per tutte le professioni) e la composizione delle giurie. É vero però che le regole del gioco delle assunzioni (in tutti i settori pubblici) sono state cambiate a seconda dei momenti politici e che a pagarne le conseguenze sono stati proprio coloro che hanno retto le sorti della scuola pubblica negli ultimi trent'anni, i precari.

Le famiglie, quando si accorgono che la scuola pubblica non può offrire loro un servizio adeguato (accade talvolta che il pupillo non abbia poi tanta voglia di studiare), si rivolgono a chiunque, pagandolo, rilasci il "passepartout". Altre famiglie, poi, approfittando del fatto di essere benestanti, la scuola italiana (pubblica o privata che sia) la ignorano perché vogliono che i soldi spesi all'estero per l'istruzione rendano bene (all'estero)...

Caro De Rienzo, la tua proposta di far giudicare i docenti dai ragazzi e/o dalle famiglie mi sembra non possedere delle fondamenta logiche. Immaginiamo se a valutare l'operato di un chirurgo fossero chiamati i parenti del (o il) paziente stesso...Spesso, purtroppo, è un giudice.

Il giudizio di valutazione sugli insegnanti è una quaestio troppo delicata per poter essere affidata al giudizio dei non addetti ai lavori, che è cosa molto diversa da quello espresso dai consumatori di un servizio pubblico (per i quali è un dovere reclamare le irregolarità in esso perpetrate). Se tutti i cittadini si comportassero coerentemente, le denunce nei confronti di ministri, sottosegretari, dirigenti responsabili, operatori riempirebbero i tribunali per mezzo secolo.

Chi è in grado di valutare l'operato etico-professionale di medici che diventano primari o direttori sanitari di strutture pubbliche? O quello di giornalisti che assurgono agli onori di testata? I pazienti risanati? I lettori ammansiti?

Se accettiamo a priori che chi ci costruisce la casa o ci recupera una dentatura malmessa sia una persona responsabile, allora presumiamo di fidarci di lui. Il giudizio (ahimè sempre e troppo soggettivo) lo potremo emettere solo dopo , ammesso che sia stato possibile stabilire degli equi criteri di valutazione. E questi criteri, chi li dovrebbe stabilire? Il privato cittadino-utente oppure il perito di un tribunale?

In un momento storico come quello attuale (deregolamentazione selvaggia), in un contesto di pseudo-autonomia scolastica altrettanto selvaggio, le pericolose proposte di De Rienzo ci incanalano verso la strada maestra per accentuare la conflittualità, già esistente, nella scuola e nella società italiane.

De Rienzo aggiunge: Il degrado della nostra scuola è partito di qui. Se non si è ipocriti, non si può non attribuire la responsabilità di tale degrado anche alla preparazione approssimativa (tecnica e didattica) di tanti professori, a cui avventurosamente è stato affidato un insegnamento.

Prima il De Rienzo definisce i docenti precari "corporazione", poi li etichetta come approssimativamente impreparati e avventurosamente incaricati.

Forse l'errore più grossolano di valutazione di De Rienzo sta nell'aver ignorato (o dell'aver fatto finta di ignorare) l'etica dell'analisi lucida e approfondita sui grandi temi/drammi sociali.

La scuola italiana non è che uno di questi.

Davide Suraci, 21 Agosto 2004

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