Scuola: chiediamoci il perché
Editoriale a cura di Davide Suraci


Ragazzi che hanno bisogno di "qualcuno" che manca,

genitori che attendono il diploma, insegnanti che aspettano la pensione..

E la consapevolezza dell'esser parte di una società civile?



"Professore, come devo fare per andare meglio in Diritto? Il professore ci dice sempre che siamo degli imbecilli, che non capiamo un h...
Ma come dobbiamo studiare? E per che cosa?"


"Professore, mi raccomando, se Andrea non studia lo rimproveri e me lo faccia sapere al più presto.... Quando avrà finito con questa scuola lo farò lavorare nel mio studio e non ci penserà più...."

"La ragazza non si interessa alla materia; è sempre lì, col suo cellulare, ad inviare e a ricevere sms....

"Non vedo l'ora di andarmene in pensione...Mi sono stancata di questa vita fatta di collegi, di consigli di classe, e di cose che non portano a niente.."

Un insegnante francese del Progetto Socrates osserva, stupito (e in silenzio), la scena dei ragazzi di una scuola italiana che urlano nei corridoi...(forse queste cose nel suo Paese non accadono?)


La storia la conosciamo tutti, da anni; ed è sempre la stessa. È la nostra storia che, inevitabilmente, si riflette sul nostro essere sociali.
Riforme incredibili che avanzano, rivendicazioni basate (e strumentalizzate) quasi esclusivamente su vedute di brevissimo periodo, improbabili autonomie fatte di nulla, la scuola-azienda che sembra un supermercato, il consiglio degli studenti, quello dei genitori..,il progetto di qua, quello di là...

D'accordo. Ma la scuola, dove sta andando (dove stiamo andando noi, come persone e come società)? Esistono delle linee pedagogiche ben definite alla base di tutti questi processi? Esiste una finalità di fondo che abbia come obiettivi quelli che non siano solo il soddisfacimento dei bisogni di brevissimo termine?

Esiste una progettualità sociale di lunghissimo termine che configuri nella scuola dei possibili luoghi, strumenti e metodi di miglioramento della nostra società? Dove è andata a finire quella ideologia (o cultura?) che propugnava l'essere della scuola per tutti un mezzo per far superare agli individui ed alle società gli steccati responsabili delle differenze? Già, e la Costituzione ?

La scuola non dovrebbe essere un luogo in cui a tutti vengono offerte le medesime opportunità? Quanto sappiamo, come società, essere lungimiranti in termini di sopravvivenza delle nostre usanze, tradizioni, linguaggi? Possediamo, in altri termini, la consapevolezza che l'ereditare presuppone anche la consapevolezza del nostro passato e che il predisporre richiede anche la consapevolezza del nostro presente e di un ideale di futuro?

Rendere autonomo un soggetto che sta crescendo è cosa molto difficile: il sistema scolastico attuale, rende autonomi? Se è vero che l'autonomia è la capacità di effettuare delle scelte da soli, è altrettanto vero che queste siano poi delle scelte consapevoli?

Non è forse vero che la possibilità di fare delle scelte presuppone quella del poter disporre di una più o meno estesa gamma di opportunità?

Queste opportunità, poi, dovranno nascere esclusivamente dall'analisi dei bisogni in itinere , oppure dovranno tener conto anche di una maggiore considerazione verso i problemi sociali ?

Quanto ci sta costando, oggi (e ci costerà), il non considerare le variabili ambiente, povertà, disoccupazione, emarginazione, equità, dal resto dei calcoli di progetto?

È sufficiente progettare delle riforme senza avere ben chiari (o sfuocarli intenzionalmente)gli obiettivi sociali di esse?


Davide Suraci
02 Giugno, 2001









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