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Editoriale a cura di Vincenzo Donvito


Ecco cosa non convince in questa "strana" legge sull'editoria..



Firenze, 19 Aprile 2001. Dopo l'approvazione della nuova legge sull'editoria e il risveglio di molti navigatori di Internet, perche' vi hanno visto una minaccia alla loro esistenza in quanto liberi informatori senza il cappio del direttore responsabile iscritto all'ordine dei giornalisti, la situazione si va meglio delineando, ed e' tutt'altro che favorevole. La petizione lanciata dal quotidiano online "Punto-informatico.it", in cui si chiede la specifica abolizione degli articoli della legge che equiparano il prodotto informatico a quello giornalistico tradizionale, ha raccolto piu' di 35 mila adesioni e, come conseguenza, ha favorito le plurime prese di posizione del sottosegretario con delega all'editoria Vannino Chiti: "l'obbligo c'e' solo per chi aspira a riceve contributi per l'editoria". Una machiavellica interpretazione che, pur nella sua autorevolezza, fa a cazzotti con un'ordinanza del Tribunale di Salerno del 16 marzo 2001, in cui il giudice ha ordinato l'iscrizione nel registro della stampa periodica della pubblicazione www.oltresalerno.it, e proprio grazie a questa legge sull'editoria e, soprattutto alla legge sulla stampa 47/48 che obbliga ad avere un direttore responsabile iscritto all'Ordine per editare un giornale. Quindi, mentre Vannino Chiti cerca di imbuonire i navigatori dicendo che la legge c'e', ma riguarda solo coloro che vorranno entrare nel club degli assistiti dal denaro pubblico e che, bonta' sua, gli altri potranno essere liberi, la legge sulla stampa del '48 continua a mietere le sue vittime. Perche' il punto centrale e' proprio nella legge sulla stampa: che poteva essere applicata anche prima dell'approvazione di quella sull'editoria, magari dopo l'interpretazione di qualche giudice, ma valida e applicabile proprio nel suo concetto base: la garanzia dell'ordine dei giornalisti per la professionalita' dell'informazione. Un concetto che non fa una grinza se applicato anche a chi fa informazione in Rete, ovviamente per chi crede nella sua bonta'. Non certamente noi che crediamo nella sua non-attinenza ai dettami costituzionali. Per cui le sirene di Vannino Chiti sono stonate e pericolose, perche' non danno certezza del diritto, ma solo certezza di essere in balia della magnanimita' di un sovrano che, nel nostro caso, e' il Governo e lo Stato che, resi sovrani da una legge applicata e non-applicata, ne dispongono come e quando credono nei confronti dei suoi sudditi. Crederemmo altrimenti se il nostro sottosegretario all'editoria ci dicesse, scrivendolo in una legge di modifica di quella del 1948 sulla stampa, che qualunque prodotto d'informazione non dovrebbe avere il direttore responsabile iscritto all'albo, tranne quelli che vogliono i soldi dei contribuenti. L'accetteremmo come situazione di transito, non certo per estendere i contributi pubblici a chiunque, ma per levarli a tutti.

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